Il fugace dubbio nel tradimento. 2
di
Satirikon
genere
tradimenti
Due giorni di assoluto silenzio da parte di entrambi e dopo, come un fulmine a ciel sereno, ricevetti un suo messaggio mentre ero in pausa pranzo: “non ho fatto altro che pensarti e bagnarmi, ho provato a masturbarmi per placare il mio desiderio di te, ho anche scopato mio marito immaginando fossi tu, ma niente; voglio rivederti!”.
Sorrisi e lo rilessi una seconda volta mentre finivo di bere il mio caffè, decidendo di non risponderle subito. Desideravo che il suo bisogno diventasse esigenza, il suo volere una devota preghiera.
Nel tardo pomeriggio le scrissi: “domani alle 15:00 a casa mia, ti darò l'indirizzo. Ma voglio che tu sia decisa e pronta a tutto”.
Rispose quasi subito: “ci sarò, decisamente Tua”.
La mattina seguente, intento ad esaminare alcuni documenti sulla mia scrivania, ricevetti un suo messaggio con allegata una fotografia. Era un selfie davanti ad un grande specchio e, facendo in modo che il telefonino le coprisse il volto, si mostrava con un completino nero di pizzo - reggiseno a balconcino e mutandina sgambata - autoreggenti velate e scarpe nere décolleté tacco 10. A corredo della fotografia solo una scarna didascalia: “spero che questo possa essere di tuo gradimento”.
Le risposi dopo qualche minuto, non commentando in alcun modo il suo outfit, ma indicandole invece il mio indirizzo di casa e dicendole di aggiungere soltanto un cappotto lungo.
“Mi sentirò a disagio per tutto il tragitto, ma lo faccio”, accompagnando la risposta con un nuovo selfie; la sua mano sinistra era ben piazzata nelle mutandine.
All'ora stabilita, puntuale, suonò al citofono. La feci attendere qualche secondo di troppo prima di aprire, osservandola nel monitor e vedendola alquanto preoccupata di non farsi notare più di tanto dagli sconosciuti che percorrevano il marciapiedi.
Entrata in casa l'accolsi con in dosso soltanto un kimono nero di raso; si avvicinò sorridente al mio viso ed attaccò le sue labbra alle mie, mentre le lingue si salutavano con grande passione dopo i giorni trascorsi lontane l'una dall'altra.
Misi la mano tra i suoi capelli lunghi - castani e ricci - e li tirai in basso quel tanto che bastò per farle alzare il mento e consentirmi di leccarle lentamente il collo fino al décolleté, scostando, con il mio di mento, il bavero del cappotto. Immediatamente dopo, con decisione, la tirai verso il basso fino a farla inginocchiare, guardandola sempre negli occhi. Scostai il kimono e le misi la mia erezione in bocca, spingendo la sua nuca dapprima con delicatezza e poi con forza fino ad affondarle in gola.
Abbondante saliva colò sul pavimento ed il suono dei suoi conati si unì alle lacrime che le rigavano il viso.
La sollevai di forza e, col suo respiro ancora affannato, le infilai una mano tra le cosce: “sei fradicia, troia!”.
La feci girare di spalle, le tolsi il cappotto che, con un tonfo sordo, cadde a terra, la piegai in avanti facendole appoggiare le mani sulla parete, le scostai le striminzite mutandine liberando le grandi labbra ormai dischiuse e grondanti di lucidi umori e, senza colpo ferire, spinsi il cazzo nella fica.
Mi accolse con un grido strozzato: “sì, fotti la tua troia, prenditi ciò che ormai ti appartiene”.
Lo feci, sbattendola forte con le mani strette ai suoi fianchi e le mie ginocchia piegate.
“Sì, cazzo, sì, così! Non vedevo l'ora. Scopami, non ho fatto che pensare al tuo cazzo in questi giorni. Fammi godere!”.
Venne, schizzando il suo piacere ad ogni mio violento affondo ed urlando di essere mia, solo mia.
