Le mie ex Bruna 3.1 (revised): Due o tre cose che adesso so di lei

di
genere
dominazione

“Donna baciata non perde ventura, anzi rinnova come fa la luna.”


My kinky little GF Bruna 3: Due o tre cose che adesso so di lei

Il giorno del provino per il lavoro al night la tensione in casa era palpabile.

Quando a mezzogiorno arrivai da Bruna lei stava organizzandosi per depilarsi la figa, condizione che era stata esplicitamente richiesta dai padroni del club.
Vedendola in difficoltà, mi offrii di aiutarla.

“Voglio che là sotto sia liscia e perfetta, come quando andavo tutte le settimane dall’estetista” mi disse, un po’ ansiosa, mentre era sdraiata a letto con le gambe spalancate.

“Dici che ti faranno spogliare completamente? Dai, non credo che controlleranno i peli con la lente d’ingrandimento” dissi sorridendo mentre cercavo di fare del mio meglio.

“Non importa, non voglio che Franco pensi che da quando non lo frequento più ho smesso di farmi carina. Non voglio dargli soddisfazione." replicò secca.

Finito il lavoro, il pube appariva perfettamente liscio, con appena un paio di arrossamenti dovuti al rasoio.

Avere la sua vagina a farmi ciao lì a pochi centimetri era una tentazione irresistibile e le diedi un bacino, prima timidamente, poi, sempre più convinto, iniziai a leccare le sue piccole labbra, nonostante restasse sulla lingua qualche residuo dei peli rasati.

“Oooooh, che fai...” sospirò Bruna con la voce rotta...
Con le mani iniziò a premere forte la mia testa contro la sua fighetta, che fra saliva e umori, divenne presto fradicia.

Bastarono pochi minuti di quel trattamento per sentirla ansimare e venire rumorosamente lasciandomi con tutta la bocca bagnata.

Mi rialzai per sdraiarmi accanto a lei e ci baciammo a lungo...
“Sei proprio bravo a farmi innamorare” disse con i cuoricini negli occhi lucidi.

Riprendemmo a baciarci ancora per qualche minuto e poi, preoccupata “Sei sicuro che per te non è un problema questo lavoro?”

In realtà me lo chiedevo anch’io: quando lavorava in discoteca avevo visto che era un attimo trovarsi in brutte situazioni e la buona paga di questa offerta sembrava una trappola per attirare ragazze ingenue e portarle verso “un cupo mondo di promiscuità e perdizione”, come dicono nei romanzi ottocenteschi...

Però se assistere a quel suo provino di fronte al suo ex capo mi spediva 10 km fuori dalla mia comfort zone, era anche una situazione che stimolava morbosamente la mia curiosità.

Lei mi mise la mano nei pantaloni stringendomi il cazzo "Amor, ma tu non sei venuto... cosa vuoi? Ti faccio tutto...”

Le diedi un ultimo bacino e le spostai la mano: in quel momento ero troppo nervoso e poi pensavo che sarebbe stato più eccitante fare sesso al ritorno, bello carico dopo la sua “esibizione”.

Qual è il modo migliore di vestirsi quando poi ci si deve spogliare?
Fra dubbi, ripensamenti e abiti e lingerie che assolutamente non voleva indossare, perché regalati da Franco, la scelta fu durissima: eliminando gli abiti e i completini regalati dal suo ex capo, restava ben poco di interessante nel suo guardaroba mentre indossarli avrebbe significato ammettere che, senza questi regalini, non aveva nulla di decente.
E questo per lei era inaccettabile.

L’unica cosa che si fosse comprata che non fosse una felpa o un maglioncino, era un tubino nero trovato in saldo a prezzo stracciato, che però non usava mai perché davvero corto e con una scollatura vertiginosa.

Non senza qualche dubbio (“non sarà troppo da zoccola?”) ma con un pragmatismo ammirevole (“In effetti è impossibile da indossare col reggiseno, ma, che me lo metto a fare il reggiseno, se poi devo levarlo?” disse ridendo mentre se lo sfilava) e vista la mancanza di alternative (“Visto dove dobbiamo andare, meglio rischiare di essere troppo sexy che presentarmi con la felpa di casa”) la scelta era obbligata, nonostante questo abito lasciasse intravedere le chiappe ad ogni passo e facesse ben poco per coprire le tette.

Sotto, un perizoma microscopico ai limiti dell’oltraggio al pudore.

Ai piedi le solite scarpe nere con zeppa da 10 cm e a completare il tutto un vecchio chiodo in pelle oversize, con strategica funzione “copri-culo”, i capelli scuri raccolti a coda di cavallo e un trucco un po’ più marcato del solito, giusto per togliere il dubbio che, conciata così, stesse recandosi a catechismo...

“Se una sera esco vestita così, non ci torno a casa sana e salva” disse con un sospiro mentre faceva pose da femme fatale allo specchio.

Avevamo appuntamento alle 16 ed erano già le 15 passate, non avevamo mangiato perché entrambi avevamo dei crampi allo stomaco per la tensione.

Quando salimmo in macchina mi strinse fortissimo la mano sul cambio, guardandomi dritta negli occhi in silenzio, come a chiederci l’un l’altro se eravamo davvero convinti.

“Che faccio, andiamo?” domandai un po’ a entrambi.
Lei annuì, anche se visibilmente turbata.

Nervosismo, tensione, disagio...

“Dici che mi faranno assistere?”
Bruna si voltò verso di me “Non voglio restare sola con queste persone, se non ci sei anche tu, io rinuncio” disse seria.

“Dici che ti faranno spogliare completamente o... altro?” aggiunsi a bassa voce mentre guidavo.
“Spogliarmi... l’ho messo in conto... Altro non so...
Io farò quello che mi sentirò di fare... Ma Amor, qualunque cosa dovrò fare per ottenere il lavoro, non mi giudicare male... Ti amo e lo faccio per noi due” mi rispose stringendomi forte la mano sul cambio, mentre il nostro batticuore cresceva avvicinandoci al luogo dell’appuntamento.

Arrivammo e, dopo 20 minuti a girare, in cerca di un posto, parcheggiai alla cazzo di cane. Era una zona del centro molto trafficata vicino alla stazione e questo ci costò una manciata di minuti di ritardo.

Da fuori, di giorno e con le serrande abbassate, il locale aveva un aspetto anonimo. Noi entrammo dal retro, attraversando l’androne di un bel palazzo e, seguendo le indicazioni, suonammo all’entrata degli “artisti” in cortile.

