E per lo zio
di
Dominata
genere
incesti
Ogni step nella nostra relazione è un gradino verso il basso.
Un gradino da cui non possiamo più risalire.
Lo vogliamo entrambi, siamo uguali noi due e io peggio di lui. È sulla mia pelle, nella mia carne che sperimentiamo ogni degradazione.
Ora l'incesto non uscirà più dalla nostra vita.
L'altra notte Giorgio si è esaltato e, come dopo ogni sua conquista e mia sconfitta, ne vorrà ancora, mi obbligherà a farlo ancora.
Al buio, nella dark room del club mi ha fatto montare da papà e zio. Al buio, in segreto, papà mi ha toccata e scopata dietro. La peggiore, finora, delle mie sconfitte-vittorie: ho subito nella carne ma goduto nell'anima.
'Vuoi rifarlo?'
Mi ha chiesto. Giorgio non è un coglione irresponsabile, sa che qui io, con papà e zio, mi gioco la vita.
'Vuoi rifarlo?'
Mi ha chiesto.
È un maschio bastardo. Lo sa. Sa che lo vorrei.
Mi conosce, sono sua.
Gioca con i miei desideri di autodistruzione, con il mio bisogno di essere giovane e figa, con la mia paura di essere abbandonata. No, col mio terrore di essere scaricata da lui.
Ormai funziono così.
Anche adesso che non piango legata al tavolo della cucina, che non mi violenta col cazzo duro e i suoi perfidi strumenti, che non mi fa inculare dai suoi amici, che ho un ricordo scioccante dell'electro, che ho nausea per i dolori e gli orgasmi, che ho repulsione per le ore umiliata al tavolino... anche quando sono libera non sono in pace, vorrei soltanto che mi mettesse la mano al collo come fa lui, le dita che mi stringono sotto la nuca, e mi portasse in cucina. Al tavolino.
E così, allo stesso modo, penso a papà.
È un colpevole calore all'inguine, più eccitante perché colpevole, è un piacevole gonfiore che preme contro i miei jeans attillati. Se ripenso alla dark room con papà il sangue mi cala tra le gambe, ma non del tutto, mi rimane un barlume di buon senso in testa. 'No, Giorgio, non possiamo per papà.' Rispondo.
Sono sincera, mi frena solo la consapevolezza di poter far del male a papà.
'Per papà?' Mi chiede stupito.
'Sì, sai quello che voglio dire.'
'Quindi se lui non si facesse problemi, tu...'
'Non lo sapremo mai! Non si può.'
Sorride pensieroso. 'Hai ragione.'
Il destino esiste e il mio è nelle mani del mio uomo.
Succede il weekend dopo.
Giorgio ha deciso di passarlo nella sua villa. Ha parco con piscina e servitù invisibile. Un lungo weekend d'amore, iniziato il venerdì sera.
Il mio uomo è maschio come tutti i maschi e a quarantasei anni teme di essere inadeguato per una figa ventitreenne. Sorrido, lo adoro, nessuno mi ha mai presa come lui, ma anche lui lo sa: per il sesso, quello tradizionale, furioso ed estenuante, il piacere della carne, pelle contro pelle, rotolarsi tutta la notte sulle lenzuola come animali ci vogliono veri animali.
Oh, Giorgio è fantastico, ci sa anche fare, ma non ci prendiamo in giro.
Venerdì sera al ristorante stellato mi fa scegliere stalloni sull'iphone. Rido eccitata, non posso amarlo di più, mi vuole regalare una notte da sogno. Scegliamo insieme un brasiliano che mi chiude lo stomaco. Fisico da lottatore, ventiquattro centimetri dichiarati.
Lo chiama, si mette d'accordo per mezzanotte, gli manda un anticipo.
Io resisto fino al dolce. Non tocco cibo. Rifiuto il vino.
Resisto in auto fino al cancello che si apre. Non lo tocco. Non vuole.
Resisto nel garage, resisto nell'ingresso. Mi gira la testa.
In sala mi fa un cenno.
Mi slaccio davanti a lui i jeans firmati che mi ha comprato. Infilo i pollici e me li abbasso con gli slip, strusciandoli sui fianchi, fino a mezza coscia. Mi giro, scosto una sedia e mi stendo sul cristallo freddo del tavolo. Non mi tocca. Il suo cazzo crudo in culo è una liberazione.