Rallentai il movimento pelvico, slacciai il suo reggiseno facendolo cadere sul parquet e liberando la sua 3^ misura abbondante; la mano sinistra tra i suoi capelli, la mano destra sul suo gluteo.
Ripresi repentino a scoparla, tirandole i capelli e schiaffeggiandole il culo.
E venne ancora.
Un orgasmo, intenso ed immediato, inaspettato ed incontrollato, la pervase tutta, facendole cedere le gambe a tal punto che dovetti reggerla per non farla stramazzare a terra.
La presi tra le mie braccia e la adagiai quindi sul letto, distendendomi accanto e respirando a ritmo del suo respiro.
“Non mi è mai capitato, neanche da giovane, di essere scopata con tanta foga. Alla soglia dei miei 45 anni scopro invece che amo sentirmi così svuotata nella mente e priva di energie fisiche, chi l'avrebbe mai detto? Sono felicissima, grazie!”, appoggiando la testa sul mio petto, “e tu, invece, sei ancora così duro”, allungando la mano e iniziando a masturbarmi con movimenti lenti.
“Ti avevo avvertita di dover essere decisa e pronta a tutto! Riprendi fiato adesso, non ho ancora finito con te”.
“Disfami tutta, rendimi il tuo zerbino, annulla ogni minima mia resistenza, voglio essere la tua puttana e sottopormi ad ogni tua perversione”.
Sfilai le sue mutandine ormai zuppe ed intensamente profumate, le alzai le gambe sulle mie spalle - adoro i tacchi sulle scapole - e mi immersi tra le sue cosce.
Dalla clitoride al perineo, lento e veloce, lingua rigida ed allungata.
Il pollice che spingeva sullo sfintere; era strettissimo. Sicuramente mai, o quasi, violato. Mi eccitai ancor di più all'idea di poter essere il primo a romperglielo, ma non sarebbe accaduto certo in quella occasione; meritava un rito tutto dedicato.
Il cazzo tornò nella fica, calda, grondante ed accogliente.
Alternai ritmi variati e ad ogni affondo lei urlava più forte il suo orgasmo infinito.
Allo stremo, lo tirai fuori e, menandolo con mano rallentata, schizzai sul suo ventre un abbondante quantitativo di liquido seminale che iniziò a colare verso il basso ed in ogni direzione. Rientrai gocciolante nella fica e le diedi altri vigorosi colpi fino ad accasciarmi esausto e soddisfatto sul suo corpo ancora tremante. Fu lei, con le forti contrazioni vaginali, a farmi uscire definitivamente.
Rimanemmo in quella posizione per lunghi piacevoli minuti. Mi teneva stretto a sé con le braccia e con le gambe; le nostre bocche respiravano con affanno.
“Non vorrei mai staccarmi da te, ma devo tornare a casa. Ho dei figli ed un marito, nel bene e nel male. Voglio arrivare prima che rincasino”, sorridente.
Andò in bagno a fare una veloce doccia per poi riapparire, poco dopo, splendente più che mai. Cercò di riprendere da terra mutandine e reggiseno, ma lo impedii.
Presi una busta trasparente, infilai dentro il suo intimo e la sigillai per bene. Sopra scrissi la data.
“Questa è la prima di una lunga collezione che vorrò fare della tua lingerie; indossata nuova per me e lordata con me. Vestiti soltanto del cappotto e, prima di andare, porta con te quella piccola scatola. Aprila quando sarai a casa e lontana da occhi indiscreti”.
Mi baciò con grande trasporto ed uscì indossando anche uno sguardo malizioso.
Pochi minuti dopo arrivò un suo messaggio: “scusami, non ho saputo resistere alla curiosità, l'ho aperta appena entrata in auto. Ti ringrazio per il nuovo completino, molto sexy, sia per modello che per colore, lo indosserò la prossima volta che ci vedremo. Ma il piccolo dildo luccicante perché?”.
