Il fugace dubbio nel tradimento. 4
di
Satirikon
genere
tradimenti
All'alba arrivò una telefonata; più esattamente il cellulare squillò per tre volte per poi zittirsi. Ancora assonnato osservai il monitor e vidi che era stato un numero sconosciuto a chiamare.
Cercai di riaddormentarmi, ma non ci fu verso.
Mi alzai, misi sul fornello la moka preparata la sera prima ed andai in bagno a fare la doccia.
Con l'accappatoio lasciato aperto mi versai una tazza di buon caffè e, andando in veranda, portai telefono e sigarette con me.
Notai che il numero sconosciuto aveva nel frattempo richiamato ancora.
Decisi di scoprire chi potesse essere.
Uno, due, tre, quattro squilli a vuoto; al quinto squillo la comunicazione si attivò.
“Pronto? Ho ricevuto un paio di chiamate da questo numero, chi parla?”. Qualche secondo di silenzio assoluto, solo un respiro nervoso costante. Poi: “Sono il marito di quella troia e vacca che ti stai scopando in questo periodo”.
“Ah! Sei il toro allora, mi dispiace tanto per te. Mi hai chiamato perché volevi un incontro chiarificatore durante il quale poterti vendicare dell'onta subita?”.
“Ho letto il messaggio che ti ha inviato stanotte, probabilmente ha dimenticato di cancellarlo come gli altri, visto che non è stato sicuramente il primo. Ho scoperto che le hai rotto il culo e, cazzo!, mi sono eccitato a tal punto da farmi una sega in bagno. Da un lato me ne vergogno e mi fa rabbia, ma nello stesso tempo ho il grande desiderio di osservarvi di nascosto mentre scopate. Voglio vederla gemere sotto il tuo cazzo”.
“Ah! Comprendo. Ti sei scoperto solo adesso chuck?”.
“No, è stata sempre una delle mie fantasie mai realizzate ed ora che c'è la giusta occasione voglio approfittarne”.
“Capisco. Sai se tua moglie è di turno in ospedale stamattina?”.
“No, credo debba fare la notte, l'ho lasciata a letto che ancora dormiva quando sono uscito per venire qui in ufficio, perché?”.
“Non fare domande e attendi una mia telefonata a breve”, chiudendo la chiamata.
Scrissi immediatamente un messaggio: “Buongiorno, spero che tu sia già sveglia e che, soprattutto, sia libera in mattinata”.
“Buongiorno a te! Sì, sono sveglia e sì sono libera, che programmi hai?", dopo tre minuti.
“Ho una sorpresa per te! Conosci il B&B di via Veneto?”.
“No, ma conosco la strada, a volte ci passo per andare ad accompagnare mia figlia al corso di pittura”.
“Bene. Ci vediamo lì alle 10:00 in punto, al civico 27. Ti voglio vestita da vera puttana, coperta dal trench solo per evitare sguardi indiscreti”.
“Sarò la Tua puttana, ci vediamo più tardi. Sono già bagnata, cazzo!”.
Chiamai il cornuto: “B&B di via Veneto n. 27, prenota due camere comunicanti per la giornata di oggi. Devi essere lì alle 9:30 ed attendere il nostro arrivo. Fammi sapere il numero di stanza nella quale saremo io e tua moglie, tutto chiaro?”.
“Sì”, laconico e coinciso, probabilmente con il cazzo duro nelle mutande.
Mi preparai con molta calma e, a mezz'ora dall'appuntamento, uscii di casa col mio zainetto.
Arrivai in via Veneto cinque minuti prima che arrivasse lei.
Ci salutammo con uno stretto abbraccio e con un bacio molto umido, sorridenti entrambi.
Décolleté a stiletto, calze scure sotto il trench - lo stesso indossato quando venne a trovarmi in studio - e trucco molto più vistoso del suo solito su un viso sicuramente radioso, e quasi irriconoscibile, ben incorniciato dai capelli sciolti.
“Non sto più nella pelle, quale sorpresa mi riservi oggi? Con te devo sempre aspettarmi di tutto e non sai quanto mi eccita questa cosa”, appoggiando la mano sul mio petto, coperto da una camicia bianca, ed accarezzandolo con movimenti lenti e dosati.
