Il fugace dubbio nel tradimento. 3
di
Satirikon
genere
tradimenti
Il mattino del giorno seguente, poco dopo aver sorbito il mio caffè, arrivò un suo nuovo messaggio: “buon giorno, ho dormito molto bene stanotte, grazie al tuo starmi costantemente dentro”, subito accompagnato da una fotografia del culo nudo davanti allo specchio con il bottone luccicante tra le chiappe dilatate dalla mano.
“Sono felice per te, oggi alle 15:00 a casa mia si replica, ti aspetto”.
“Mi dispiace, ma oggi ho il turno pomeridiano, prendo servizio alle 14:00”.
“Capisco. Anche se sarò libero soltanto per un'oretta, vieni allora nel mio studio alle 10:00, via Mario Rossi n. 5. Indossa un tailleur con la gonna, senza intimo”.
“D'accordo, a dopo”.
Puntuale entrò nella sala d'attesa dello studio indossando un trench scuro con sotto una giacca ed una gonna sui toni dell'azzurro, un top a V, calze velate e décolleté nere con tacco da giorno; capelli sciolti e vaporosi, sorriso ammiccante e trucco appena accennato.
Le nostre bocche si incontrarono immediatamente e le lingue si intrecciarono violentemente per un tempo indeterminato.
Le mie mani le corsero lungo i fianchi fino a posizionarsi stabilmente sui torniti glutei, mentre le sue si legarono dietro il mio collo.
Facemmo fatica a staccarci, ma dopo qualche secondo di sguardi silenziosi la condussi per mano nella mia stanza davanti al divano in pelle, le sfilai il trench con molta lentezza appoggiandolo poi su una poltrona lì accanto, le sollevai la gonna fino alla vita, la girai e la piegai in avanti dicendole di tenere le mani ben salde sui cuscini della seduta.
Mi allontanai di un passo per meglio ammirare il suo bel culo nudo, reso più splendido dal bottone argentato sporgente.
Le sue grandi labbra erano gonfie e colorate, colme di piccole stille lucenti.
La balza di pizzo delle autoreggenti donava coronamento all'opera d'arte.
Mi riavvicinai premendo il bottoncino con il pollice; fu immediata la sua reazione di piacere. Indice e pollice, con accennati movimenti, iniziarono a rotearlo e muoverlo dentro e fuori. I suoi gemiti si fecero più intensi, più profondi. Lo tolsi dallo sfintere con grande attenzione e, subito dopo, la colpii su entrambe le chiappe. Dalla tasca della mia giacca estrassi un altro plug, della stessa fattura, ma largo il doppio. Lo strofinai più volte sulla fica madida di profumati umori e, con molta calma, lo puntai sul buco arrossato e cominciai a spingere con calcolata costanza. Fù fantastica la sensazione di cedimento repentino - con annesse velate lamentele di lei - così come parimenti meraviglioso fù il suono di risucchio quando l'oggetto si piantò definitivamente dentro.
“Oh sì, questo è più grande, mi riempie tutta. Mi sento violata, il dolore iniziale si affievolisce sostituito dalla piacevole sensazione di pienezza”.
La mia erezione non poteva più essere contenuta nei pantaloni, la mia voglia irrefrenabile di scoparla in quella posizione non poteva più essere tenuta a bada.
Entrai nella sua fica grondante con grande facilità, mi stava senza alcun dubbio anelando.
Mani ben salde sui suoi fianchi, iniziai a spingere con foga, un dentro e fuori sempre più profondo che mi consentiva di sollecitare con decisione anche il plug; entrambi i suoi buchi pieni di me.
“Oh sì, cazzo che bello! Scopami così, sì, mi piace da morire. Non smettere, più forte, sì, sì, così, ohh, ahhh, sì, sono la tua vacca da monta. Mi sento usata e mi piace tantissimo, sì, sì, sì, continua, ti prego. Prendimi, fottimi, spaccami, sì, sì, così, ohh, ahhh, vengo, veengoo, veeengooo”.
Urlò il suo orgasmo con tutta se stessa, non lesinando di proferire improperi erotici sulla sua stessa persona.
Non smisi di scoparla, continuai imperterrito con ritmo variegato, a volte veloce a volte lento e profondo.