“È un piccolo plug anale, indossalo stasera prima di andare a dormire e tienilo dentro di te fino a domani mattina”.
Rispose con un selfie, le sue labbra, col rossetto rinnovato, protese in un bacio e gli occhi sorridenti.
Sorrisi e lo rilessi una seconda volta mentre finivo di bere il mio caffè, decidendo di non risponderle subito. Desideravo che il suo bisogno diventasse esigenza, il suo volere una devota preghiera.
Nel tardo pomeriggio le scrissi: “domani alle 15:00 a casa mia, ti darò l'indirizzo. Ma voglio che tu sia decisa e pronta a tutto”.
Rispose quasi subito: “ci sarò, decisamente Tua”.
La mattina seguente, intento ad esaminare alcuni documenti sulla mia scrivania, ricevetti un suo messaggio con allegata una fotografia. Era un selfie davanti ad un grande specchio e, facendo in modo che il telefonino le coprisse il volto, si mostrava con un completino nero di pizzo - reggiseno a balconcino e mutandina sgambata - autoreggenti velate e scarpe nere décolleté tacco 10. A corredo della fotografia solo una scarna didascalia: “spero che questo possa essere di tuo gradimento”.
Le risposi dopo qualche minuto, non commentando in alcun modo il suo outfit, ma indicandole invece il mio indirizzo di casa e dicendole di aggiungere soltanto un cappotto lungo.
“Mi sentirò a disagio per tutto il tragitto, ma lo faccio”, accompagnando la risposta con un nuovo selfie; la sua mano sinistra era ben piazzata nelle mutandine.
All'ora stabilita, puntuale, suonò al citofono. La feci attendere qualche secondo di troppo prima di aprire, osservandola nel monitor e vedendola alquanto preoccupata di non farsi notare più di tanto dagli sconosciuti che percorrevano il marciapiedi.
Entrata in casa l'accolsi con in dosso soltanto un kimono nero di raso; si avvicinò sorridente al mio viso ed attaccò le sue labbra alle mie, mentre le lingue si salutavano con grande passione dopo i giorni trascorsi lontane l'una dall'altra.
Misi la mano tra i suoi capelli lunghi - castani e ricci - e li tirai in basso quel tanto che bastò per farle alzare il mento e consentirmi di leccarle lentamente il collo fino al décolleté, scostando, con il mio di mento, il bavero del cappotto. Immediatamente dopo, con decisione, la tirai verso il basso fino a farla inginocchiare, guardandola sempre negli occhi. Scostai il kimono e le misi la mia erezione in bocca, spingendo la sua nuca dapprima con delicatezza e poi con forza fino ad affondarle in gola.
Abbondante saliva colò sul pavimento ed il suono dei suoi conati si unì alle lacrime che le rigavano il viso.
La sollevai di forza e, col suo respiro ancora affannato, le infilai una mano tra le cosce: “sei fradicia, troia!”.
La feci girare di spalle, le tolsi il cappotto che, con un tonfo sordo, cadde a terra, la piegai in avanti facendole appoggiare le mani sulla parete, le scostai le striminzite mutandine liberando le grandi labbra ormai dischiuse e grondanti di lucidi umori e, senza colpo ferire, spinsi il cazzo nella fica.
Mi accolse con un grido strozzato: “sì, fotti la tua troia, prenditi ciò che ormai ti appartiene”.
Lo feci, sbattendola forte con le mani strette ai suoi fianchi e le mie ginocchia piegate.
“Sì, cazzo, sì, così! Non vedevo l'ora. Scopami, non ho fatto che pensare al tuo cazzo in questi giorni. Fammi godere!”.
Venne, schizzando il suo piacere ad ogni mio violento affondo ed urlando di essere mia, solo mia.
Rallentai il movimento pelvico, slacciai il suo reggiseno facendolo cadere sul parquet e liberando la sua 3^ misura abbondante; la mano sinistra tra i suoi capelli, la mano destra sul suo gluteo.