“Bene. Voglio offrirti vendetta e soddisfazione su un piatto d'argento”, osservando il suo sguardo incuriosito, “nella stanza accanto alla nostra c'è tuo marito”, lo sguardo divenne di incredulità, “sì, stamattina mi ha contattato dopo aver letto il messaggio che mi avevi inviato questa notte”, il suo viso si aprì in un sorriso malizioso, “ma invece di incazzarsi, prendermi magari a pugni, mi ha confessato di avere avuto un'erezione. Di conseguenza, sicuro di non farti alcun torto, ho organizzato questo incontro; tutte le spese a carico suo, naturalmente”, lasciando trasparire un sorriso sornione.
Rimase in silenzio alcuni secondi, mi osservò negli occhi con una intensità tangibile, nella sua testa stavano certamente scontrandosi pensieri ed immagini di ogni tipo.
“Libera di voler tornare a casa, ma se decidi di entrare in questo B&B, dovrai stare alle mie direttive e fare finta di non sapere nulla di tutto ciò, almeno fino ad un mio cenno; da lì in poi la scena sarà tua”.
“Andiamo, saliamo in stanza. Mi conosci più tu che lui, ormai. Sì, ho la necessità impellente di una rivalsa nei suoi confronti, dopo ciò che mi ha fatto negli anni. Vuole essere cornuto consapevole? Così sia! Ma quando sarà il mio momento, ti prego di aiutarmi ad umiliarlo il più possibile; voglio che arrivi a sentirsi un’ameba”.
Entrammo nella camera numero 25 al secondo piano, la porta divisoria con la stanza accanto era semiaperta; giusto uno spiraglio appena visibile.
I suoi passi sul pavimento, mentre si dirigeva verso il letto, risuonarono nel silenzio più assoluto.
“Vediamo se hai assolto bene il tuo compito”.
“Quale compito?”, posizionandosi fronte porta divisoria.
“Quello di essere la Mia puttana, cara”.
“Beh, osserva e dimmi tu, allora”, aprendo il trench e facendolo scivolare lento sul pavimento.
Dalle décolleté e dalle calze autoreggente, che avevo già notato prima, il mio sguardo proseguì più in alto incontrando una porzione di coscia nuda e tornita, una minigonna inguinale di pelle lucida e nera - così corta che faceva intravedere le mutandine di pizzo color turchese che le avevo regalato - uno striminzito top, anch'esso di nera pelle lucida, con sotto il reggiseno in coordinato con le mutandine. Ad adornare il liscio collo un filo di piccole perle di fiume con un cerchio in oro bianco come ciondolo.
Fece un giro lento su sé stessa mostrandomi anche il lato B; i suoi glutei in gran parte esposti ed un filo sottile di tessuto turchese tra di essi.
“Beh, direi che le premesse ci sono tutte ed apprezzo la tua audacia nel soddisfare la mia richiesta. Ma adesso andiamo oltre il semplice look”, gettando a terra un cuscino che trovai sul divanetto, “dimostrami quanto veramente puttana sei! Vieni qui e fammi un pompino come si deve”, tirando fuori il cazzo già in tiro dalla patta dei pantaloni.
In questo frangente mi posizionai di fianco rispetto alla porta divisoria, in modo tale da poter agevolare il marito cornuto nella visione, sia della mia erezione sia del corpo della moglie piegato sulle ginocchia.
Lei mi prese in bocca con foga e desidero, lingua tutta fuori che arrivava a lambire con la punta le palle gonfie, densa saliva che tracimava dai lati delle labbra che riuscivano ad avvolgere perfettamente l'asta, gorgoglii continui ed il dolce suono del respiro affannoso che usciva dalle narici.
La mia mano raccolse i suoi lunghi capelli in una sorta di chignon ed accompagnò il movimento ormai convulso, fino a quando la tirai indietro costringendola a guardarmi dritto negli occhi, la lingua grondante ancora fuori dalla bocca ed il trucco disfatto dalle lacrime del piacere: “brava cagna!”, dandole uno schiaffetto sul viso.
“Prendimi con forza, fammi sentire una vera femmina, ti prego. Non ho mai avuto un maschio capace di scoparmi come fai tu”, accentuando l'ultima parte della frase e mostrandomi un sorriso complice.
La sollevai da terra e la piegai in avanti sul letto; questo semplice movimento le fece sollevare la minigonna fino ai fianchi, talmente era corta.
Mi spogliai completamente, mentre lei dimenava il culo avendo le mani sul materasso ed il viso rivolto a me, o meglio, in realtà, alla porta divisoria.
“Mi sento un bel bocconcino, sbrigati a mangiarmi tutta, non resisto più”, con voce sensuale da ragazzina in calore.
Sorridente mi avvicinai, le accarezzai il culo, le scostai il filo del perizoma sulla chiappa sinistra, schiaffeggiai con forza quella destra e, senza alcun preavviso, infilai il cazzo nella fica bagnata a dismisura.
