La tana delle tigri parte 1

di
genere
gay

Uscendo dalla concessionaria mi sentivo come un Re, la mia prima Porsche a 36 anni. Mi ero regalato una Panamera da 600 cavalli. Mi sentivo in cima al mondo. Ero un bell’uomo di successo, sposato con una bellissima e affascinante amazzone bionda dal seno prosperoso e dagli occhi azzurri come il ghiaccio. Mi mantenevo in forma, palestra, boxe, nuoto. Ero bello e piacevo alle donne e agli uomini, con quel sapore mediorientale che avevo: abbigliamento sempre al top, barba perfetta alla moda e abbronzatura perenne, facevano di me un maschio da sesso. Lo sapevo, ma quello che non sapevano gli altri, era che due volte a settimana ero la checca frocetta di Riccardo Gigi Bigi detto :voglia di somaro.
A differenza mia, Riccardo, non era per nulla bello, magrolino, poco più di un metro e settanta, occhialini e capelli lunghi raccolti in una coda, non facevano di lui un adone, anzi era un vero nerd sfigato. Io imprenditore di successo di un metro ottanta per 85 kg, lui carellista alla coop un metro e settanta per settanta chili. Ma quello che pochi sapevano era che il suo soprannome era dovuto a un meraviglioso cazzo di ventiquattro centimetri per cinque di diametro, duro come l’acciaio.
Ci incontrammo come tutti i mercoledì in una pensioncina fuori città, io arrivai per primo. Mi spogliai nudo e mi misi come voleva lui, a pecorina nel bagno, a quattro zampe nudo come un verme. Lui entrò, ancora vestito entrò in bagno, si slacciò la patta e tirò fuori il suo cazzone, per pisciare. Come da sua richiesta mi dovevo fare trovare con la testa infilata nel cesso, così che lui potesse svuotare la sua vescica sulla mia faccia. Il suo getto forte e caldo mi arrivò dritto in bocca, e in quel momento il mio piccolo cazzetto, si inturgidí e cominciai ad eccitarmi. Dopo essersi svuotato, mi tirò fuori dal bagno tirandomi i capelli e dei bei ceffoni in faccia. Mi spinse sul letto, facendomi inarcare la schiena per mostrargli meglio il culetto depilato e cominciò a leccarmi il mio buchetto del culo profumato. Dopo un po cominciò a entrarmi in culo con le dita bagnate dí lubrificante, prima una, poi due e poi tre e infine mi cominciò a scopare forte come un animale. Il suo cazzone mi entrava dentro e fuori con forza e facevo fatica a non venire. Dopo alcuni minuti, mi fece girare sulla schiena mi sollevò le gambe e mi scopò dal davanti, prendendomi le palle in mano e stringendo forte. Dopo poco, venimmo entrambi copiosamente e ci sdraiammo a riposare. Mentre si rivestiva mi disse, hai visto, hanno aperto una nuova palestra in città. Si chiama La Tana delle tigri. A te che piace allenarti e praticare arti marziali dovresti andarci a fare una prova…
Qualche giorno dopo andai a vedere questa nuova palestra.
Era un capannone molto spartano, con un ring al centro, una zona pesi e diversi sacchi da boxe e manichini per mma sparsi per la palestra. Non c’era molta gente, solo cinque, sei maschi, tutti ben messi , con un aria spigolosa e dalle facce poco ospitali. Decisi di allenarmi. Avevo voglia di sgranchirmi un po’, ed onestamente quei maschi dall aria cattiva e truce mi eccitavano. Sicuramente anche loro dovranno farsi la doccia dopo l’allenamento, e potrebbe venire fuori qualche situazione interessante…
Mi allenai intensamente come sempre e finito il mio workout me ne andai in doccia. Quello che non mi accorsi fu che intanto il capannone veniva chiuso e le luci erano state spente. Andando nudo in doccia vidi che era presente un bagno turco molto spazioso e una vasca ice bath per immergersi in acqua fredda dopo gli allenamenti. Pensai che era una bella cosa e che la prossima volta mi sarebbe piaciuto provarlo. Entrai nelle docce, che erano tutte comuni, scelsi una doccia e mi apprestai ad aprire l’acqua, quando una voce da dietro disse in tono freddo: quella è la mia doccia, spostati di lì misero cazzettino.
Mi voltai e guardai il maschio che aveva parlato, era un giovane tozzo e muscoloso con una verga lunga e grossa che gli pendeva in mezzo alle gambe. Guardandolo fu una tale visione arrapante che il mio cazzetto sì mosse..mi spostai chiedendo umilmente scusa e spostandomi nella doccia seguente, arrivò da dietro una seconda voce che disse: cosa fai nella mia doccia, spostati frocio di merda. Mi voltai e questa volta aveva parlato un uomo sulla trentina alto e grosso come un toro, con un pancione prominente ed un cazzo grosso e venoso con una cappella spaventosa talmente era larga e grande. Lo guardai e chiesi scusa spostandomi. Ma altri quattro maschi arrivarono e circondandomi mi spintonarono al centro della doccia. Si misero in cerchio attorno a me, e mi dissero di mettermi a quattro zampe come una cagnolina. Li guardai, erano sei bestie, muscolose e minacciose. Ma soprattutto tutti e sei avevano dei cazzi grossi e lunghi, alcuni oltre il doppio della mia asticella da 12 miseri centimetri. E spruzzavano feromoni da sesso come animali in calore. Capii che mi aspettava una lunga e dolorosa notte. Per prima cosa cominciarono tutt Insieme a pisciarmi in bocca. Aprì la bocca per ricevere il loro piscio, e come facevo con altri uomini, chiusi la bocca per sputare fuori il piscio in bocca per non deglutirlo, e mi arrivò dritto in faccia uno schiaffone che mi fece cadere per terra. Stronzo non sputare, devi ingoiare il nostro piscio. Altrimenti ti spacco tutti i denti. Rimasi assiderato, tanto lo schiaffo mi aveva spaventato e aprì la bocca cominciando a deglutire il loro piscio. La gola mi bruciava dopo tutta la loro piscia che mi avevano fatto bere. Quando finirono, mi fecero alzare e mi portarono nella sala dove si trovava il bagno turco e la vasca ice Bath. Mi dissero di immergermi nell’ acqua fredda. L acqua era gelata, entrai e mi misi rannicchiato con solo la testa e le mani fuori dall acqua. Loro cominciarono a toccarsi i cazzi ed a turno si fecero spompinare fino a godimento con la loro sbora da mandare giù ogni volta. Dopo che tutti e sei mi vennero in bocca, feci per uscire dall acqua, perché mi sentivo assiderato e non sentivo più il mio corpo. Quello grosso mi tirò un forte ceffone e mi prese la testa immergendomi nuovamente nell’ acqua. Che cazzo fai cagnetta, nessuno ti ha detto che puoi uscire dall acqua. Lo implorai di farmi uscire, che mi stavo sentendo male, e nel mentre un secondo uomo, mi prese da dietro le braccia facendomi cadere faccia avanti nella vasca e in due mi tennero la testa sotto l’acqua. Cercai di dimenarmi, ma mi stavano annegando. Poi mi tirarono su e ridendo dissero. O resti nell’ acqua fredda da solo o ti anneghiamo. Non dissi nulla e mi rannichiai nella prima posizione lasciando solo la testa fuori e facendo dei profondi respiri, rimasi in silenzio tremando come una foglia. Loro entrarono nel bagno turco e li sentii umiliarmi, parlando del mio cazzetto ridicolo, ridendo come matti e parlando di quello che mi avrebbero fatto dopo.
scritto il
2026-08-25
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