Il tipo chiama che è arrivato davanti alla villa.
Giorgio ha uno scrupolo. 'Oggi l'hai presa vero? Alla stessa ora?'
'Sì, papi, non temere.'
Seguo la profilassi, una pastiglia al giorno, col mio maschio ho una vita promiscua.
Va lui ad aprire. Io aspetto in camera, nuda in slip bianchi e collarino nero, le trecce rasta che mi nascondono i seni. Il brasiliano rimane di sale quando mi vede, per me è una botta di felicità. Gli corro incontro, voglio toccare il mio animale, mi fa sballare palpare i pacchi di chi ho eccitato.
È sesso furioso, Giorgio seduto sulla poltrona che mi guarda. Lo stallone scopa selvaggio, dove la trova un'altra figa come me che paga? Ed ha promesso la notte, si dopa di cialis e sniffa popper tra un'ingroppata e l'altra. È più esibizionista di me, vuole essere leccato ed ammirato su ogni centimetro di pelle, su ogni muscolo teso ed ovviamente sulla verga indistruttibile.
Con il sostituto, anche il mio maschio dura tutta notte. Si fa a tre. Mi fanno in due, loro hanno il tempo di riprendersi. All'alba lo bacio ancora, lingua in bocca a cavalcioni sul suo cazzo e con in culetto la nerchia indistruttibile.
Il sabato è per dormire, per uno stanco giro di shopping, una cena allegra e poi banalmente netflix. Si fa l'amore dolce. Mi addormento stanca e felice col plug innestato nel culetto. Sono sua.
La domenica mattina mi sorprendo a trovare papà e zio. Sono in garage con Giorgio, gli sta mostrando le sue due moto da collezione, una Triumph ed una bellissima Guzzi rossa. Papà le guarda innamorato, non s'accorge nemmeno di me.
Giorgio gli propone un giro insieme, gli lascia la Guzzi.
Si mettono il casco e partono.
Rimango sola con zio.
È un flash, capisco subito all'istante. Il mio maschio è un porco.
Sono in calzoncini inguinali, mi premono sulla figa gonfia.
Si dice qualcosa per rompere il silenzio.
È il fratello di papà.
Abbassa lo sguardo, per un istante brevissimo me la fissa.
Ha le tempie sudate. Qui fa caldo.
Mi giro verso il balcone. Gli chiedo se sa a cosa serve un attrezzo strano.
Mi si avvicina, è dietro di me, lo prende. 'È una chiave a bussola, serve per cambiare le candele.'
Spingo appena indietro, lo sfioro.
Depone la chiave sul banco. Non si allontana.
'Sei bellissima Alessia.'
Non ha coraggio.
'Toccami.' Dico.
Poggia le mani sulle mie chiappe come se avesse paura di scottarsi.
Non si è scottato.
M'abbraccia, mi stringe i seni sotto la magliettina e spinge contro.
Faccio quello che faccio sempre, infilo i pollici, m'abbasso tutto e mi piego sul bancone.
Povero zio. Il plug brilla allargandomi le chiappe.
'Toglilo tu.'
Uhhh!
Zio ha il cazzo grosso.
Mi chiama dal casco. ?Allora? Ti ha scopata?'
'Sì.'
'Culetto?'
'Sì,'
'Sei una cagna. Torna a casa. Io arrivo alle cinque, aspettami in cucina.'
Torno a casa con la Mini che m'ha regalato.
Aspetto. Non ho altro da fare. Mangiare non se ne parla. Sette ore di attesa che mi friggono cervello e figa.
Alle quattro comincio a preparare. Avanti ed indietro dall'armadio della camera porto sul ripiano della cucina tutti i suoi strumenti. Anche il cazzo di drago. Anche l'electro. Mi faccio un'altra doccia, vado tre volte in bagno.
Non mi levo le mutandine. Non vuole.
Fisso da sola alle caviglie il bastone che mi costringe a tenere le gambe aperte. Posiziono il cuscino di gommapiuma e mi allungo a pecora sul tavolino. Aggancio prima uno e poi l'altro polsino ai ganci che ha avvitato lui
Il mio uomo ha le chiavi della mia casa.
Sono le 16 e 12.
