Disponibile- dalle 9 alle 13 parte 4
di
Masquarade
genere
gay
Disponibile – dalle 9 alle 13
Episodio 4
Il letto era grande, ma non abbastanza per quello che stava per succedere.
Ivan era ancora sdraiato a gambe aperte, il respiro corto, il buco che pulsava e colava il seme denso di Isaiah. Non riusciva a distogliere lo sguardo dai cinque uomini che si avvicinavano. Tutti nudi. Tutti duri. Tutti con gli occhi su di lui.
Marco fu il primo a parlare, la voce calma e autoritaria.
«In ginocchio. Al centro del letto.»
Ivan obbedì. Si mise a quattro zampe, la schiena inarcata, il viso rivolto verso di loro. Si sentiva esposto, aperto, già usato… eppure il cazzo gli batteva duro tra le gambe.
Isaiah si sistemò dietro di lui. Non entrò subito. Si limitò a far scorrere il proprio cazzo ancora semi-duro e lucido di sborra tra le chiappe di Ivan, lasciandogli sentire il peso e il calore.
«Lo vuoi di nuovo?» chiese con quella voce profonda.
Ivan deglutì. Annuì.
«Dillo.»
«Lo voglio…»
Isaiah entrò. Anche se era passato poco tempo, il buco di Ivan era ancora stretto intorno a quella misura sproporzionata. Un gemito lungo e rotto gli uscì dalla gola mentre veniva riempito di nuovo, centimetro dopo centimetro, fino in fondo.
Davanti a lui si presentò Darius. Il cazzo massiccio gli sfiorò le labbra.
«Apri.»
Ivan aprì la bocca e lo prese. Lo guardò da vicino mentre gli scivolava dentro: le vene grosse, il glande largo che gli premeva contro la lingua, le palle pesanti che gli battevano contro il mento ogni volta che Darius spingeva. Si sciolse. Gli piaceva quello spettacolo. Gli piaceva sentirsi pieno da entrambe le parti.
Malik e Jamal si misero ai lati. Uno gli prese la mano destra e se la chiuse intorno al proprio cazzo, l’altro fece lo stesso con la sinistra. Tyrese rimase in piedi a guardare per qualche secondo, accarezzandosi lentamente, prima di avvicinarsi e dare un colpetto al mento di Ivan.
«Guarda quanti ce ne sono oggi… e sono tutti per il tuo buco e la tua bocca.»
La stanza si riempì del suono umido di corpi che si urtavano. Isaiah scopava con quella sua cadenza pesante e profonda, ogni spinta faceva avanzare Ivan contro il cazzo di Darius. Ivan succhiava, sbavava, teneva gli occhi aperti il più possibile per non perdere nessun dettaglio: le vene, i glandi lucidi, le palle che si contraevano. Ogni tanto qualcuno gli usciva dalla bocca e un altro prendeva il suo posto. Passarono da Darius a Malik, poi a Jamal, poi di nuovo a Darius. Ivan li studiava tutti, uno per uno, come se volesse impararli a memoria.
Marco si era seduto sulla poltrona in fondo alla stanza, le gambe aperte, il cazzo in mano, e li guardava in silenzio. Ogni tanto dava indicazioni.
«Più a fondo, Isaiah. Faglielo sentire.»
«Tienigli la testa ferma, Darius. Voglio che lo prenda tutto.»
«Bravo, Ivan. Continua a guardarli mentre te li mettono in gola.»
Il tempo sembrò diluirsi. Ivan non sapeva più da quanto fosse lì. Il corpo gli doleva in modo dolce e costante. Il buco bruciava e pulsava intorno al cazzo di Isaiah, che ogni tanto usciva del tutto solo per rientrare con un colpo secco e profondo. A un certo punto Isaiah si ritrasse e al suo posto entrò Tyrese, più veloce e aggressivo. Poi toccò a Malik. Poi di nuovo a Isaiah, che sembrava non stancarsi mai.
Ivan venne una prima volta senza che nessuno lo toccasse, solo dalla stimolazione interna e dalla sensazione di essere completamente usato. Il seme gli schizzò sul lenzuolo. Nessuno si fermò. Continuarono come se niente fosse.
Quando Darius sborrò, lo fece in gola a Ivan, tenendolo premuto fino all’ultimo getto. Ivan inghiottì tutto, gli occhi pieni di lacrime, e subito dopo si ritrovò il cazzo di Jamal tra le labbra, già pronto. Malik sborrò sulle sue chiappe e sulla schiena. Tyrese lo tirò indietro per un attimo, lo fece mettere a pancia in su e lo scopò in quella posizione, tenendogli le gambe piegate contro il petto, guardandolo in faccia mentre lo riempiva.
«Sei diventato un bel disordine» gli disse con un mezzo sorriso. «Guardati.»
Ivan non riusciva a rispondere. Riusciva solo a gemere e a guardare.
Alla fine rimase Isaiah.