“Oh, cazzo! Sì, così mi piace essere presa! Fotti la tua cagna senza pietà”.
Così feci, afferrandola ben salda sui fianchi e sbattendomela senza tregua per un tempo indefinito durante il quale i suoi iniziali gemiti si trasformarono in guaiti urlati.
Venne più volte, generando fiotti di umori caldi che, espulsi, si depositavano copiosi sul cazzo in movimento, fino a creare una sorta di anello bianco alla base dello stesso; senza contare il piccolo lago che si formò sul pavimento tra le sue gambe spalancate.
Tirai fuori il cazzo e le ordinai di salire sul letto, perché era giunto il momento di sfondarle il culo, aggiungendo a chiare lettere di potersi liberamente prendere la scena.
Si sollevò, sfilandosi le mutandine con fare molto sensuale. Salì lentamente sul letto a quattro zampe come fosse veramente una cagna, scodinzolando con il culo vistosamente bagnato, e si posizionò col viso difronte alla porta divisoria.
Anch'io salii sul letto, mi misi in ginocchio dietro di lei e cominciai a giocare con lo sfintere, sollecitandolo con le dita.
“Esci fuori cornuto!”, esordì lei a voce alta e ferma, “guarda da vicino come questo vero maschio si scopa la donna alla quale hai giurato amore e rispetto davanti all'altare. Vieni ad osservare tua moglie mentre gode di quell'orgasmo che solo lui è riuscito a donarmi fino ad oggi, mentre tu hai saputo soltanto accoppiarti come un coniglio con quelle brutte oche prezzolate del tuo ufficio; so bene che hai dovuto acquistare tanti costosi regali per poterlo fare. Io, invece, sono sempre stata gratis, stronzo! Ti sei persa una vera troia in questi anni, coglione! Dai, abbi almeno il coraggio di essere presente alla sodomia della madre dei tuoi figli, senza doverti nascondere dietro una porta. È ciò che desideravi? Eccomi qui! Pronta ad essere rotta in culo, ancora una volta!”, tirandosi giù, in un sol colpo plateale, top e reggiseno al fine di liberare e fare penzolare le sue belle tette.
La porta, dopo qualche secondo, si aprì ed entrò in stanza il marito, senza pantaloni e con la camicia aperta, occhi bassi e cazzo barzotto dentro i boxer umidi sulla patta.
Cercai di riaddormentarmi, ma non ci fu verso.
Mi alzai, misi sul fornello la moka preparata la sera prima ed andai in bagno a fare la doccia.
Con l'accappatoio lasciato aperto mi versai una tazza di buon caffè e, andando in veranda, portai telefono e sigarette con me.
Notai che il numero sconosciuto aveva nel frattempo richiamato ancora.
Decisi di scoprire chi potesse essere.
Uno, due, tre, quattro squilli a vuoto; al quinto squillo la comunicazione si attivò.
“Pronto? Ho ricevuto un paio di chiamate da questo numero, chi parla?”. Qualche secondo di silenzio assoluto, solo un respiro nervoso costante. Poi: “Sono il marito di quella troia e vacca che ti stai scopando in questo periodo”.
“Ah! Sei il toro allora, mi dispiace tanto per te. Mi hai chiamato perché volevi un incontro chiarificatore durante il quale poterti vendicare dell'onta subita?”.
“Ho letto il messaggio che ti ha inviato stanotte, probabilmente ha dimenticato di cancellarlo come gli altri, visto che non è stato sicuramente il primo. Ho scoperto che le hai rotto il culo e, cazzo!, mi sono eccitato a tal punto da farmi una sega in bagno. Da un lato me ne vergogno e mi fa rabbia, ma nello stesso tempo ho il grande desiderio di osservarvi di nascosto mentre scopate. Voglio vederla gemere sotto il tuo cazzo”.
“Ah! Comprendo. Ti sei scoperto solo adesso chuck?”.
“No, è stata sempre una delle mie fantasie mai realizzate ed ora che c'è la giusta occasione voglio approfittarne”.
“Capisco. Sai se tua moglie è di turno in ospedale stamattina?”.
“No, credo debba fare la notte, l'ho lasciata a letto che ancora dormiva quando sono uscito per venire qui in ufficio, perché?”.
“Non fare domande e attendi una mia telefonata a breve”, chiudendo la chiamata.
Scrissi immediatamente un messaggio: “Buongiorno, spero che tu sia già sveglia e che, soprattutto, sia libera in mattinata”.
