Cosa sono?

di
genere
dominazione

Nel sedile accanto al mio non c’è nessuno. Dall’altro lato, sempre a fianco a me, c’è una ragazza. È bella, l’ho guardata appena ma non ho potuto non notare i suoi seni che premono sullo scollo del top. È al telefono, si annoia già. Cerco di tenere i caratteri piccoli su Word e la luminosità bassa, ma so che mi concentrerò così tanto che non mi accorgerei se lei per noia sbirciasse e leggesse quello che sto per scriverti. Il pensiero mi piace.

Mi hai chiesto cosa sei, e per risponderti voglio fare un gioco: ti immagino qui con me. Nel treno l’aria condizionata non funziona, il tuo corpo è accaldato almeno quanto il mio e le nostre gambe si sfiorano mentre leggiamo i nostri libri. Ero di corsa dopo gli allenamenti, non sono riuscito neanche a fare una doccia e credo che si senta dal mio odore. So di sudore, di fatica, di sale. Quando trovi la mia traccia nell’aria ti giri, mi lecchi il collo e mi fissi negli occhi mentre ti prendo la testa con discrezione, come se fosse una carezza, per metterti la lingua in bocca. Riprendiamo a leggere i nostri libri, ma dai miei pantaloncini si vede chiaramente che la tua lingua e l’odore della tua saliva hanno fatto effetto. Cerco di coprirmi con il libro e ti vedo che sorridi, così ti metto una mano sulla coscia e ti carezzo. Siamo discreti, la ragazza al nostro fianco e i due signori sulla cinquantina (entrambi uomini d’affari sembra, leggono il giornale e sono vestiti eleganti) non hanno notato niente. Solo lei ogni tanto ci getta qualche sguardo.

Ti sfioro l’interno coscia e cominciamo a baciarci più a lungo, sempre più a fondo e in modo sempre più sporco. Il modo in cui usavi la lingua è una delle cose che ho notato di più nel nostro primo bacio. Mi piace sentirla che mi entra dentro la bocca, che mi esplora e che esce per leccarmi le labbra. Sembra quella di una gatta, ma non è ruvida come quella dei felini. È morbida, eccitante, bagnata. Quando mi baci come stai facendo su questo treno penso agli altri modi in cui la usi e mi sembra di sentire una vibrazione su tutte le altre parti di me che hai leccato. Ho la mia prima risposta alla tua domanda: sei la mia lingua.

Abbiamo posato i libri, adesso ci parliamo sottovoce. Ti sei girata verso di me, hai messo le tue gambe sulle mie e ti fai circondare dalle mie braccia mentre una mia mano continua a sfiorarti. In questa posizione riesci a coprire il fatto che anche tu mi stai carezzando. Lo fai con leggerezza, con dei tocchi lenti che percorrono tutto il rigonfiamento nei miei pantaloni. I nostri volti sono vicinissimi. Sussurrando ti dico che sei una stronza, che per colpa tua e della tua lingua faremo fare un viaggio spiacevole a tutti quelli che abbiamo intorno. Mi dici che secondo te la ragazza non è troppo dispiaciuta, e che farebbe anche più di un viaggio in treno con noi. Ti rispondo che sì, sei una stronza, ma ogni tanto hai ragione. Ridiamo, fantastichiamo sussurrandoci all’orecchio come vorremmo scoparla, come ci divertiremmo ad averla per noi, a legarla al letto e darle un orgasmo dopo l’altro, a trattarla come il nostro giocattolino. Vorrei che le strusciassi la fica sulla faccia, e che poi io facessi lo stesso col mio cazzo, come se la stessimo marchiando come animali che vogliono trovare su un oggetto la combinazione dei propri sapori. Poi ti dico che le scoperei i seni a lungo mentre la lecchi, e che vorrei venirti in faccia mentre lecchi dalla sua pelle ogni traccia del mio sapore.

Non resisto molto, e prima di dirti che dobbiamo andarcene ti do un’altra risposta. È vero che forse a lei piacerebbe esserlo per noi, ma so per certo che tu sei il mio giocattolino. Ti prendo per mano alzandomi e andiamo verso il bagno a passo svelto. Sì, sei il mio giocattolino e ho voglia di giocare.

C’è tanta gente, in diversi ci vedono entrare insieme. Alcuni sono scandalizzati, dei ragazzi ridacchiano. Noi sorridiamo fregandocene. Abbiamo altro per la testa, e appena siamo dentro ti attacco al muro.

Il bagno non viene pulito da un po’, ha l’odore di piscio e sporco che è un po’ un marchio di fabbrica dei regionali. Mi piace che sia così, in questo momento non lo scambierei con nessuna camera ordinata e pulita. Quello che voglio farti è sporco, e voglio che tu lo senta fino in fondo.

