Sottomesso al Profumo del Padrone: Capitolo 3

di
genere
incesti


CAPITOLO 3 – L’ESTETISTA
Mercoledì sera suona il campanello di casa mia. Mia mamma risponde. È lo zio che viene trovarci. Ero molto ansioso, perché ovviamente mia mamma non sapeva assolutamente nulla né di suo fratello — che era un pervertito — né di suo figlio — che era una zoccola.

Entra i soliti convenevoli, baci, caffè e chiacchiere di un’oretta. Ma prima di andarsene — perché non era venuto lì a caso — mi dice: «Accompagnami, stronzetto!»

Appena entriamo nell’ascensore del palazzo, mi infila una mano dentro i pantaloni e cerca il mio buco del culo. Mi infila un dito secco dentro fino in fondo e mi dice: «Ricordati domani puntuale alle 13, puttana.» Mi dà un bacio sulla bocca, si apre l’ascensore e se ne va.

Io risalgo in casa, vado in camera mia tremando dall’eccitazione mista a paura, mi metto a letto e cerco di dormire. Ma la mia mente non ne vuole sapere: continuo a pensare a cosa mi aspetterà domani.

Alle 12:55 ero già sotto casa dello zio. Suono il campanello. Mi apre dopo qualche estenuante minuto di attesa. Mi fa salire al terzo piano, vado diretto in camera e saluto.

BAM! Schiaffone secco sulla faccia.

«Regola 2 del contratto, cosa recita?»

Rispondo: «Appena giungo nella tua dimora mi inginocchio di fronte a te e adoro le tue parti intime.»

Altro schiaffo.

«Allora inginocchiati, troia, e adora il tuo padrone.»

Mi inginocchio velocemente e inizio a baciare il suo cazzo con avidità. Mi prende dai capelli: «Brava, hai capito, troia? Cosa devi fare?»

Io annuisco. Mi infila tutto il cazzo in gola. Mi inizia a scopare fino a farmi vomitare per terra. Mi prende dai capelli, mi mette la faccia nel vomito e schiaccia la faccia con i piedi sul vomito: «Pulisci, brutta cagna che non sei altro. E fai veloce, che dobbiamo andare, vacca!»

Esce dalla stanza, tira uno straccio in faccia e dice: «Pulisci veloce, troia! Che l’estetista ci aspetta, sono già le due e venti! Per questa merda che hai fatto la pagherai cara dopo, stanne certa, puttana!»

Sul letto c’è un tanga. «Indossalo e andiamo. E da questo momento sappi: non ti voglio più vedere senza un perizoma, mai più! Capito, zoccola?»

Prima di uscire dalla porta tira fuori un mestolo da cucina. «Abbassati la tuta.» Mi inizia a picchiare le natiche fino a farmi tutti i segni rossi fuoco. Mi brucia da impazzire. Mi scendono alcune lacrime di dolore. Le dico: «Ti prego, basta!»

Mi dice: «Questo è solo l’antipasto, cagna.»

Ci avviamo per andare dall’estetista in via Roma. Ci vorranno circa 15 minuti a piedi. Nel tragitto inizia a parlarmi: «Questo è il giorno della tua iniziazione. Ti senti pronta, cagnetta?»

Io rispondo, molto provato/a con il culo che mi brucia tantissimo: «Di sì.» E le dico: «Ma ora l’estetista vedrà i segni. Cosa le dico?»

«Tu non devi aprire bocca, zoccola. Parlo solo io per te.

E lì inizio davvero ad avere paura di cosa succederà — già mi cagavo addosso perché era la mia prima volta e non avevo la minima idea di cosa si provasse ad essere estirpati tutti i peli. E sappi che ho detto a mia sorella che ti fermerai oggi e domani da me, che mi dai una mano con dei lavori.

Il terrore aumenta. Disobbedire al tuo padrone non è mai una bella cosa e stasera lo imparerai per bene — e forse una volta per tutte. «Cosa intendi, zio?»

«Inanzitutto: non chiamarmi più “zio” se non di fronte a tua mamma. Per te sono il padrone e stasera vedrai. Punto. Non voglio più sentire domande o le punizioni aumenteranno esponenzialmente, hee! Mi sembra che ne hai già collezionato abbastanza, quindi apri quella bocca di merda solo se sei interpellato e se ti do il diritto di parlare — e meglio per te.»

Mancano poche decine di metri all’indirizzo: via Roma 103. Io mi irrigidisco sempre di più e mi metto in totale silenzio perché davvero stavo tremando di paura. Arriviamo, suona il campanello, rispondono! E lui si: «Abbiamo un appuntamento, Alessia.»

Lo guardo e le dico: «Scusa, chi è Alessia?»

«Da adesso in poi quello sarà il tuo nome, da troia.» Ancora che parlii!!! Aggiungo alla lista delle punizioni.

Saliamo le parecchie scale per arrivare nello studio. Un posto davvero magnifico con un profumo meraviglioso e accogliente. Ci accoglie una bellissima ragazza. Si presenta: «Mi chiamo Sara e dice accomodatevi.» 5 minuti e arriva la ragazza. Siamo stati 5 minuti in silenzio, un silenzio che mi entrava nel cervello, mi si stava frantumando. Sono stati i 5 minuti più lunghi della mia vita, giuro.

Arriva finalmente la ragazza. Lo zio si alza, si presenta: «Il mio ragazzo di deve depilare.» Lei dice: «Total body? Come mi ha detto al telefono?» Lui risponde: «Sì, grazie mille.»