Venne ancora, la sua vagina dilatata rilasciava umori caldi e densi continuamente; gemiti urlati che le uscivano dalla bocca sempre aperta.
Arrivai anch'io al punto del non ritorno; le sborrai copiosamente ed a più riprese nella fica. Mi liberai animalescamente di tutta la tensione e l'eccitazione accumulata, accasciandomi sulla sua schiena e respirando affannosamente.
Le sue involontarie contrazioni vaginali espulsero lentamente il pene gocciolante; soltanto allora mi sollevai, aiutando lei a rialzarsi.
“Mi sta colando tutto fuori, devo andare in bagno, ti prego”, con la mano stretta tra le cosce, capelli arruffati e rossa in viso, ma meravigliosamente sorridente.
“Certo, dietro quella porta a specchio, accomodati pure”.
Quando uscì, molto più serena e gioviale, mi avvolse con braccia forti e, sussurrandomi che era stato fantastico, mi baciò il collo, rimanendo lì immobile ad annusarmi per un bel po' di tempo.
“Ti dà fastidio il plug?”.
“Lo sento invadente, sì. E probabilmente non riuscirò a toglierlo così facilmente come il precedente più piccolo, facendomi anche male. Ma se mi dici di tenerlo dentro fino a stasera o, addirittura, fino a domani mattina, lo faccio senza lamentarmi”.
“Le mie intenzioni sono altre, per la verità. A che ora finisci il turno?”.
“Alle 20:00 circa arriva il cambio, perché?”.
“Perché, prima di andare a casa, potresti ritornare qui e sarei io a sfilarlo via, con grande piacere”.
“Pur intrigandomi molto, non credo potrò, stasera si festeggia il compleanno di mia suocera”.
“Capisco. Vorrà dire che troverò un altro modo per recuperare il piccoletto”, facendo l'occhiolino e sorridendo.
Ci salutammo, perché lei doveva preparare il pranzo per la famiglia prima di recarsi a lavoro ed io stavo aspettando un paio di clienti ai quali avevo dato appuntamento.
Nel tardo pomeriggio le inviai un messaggio col quale chiedevo se avesse la possibilità di liberarsi per una mezz'oretta. Mi rispose di si, senza colpo ferire, a condizione che, giunto in reparto, le avessi fatto uno squillo; mi avrebbe raggiunto lei, evitando così gli sguardi curiosi altrui.
Arrivai in ospedale alle 17:00 circa. Feci lo squillo da lei richiesto e, dopo cinque minuti durante i quali rimasi seduto nella sala d'attesa ad osservare un poster di uno scheletro con tutti i nomi delle ossa indicati, sentii aprire la porta del reparto ortopedia ed ascoltai la sua voce decisa: “Angela, fammi la cortesia di sostituirmi durante la mia assenza, torno subito”, presentandosi davanti a me con il più bel sorriso che le avessi mai visto.
“Seguimi, ti porto in ambulatorio, lì staremo tranquilli”.
La seguii. O meglio, seguii il suo bel culo contenuto in una leggera divisa verde da infermiera.
Mi fece entrare in una stanza un po’ defilata, chiudendo la porta dietro di me, ed accese la luce; eh sì, era proprio un ambulatorio, con tutti gli annessi strumenti medici.
Mi saltò al collo per baciarmi con grande trasporto di lingua e passione, ricambiando io con evidente desiderio.
“Sono felice che tu mi abbia fatto questa sorpresa, non me lo aspettavo”, ancora più sorridente di prima.
La baciai ancora, più a fondo e con maggiore enfasi, spingendola pian piano contro il bordo in metallo del lettino presente al centro della stanza. La girai di schiena, la piegai in avanti sul materassino nero, le abbassai i pantaloni e, subito dopo, le mutandine fino alle caviglie.
Le infilai la mano tra le cosce trovandola bagnatissima. La penetrai con indice e medio in modo violento. Umori caldi che schizzavano fuori mentre il movimento risuonava intenso nel silenzio.
“Ti prego scopami, non mi torturare così. Voglio bagnarti il cazzo. Prendimi”.
“Lo farò, tranquilla. Resisti soltanto qualche secondo e dopo mi ricorderai per tutta la durata della festa di stasera”.