Lo girarono di nuovo a pancia in giù. Isaiah si sistemò tra le sue gambe aperte, gli tenne i fianchi con quelle mani enormi e entrò con un solo spinta lunga e lenta. Ivan emise un suono rotto. Era troppo sensibile, troppo aperto, troppo pieno di sborra di altri. Isaiah iniziò a scoparlo con colpi pesanti e profondi, senza fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo.
Marco si alzò dalla poltrona e si avvicinò. Si inginocchiò vicino alla faccia di Ivan e gli sollevò il mento.
«Guarda chi ti sta scopando» disse piano. «È il più grosso che tu abbia mai preso. E da oggi è uno dei tuoi fissi. Ogni mattina. Prima di iniziare le pulizie.»
Ivan annuì debolmente, gli occhi lucidi, mentre Isaiah continuava a entrargli fino in fondo.
«Dillo.»
«È… il più grosso…» riuscì a sussurrare Ivan. «E lo voglio… ogni mattina…»
Isaiah grugnì soddisfatto e accelerò. I colpi divennero più duri, più profondi. La stanza era piena solo del suono della pelle che sbatteva contro la pelle e dei gemiti rotti di Ivan. Quando Isaiah sborrò, lo fece con un suono basso e gutturale, spingendo fino in fondo e rimanendo conficcato mentre pompava. Ivan sentì il calore spararsi dentro di lui in quantità impressionante, aggiungendosi a tutto quello che c’era già.
Per un lungo momento nessuno si mosse.
Poi Isaiah uscì lentamente. Il buco di Ivan rimase aperto, rosso, dilatato, e un fiotto denso di seme colò subito sul lenzuolo già sporco.
Marco gli accarezzò i capelli bagnati.
«Bravo. Ora riposati dieci minuti. Poi ti lavi, ti cambi e finisci le camere che mancano. Il turno non è ancora finito.»
Ivan rimase sdraiato, il respiro irregolare, il corpo che tremava leggermente. Intorno a lui gli uomini iniziavano a riprendere i vestiti o a sparire verso le loro stanze. Isaiah fu l’ultimo ad alzarsi. Prima di uscire, si chinò e gli parlò all’orecchio, così basso che solo Ivan potesse sentirlo:
«Domani mattina. Prima di tutti gli altri. Voglio trovarti già in ginocchio quando entro in camera.»
Poi uscì.
Ivan restò solo sul letto distrutto, il corpo pieno, il buco che pulsava, la mente vuota e stracolma allo stesso tempo.
Per la prima volta da quando aveva iniziato, una piccola parte di lui non aveva voglia di alzarsi e finire le pulizie.
Una piccola parte di lui voleva solo restare lì… e aspettare il giorno dopo.
Fine dell’episodio 4.
Episodio 4
Il letto era grande, ma non abbastanza per quello che stava per succedere.
Ivan era ancora sdraiato a gambe aperte, il respiro corto, il buco che pulsava e colava il seme denso di Isaiah. Non riusciva a distogliere lo sguardo dai cinque uomini che si avvicinavano. Tutti nudi. Tutti duri. Tutti con gli occhi su di lui.
Marco fu il primo a parlare, la voce calma e autoritaria.
«In ginocchio. Al centro del letto.»
Ivan obbedì. Si mise a quattro zampe, la schiena inarcata, il viso rivolto verso di loro. Si sentiva esposto, aperto, già usato… eppure il cazzo gli batteva duro tra le gambe.
Isaiah si sistemò dietro di lui. Non entrò subito. Si limitò a far scorrere il proprio cazzo ancora semi-duro e lucido di sborra tra le chiappe di Ivan, lasciandogli sentire il peso e il calore.
«Lo vuoi di nuovo?» chiese con quella voce profonda.
Ivan deglutì. Annuì.
«Dillo.»
«Lo voglio…»
Isaiah entrò. Anche se era passato poco tempo, il buco di Ivan era ancora stretto intorno a quella misura sproporzionata. Un gemito lungo e rotto gli uscì dalla gola mentre veniva riempito di nuovo, centimetro dopo centimetro, fino in fondo.
Davanti a lui si presentò Darius. Il cazzo massiccio gli sfiorò le labbra.
«Apri.»
Ivan aprì la bocca e lo prese. Lo guardò da vicino mentre gli scivolava dentro: le vene grosse, il glande largo che gli premeva contro la lingua, le palle pesanti che gli battevano contro il mento ogni volta che Darius spingeva. Si sciolse. Gli piaceva quello spettacolo. Gli piaceva sentirsi pieno da entrambe le parti.
Malik e Jamal si misero ai lati. Uno gli prese la mano destra e se la chiuse intorno al proprio cazzo, l’altro fece lo stesso con la sinistra. Tyrese rimase in piedi a guardare per qualche secondo, accarezzandosi lentamente, prima di avvicinarsi e dare un colpetto al mento di Ivan.
«Guarda quanti ce ne sono oggi… e sono tutti per il tuo buco e la tua bocca.»