“Buongiorno a te! Sì, sono sveglia e sì sono libera, che programmi hai?", dopo tre minuti.
“Ho una sorpresa per te! Conosci il B&B di via Veneto?”.
“No, ma conosco la strada, a volte ci passo per andare ad accompagnare mia figlia al corso di pittura”.
“Bene. Ci vediamo lì alle 10:00 in punto, al civico 27. Ti voglio vestita da vera puttana, coperta dal trench solo per evitare sguardi indiscreti”.
“Sarò la Tua puttana, ci vediamo più tardi. Sono già bagnata, cazzo!”.
Chiamai il cornuto: “B&B di via Veneto n. 27, prenota due camere comunicanti per la giornata di oggi. Devi essere lì alle 9:30 ed attendere il nostro arrivo. Fammi sapere il numero di stanza nella quale saremo io e tua moglie, tutto chiaro?”.
“Sì”, laconico e coinciso, probabilmente con il cazzo duro nelle mutande.
Mi preparai con molta calma e, a mezz'ora dall'appuntamento, uscii di casa col mio zainetto.
Arrivai in via Veneto cinque minuti prima che arrivasse lei.
Ci salutammo con uno stretto abbraccio e con un bacio molto umido, sorridenti entrambi.
Décolleté a stiletto, calze scure sotto il trench - lo stesso indossato quando venne a trovarmi in studio - e trucco molto più vistoso del suo solito su un viso sicuramente radioso, e quasi irriconoscibile, ben incorniciato dai capelli sciolti.
“Non sto più nella pelle, quale sorpresa mi riservi oggi? Con te devo sempre aspettarmi di tutto e non sai quanto mi eccita questa cosa”, appoggiando la mano sul mio petto, coperto da una camicia bianca, ed accarezzandolo con movimenti lenti e dosati.
“Bene. Voglio offrirti vendetta e soddisfazione su un piatto d'argento”, osservando il suo sguardo incuriosito, “nella stanza accanto alla nostra c'è tuo marito”, lo sguardo divenne di incredulità, “sì, stamattina mi ha contattato dopo aver letto il messaggio che mi avevi inviato questa notte”, il suo viso si aprì in un sorriso malizioso, “ma invece di incazzarsi, prendermi magari a pugni, mi ha confessato di avere avuto un'erezione. Di conseguenza, sicuro di non farti alcun torto, ho organizzato questo incontro; tutte le spese a carico suo, naturalmente”, lasciando trasparire un sorriso sornione.
Rimase in silenzio alcuni secondi, mi osservò negli occhi con una intensità tangibile, nella sua testa stavano certamente scontrandosi pensieri ed immagini di ogni tipo.
“Libera di voler tornare a casa, ma se decidi di entrare in questo B&B, dovrai stare alle mie direttive e fare finta di non sapere nulla di tutto ciò, almeno fino ad un mio cenno; da lì in poi la scena sarà tua”.
“Andiamo, saliamo in stanza. Mi conosci più tu che lui, ormai. Sì, ho la necessità impellente di una rivalsa nei suoi confronti, dopo ciò che mi ha fatto negli anni. Vuole essere cornuto consapevole? Così sia! Ma quando sarà il mio momento, ti prego di aiutarmi ad umiliarlo il più possibile; voglio che arrivi a sentirsi un’ameba”.
Entrammo nella camera numero 25 al secondo piano, la porta divisoria con la stanza accanto era semiaperta; giusto uno spiraglio appena visibile.
I suoi passi sul pavimento, mentre si dirigeva verso il letto, risuonarono nel silenzio più assoluto.
“Vediamo se hai assolto bene il tuo compito”.
“Quale compito?”, posizionandosi fronte porta divisoria.
“Quello di essere la Mia puttana, cara”.
“Beh, osserva e dimmi tu, allora”, aprendo il trench e facendolo scivolare lento sul pavimento.
Dalle décolleté e dalle calze autoreggente, che avevo già notato prima, il mio sguardo proseguì più in alto incontrando una porzione di coscia nuda e tornita, una minigonna inguinale di pelle lucida e nera - così corta che faceva intravedere le mutandine di pizzo color turchese che le avevo regalato - uno striminzito top, anch'esso di nera pelle lucida, con sotto il reggiseno in coordinato con le mutandine. Ad adornare il liscio collo un filo di piccole perle di fiume con un cerchio in oro bianco come ciondolo.
Fece un giro lento su sé stessa mostrandomi anche il lato B; i suoi glutei in gran parte esposti ed un filo sottile di tessuto turchese tra di essi.