Era sull'orlo dell'orgasmo.
La mia mano, intrisa della sua eccitazione rilassata, si spostò tra le chiappe; le dita inumidirono e lubrificarono per bene lo sfintere per poi tirare fuori, con lentezza e costanza, il cono d'acciaio, strappandole un piccolo urlo di dolore che mi eccitò tantissimo.
Il vuoto fu subito riempito dal mio cazzo che penetrò nel culo inesorabilmente fino alla base. Mi fermai qualche secondo in quella posizione soltanto per serrarle i polsi dietro la schiena per poi iniziare a muovere il bacino in avanti ed indietro, dapprima con lentezza di poi con sempre maggiore ritmo.
“Sì, rompi la tua vacca da monta, è la prima volta che lo prendo nel culo. Così, appropriati della mia ultima verginità. Fammela godere fino in fondo questa sensazione di dolore misto a piacere”.
Le afferrai i capelli tirandoli verso di me, il suo viso puntò in direzione di una finestra serrata, la sua bocca libera di gridare l'orgasmo imminente.
Continuai a scoparla con maggiore veemenza. L'ano, dilatato e morbido, ormai accogliente e profondo, diventò la mia custodia per molti minuti.
Venne mordendosi le labbra per non gridare troppo; venni con un rantolo soffocato.
Mi accasciai sul suo corpo, liberando le sue mani dalle mie.
Respiri profondi, gemiti residui, carezze reciproche.
“Sì, avevi ragione, questa sensazione la terrò con me per molto tempo, soprattutto questa sera, ahahah, sarà piacevole festeggiare con il buco del culo che mi brucia”, realmente divertita.
Ci ricomponemmo, approfittando del bagno nella saletta comunicante, e ci salutammo con un bacio quasi infinito.
Lei ritornò in reparto, io uscii dall'ospedale.
Alle 00:35 arrivò un messaggio: “un brindisi anche con te! Grazie infinite per le nuove, forti sensazioni ed emozioni che mi stai facendo provare, buona notte. Ps: ho imbustato l'intimo di ieri (peccato fosse così dozzinale), apponendo sopra la data della mia prima vera sodomia profonda. Davvero eccitante averlo fatto, ne porto con me i piacevoli postumi ancora adesso”.
Orgoglioso e soddisfatto mi addormentai.
“Sono felice per te, oggi alle 15:00 a casa mia si replica, ti aspetto”.
“Mi dispiace, ma oggi ho il turno pomeridiano, prendo servizio alle 14:00”.
“Capisco. Anche se sarò libero soltanto per un'oretta, vieni allora nel mio studio alle 10:00, via Mario Rossi n. 5. Indossa un tailleur con la gonna, senza intimo”.
“D'accordo, a dopo”.
Puntuale entrò nella sala d'attesa dello studio indossando un trench scuro con sotto una giacca ed una gonna sui toni dell'azzurro, un top a V, calze velate e décolleté nere con tacco da giorno; capelli sciolti e vaporosi, sorriso ammiccante e trucco appena accennato.
Le nostre bocche si incontrarono immediatamente e le lingue si intrecciarono violentemente per un tempo indeterminato.
Le mie mani le corsero lungo i fianchi fino a posizionarsi stabilmente sui torniti glutei, mentre le sue si legarono dietro il mio collo.
Facemmo fatica a staccarci, ma dopo qualche secondo di sguardi silenziosi la condussi per mano nella mia stanza davanti al divano in pelle, le sfilai il trench con molta lentezza appoggiandolo poi su una poltrona lì accanto, le sollevai la gonna fino alla vita, la girai e la piegai in avanti dicendole di tenere le mani ben salde sui cuscini della seduta.
Mi allontanai di un passo per meglio ammirare il suo bel culo nudo, reso più splendido dal bottone argentato sporgente.
Le sue grandi labbra erano gonfie e colorate, colme di piccole stille lucenti.
La balza di pizzo delle autoreggenti donava coronamento all'opera d'arte.
