La signora è una filantropa.

di
genere
trio

Una stanza piccola ma accogliente, arredata con gusto, sicuramente frutto delle scelte oculate fatte da parte dei padroni di casa nel corso degli anni. Nella penombra scintillante, regalata dalle cinque candele accese e collocate in punti strategici, appesi alle pareti bianche ammiro quadri ad olio che ritraggono scene nelle quali corpi nudi si intrecciano in amplessi carnali di ogni tipo; di fronte alla porta finestra - attraverso la quale, in questo momento, il panorama visibile è quello di un cielo notturno stellato - un grande letto in ferro battuto, a tre piazze, con lenzuola di cotone color vinaccia e molti cuscini; addossato ad una parete un comò a cassettoni, in legno massello intarsiato, sul quale troneggiano varie sculture ed oggetti dalle fattezze falliche; in un angolo una comoda poltrona in pelle nera. Dietro una porta di scuro mogano si trova il bagno, dotato di ogni confort, compresa una piccola Jacuzzi già in funzione.
In questa stanza mi ha introdotto Lui, dopo avermi accolto all'ingresso di un cancello alla fine di un lungo viale immerso in una campagna coltivata a viti. Una villetta poco illuminata, nella cui mansarda adesso mi trovo.
“Mia moglie arriverà tra qualche minuto”, mi annuncia con voce roca ed accomodandosi sulla poltrona nell'angolo.
Un uomo basso e tarchiato, ultra 60enne, capelli radi su una testa lucida, vestito con giacca e cravatta, sicuramente molto elegante ma in evidente imbarazzo; non è certamente la prima volta che è costretto ad osservare inerme e non sarà sicuramente l'ultima, avendo io già conosciuto la cara mogliettina e le sue più intime passioni.
Lei è una donna d'età di poco inferiore al marito, decisa a volersi prendere - e spesso anche pretendere - ogni forma di piacere che i rapporti sessuali con estranei le possano regalare. Nessuna remora, nessun limite, nessuna negazione; essere semplicemente in balìa dell'altrui perversione e, comunque, sempre col marito presente.
Mi ha invitato a casa sua al termine di una serata organizzata - per una raccolta fondi da devolvere poi in beneficenza - da una sua cara ed intima amica che, per pura coincidenza, è anche mia cliente.
Già dal momento delle presentazioni Lei si dimostrò interessata a me, alla mia professione, al motivo per il quale mi trovavo in quel salotto buono insieme a tante altre persone elegantemente abbigliate; furono tante le curiosità alle quali, durante il lungo pomeriggio che si trasformò presto in tarda serata, dovetti dare risposta. E, col trascorrere del tempo e della sempre più profonda confidenza tra di noi, quelle curiosità, apparentemente generiche, si trasformarono piano piano in chiare possibilità di incontrarci in altro luogo più intimo ed in altro momento più consono, accompagnate anche da sorrisi, sfioramenti casuali e voluti, ammiccamenti, affermazioni a doppio senso e, soprattutto, gradimento reciproco.
A fine evento, salutandoci con sguardi seduttivi, Lei mi disse: “Gradirei che sabato sera tu venissi nella mia casa in campagna”, dandomi le indicazioni necessarie e sugellando la promessa con un brindisi.
Ed eccomi qui, sabato sera nella mansarda della villetta in campagna, in attesa del suo ingresso.
La porta si apre ed entra Lei, indossando décolleté nere tacco 12, calze velate con reggicalze di pizzo e vestaglia semitrasparente scura lasciata volutamente aperta e svolazzante per mostrare la nudità del suo corpo; il viso è truccato con cura ed incorniciato dai suoi lunghi e voluminosi capelli ricci.
“Ben arrivato Davide, ho atteso questo momento con molta trepidazione e desiderio”, con la voce della femmina calda e seduttiva.
Le sorrido complice; con un movimento del capo appena accennato la ringrazio.
Dal letto prendo uno dei cuscini e lo getto davanti a me sul pavimento, facendole segno di avvicinarsi.
Lei, con passo lento e felpato, sfoggiando un bel sorriso intrigato, arriva a me, bacia con labbra leggere e calde le mie e, sempre con lentezza, si inginocchia sul cuscino.
“Impara la fermezza, la decisione, la capacità” - rivolgendosi al marito seduto silente sulla poltrona in pelle - “ogni maschio che ho condotto in questa stanza e che mi sono scopata in tua presenza è sempre stato più Uomo di te, mio caro marito”, sorridente e sorniona, mentre fa scendere la cerniera dei miei pantaloni con la mano sinistra e con quella destra si infila ad afferrare il cazzo che preme duro sulla patta già da qualche minuto.
Lo osserva, lo tasta, lo esamina, lo muove; con la punta della lingua ne assaggia la goccia che tracima dal prepuzio e con sguardo penetrante nei miei occhi afferma: “Ha proprio un buon sapore, dolciastro e con un odore accattivante”, infilandolo poi nella bocca quasi per la metà. Usa la lingua per spingerlo sul palato, lo succhia con dedizione, muove la testa avanti e indietro per riuscire a fagocitarlo sempre più a fondo e, nonostante i frequenti conati, non demorde nel volerlo ingoiare tutto. La sento stringere i miei glutei e darsi la spinta giusta, i suoi capelli ricci ondeggiano nell'aria senza alcuna regola, gli eccitanti rantoli da soffocamento riempiono per intero la stanza.
Decido di aiutarla e le afferro i polsi sollevandole le braccia in alto per poi piegarle dietro la sua nuca e, tirando con delicatezza, faccio in modo di entrarle fino in gola; riesco nel mio intento e rimango alcuni secondi fermo.