“Uh Bruna, sei come al solito in ritardo... certi vizi non passano!”
Ci aveva aperto Franco, che alla luce del giorno sembrava ancora più vecchio e ripugnante di quando l’avevo conosciuto in discoteca, tarchiato, con la pelle del viso butterata e i radi capelli tinti, col codino. Sapere che Bruna fino a poche settimane prima gli succhiava il cazzo mi diede un brivido di disgusto ed eccitazione

“Lui chi è? Mi pare di conoscerlo” chiese a Bruna squadrandomi.
“E’... Un amico, gli ho chiesto di accompagnarmi” borbottò non volendo fargli sapere più del necessario della sua vita privata, anche se era evidente che non fossi il suo parrucchiere di fiducia.

“Avevi paura a incontrarmi da sola, eh?” disse sorridendo lo stronzo, mentre, guidandoci dentro, le stringeva il fianco come fossero vecchi amici, per poi scendere fino a metterle una mano sul culo che, in quell’abitino cortissimo, era già mezzo di fuori.

Io li seguivo dietro e non potevo fare a meno di vedere come lei lo lasciasse fare, mentre camminavano. Per poi lanciarmi un’occhiata del tipo “scusami, ma non è il caso di contrariarlo”
Mentalmente presi nota.

Ci fece fare un veloce giro del locale: la hall dove c’era un grande bancone da bar, i tavolini vip in balconata, i camerini e infine la dark room, dedicata a... “Beh siete grandi, non c’è bisogno che ve lo spieghi nei dettagli, vero Bruna?” ci disse strizzando l’occhio...

Non fosse stato per la pedana centrale della hall dove erano piazzati due pali tipo lapdance, però, poteva essere una discoteca o un club qualunque.

"Adesso arrivano gli altri, ma tu fatti ammirare” le disse Franco “ti trovo bene, sembri anche più in forma... Fai un sacco di ginnastica... immagino” disse sorridendo viscidamente e lanciandomi uno sguardo.

I soci erano anche loro dei bei personaggini: uno era Paolo, un quarantenne palestrato e tatuato, il tipo di persona che pensa di poter portare a letto qualunque ragazza e probabilmente, in un posto come quello, lo fa. Era responsabile della sicurezza nel locale.

L’altro era Fefè, un anziano effeminato con un cantilenante accento napoletano e erre moscia, magrissimo, con lunghi capelli tinti di biondo tirati indietro con la brillantina, che si presentò con un blazer demodè coi bottoni in metallo e fumando una sigaretta con il bocchino.
Capii presto che Fefè era l’unico, lì in mezzo, che contasse davvero qualcosa.
Mentalmente persi nota.

“Questa è la mia amica di cui ti ho parlato, bella ragazza, vero?” disse Franco rivolgendosi al socio anziano e porgendo a Bruna un calice di spumante per rompere il ghiaccio.

“Accendiamo le luci che qui non si vede un cazzo! Poi prendiamo cessi e chiattone con la cellulite che fanno scappare i clienti” ordinò l’anziano al palestrato, con un tono biascicato per nulla virile.

Paolo accese uno spot e lo indirizzò direttamente verso Bruna, che adesso stava in piedi ben illuminata di fronte ai tre soci, mentre io ero seduto qualche metro a lato, seminascosto dal buio.

Fefè iniziò a squadrarla con attenzione, con un gesto le chiese di voltarsi per dare un’occhiata al culo e con un ulteriore gesto le fece capire di levarsi il giubbotto di pelle che, lei, esitante, fece scivolare per terra.

“Si è graziosa, ma la immaginavo un po’ più alta, magra e di classe... Lei sembra una Heidi terrona appena trasferita in città che frequenta i centri sociali” commentò, ad alta voce, il socio anziano.
Peraltro senza sbagliare di molto...
Mi venne da sorridere.

“Proprio perché è la studentessa carina della porta accanto faceva impazzire i clienti in discoteca...” replicò Franco, che, era evidente, l’aveva caldamente raccomandata per il lavoro.

"Non so, io ho l’impressione che facesse impazzire soprattutto te...” controbattè l’anziano "E’ cosi porca a letto?” rivolgendosi a Franco ma guardando negli occhi con un ghigno Bruna, per coglierne l’imbarazzo e l’improvviso rossore.

Nessuno aveva il coraggio di rispondere a quella domanda, nemmeno per
negare e la cosa venne presa per un silenzio assenso.
Mentalmente presi nota.

"Comunque se, nonostante quel visino da santerellina, sei andata con Franco, non ti manca il pelo sullo stomaco.” sentenziò il vecchio. ”Iniziamo?”

Bruna ebbe un attimo di incertezza.
Non sapendo bene se doveva rispondere, iniziare a spogliarsi o altro, bevve d’un sorso il calice di vino e mi lanciò un’occhiata per cercare la mia approvazione, anche se, in realtà, nemmeno io sapevo bene che dovesse fare.

Esitante, iniziò a combattere con la zip dell’abito, ma un po’ per l’emozione, un po’ per l’imbarazzo, faceva fatica ad aprirla.
“Allora carina, questo non è il posto giusto dove diventare timide... Franco, visto che è amica tua, vai ad aiutare questa imbranata” ordinò acido Fefè.

Franco si mise alle sue spalle, e in pochi istanti aprì la zip, poi con la scusa di far scivolare l’abito delicatamente verso il basso, ne approfittò per dare una vistosa palpata ai seni e ai fianchi della mia ragazza che, anche in questo caso, lo lasciò fare.

“Tette... niente male, in effetti” esclamò Fefè ammirato.”Niente reggiseno, noto...Una vera contestatrice femminista” aggiunse con un sorriso.
“Una barista con due zizze così ci fa comodo, e anche il resto non sembra male” sottolineò Paolo il palestrato che, adesso, non le staccava gli occhi di dosso.

“Ve lo avevo detto che era tanta roba” disse Franco, evidentemente inorgoglito dai complimenti alla ragazza. “Viso acqua e sapone e corpo da rizzacazzi" aggiunse con un tocco di classe.

“E’ tutto naturale?” le domandò brusco Fefè
"Si..." sussurrò Bruna timidamente, un po’ sorpresa dalla domanda.
“Non ho sentito” la provocò il vecchio, alzando la voce
“Si, sono naturali”
“Ti spiace se Paolo controlla, così per essere sicuri?” le domandò con un ghigno Fefè, a cui probabilmente le donne non piacevano, ma le situazioni morbose sì....
"Si... Cioè, no... Va bene” rispose incerta lanciandomi uno sguardo come a scusarsi.