È ancora presto.
E so che tarderà per farmi soffrire.
Un gradino da cui non possiamo più risalire.
Lo vogliamo entrambi, siamo uguali noi due e io peggio di lui. È sulla mia pelle, nella mia carne che sperimentiamo ogni degradazione.
Ora l'incesto non uscirà più dalla nostra vita.
L'altra notte Giorgio si è esaltato e, come dopo ogni sua conquista e mia sconfitta, ne vorrà ancora, mi obbligherà a farlo ancora.
Al buio, nella dark room del club mi ha fatto montare da papà e zio. Al buio, in segreto, papà mi ha toccata e scopata dietro. La peggiore, finora, delle mie sconfitte-vittorie: ho subito nella carne ma goduto nell'anima.
'Vuoi rifarlo?'
Mi ha chiesto. Giorgio non è un coglione irresponsabile, sa che qui io, con papà e zio, mi gioco la vita.
'Vuoi rifarlo?'
Mi ha chiesto.
È un maschio bastardo. Lo sa. Sa che lo vorrei.
Mi conosce, sono sua.
Gioca con i miei desideri di autodistruzione, con il mio bisogno di essere giovane e figa, con la mia paura di essere abbandonata. No, col mio terrore di essere scaricata da lui.
Ormai funziono così.
Anche adesso che non piango legata al tavolo della cucina, che non mi violenta col cazzo duro e i suoi perfidi strumenti, che non mi fa inculare dai suoi amici, che ho un ricordo scioccante dell'electro, che ho nausea per i dolori e gli orgasmi, che ho repulsione per le ore umiliata al tavolino... anche quando sono libera non sono in pace, vorrei soltanto che mi mettesse la mano al collo come fa lui, le dita che mi stringono sotto la nuca, e mi portasse in cucina. Al tavolino.
E così, allo stesso modo, penso a papà.
È un colpevole calore all'inguine, più eccitante perché colpevole, è un piacevole gonfiore che preme contro i miei jeans attillati. Se ripenso alla dark room con papà il sangue mi cala tra le gambe, ma non del tutto, mi rimane un barlume di buon senso in testa. 'No, Giorgio, non possiamo per papà.' Rispondo.
Sono sincera, mi frena solo la consapevolezza di poter far del male a papà.
'Per papà?' Mi chiede stupito.
'Sì, sai quello che voglio dire.'
'Quindi se lui non si facesse problemi, tu...'
'Non lo sapremo mai! Non si può.'
Sorride pensieroso. 'Hai ragione.'
Il destino esiste e il mio è nelle mani del mio uomo.
Succede il weekend dopo.
Giorgio ha deciso di passarlo nella sua villa. Ha parco con piscina e servitù invisibile. Un lungo weekend d'amore, iniziato il venerdì sera.
Il mio uomo è maschio come tutti i maschi e a quarantasei anni teme di essere inadeguato per una figa ventitreenne. Sorrido, lo adoro, nessuno mi ha mai presa come lui, ma anche lui lo sa: per il sesso, quello tradizionale, furioso ed estenuante, il piacere della carne, pelle contro pelle, rotolarsi tutta la notte sulle lenzuola come animali ci vogliono veri animali.
Oh, Giorgio è fantastico, ci sa anche fare, ma non ci prendiamo in giro.
Venerdì sera al ristorante stellato mi fa scegliere stalloni sull'iphone. Rido eccitata, non posso amarlo di più, mi vuole regalare una notte da sogno. Scegliamo insieme un brasiliano che mi chiude lo stomaco. Fisico da lottatore, ventiquattro centimetri dichiarati.
Lo chiama, si mette d'accordo per mezzanotte, gli manda un anticipo.
Io resisto fino al dolce. Non tocco cibo. Rifiuto il vino.
Resisto in auto fino al cancello che si apre. Non lo tocco. Non vuole.
Resisto nel garage, resisto nell'ingresso. Mi gira la testa.
In sala mi fa un cenno.
Mi slaccio davanti a lui i jeans firmati che mi ha comprato. Infilo i pollici e me li abbasso con gli slip, strusciandoli sui fianchi, fino a mezza coscia. Mi giro, scosto una sedia e mi stendo sul cristallo freddo del tavolo. Non mi tocca. Il suo cazzo crudo in culo è una liberazione.