Non posso aspettare, devo averti subito. Ti stringo per il collo, ti lecco l’orecchio mentre ti schiaccio al muro e ti faccio un po’ male. Voglio che tu capisca subito che devi fare tutto quello che voglio. Ti giro e ti alzo la gonna. Hai capito, non opponi nessuna resistenza. La mia mano si sposta dal collo alla tua bocca e la tappa. Ti farò fare casino, ma non subito. Senti una mano che ti abbassa le mutandine, poi due dita che ti entrano con forza nella fica. Sei già fradicia, te lo dico. Non mi importa che non ti piaccia essere penetrata così, non lo faccio per farti godere. È solo che voglio assaggiarti, e te lo dico leccandomi le dita che colano dei tuoi umori. Sei così bagnata che le mie dita ancora non sono pulite, e quando le spingo nella tua bocca ti lascio un’altra risposta: sei la bottiglia dei miei umori. È così, e devi funzionare come una bottiglia o un qualsiasi altro contenitore: quando voglio ciò che hai dentro devi aprirti e darmelo.

Senti le mie dita che si spingono verso la tua gola, e contemporaneamente il mio cazzo che si struscia all’entrata della tua fica. Gemi, sei impaziente e allo stesso tempo cerchi di mordermi per non far entrare le dita più a fondo, ma ti dico che se non le prendi tutte in bocca non avrai il cazzo. Apri le labbra, ti rassegni e lasci che giochi con la tua lingua. Ma se ti stavo strusciando il cazzo sulla fica non era per prepararla al momento in cui sarei entrato. Era solo per bagnarlo, perché tu sei il mio lubrificante. Io non voglio la tua fica. Voglio il tuo culo. Ti dico di metterti in ginocchio sul pavimento e di stare zitta. Mi dici che è sporco e con uno schiaffo ti chiedo quante volte devo dirti di stare zitta. Ti tiro verso il basso prendendoti per i capelli e in pochi secondi sei a quattro zampe e con la gonna alzata. Alcune gocce sono uscite dalla tua fica e ti hanno bagnato l’interno coscia. Ti colpisco sul culo con forza e mentre guardo il segno della mano ti rispondo ancora: non puoi lamentarti del pavimento, tu sei la mia cagna in calore, e una cagna in calore non si lamenta. Una cagna in calore si limita a prendere il cazzo. Mi chiedi scusa, ti carezzo e mi piego per baciarti.

Senti che comincio a premere per entrare, e capisci subito che solo la punta era bagnata. Fa molto attrito con le tue pareti, ti apri a fatica. Mi dici che fa male, e io sento la pelle del mio cazzo che tira. Fa male anche a me, ma sapere che il nostro dolore è lo stesso mi eccita. Ne voglio di più, e non c’è modo migliore per averne altro se non spingertelo tutto dentro con un solo colpo. Non riesci a controllarti, lasci andare un grido. Comincio a scoparti così, a quattro zampe su un pavimento sporco di chissà cosa mentre per lasciarti altre risposte ti dico che sei la mia troia, sei la mia puttana, sei la mia zoccola. Sono tutte cose vere e ti sento godere, sento il tuo ano che pulsa sul mio cazzo e mi eccita vedere che ti tocchi. Ti sto sfondando, ormai urli senza vergogna. Non ci importa neanche quando bussano alla porta. I miei colpi sono ancora più forti e mi dici che stai per venire. Ti dico di darmi subito un orgasmo, di non farmi aspettare. Ti prometto che se entro venti secondi non sei venuta ti schiaccio la testa a terra su quello schifo con un piede. Non mi fai aspettare, il tuo corpo si contrae sul mio cazzo e vieni. Godi, ti lasci andare completamente e mi viene da pensare che dal casino che fai forse anche la ragazza ti ha sentito.

È stato un orgasmo intenso, ti dico che eri bella mentre venivi e che mi piace vederti adesso mentre ti riprendi, ma c’è ancora qualcosa che devi fare. Io non sono venuto e tu lo sai bene almeno quanto sai cosa devi fare adesso. Ti inginocchi davanti a me che sono in piedi e mi masturbo davanti alla faccia. Fissandoti negli occhi ti chiedo cosa sei, e sei tu a darmi l’ultima risposta: sono il tuo sborratoio. Ti dico di ripeterlo e tu lo fai, ancora e ancora, mentre mi preghi di darti la sborra. Vengo tanto, un getto dopo l’altro nella tua bocca aperta, sulla lingua che ne esce, sulle labbra, sulle guance, nei capelli e sulla tua maglietta. Sei coperta dalla mia sborra. Ora sì che si vede che sei il mio sborratoio.

Mi piego per baciarti e sai di me, del mio cazzo e del mio sperma. Ti dico di non pulirti bene, che voglio che la ragazza lo noti e possa immaginare cosa hai sul volto. Sorridi, asciugandoti con la carta lasci un minuscolo rivolo di me che cola da un angolo della tua bocca.

Speri che lei lo veda, e che anche tutti gli altri lo vedano; che vedano che sei mia.
scritto il
2026-09-25
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