Mi riavvicinai premendo il bottoncino con il pollice; fu immediata la sua reazione di piacere. Indice e pollice, con accennati movimenti, iniziarono a rotearlo e muoverlo dentro e fuori. I suoi gemiti si fecero più intensi, più profondi. Lo tolsi dallo sfintere con grande attenzione e, subito dopo, la colpii su entrambe le chiappe. Dalla tasca della mia giacca estrassi un altro plug, della stessa fattura, ma largo il doppio. Lo strofinai più volte sulla fica madida di profumati umori e, con molta calma, lo puntai sul buco arrossato e cominciai a spingere con calcolata costanza. Fù fantastica la sensazione di cedimento repentino - con annesse velate lamentele di lei - così come parimenti meraviglioso fù il suono di risucchio quando l'oggetto si piantò definitivamente dentro.
“Oh sì, questo è più grande, mi riempie tutta. Mi sento violata, il dolore iniziale si affievolisce sostituito dalla piacevole sensazione di pienezza”.
La mia erezione non poteva più essere contenuta nei pantaloni, la mia voglia irrefrenabile di scoparla in quella posizione non poteva più essere tenuta a bada.
Entrai nella sua fica grondante con grande facilità, mi stava senza alcun dubbio anelando.
Mani ben salde sui suoi fianchi, iniziai a spingere con foga, un dentro e fuori sempre più profondo che mi consentiva di sollecitare con decisione anche il plug; entrambi i suoi buchi pieni di me.
“Oh sì, cazzo che bello! Scopami così, sì, mi piace da morire. Non smettere, più forte, sì, sì, così, ohh, ahhh, sì, sono la tua vacca da monta. Mi sento usata e mi piace tantissimo, sì, sì, sì, continua, ti prego. Prendimi, fottimi, spaccami, sì, sì, così, ohh, ahhh, vengo, veengoo, veeengooo”.
Urlò il suo orgasmo con tutta se stessa, non lesinando di proferire improperi erotici sulla sua stessa persona.
Non smisi di scoparla, continuai imperterrito con ritmo variegato, a volte veloce a volte lento e profondo.
Venne ancora, la sua vagina dilatata rilasciava umori caldi e densi continuamente; gemiti urlati che le uscivano dalla bocca sempre aperta.
Arrivai anch'io al punto del non ritorno; le sborrai copiosamente ed a più riprese nella fica. Mi liberai animalescamente di tutta la tensione e l'eccitazione accumulata, accasciandomi sulla sua schiena e respirando affannosamente.
Le sue involontarie contrazioni vaginali espulsero lentamente il pene gocciolante; soltanto allora mi sollevai, aiutando lei a rialzarsi.
“Mi sta colando tutto fuori, devo andare in bagno, ti prego”, con la mano stretta tra le cosce, capelli arruffati e rossa in viso, ma meravigliosamente sorridente.
“Certo, dietro quella porta a specchio, accomodati pure”.
Quando uscì, molto più serena e gioviale, mi avvolse con braccia forti e, sussurrandomi che era stato fantastico, mi baciò il collo, rimanendo lì immobile ad annusarmi per un bel po' di tempo.
“Ti dà fastidio il plug?”.
“Lo sento invadente, sì. E probabilmente non riuscirò a toglierlo così facilmente come il precedente più piccolo, facendomi anche male. Ma se mi dici di tenerlo dentro fino a stasera o, addirittura, fino a domani mattina, lo faccio senza lamentarmi”.
“Le mie intenzioni sono altre, per la verità. A che ora finisci il turno?”.
“Alle 20:00 circa arriva il cambio, perché?”.
“Perché, prima di andare a casa, potresti ritornare qui e sarei io a sfilarlo via, con grande piacere”.
“Pur intrigandomi molto, non credo potrò, stasera si festeggia il compleanno di mia suocera”.
“Capisco. Vorrà dire che troverò un altro modo per recuperare il piccoletto”, facendo l'occhiolino e sorridendo.
Ci salutammo, perché lei doveva preparare il pranzo per la famiglia prima di recarsi a lavoro ed io stavo aspettando un paio di clienti ai quali avevo dato appuntamento.
Nel tardo pomeriggio le inviai un messaggio col quale chiedevo se avesse la possibilità di liberarsi per una mezz'oretta. Mi rispose di si, senza colpo ferire, a condizione che, giunto in reparto, le avessi fatto uno squillo; mi avrebbe raggiunto lei, evitando così gli sguardi curiosi altrui.