Era impossibile nascondere il suo disagio quando il palestrato le si avvicinò per accarezzarle i seni, prima soppesandodoli, poi palpandoli anche più a lungo del necessario.

Quando arrivò ai capezzoli, Bruna si lasciò scappare un gemito.
Fu lì che realizzai che la sua goffaggine non era dovuta solo a nervosismo o imbarazzo, ma anche dall’eccitazione...

“Ti dà fastidio? chiese il palestrato senza smettere di toccarla.
“Nnoo... No...” gli rispose Bruna arrossendo tantissimo “Anzi...” aggiunse con voce più bassa
Era evidente che questo esame fosse del tutto inutile e servisse solo a mettere alla prova l’obbedienza di Bruna e la mia pazienza...

“Capo confermo: terza abbondante, naturali, belle tonde e sodissime, tutto merito della mamma. I clienti impazziranno” sentenziò Paolo dopo quella lunga ispezione.
Franco aveva un risolino soddisfatto, come a dire “Ve l’avevo detto”.

“Adesso spalmale un po’ d’olio addosso, voglio vedere brillare quella pelle abbronzata” ordinò il vecchio sempre più interessato, mentre con la coda dell’occhio osservava la mia reazione accennando un sorrisino.

Paolo da sotto il bancone prese una boccetta di olio da massaggi e si appiccicò alle spalle di Bruna, appoggiandole vistosamente il pacco alla schiena.
“Alza le braccia, tesoro” le disse il maiale, mentre con le mani unte iniziava a massaggiarle il seno, soffermandosi sui larghi capezzoli, ormai sensibilissimi e ricevendo anche in questo caso mugolii e gemiti inequivocabili da parte della mia ragazza, per poi scendere lentamente verso il ventre fino a infilarsi nelle mutandine, iniziando lentamente ad accarezzarla lì sotto, senza trovare opposizione da parte di Bruna, che, anzi, respirava con affanno e sembrava sul punto di perdere la testa, nonostante la mia presenza.

“Ora basta, sennò il ragazzo potrebbe diventare geloso” ghignò Fefè.

Con un cenno della mano ordinò a Paolo di allontanarsi dalla mia ragazza... e poi: “Bene, anzi benissimo, sembri una statua di bronzo, così lucente, peccato il segno del bikini sull’abbronzatura, ma c’è chi apprezza e c’è sempre tempo di rimediare con qualche lampada integrale” aggiunse.

Franco portò un altro calice di vino che Bruna bevve in un sorso per darsi coraggio e combattere l’imbarazzo.

"Allora ragazzina, ti spiego bene come funziona qui: fai la barista al bancone. Lavoro duro ma onesto.
Tu versi da bere, prepari i cocktail, civetti coi clienti fra un numero di strip e l’altro.
Chiaro che per convincerli a bere devi essere... estroversa: Non è un raduno di boyscout.
Però non è nemmeno il Vietnam e ci sono delle regole. Non sei costretta a fare nulla che non ti va di fare, anche se le bariste... simpatiche... fanno guadagnare di più il locale e hanno più mance.
Ma se qualche cliente diventa troppo molesto, fai un cenno a Paolo o ai suoi ragazzi e lo convincono a darsi una calmata.”

Fefè spiegava con calma le regole del night che, almeno al momento, non mi sembravano peggio di come avessi temuto.
Sono un tipo ingenuo, lo so.

"Anche le bariste fanno il loro spettacolino di qualche minuto in pedana, spogliandosi.
Per lo spettacolo puoi ballare, usare il palo della lap dance o semplicemente mostrare tette e figa... Non farti problemi... Di solito i clienti non si aspettano il balletto del Bolshoi” commentò Fefè con un risolino.

“Tu non hai idea di come impazziscono a vedere finalmente nuda la barista carina che li ha serviti tutta la sera...e lì più fai la zoccola e più mance arrivano.
Durante lo spettacolo, ti puoi toccare, puoi farti toccare o puoi infilarti un idrante nel culo, sono tutti cazzi tuoi, se invece vuoi fare marchette, bocchini o scopare, meglio non farlo in pubblico: dopo lo spettacolo puoi convincere il cliente a pagare la dark room e cosa succede lì, sono solo fatti vostri... ma se lavoravi per Franco, saprai già come funziona. T’è capì?
E adesso facci vedere come ti muovi in pedana: prova a farmelo diventare duro.” concluse con una sonora risata.

Mentalmente presi nota...Soprattutto di quel “se lavoravi per Franco, saprai già come funziona...” che lasciava immaginare tante cose.

Il palestrato le porse un top bianco minuscolo col logo del locale e mutandine rosse con i lacci sui fianchi tipo bikini, che era la sua tenuta da lavoro al bancone.
“Riempili, così vediamo come ti stanno” le disse Fefè indicandole la direzione dei camerini.

Adesso che il lavoro era stato spiegato nei dettagli, si stava dimostrando molto diverso da come Bruna me l’aveva presentato.
Mi sarei aspettato che rifiutasse e mi dicesse di tornare immediatamente a casa, invece, si era diretta negli spogliatoi senza battere ciglio ...
Ero confuso, geloso ed eccitato.

Mentre Bruna si preparava, Fefè mi fece un cenno di avvicinarmi.
“Ragazzo, come siete finiti qui? E’ chiaro che lei non è una delle solite battone che mi manda Franco” mi disse a bassa voce mentre tirava dal lungo bocchino...
“Ma se ha lavorato da Franco, forse è meno ingenua di quel che sembra”
Mi venne naturale difenderla: “ So che faceva la cameriera in discoteca perché aveva bisogno di soldi... si insomma, qualcosa ci ha fatto, ma non lavorava nel privè”.

Fefè alzò un sopracciglio, un po’ dubbioso “Bah... la ragazza ingenua che si fa infinocchiare e finisce le serate col cazzo del capo in bocca? Può essere: un pompino al capo non si nega mai, se lavori in questo ambiente, ricordatelo.” mi avvertì serio...

Per poi aggiungere “Però davvero pensi che uno come Franco, che da anni mi procura le mignotte, se trova la ragazza giusta, non ne approfitti? Forse fra i due il più ingenuo sei tu...” con un sorriso ironico.
Mentalmente presi nota...

Io non sapevo bene che rispondere: avevo capito che Bruna raccontava piccole bugie e omissioni riguardo certe cose, ma non avevo mai preso in considerazione che mi avesse detto balle su cose più importanti...