Il tipo chiama che è arrivato davanti alla villa.
Giorgio ha uno scrupolo. 'Oggi l'hai presa vero? Alla stessa ora?'
'Sì, papi, non temere.'
Seguo la profilassi, una pastiglia al giorno, col mio maschio ho una vita promiscua.
Va lui ad aprire. Io aspetto in camera, nuda in slip bianchi e collarino nero, le trecce rasta che mi nascondono i seni. Il brasiliano rimane di sale quando mi vede, per me è una botta di felicità. Gli corro incontro, voglio toccare il mio animale, mi fa sballare palpare i pacchi di chi ho eccitato.
È sesso furioso, Giorgio seduto sulla poltrona che mi guarda. Lo stallone scopa selvaggio, dove la trova un'altra figa come me che paga? Ed ha promesso la notte, si dopa di cialis e sniffa popper tra un'ingroppata e l'altra. È più esibizionista di me, vuole essere leccato ed ammirato su ogni centimetro di pelle, su ogni muscolo teso ed ovviamente sulla verga indistruttibile.
Con il sostituto, anche il mio maschio dura tutta notte. Si fa a tre. Mi fanno in due, loro hanno il tempo di riprendersi. All'alba lo bacio ancora, lingua in bocca a cavalcioni sul suo cazzo e con in culetto la nerchia indistruttibile.
Il sabato è per dormire, per uno stanco giro di shopping, una cena allegra e poi banalmente netflix. Si fa l'amore dolce. Mi addormento stanca e felice col plug innestato nel culetto. Sono sua.
La domenica mattina mi sorprendo a trovare papà e zio. Sono in garage con Giorgio, gli sta mostrando le sue due moto da collezione, una Triumph ed una bellissima Guzzi rossa. Papà le guarda innamorato, non s'accorge nemmeno di me.
Giorgio gli propone un giro insieme, gli lascia la Guzzi.
Si mettono il casco e partono.
Rimango sola con zio.
È un flash, capisco subito all'istante. Il mio maschio è un porco.
Sono in calzoncini inguinali, mi premono sulla figa gonfia.
Si dice qualcosa per rompere il silenzio.
È il fratello di papà.
Abbassa lo sguardo, per un istante brevissimo me la fissa.
Ha le tempie sudate. Qui fa caldo.
Mi giro verso il balcone. Gli chiedo se sa a cosa serve un attrezzo strano.
Mi si avvicina, è dietro di me, lo prende. 'È una chiave a bussola, serve per cambiare le candele.'
Spingo appena indietro, lo sfioro.
Depone la chiave sul banco. Non si allontana.
'Sei bellissima Alessia.'
Non ha coraggio.
'Toccami.' Dico.
Poggia le mani sulle mie chiappe come se avesse paura di scottarsi.
Non si è scottato.
M'abbraccia, mi stringe i seni sotto la magliettina e spinge contro.
Faccio quello che faccio sempre, infilo i pollici, m'abbasso tutto e mi piego sul bancone.
Povero zio. Il plug brilla allargandomi le chiappe.
'Toglilo tu.'
Uhhh!
Zio ha il cazzo grosso.
Mi chiama dal casco. ?Allora? Ti ha scopata?'
'Sì.'
'Culetto?'
'Sì,'
'Sei una cagna. Torna a casa. Io arrivo alle cinque, aspettami in cucina.'
Torno a casa con la Mini che m'ha regalato.
Aspetto. Non ho altro da fare. Mangiare non se ne parla. Sette ore di attesa che mi friggono cervello e figa.
Alle quattro comincio a preparare. Avanti ed indietro dall'armadio della camera porto sul ripiano della cucina tutti i suoi strumenti. Anche il cazzo di drago. Anche l'electro. Mi faccio un'altra doccia, vado tre volte in bagno.
Non mi levo le mutandine. Non vuole.
Fisso da sola alle caviglie il bastone che mi costringe a tenere le gambe aperte. Posiziono il cuscino di gommapiuma e mi allungo a pecora sul tavolino. Aggancio prima uno e poi l'altro polsino ai ganci che ha avvitato lui
Il mio uomo ha le chiavi della mia casa.
Sono le 16 e 12.
È ancora presto.
E so che tarderà per farmi soffrire.
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