“Beh, direi che le premesse ci sono tutte ed apprezzo la tua audacia nel soddisfare la mia richiesta. Ma adesso andiamo oltre il semplice look”, gettando a terra un cuscino che trovai sul divanetto, “dimostrami quanto veramente puttana sei! Vieni qui e fammi un pompino come si deve”, tirando fuori il cazzo già in tiro dalla patta dei pantaloni.
In questo frangente mi posizionai di fianco rispetto alla porta divisoria, in modo tale da poter agevolare il marito cornuto nella visione, sia della mia erezione sia del corpo della moglie piegato sulle ginocchia.
Lei mi prese in bocca con foga e desidero, lingua tutta fuori che arrivava a lambire con la punta le palle gonfie, densa saliva che tracimava dai lati delle labbra che riuscivano ad avvolgere perfettamente l'asta, gorgoglii continui ed il dolce suono del respiro affannoso che usciva dalle narici.
La mia mano raccolse i suoi lunghi capelli in una sorta di chignon ed accompagnò il movimento ormai convulso, fino a quando la tirai indietro costringendola a guardarmi dritto negli occhi, la lingua grondante ancora fuori dalla bocca ed il trucco disfatto dalle lacrime del piacere: “brava cagna!”, dandole uno schiaffetto sul viso.
“Prendimi con forza, fammi sentire una vera femmina, ti prego. Non ho mai avuto un maschio capace di scoparmi come fai tu”, accentuando l'ultima parte della frase e mostrandomi un sorriso complice.
La sollevai da terra e la piegai in avanti sul letto; questo semplice movimento le fece sollevare la minigonna fino ai fianchi, talmente era corta.
Mi spogliai completamente, mentre lei dimenava il culo avendo le mani sul materasso ed il viso rivolto a me, o meglio, in realtà, alla porta divisoria.
“Mi sento un bel bocconcino, sbrigati a mangiarmi tutta, non resisto più”, con voce sensuale da ragazzina in calore.
Sorridente mi avvicinai, le accarezzai il culo, le scostai il filo del perizoma sulla chiappa sinistra, schiaffeggiai con forza quella destra e, senza alcun preavviso, infilai il cazzo nella fica bagnata a dismisura.
“Oh, cazzo! Sì, così mi piace essere presa! Fotti la tua cagna senza pietà”.
Così feci, afferrandola ben salda sui fianchi e sbattendomela senza tregua per un tempo indefinito durante il quale i suoi iniziali gemiti si trasformarono in guaiti urlati.
Venne più volte, generando fiotti di umori caldi che, espulsi, si depositavano copiosi sul cazzo in movimento, fino a creare una sorta di anello bianco alla base dello stesso; senza contare il piccolo lago che si formò sul pavimento tra le sue gambe spalancate.
Tirai fuori il cazzo e le ordinai di salire sul letto, perché era giunto il momento di sfondarle il culo, aggiungendo a chiare lettere di potersi liberamente prendere la scena.
Si sollevò, sfilandosi le mutandine con fare molto sensuale. Salì lentamente sul letto a quattro zampe come fosse veramente una cagna, scodinzolando con il culo vistosamente bagnato, e si posizionò col viso difronte alla porta divisoria.
Anch'io salii sul letto, mi misi in ginocchio dietro di lei e cominciai a giocare con lo sfintere, sollecitandolo con le dita.
“Esci fuori cornuto!”, esordì lei a voce alta e ferma, “guarda da vicino come questo vero maschio si scopa la donna alla quale hai giurato amore e rispetto davanti all'altare. Vieni ad osservare tua moglie mentre gode di quell'orgasmo che solo lui è riuscito a donarmi fino ad oggi, mentre tu hai saputo soltanto accoppiarti come un coniglio con quelle brutte oche prezzolate del tuo ufficio; so bene che hai dovuto acquistare tanti costosi regali per poterlo fare. Io, invece, sono sempre stata gratis, stronzo! Ti sei persa una vera troia in questi anni, coglione! Dai, abbi almeno il coraggio di essere presente alla sodomia della madre dei tuoi figli, senza doverti nascondere dietro una porta. È ciò che desideravi? Eccomi qui! Pronta ad essere rotta in culo, ancora una volta!”, tirandosi giù, in un sol colpo plateale, top e reggiseno al fine di liberare e fare penzolare le sue belle tette.
La porta, dopo qualche secondo, si aprì ed entrò in stanza il marito, senza pantaloni e con la camicia aperta, occhi bassi e cazzo barzotto dentro i boxer umidi sulla patta.
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