“L’hai notato?L’ha fatta bere più volte, da una bottiglia da cui nessun altro ha bevuto. E dopo ogni bicchiere, lei era sempre più confusa e remissiva.
Franco ci avrà messo dentro qualcosa. Io non approvo queste cose, ma lui questi trucchi da magnaccia li conosce tutti” mi disse Fefè, con tono quasi paterno.
Mentalmente presi nota mentre sentivo il nervoso mordermi lo stomaco.

Queste cose mi fecero ricordare il giorno della festa quando, a fine serata, lei aveva perso il controllo e non opponeva resistenza a seguire Franco e i suoi amici nel privè. Glielo accennai.

Di nuovo si fermò un attimo a pensarci su e continuò con la sua voce biascicata “La ragazza ha sangue bollente e si eccita con niente... qualunque cosa succedesse in quel privè, tu sei l’ultima persona a cui vuole raccontarlo” mi disse con una sincerità che sfiorava la crudeltà.

"Aspettiamo ancora qualche minuto: con lei in pedana, ti puoi fare un’idea di cosa succede lavorando in questo tipo di locali (e poi guardando estasiato il bozzo in mezzo alle mie gambe) e quella bella mazza mi fa intuire che anche tu sei parecchio curioso” disse con un sorriso mellifluo.

Aveva ragione: come sempre, per quanto l’idea che la mia ragazza facesse la zoccola in pubblico mi infastidisse, c’era sempre un diavoletto nella mia testa che voleva scoprire fin dove si sarebbe spinta.

“Però...” aggiunse “finchè sarai presente, non credo che si lascerà mai andare del tutto. Per quanto confusa, un minimo di dignità le rimane”.
“Dovrei andare via?” chiesi perplesso.
“Sì e poi più tardi ti mando un fax con i disegnini di cosa è successo...” mi disse guardandomi negli occhi.

“Mi prende per il culo?” risposi stizzito
“Si, ovvio, pirla!!! Non c’è bisogno che vai via, basta che lei sia convinta che tu non ci sia. Non farti vedere e sali in balconata. Lì è buio e puoi osservare tutto senza essere notato. Io penso al resto." mi consigliò, per poi aggiungere, mentre già mi stavo avviando: “Un’ultima cosa... importante... Se la situazione va troppo oltre, interrompo tutto?”

Ci pensai qualche secondo per poi rispondere “Se durante una serata una ragazza va troppo oltre, lei interrompe tutto?”
“No. Il mio lavoro non è salvare le fanciulle dai lupi cattivi, ma far arrapare i lupi cattivi e fargli cacciare fuori tanti soldi per portarsele in dark room.”
“Allora, no. Si comporti come fosse una serata qualunque. Vada come vada.”.
Mi voltai e mi diressi pensoso verso la scala che portava in galleria.

Pochi istanti dopo rientrò Bruna con indosso top e mutandine... Davvero niente male... senza contare che fra la pelle unta e il sudore, il tessuto elastico e sottilissimo era più adatto a esaltare che non a nascondere le sue forme e mostrava chiaramente l’alone del capezzoli sotto il top chiaro, mentre le mutandine, minuscole, segnavano la “camel toe” del suo inguine.

“Brava ragazza, adesso vai sul palco e fammi vedere come fai eccitare questa banda di maiali...” le disse Fefè vedendola arrivare
Bruna si diresse un po’ barcollante verso la pedana, mentre il palestrato metteva su musica da discoteca.

Vedevo che con lo sguardo mi cercava in platea e, istintivamente, mi spostai in un angolo ancora più buio...

“Dov’è il mio amico?” chiese preoccupata.
“E’ andato a spostare la macchina, che stanno passando a fare multe. Torna fra un po’ per riportarti a casa” disse con tono scocciato Fefè, mentre gli altri due si rendevano conto in quel momento della mia assenza.

“Non...non possiamo aspettarlo?” piagnucolò Bruna, un po’ preoccupata.
“Si certo... Magari facciamo una pausa per il tè e mando Paolo a prendere dei biscotti al minimarket?” rispose sarcastico Fefè
Bruna era confusa e non colse la battuta.
“Carina, non ci far perdere tempo. Abbiamo 10 minuti, non tutto il giorno...” aggiunse con un tono che non lasciava spazio a repliche.

“Non... Non so... cosa devo fare?” disse mentre si muoveva impacciata sul palco.
“Muoviti, fai ballare un po’ quelle tettone...Se lavoravi con Franco non puoi essere troppo timida” le ordinò Fefè fingendo di essere incazzato per metterla sotto pressione..
“Eh ma da me ballava soprattutto sui divanetti del privè” intervenne Franco stronzissimo.
Pensavo che Bruna reagisse indignata, invece anche questa volta non replicò, forse perché era troppo confusa, o forse perché non c’era molto da replicare?

Iniziò a muoversi goffamente, nonostante sapessi che in pista se la cavava piuttosto bene
“Scusate non sono molto in forma, mi gira tanto la testa e muoio dal caldo” disse mentre si reggeva al palo...

Bruna biascicava le frasi, come in stato confusionale. Fefè si rivolse in mia direzione con uno sguardo del tipo “Te l’avevo detto”.

“Mi sento tanto strana...Ho la fica fradicia e nemmeno capisco il perchè” biascicava Bruna mentre infilava la mano sotto le mutandine accarezzandosi...

“Facciamo in fretta... togliti tutto...” la invitò Franco
“Se serve, veniamo noi a darti una mano...” propose Paolo.

Paolo e Franco guardarono verso Fefè aspettando un cenno per avvicinarsi .
Capivo che Fefè non intendeva forzare le cose, ma voleva comunque farmi fare un bagno di realtà e dopo averci pensato un istante fece sì col capo. Anche in questo caso mi aspettavo che Bruna se ne andasse o, quantomeno, si opponesse. Invece non disse niente quando i due maiali salirono sul palco, piazzandosi uno di fronte e l’altro dietro di lei, che barcollante, si reggeva al palo.

Paolo da dietro prese a palparle spudoratamente i seni, inserendo le mani sotto il top zuppo di sudore per poi spostarlo e continuare più liberamente il massaggio mentre Franco era provava a baciarla e con le mani le palpava il culo e giocava coi laccetti delle mutandine.

Bruna mugolava e sospirava, lasciandoli fare per poi chiedere con voce rotta“Sti due porci mi stanno sbavando adddosso... Che devo fare?”

“Falli impazzire, mandali fuori testa” le ordinò Fefè.

Bruna lo prese in parola.
Subito volò via il reggiseno e in pochi secondi anche le mutandine erano un ricordo: lei ora era sul palco, seduta sui talloni a gambe aperte con indosso solo le zeppe. I due uomini provarono a baciarla, ma lei timidamente si ritraeva. “No dai, che torna il mio ragazzo” diceva poco convinta mentre le palpavano tette, culo e figa...