Ripresi repentino a scoparla, tirandole i capelli e schiaffeggiandole il culo.
E venne ancora.
Un orgasmo, intenso ed immediato, inaspettato ed incontrollato, la pervase tutta, facendole cedere le gambe a tal punto che dovetti reggerla per non farla stramazzare a terra.
La presi tra le mie braccia e la adagiai quindi sul letto, distendendomi accanto e respirando a ritmo del suo respiro.
“Non mi è mai capitato, neanche da giovane, di essere scopata con tanta foga. Alla soglia dei miei 45 anni scopro invece che amo sentirmi così svuotata nella mente e priva di energie fisiche, chi l'avrebbe mai detto? Sono felicissima, grazie!”, appoggiando la testa sul mio petto, “e tu, invece, sei ancora così duro”, allungando la mano e iniziando a masturbarmi con movimenti lenti.
“Ti avevo avvertita di dover essere decisa e pronta a tutto! Riprendi fiato adesso, non ho ancora finito con te”.
“Disfami tutta, rendimi il tuo zerbino, annulla ogni minima mia resistenza, voglio essere la tua puttana e sottopormi ad ogni tua perversione”.
Sfilai le sue mutandine ormai zuppe ed intensamente profumate, le alzai le gambe sulle mie spalle - adoro i tacchi sulle scapole - e mi immersi tra le sue cosce.
Dalla clitoride al perineo, lento e veloce, lingua rigida ed allungata.
Il pollice che spingeva sullo sfintere; era strettissimo. Sicuramente mai, o quasi, violato. Mi eccitai ancor di più all'idea di poter essere il primo a romperglielo, ma non sarebbe accaduto certo in quella occasione; meritava un rito tutto dedicato.
Il cazzo tornò nella fica, calda, grondante ed accogliente.
Alternai ritmi variati e ad ogni affondo lei urlava più forte il suo orgasmo infinito.
Allo stremo, lo tirai fuori e, menandolo con mano rallentata, schizzai sul suo ventre un abbondante quantitativo di liquido seminale che iniziò a colare verso il basso ed in ogni direzione. Rientrai gocciolante nella fica e le diedi altri vigorosi colpi fino ad accasciarmi esausto e soddisfatto sul suo corpo ancora tremante. Fu lei, con le forti contrazioni vaginali, a farmi uscire definitivamente.
Rimanemmo in quella posizione per lunghi piacevoli minuti. Mi teneva stretto a sé con le braccia e con le gambe; le nostre bocche respiravano con affanno.
“Non vorrei mai staccarmi da te, ma devo tornare a casa. Ho dei figli ed un marito, nel bene e nel male. Voglio arrivare prima che rincasino”, sorridente.
Andò in bagno a fare una veloce doccia per poi riapparire, poco dopo, splendente più che mai. Cercò di riprendere da terra mutandine e reggiseno, ma lo impedii.
Presi una busta trasparente, infilai dentro il suo intimo e la sigillai per bene. Sopra scrissi la data.
“Questa è la prima di una lunga collezione che vorrò fare della tua lingerie; indossata nuova per me e lordata con me. Vestiti soltanto del cappotto e, prima di andare, porta con te quella piccola scatola. Aprila quando sarai a casa e lontana da occhi indiscreti”.
Mi baciò con grande trasporto ed uscì indossando anche uno sguardo malizioso.
Pochi minuti dopo arrivò un suo messaggio: “scusami, non ho saputo resistere alla curiosità, l'ho aperta appena entrata in auto. Ti ringrazio per il nuovo completino, molto sexy, sia per modello che per colore, lo indosserò la prossima volta che ci vedremo. Ma il piccolo dildo luccicante perché?”.
“È un piccolo plug anale, indossalo stasera prima di andare a dormire e tienilo dentro di te fino a domani mattina”.
Rispose con un selfie, le sue labbra, col rossetto rinnovato, protese in un bacio e gli occhi sorridenti.
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