Arrivai in ospedale alle 17:00 circa. Feci lo squillo da lei richiesto e, dopo cinque minuti durante i quali rimasi seduto nella sala d'attesa ad osservare un poster di uno scheletro con tutti i nomi delle ossa indicati, sentii aprire la porta del reparto ortopedia ed ascoltai la sua voce decisa: “Angela, fammi la cortesia di sostituirmi durante la mia assenza, torno subito”, presentandosi davanti a me con il più bel sorriso che le avessi mai visto.
“Seguimi, ti porto in ambulatorio, lì staremo tranquilli”.
La seguii. O meglio, seguii il suo bel culo contenuto in una leggera divisa verde da infermiera.
Mi fece entrare in una stanza un po’ defilata, chiudendo la porta dietro di me, ed accese la luce; eh sì, era proprio un ambulatorio, con tutti gli annessi strumenti medici.
Mi saltò al collo per baciarmi con grande trasporto di lingua e passione, ricambiando io con evidente desiderio.
“Sono felice che tu mi abbia fatto questa sorpresa, non me lo aspettavo”, ancora più sorridente di prima.
La baciai ancora, più a fondo e con maggiore enfasi, spingendola pian piano contro il bordo in metallo del lettino presente al centro della stanza. La girai di schiena, la piegai in avanti sul materassino nero, le abbassai i pantaloni e, subito dopo, le mutandine fino alle caviglie.
Le infilai la mano tra le cosce trovandola bagnatissima. La penetrai con indice e medio in modo violento. Umori caldi che schizzavano fuori mentre il movimento risuonava intenso nel silenzio.
“Ti prego scopami, non mi torturare così. Voglio bagnarti il cazzo. Prendimi”.
“Lo farò, tranquilla. Resisti soltanto qualche secondo e dopo mi ricorderai per tutta la durata della festa di stasera”.
Era sull'orlo dell'orgasmo.
La mia mano, intrisa della sua eccitazione rilassata, si spostò tra le chiappe; le dita inumidirono e lubrificarono per bene lo sfintere per poi tirare fuori, con lentezza e costanza, il cono d'acciaio, strappandole un piccolo urlo di dolore che mi eccitò tantissimo.
Il vuoto fu subito riempito dal mio cazzo che penetrò nel culo inesorabilmente fino alla base. Mi fermai qualche secondo in quella posizione soltanto per serrarle i polsi dietro la schiena per poi iniziare a muovere il bacino in avanti ed indietro, dapprima con lentezza di poi con sempre maggiore ritmo.
“Sì, rompi la tua vacca da monta, è la prima volta che lo prendo nel culo. Così, appropriati della mia ultima verginità. Fammela godere fino in fondo questa sensazione di dolore misto a piacere”.
Le afferrai i capelli tirandoli verso di me, il suo viso puntò in direzione di una finestra serrata, la sua bocca libera di gridare l'orgasmo imminente.
Continuai a scoparla con maggiore veemenza. L'ano, dilatato e morbido, ormai accogliente e profondo, diventò la mia custodia per molti minuti.
Venne mordendosi le labbra per non gridare troppo; venni con un rantolo soffocato.
Mi accasciai sul suo corpo, liberando le sue mani dalle mie.
Respiri profondi, gemiti residui, carezze reciproche.
“Sì, avevi ragione, questa sensazione la terrò con me per molto tempo, soprattutto questa sera, ahahah, sarà piacevole festeggiare con il buco del culo che mi brucia”, realmente divertita.
Ci ricomponemmo, approfittando del bagno nella saletta comunicante, e ci salutammo con un bacio quasi infinito.
Lei ritornò in reparto, io uscii dall'ospedale.
Alle 00:35 arrivò un messaggio: “un brindisi anche con te! Grazie infinite per le nuove, forti sensazioni ed emozioni che mi stai facendo provare, buona notte. Ps: ho imbustato l'intimo di ieri (peccato fosse così dozzinale), apponendo sopra la data della mia prima vera sodomia profonda. Davvero eccitante averlo fatto, ne porto con me i piacevoli postumi ancora adesso”.
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