Fefè fece un risolino “Certo... con una ragazza del genere, di sicuro non si passano le serate a fare cruciverba...” rivolgendosi verso la mia direzione.
Stavo pensando di fermare tutto e portarla a casa prima che la situazione degenerasse ulteriormente, ma la curiosità morbosa ebbe il sopravvento ed esitai un attimo.

“Dice il vero, capo... è zuppa qui sotto, sta addirittura gocciolando” disse Paolo il palestrato mentre le introduceva due dita nella figa senza che lei opponesse resistenza, anzi si mosse su un fianco per favorire quel rozzo ditalino.

“Te l’ho detto che, se presa nel modo giusto, questa zoccola fa tutto quello che chiedi... Vero Bruna?” aggiunse Franco , mentre stava guidando la mano della mia ragazza a tirargli fuori il cazzo dai pantaloni.

“Sei un bastardo... mi tratti sempre come una troia” piagnucolò Bruna mentre, timidamente, introduceva la mano nei pantaloni.
“Perché è quello che facevi nel privè, non ricordi? ”
“Non parlare del privè...” disse arrossendo tantissimo fra un gemito e un sospiro...

“Adesso tiralo fuori e fammi vedere se ti sei allenata a fare i pompini” le ordinò il suo ex capo.
“Sono fidanzata, non chiedermelo nemmeno” replicò offesa..
“Ma lui ora non c’è...”
“Non importa... Non tradisco il mio ragazzo e non sono più la tua puttana” rispose... mentre il corpo diceva altro, con il palestrato a sditalinarla e la sua mano dentro i pantaloni di Franco a segargli il cazzo.

“Ce l’hai proprio duro oggi... Un po’ sono mancata?” si lasciò sfuggire Bruna, mentre glielo tirava fuori.
Presi mentalmente nota che il fatto di essere fidanzata le impediva di prenderlo in bocca ma non in mano e lodai i suoi sani principi a suon di bestemmie.

“A proposito di cazzi belli duri, hai detto al tuo ragazzo di quando ti ho portata al mare con quei miei amici? Hai ancora le polaroid? Potresti fargliele vedere: chissà come la prenderebbe a vederti così... impegnata... Mi chiedono sempre di te” la provocò Franco ormai infoiatissimo

“Sei un bastardo, ti vuoi vendicare perché ho mollato te e quel lavoro schifoso”
“No, cocchina... Se davvero volevo rovinarti mandavo un po’ di foto interessanti a tuo padre. Potresti mostrare un po’ di riconoscenza” replicò Franco mentre le stringeva i capelli per abbassarle la testa in direzione del suo cazzo a cui lei, istintivamente, diede una timida leccata.

“Allora continuiamo in darkroom?” propose il palestrato, come fosse la cosa più ovvia del mondo, e forse lo era, arrivati a quel punto..

Ma mentre Bruna provava ad alzarsi barcollando, forse per allontanarsi finalmente dalle carezze dei due uomini, forse per dirigersi davvero sui comodi divanetti dello scannatoio, Fefè decise che era abbastanza e bastò una sua parola per interrompere la scena.
Aspettai qualche secondo e mi avvicinai, era pallidissima e con uno sguardo assente che mi ricordò le sue condizioni la sera in cui ci mettemmo assieme.

“Quando sei arrivato?” mi chiese stupita.
Qualche minuto fa risposi secco
Vidi il terrore nei suoi occhi, quando intuì che potevo aver visto e sentito qualcosa...
Fefè ci fermò per qualche istante “Lei è super, però prima di farla lavorare voglio che ci pensiate. Non voglio trovarmi la rottura di coglioni di una ragazza che perde il controllo o di un fidanzato che fa scenate di gelosia, la prima sera di lavoro”.

Accompagnai Bruna nel camerino, aspettando fuori dalla porta mentre si rivestiva, per evitare qualche visita indesiderata. Ma dopo pochi istanti sentii dei rumori inconfondibili: stava vomitando l’anima nel cesso... Forse era solo colpa della tensione e dell’alcool a stomaco vuoto, ma a quel punto ero convinto che davvero qualcuno avesse messo qualcosa nel vino, come suggerito da Fefè.

Ma soprattutto io ero incazzato nero, non solo per la notevole dimostrazione di troiaggine, probabilmente favorita da qualche droga, ma perché intuivo di esser stato preso beatamente per il culo da Bruna per mesi, riguardo il tipo di cose che succedevano fra lei e Franco (e chissà chi altro) nel locale in cui aveva lavorato.

In silenzio l’aiutai a rivestirsi. Arrivammo alla macchina senza che nessuno dei due avesse il coraggio di guardare l’altro negli occhi...

“Amor mi dispiace, non so cosa mi sia successo...Io, giuro, non volevo..." sussurrò mentre accendevo il motore, poi dopo un momento l’esitazione “Non pensavo di arrivare a tanto”.
“Nemmeno io me l’aspettavo, sembravi una cagna in calore” risposi durissimo.

Non replicò e nemmeno cercò di giustificarsi, divorata dal senso di colpa, mentre i suoi occhi iniziavano a inumidirsi. “Sono una stupida”.

Approfittai del suo momento di debolezza per togliermi i dubbi che avevo da inizio serata “Comunque non è solo quello che hai fatto oggi che mi fa incazzare, ma quello che ho capito. Tu non mi hai mai raccontato la verità.”

“Su cosa non ti ho raccontato la verità?” piagnucolò.
“Per esempio mi hai raccontato un sacco di cazzate sul lavoro con Franco” risposi cercando di trattenere la rabbia.
“Sono mesi che mi prendi per il culo” la incalzai.

“Non dire così” balbettò in pieno panico
“Ho ascoltato tutto” la gelai.

Lei restò per lunghi secondi in silenzio con lo sguardo perso, per piagnucolare con le lacrime agli occhi “Mi dispiace tanto... Tu sei sempre stato gentile, carino... Gli altri no...” e se già ero incazzato, sentire parlare di “altri” mi fece sbroccare del tutto.

“Quindi lavoravi nel privè?”
Dopo un lunghissimo silenzio “Ci sono stata qualche volta, sì” disse a bassissima voce “ma non pensare male”.

““E che dovrei pensare? Non ci vuole la magia per capire cosa succede in quel privè”
“Non lo so, è tutto confuso, ho dei flashback, ma...non ricordo bene... Ti prego... Ti ho detto che succedevano cose, ma non torturarmi chiedendo i dettagli”
Ma a me erano proprio i dettagli mancanti a interessare.