La stanza si riempì del suono umido di corpi che si urtavano. Isaiah scopava con quella sua cadenza pesante e profonda, ogni spinta faceva avanzare Ivan contro il cazzo di Darius. Ivan succhiava, sbavava, teneva gli occhi aperti il più possibile per non perdere nessun dettaglio: le vene, i glandi lucidi, le palle che si contraevano. Ogni tanto qualcuno gli usciva dalla bocca e un altro prendeva il suo posto. Passarono da Darius a Malik, poi a Jamal, poi di nuovo a Darius. Ivan li studiava tutti, uno per uno, come se volesse impararli a memoria.
Marco si era seduto sulla poltrona in fondo alla stanza, le gambe aperte, il cazzo in mano, e li guardava in silenzio. Ogni tanto dava indicazioni.
«Più a fondo, Isaiah. Faglielo sentire.»
«Tienigli la testa ferma, Darius. Voglio che lo prenda tutto.»
«Bravo, Ivan. Continua a guardarli mentre te li mettono in gola.»
Il tempo sembrò diluirsi. Ivan non sapeva più da quanto fosse lì. Il corpo gli doleva in modo dolce e costante. Il buco bruciava e pulsava intorno al cazzo di Isaiah, che ogni tanto usciva del tutto solo per rientrare con un colpo secco e profondo. A un certo punto Isaiah si ritrasse e al suo posto entrò Tyrese, più veloce e aggressivo. Poi toccò a Malik. Poi di nuovo a Isaiah, che sembrava non stancarsi mai.
Ivan venne una prima volta senza che nessuno lo toccasse, solo dalla stimolazione interna e dalla sensazione di essere completamente usato. Il seme gli schizzò sul lenzuolo. Nessuno si fermò. Continuarono come se niente fosse.
Quando Darius sborrò, lo fece in gola a Ivan, tenendolo premuto fino all’ultimo getto. Ivan inghiottì tutto, gli occhi pieni di lacrime, e subito dopo si ritrovò il cazzo di Jamal tra le labbra, già pronto. Malik sborrò sulle sue chiappe e sulla schiena. Tyrese lo tirò indietro per un attimo, lo fece mettere a pancia in su e lo scopò in quella posizione, tenendogli le gambe piegate contro il petto, guardandolo in faccia mentre lo riempiva.
«Sei diventato un bel disordine» gli disse con un mezzo sorriso. «Guardati.»
Ivan non riusciva a rispondere. Riusciva solo a gemere e a guardare.
Alla fine rimase Isaiah.
Lo girarono di nuovo a pancia in giù. Isaiah si sistemò tra le sue gambe aperte, gli tenne i fianchi con quelle mani enormi e entrò con un solo spinta lunga e lenta. Ivan emise un suono rotto. Era troppo sensibile, troppo aperto, troppo pieno di sborra di altri. Isaiah iniziò a scoparlo con colpi pesanti e profondi, senza fretta, come se avesse tutto il tempo del mondo.
Marco si alzò dalla poltrona e si avvicinò. Si inginocchiò vicino alla faccia di Ivan e gli sollevò il mento.
«Guarda chi ti sta scopando» disse piano. «È il più grosso che tu abbia mai preso. E da oggi è uno dei tuoi fissi. Ogni mattina. Prima di iniziare le pulizie.»
Ivan annuì debolmente, gli occhi lucidi, mentre Isaiah continuava a entrargli fino in fondo.
«Dillo.»
«È… il più grosso…» riuscì a sussurrare Ivan. «E lo voglio… ogni mattina…»
Isaiah grugnì soddisfatto e accelerò. I colpi divennero più duri, più profondi. La stanza era piena solo del suono della pelle che sbatteva contro la pelle e dei gemiti rotti di Ivan. Quando Isaiah sborrò, lo fece con un suono basso e gutturale, spingendo fino in fondo e rimanendo conficcato mentre pompava. Ivan sentì il calore spararsi dentro di lui in quantità impressionante, aggiungendosi a tutto quello che c’era già.
Per un lungo momento nessuno si mosse.
Poi Isaiah uscì lentamente. Il buco di Ivan rimase aperto, rosso, dilatato, e un fiotto denso di seme colò subito sul lenzuolo già sporco.
Marco gli accarezzò i capelli bagnati.
«Bravo. Ora riposati dieci minuti. Poi ti lavi, ti cambi e finisci le camere che mancano. Il turno non è ancora finito.»
Ivan rimase sdraiato, il respiro irregolare, il corpo che tremava leggermente. Intorno a lui gli uomini iniziavano a riprendere i vestiti o a sparire verso le loro stanze. Isaiah fu l’ultimo ad alzarsi. Prima di uscire, si chinò e gli parlò all’orecchio, così basso che solo Ivan potesse sentirlo:
«Domani mattina. Prima di tutti gli altri. Voglio trovarti già in ginocchio quando entro in camera.»
Poi uscì.
Ivan restò solo sul letto distrutto, il corpo pieno, il buco che pulsava, la mente vuota e stracolma allo stesso tempo.
Per la prima volta da quando aveva iniziato, una piccola parte di lui non aveva voglia di alzarsi e finire le pulizie.
Una piccola parte di lui voleva solo restare lì… e aspettare il giorno dopo.
Fine dell’episodio 4.
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