Mi guarda e mi dice: «Ti faccio accomodare.» Mi accompagna in una stanza dove c’è un lettino con un buco per metterci la testa come quelli dei massaggi. Un perizoma di stoffa dentro un sacchettino trasparente.

«Preparati, che tra 3 minuti arrivo!»

Ansia, ansia, ansia. Stavo letteralmente bruciando, avevo quasi gli spasmi. Ma presi il coraggio e mi spogliai completamente: mi levai il mio perizoma e misi quello che mi aveva dato la ragazza. Mi sono seduto sul lettino e ho iniziato ad aspettare. Pensavo: almeno lo zio sta fuori. Meno male, meno ansia.

Sento bussare. «Posso entrare?» E rispondo: «Sì» con voce esile. Entra e dietro a lei c’è lo zio. Lo fa accomodare sul divanetto in fondo alla stanza (ansia, ansia!). Mi dice: «Sdraiati pure, da che parte vuoi che iniziamo?»

Lo zio non finisce neanche di parlare che la interrompe: «Si rivolga a me per qualsiasi domanda!» Direi di iniziare dalle gambe, comunque! Io da brava cagnetta non batto ciglio e mi stendo supino. Lei parte un po’ in soggezione — la vedo è una situazione strana anche per lei — ma essendo una commessa alla fine esegue ordini come me e inizia a depilarmi le gambe. Il primo strappo fa malissimo, considerando i miei peli folti; gli altri sono un po’ meno dolorosi.

Finite le gambe, sopra mi fa girare e inizia con il retro delle gambe. Anche qui dolore ma posso sopportarlo anche perché se mi lamentassi non osavo pensare a cosa avrebbe fatto o detto lo zio che era là, si gustava la scena dalla poltroncina. Finito le gambe sale sulle natiche: vede i segni delle mestolate. «Qui ti farà un po’ male, ma vedo che sei abituato.» Sorride. E lo zietto — secondo me non vedeva l’ora — le disse: «Quando si disubbidisce si hanno delle conseguenze nella vita.» Ridacchia anche lui. Lei capisce benissimo la situazione e continua a strappare peli. Arrivati all’interno coscia, non mi parla neanche più a me perché ha capito anche troppo la stronzetta: guarda direttamente lo zio e le dice: «Depiliamo anche l’ano?»

Lui risponde: «Non voglio neanche vedere un pelo con una lente d’ingrandimento.» Mi dice: «Forza Alessia, tienile aperte le chiappe mentre ti leva i peli.» Io mi afferro le chiappe dai lati e spalanco. Lei inizia a strappare e mi dice: «Però devi tenere bene aperto, non stringere per favore.» Fa davvero un male cane ma per fortuna passa in fretta. Il meglio doveva ancora arrivare: mi fa girare, mi scosta il perizoma dalle palle e lascia scoperto un po’ di cazzo — ma senza scoprire del tutto. Molto professionale e mi dice: «Qui farà parecchio male.» Cambia ceretta e inizia con il primo strappo. Mi parte un urlo !

Lui si alza e viene verso me: «Stai tranquilla, tra poco è finito. Sembrava un angioletto!» E continua strappo dopo strappo a martoriarmi la pelle, strappandomi ogni pelo che avevo in corpo. Il più doloroso dopo le zone intime sono state le ascelle — pazzesche davvero.

«Abbiamo finito!» esclamo Rebecca! Mi passo l’olio lenitivo su tutto il corpo. Finalmente mi rilassavo un po’. 1 ora e mezza di strazio totale, ma comunque non posso dire che non mi sia piaciuto. Stavo per alzarmi quando lo zio disse: «Scusami, le puoi mettere uno smalto ai piedi verde smeraldo?»

Lei rispose: «Va bene, vado a prenderlo.» Lo zio mi si avvicina e mi tocca il cazzo — che mi si indurisce all’istante. «Questa è la prima tua punizione pubblica, troia!» E si rimette a sedere. Nel frattempo entra Rebecca che mostra 3 smalti allo zio come se io non esistessi: CAZZO! Lui sceglie e lei me lo applica. Mi asciuga con una specie di phon le unghie e dopo 10 minuti sono finalmente pronta per uscire.

Escono tutti dalla stanza e lo zio mi dice ad alta voce: «Alessia, rivestiti che andiamo!» Io mi rivesto, mi metto il mio tanga e mi guardo allo specchio: WOW, era bellissimo il mio corpo completamente senza un pelo. Mi sono spalancato le chiappe, ero troppo curioso e vedevo il filo del tanga che attraversava il mio buchino meraviglioso. «Wow!» esclamo e continuo a vestirmi. La mia pelle a contatto con i vestiti mi regalava una sensazione da estasi: era come se avessi una nuova pelle.

Esco dallo studio, lo zio stava pagando. Mi sorride con sguardo maliziosissimo. Sara la proprietaria e mi dice: «Ciao alla prossima.» Mentre Rebecca mi dice: «Ciao Alessia, alla prossima.» Mi vergognavo come una lurida cagna in calore.

Finalmente usciamo di lì e iniziamo a rincasare. Si erano fatte le 16 e poco più. Arriviamo in piazza, si ferma in un bar: «Siediti!» Ordina due caffè. Li beviamo e mi dice: «Ora tu stai seduta qui. Quando ti mando un messaggio puoi venire a cassa.........
scritto il
2026-08-11
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