Restò in silenzio un tempo lunghissimo poi “Ho dei ricordi di alcuni fine serata confusi, dove bacio sconosciuti, dove mi palpano... Cose così, ma non ricordo bene, forse sono solo sogni da ubriaca. Giuro che non sto mentendo.” disse singhiozzando

A vederla ebbi quasi l’istinto di confortarla, raccontandole quello che mi aveva detto Fefè sulle sostanze che Franco metteva nei drink per rendere “docili” le sue ragazze, ma il diavoletto sadico si era impossessato di me e mi diceva di andare in fondo alla cosa.
“Però alla festa non sembravi spaventata di farti accompagnare da Franco e i suoi amici nel privè”

“Vuoi DAVVERO sapere quanto ho fatto la troia nel privè?” mi chiese piangendo sconvolta.
“Te l’ho detto quando ci siamo messi assieme, il passato è passato. L'unica cosa che pretendo è la sincerità, ma tu non hai fatto che raccontarmi cazzate. Mi hai detto che eri solo una cameriera, invece sembra che facessi un sacco di cose in quella discoteca”.

Restò a testa bassa per qualche secondo, morsa dai sensi di colpa e poi cominciò a raccontare “ Comunque sì... a fine serata Franco mi portava nel privè, sbronza e piena di coca e amici e clienti mi facevano cose....”

“Che tipo di cose?”
“Mi toccavano, mi spogliavano...”
“E tu?!”
“E io lasciavo fare: ero confusa ed eccitata...”

Mi ricordavo bene quello che disse Franco quella sera (venite anche voi! Questa pompinara lo succhia a tutti...) e affondai la stronzaggine “E li succhiavi”

Bruna era completamente nel pallone, guardava verso il vuoto e si mordeva le labbra mentre piangeva senza avere il coraggio di rispondere, anche se già quella era una risposta... per poi sussurrare un “Si, li succhiavo.” che le doveva essere pesato una tonnellata.

“E questo già lo sapevo, ma dì la verità per una volta, ti facevi anche scopare?”

Questa volta non ebbe il coraggio di rispondere mentre mi guardava disperata negli occhi. Non ce n’era bisogno.

“Quando e chi è stato il primo?” ringhiai

Esitando... “Ho perso la verginità con Franco, in motel... la scorsa primavera... ti giuro, è stata la mia prima volta...”
“Ah bene, nel motel dove hai detto che non saresti mai andata a dargli il culo” dissi sarcastico.
“Invece pure il culo gli ho dato... Si è preso tutto, tutto...” rispose rassegnata.

“Questo spiega i tanti regali, eri una sua puttana... Lo hai detto tu, prima”
“No!!!! Cioè... Non mi pagava per scopare ... mi dava una mano con affitto e bollette... Mi pagava il parrucchiere e l’estetista, mi faceva sentire speciale... Cose così... In cambio dovevo vestirmi come diceva lui e fare tutto quello che mi diceva” cercò di difendersi in modo un po’ confuso.

“In che senso?”
“Decideva lui dove, quando e in che modo scoparmi, cose del genere...” sussurrò mortificata.
“Anche con chi?” chiesi acido.
Bruna nuovamente non rispose ma il suo sguardo basso e le labbra strette a trattenere le lacrime, non lasciavano molti dubbi.

"E a te andava bene?”
"Ero confusa e tutto era nuovo per me... Ma le cose sono andate troppo oltre e volevo smettere di lavorare lì...Poi sei arrivato tu e mi sono innamorata....” disse abbozzando i cuoricini negli occhi mentre cercava il mio sguardo.

Ma non ero in vena di perdono e quindi risposi seccamente “Si, talmente innamorata da riempirmi di cazzate....” la incalzai, mentre, guidando di merda, mandavo affanculo ciclisti e automobilisti a caso.

“E tu facevi tutto quello che ordinava?" le chiesi amareggiato

“No, cioè, a volte... Ma se mi diceva di andare nel privè a tenere compagnia agli ospiti vip, come facevo a dirgli di no? Senza quel lavoro ero perduta e lui poteva ricattarmi dicendo tutto alla mia famiglia... Ero in trappola...” piagnucolò.

“Ma mi chiedo... perché cazzo hai voluto dirmi che eri vergine?” dissi con un tono più aggressivo di quanto avrei voluto
“Quella sera, quando ci siamo messi assieme... Non mi sentivo bene, ricordi?... Poi avevo già dato spettacolo in discoteca, se cedevo subito avevo paura che mi giudicavi una...facile... e poi...”
“E poi cos’altro, cazzo?!” le sibilai contro

“Quel giorno mi ero vista con Franco per organizzare la festa nel locale... Lui mi ha comprato il completino intimo e il ciondolo carino come regalo di compleanno, ma poi quando mi ha accompagnato a casa, ho dovuto ringraziarlo per un’ultima volta e... mi ha scopata in tutti i modi... quando volevi fare l’amore mi sentivo sporca e in colpa...Avevo paura che tu capivi qualcosa... per prendere tempo ti ho detto che ero vergine... l’ho detto per tanti anni ai ragazzi in calabria e mi è venuto naturale... Poi non sapevo se davvero volevi stare con me o dopo avermi scopata sparivi...com’è successo con altri...volevo vedere se almeno tu ci tenevi abbastanza da aspettare" piagnucolò disperata...

“Ma chi sono questi altri?” le chiesi, sorpreso di potermi ancora sorprendere da qualcosa che aveva detto.
Lei esitante...“Eh... Da questa primavera, quando l’ho fatto con Franco, Federico il mio ex... un po’ di ragazzi questa estate in calabria...poi un ragazzo all’università e un po’ di clienti al locale...” arrossendo tantissimo.

In un altro momento avrei indagato meglio su questi personaggi, soprattutto il tipo all’università, di cui mai mi aveva accennato.
Però prevalse l’incazzatura , “Ma porca troia, in pochi mesi l’hai data a qualunque coglione che te la chiedesse, meno al sottoscritto, che diventa il più coglione di tutti!!!” ormai furioso

“Amor, ma è diverso... in vacanza e in discoteca mica si pensa al giorno dopo... Ma a te ci tenevo, non volevo che pensassi che ero una da una botta e via... E poi la sera della festa era strano: era tutto bello, vedevo che mi guardavi in modo diverso, sentivo che ti piacevo, mi aspettavo che tu ci provassi e invece esitavi... così mi sono ridotta a fare la cretina con gli altri per farmi notare, e alla fine Franco mi voleva portare coi suoi amici nel privè. Quando mi hai portata via non capivo niente e non sapevo che fare” continuò, piagnucolando

I suoi tentativi di spiegazione, anziché calmarmi, mi fecero incazzare ancora di più: il fatto che fosse ok darla al primo sconosciuto che gliela chiedeva, mentre col fidanzato bisogna far finta di essere Santa Maria Goretti, era un’ipocrisia che mi faceva uscire pazzo...

“Mi spiace, giuro che volevo...Volevo trovare il momento giusto per proporti di fare l’amore, ma avevo paura che capivi che ti avevo mentito e ti arrabbiavi tanto” si giustificò senza riuscire a trattenere il magone.

Eravamo ormai arrivati a casa e la invitai a scendere.
“Sali? Ti prego Amor... Sali... Facciamo pace, giuro che da oggi sarò brava. Ti dirò tutto...Anzi farò tutto, tutto quello che vuoi” mi propose ansiosa.
“Non me la sento” risposi secco

Scese dalla macchina, barcollando per poi sporgersi al finestrino “Amor, ti prego saliamo a casa, facciamo l’amore. Ti prego. Sarò la migliore fidanzata del mondo...ti dirò tutto, insultami, scopami ma non mi lasciare così”.

“Non mi fido più. Torna dal tuo Franco e da tutti gli altri cazzi che hai già provato” ringhiai furioso
Si allontanò dal finestrino singhiozzando sul marciapiede e continuando a ripetere
“ti prego, facciamo pace. non fare così...”
“ti prego...facciamo l’amore”

Ripartii.
Rabbia.
Tristezza.
Lacrime
Sipario.


EPILOGO: Quell’oscuro oggetto del desiderio

Era passata una settimana da quel pomeriggio con Bruna.
Ero ancora arrabbiato per quel suo mondo fatto di bugie, omissioni e verità di comodo, ma ogni volta che ci pensavo sentivo un crampo allo stomaco.
Il dolore per qualcosa che ci manca tantissimo, anche se sappiamo che ci fa male, come un vizio o una cattiva abitudine.

Leggevo pigramente degli appunti di statistica all’ufficio studenti del quinto piano quando entrò Giorgio con l’aria trionfante di chi non vede l’ora di vantarsi di qualcosa di fronte agli amici.
Nel suo caso, di solito si trattava di banali questioni di donne, ma quel giorno, non era così banale...

“Ragazzi, ci ho messo un po', ma ho vinto la scommessa: nel weekend ho scopato Bruna!” disse, fregandosene del più elementare concetto di privacy...
Era un po’ di tempo che il bel Giorgio le ronzava attorno a tutte le nostre uscite e più volte si era vantato di essere a un passo portarsela a letto e vincere la scommessa che aveva fatto con altri compagni di corso... Intervenne Fabiano, “Eh facile dire che quella rizzacazzi te l’ha data, qui ballano 100.000 lire...”

Con fare da uomo di mondo, tirò fuori delle polaroid, nella prima si vedeva lei sdraiata nuda sul letto, poi un primo piano di quelle tette che conoscevo bene, una mentre gli succhiava il cazzo e infine un’altra mentre lui la penetrava a pecorina.
Era lei, nessun dubbio.
Game, set, match.
Scommessa vinta e a me girava la testa per lo shock.

“Ma si è fatta fotografare?” chiese Gianluca, il più ingenuo della compagnia.
”Si, era talmente strafatta e ubriaca che nemmeno se n’è accorta” sorrise Giorgio.
“Ne ho un altro rullino pieno, le ho appena portate a sviluppare... Poi ve le faccio vedere...Robe che nemmeno nei film porno” dichiarò gongolante

“Strafatta? Mi pare faccia rima con stupro” intervenni io, sarcasticamente, per mascherare il disagio.

“Ah ah...Ma no...I due giorni seguenti era lucida e abbiamo continuato a scopare a sangue... Ho ancora le palle che mi fanno male per quante volte mi ha fatto venire... ma a lei è andata peggio: andare in bagno le farà male per un bel po’” disse sghignazzando della sua stessa battuta

“Raccontaci, come è andata?” chiese una voce del gruppetto.
“Venerdì pomeriggio abbiamo lezione assieme, dopo le ho proposto un aperitivo, pensando che, come al solito, trovasse una scusa per rifiutare...E’ dalla sua festa che ci provo... E invece questo giro ha accettato, un drink tira l’altro, l’ho accompagnata in macchina e ci siamo baciati, poi mani dappertutto, mi lasciava fare... figa a laghetto... Mi ha preso il cazzo in mano già lì in mezzo alla strada e poi ha proposto di salire da lei per continuare, ma non avevo con me la polaroid per la scommessa, quindi le ho chiesto, romanticamente, se non le andasse di fare weekend al mare... Lei all’inizio non voleva, ma si è convinta Sono passato da casa a recuperare pacco maxi di profilattici e macchina fotografica, siamo subito partiti e abbiamo passato due giorni a scopare... In ogni caso, è una vera troia, già nel viaggio di andata mi succhiava il cazzo mentre guidavo, coi camionisti che vedevano tutto e suonavano il clacson quando li superavo...Ha ha ha...Non azzecca un congiuntivo, ma vi assicuro che con la lingua ci sa fare” raccontava Giorgio ridendo sguaiatamente assieme al gruppetto che lo ascoltava estasiato.

“Poi una volta arrivati... Disneyland!!! Tette super, piccolina ma fisico spaziale con visino innocente super arrapante... Ha iniziato con un bocchino fantastico...lo prende fino in gola e ingoia tutto, e poi mi ha dato il culo già la prima sera... Ce l’ha talmente sfondato che non c’è nemmeno bisogno di troppa preparazione...e voi sapete che ho un gran bel cazzo! Avevo paura che fosse troppo largo ma mi ha detto che se iniziavo piano poi non c’erano problemi e che anche l’ultimo fidanzato la sfondava tutti i giorni...E ci credo: mai vista una vacca da monta del genere... quando venivo, poi, me lo succhiava o me lo metteva fra le tette per farlo tornare duro e scoparla ancora e... ci riusciva! Mai vista una così sexy e scatenata a letto, sembra che non le basti mai... Io all’inizio non capivo, ma si è lasciata da poco con un tipo e aveva deciso di scopare a sangue il primo carino che ci avesse provato, per non pensare al suo ex... sai com'è, chiodo scaccia chiodo e mi sono trovato lì nel momento giusto.”

“Si cazzo scaccia cazzo” replicai sarcastico, ma Giorgio non colse e, pensando fosse un complimento, mi fece battere il 5.

Tutti a bocca aperta, a commentare quanto fosse zoccola Bruna e a fantasticare su come portarsela a letto, ma Giorgio sentenziò “Secondo me è talmente fuori di testa in questo momento che la darebbe anche ai cani... Basta invitarla a prendere da bere e lei apre le cosce. Vorrei fare presto il bis il più presto possibile: mi ha detto che stasera non può perché inizia a lavorare in un night...Che porca! Di sicuro si farà chiavare da qualcun’altro e se non combino in fretta, tempo qualche settimana, per scoparla ci vorranno soldi veri e non basterà offrirle un paio di drink” disse ridendo, assieme ad altri discorsi da gentiluomo di questo tenore...

Lentamente mi defilai, uscii dalla stanza e mi avviai verso un corridoio della facoltà dove ero sicuro che nessuno mi avrebbe disturbato.

Col cuore in gola feci il suo numero al cellulare.

Lo so, sono un coglione e se non avessi ascoltato il racconto di Giorgio, probabilmente avrebbe prevalso l’orgoglio e non avrei chiamato... O magari avrei chiamato lo stesso ma fra una settimana o un mese.
E vai a sapere come sarebbe finita..
Però il fatto di poterla veramente perdere, mi toglieva letteralmente il respiro ed ero terrorizzato che nemmeno mi rispondesse al telefono.
Invece...

“Sei tu!?” Con voce rotta dall’emozione
“Si.... mi sei mancata da morire... vuoi ancora che facciamo pace?” le dissi arrivando subito al punto.

Attimo di silenzio...
“Sei sicuro?” rispose esitante “Non sei più arrabbiato? Mi hai detto cose bruttissime”.

“Ho capito che il passato non importa e che stare assieme è la cosa più bella di tutte. Voglio che tu sia la mia fidanzata e che tutti lo sappiano. Però basta segreti e basta misteri.” che non era nemmeno una vera bugia.

“Lo vorrei anch’io, anche tu mi sei mancato... ho passato un sacco di tempo a piangere... Ma ho paura...pensavo... pensavo non mi volessi più... e se poi cambi di nuovo idea?“

“Vediamoci domani, ti invito fuori a cena e parliamo di tutto, va bene?” la rassicurai.
“Anche per me meglio per me domani... Sono distrutta, ho passato il weekend al mare ma non mi sono riposata un attimo. Stasera ho già un impegno di lavoro e se ci vediamo domani, ho anche il tempo di andare dal parrucchiere e dall’estetista e farmi super carina per te”.
Mentalmente presi nota che neppure queste cose erano vere bugie, mi scappò addirittura un sorriso ascoltandola...

“Dovremmo andarci al mare una volta o l’altra...” le proposi, vedendo che si stava sciogliendo la tensione.
“Siiii, Amor! Vorrei tanto... Ma facciamolo presto, finchè non fa tanto freddo... Questo weekend sono stata tutto il tempo chiusa in casa e non ho preso il sole... Cercavo di distrarmi eppure mi tornavi sempre in mente”.
Mi domandai se le venivo più in mente quando aveva la distrazione del cazzo in culo o quando lo aveva in bocca, ovviamente tenni il dubbio per me, ma lanciai comunque una stoccata.

“Comunque Giorgio dice in giro un po’ di cose sul tuo weekend al mare. Quando ci vediamo mi racconti per bene?”

Per lunghi secondi sentii il silenzio dall'altro capo del telefono interrotti poi dalla voce rotta “Cazzo, che stronzo! E tu... Mi hai chiamato perché sei arrabbiato? E’ che... pensavo... non mi volessi più... Non me la sentivo di passare il weekend da sola...”

La interruppi "Tesoro, non c’è bisogno di giustificarti. Voglio solo che non ci siano mai più segreti fra noi, me lo giuri?
“Si, te lo giuro... te lo giuro... sarò fantastica e super sincera... ma... sarò sincera da subito... stasera dovevo andare a lavorare al night... sono in ritardo con l’affitto e non ho una lira... mi sono messa d’accordo con Fefè perché non pensavo di sentirti. Ma ora che mi hai chiamato... cosa faccio?”

“Pensavi di fare come durante l’audizione?”
Silenzio
“No. Però non so, anche l’audizione non volevo finisse così...” rispose dopo qualche lunghissimo secondo, sinceramente preoccupata.
“Allora facciamo così... Se vogliamo stare assieme dobbiamo avere fiducia. Se stasera vai a lavorare lì, non faccio storie. Per il futuro poi ne parliamo. Solo ricordati di non prendere da bere da Franco, seriamente. Poi ti spiego.” le dissi accondiscendente.
“OK.. Adesso decido come fare... Franco stasera non c’è, è per questo che Fefè mi ha detto di andare proprio oggi... Però non ti dà fastidio che mi vado a spogliare?” mi rispose con tono pensoso.

“Tesoro, hai passato il weekend a scopare con uno dei miei amici e ci passo sopra, se stasera mostri la figa a qualche estraneo, pensi sia peggio?”

“Amor, mi spiace, mi vergogno tanto per il weekend....” rispose affranta, per poi aggiungere ”Ma quando dici così non capisco se sei il peggiore o il migliore fidanzato del mondo...” con un tono più sollevato.
“E’ la stessa cosa che penso di te, ma ti amo proprio per questo.” le risposi, sorridendo di felicità

Finimmo giurandoci amore eterno e sincerità totale.
Mi venne da sorridere e mi spuntò anche una lacrimuccia d’emozione, chiudendo la chiamata.

So cosa pensate: come faccio a voler stare con una ragazza che mente continuamente, che non ha problemi a far lavori da zoccola, che si è scopata un mio amico, il suo capo, lo scemo del paese e la metà di un esercito nel giro di pochi mesi?

Beh, intanto è graziosa, simpatica e divertente, che di questi tempi, non è poco... Ma soprattutto, di sicuro sono un coglione, però nel momento in cui ho rischiato veramente di perderla ho capito che lei era esattamente ciò che cercavo e che non avrei mai voluto veramente che cambiasse, purché non ci fossero segreti fra di noi.
In poche parole ero ubriaco d'amore, cornuto e felice.
E poi, siamo sinceri: dove trovo un’altra zoccoletta così interessante?
Su il sipario
Si torna in scena e finalmente domani sera si scopa.

contatti: atmosphere.ottanta@gmail.com
di
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2025-06-19
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