Lui si limita a massaggiarsi da sopra i pantaloni ed osservare attentamente ogni movimento della moglie ed ascoltare ogni suo gemito.
Lei si ritrae all'improvviso, senza più fiato ed ormai spossata, mi chiede di aiutarla a sollevarsi da terra. Claudicante riesce a mettersi in piedi; sul pavimento un piccolo lago di umori vaginali riflettono con intensità la luce emanata dalle candele.
Le accarezzo dolcemente il viso, le sorrido, la bacio con passione e, guidandola con le mani sui fianchi, la conduco ai piedi del letto facendola piegare in avanti. Sollevatole la vestaglia sulla schiena, mi piego sulle ginocchia e comincio a leccarla con lingua calda e vogliosa mentre con le dita le divarico le natiche; è bagnata all'inverosimile.
Lo sfintere reagisce ad ogni mio passaggio con contrazioni evidenti; è sicuramente abituata alla sodomia, anche la più spinta.
Mi sollevo e punto il glande proprio lì, spingendo piano ma inesorabilmente fino in fondo.
“Sì, mi piace essere presa come una cagna in calore. Improvviso e deciso, senza esitazione alcuna”, mentre con la mano inizia a titillarsi la clitoride con veemenza.
Ad ogni mio colpo si rilassa e si dilata sempre di più; respira e gode, esala profondi gemiti e gode, urla e gode.
“Vieni qui cornuto, mettiti tra le mie cosce. Vieni a leccare la tua signora mentre un vero maschio la incula a dovere”, grida imperiosa nei confronti del marito.
Lui si alza finalmente dalla poltrona - sfilandosi la giacca ed allentando la cravatta - e, scivolando sotto di noi, si siede sul pavimento già segnato dai copiosi umori di Lei ed inizia ad usare la lingua, ben sguainata, dalla clitoride al perineo come cagnolino ammaestrato; inavvertitamente - o volutamente - ogni tanto arriva anche a leccarmi le palle che sbattono sulla vulva.
Lei ansima, gorgheggia, esala gemiti intensi di piacere; asseconda ed agevola ogni mio movimento del bacino venendomi incontro e spingendo con le mani strette sulla pediera in ferro del letto.
Attimi, secondi, minuti che si susseguono senza soluzione di continuità; tre corpi aggrovigliati, senza pudore alcuno, vogliosi, perversi e gaudenti.
Un movimento apparentemente non coordinato di Lei fa sì che il pene fuoriesca dal suo culo e nella immediata mia successiva spinta affondi repentino nella bocca di Lui; non fa una piega e me lo succhia e lecca con grande ardore, facendoselo arrivare fin nella gola.
“Non stavi aspettando che questo, vero cornuto? Ti piacciono i sapori della tua signora, eh? Puliscilo per bene, lavalo con tanta saliva, perché adesso lo voglio nella fica”, decisa e dominante.
Così Lui sta facendo, con tanta dedizione.
Dopo un paio di minuti, soddisfatto del buon lavoro fatto, lo punta sulla vulva ed io lo spingo dentro senza esitare; scivola fino in fondo senza alcuna difficoltà, accolto dalla vagina grondante e dilatata.
Ad ogni affondo un grido d’orgasmo di Lei. Ad ogni uscita, la lingua di Lui che lecca e si gode gli umori vaginali depositati sull'asta.
Sto per venire.
La mia mente è pervasa e sollecitata dai guaiti di Lei.
Mi stacco e la faccio sedere sul pavimento accanto al marito; mi masturbo con veemenza fino a schizzare il mio piacere sul viso e sul petto di Lei. Uno, due, tre fiotti di sperma caldo e denso, colpendola, la imbrattano all'istante. Rivoli che scivolano dal viso ai seni, fino a lambire l'ombelico.
Interviene affamato Lui ad evitare altri tracimamenti e ripulirla da ogni stilla, anche sul viso, con bocca vorace e lingua appassionata.
Ripreso fiato ed acquietatomi, mi denudo completamente e mi dirigo scalzo in bagno; mi immergo nella Jacuzzi ed appoggio la nuca sul bordo, godendomi il momento di appagamento e le relative sensazioni di piacere, nell'attesa del suo imminente arrivo.
Trascorsi alcuni minuti, Lei entra con passo sinuoso nel bagno, seguita dal marito a poca distanza, e si ferma davanti alla vasca; mi osserva con occhi ancora carichi di desiderio mentre la osservo con sguardo penetrante. Si sfila, con grande maestrìa seduttiva, la vestaglia, lasciandola scivolare sul pavimento come foglia d'autunno, toglie le scarpe afferrandole dal tallone flettendo leggermente ciascuna gamba, e si immerge nella vasca indossando ancora calze e reggicalze.
Sale direttamente a cavalcioni sulle mie cosce - i seni, con capezzoli turgidi e scuri, adagiati sul mio petto - iniziando a strusciare il suo sesso sul mio con molta lentezza: “Adesso prendimi come più ti piace, rendimi il giocattolo delle tue perversioni, la bambola di pura lussuria tra le tue mani”, mi sussurra all'orecchio mentre lasciva e languida come una gatta in calore mi bacia e mi accarezza il viso. “Sono qui per questo, per soddisfare la vera indole di una donna che ama mascherarsi da dominatrice, ma che in realtà vuole soltanto essere usata come un oggetto di piacere e per di più senza limiti, se non quello della decenza. L'animale ch'è in te ha la necessità di essere domato e governato, condotto col guinzaglio stretto a scoprire continuamente nuove forme di piacere cerebrale e fisico”, penetrandola all'improvviso.
La sua bocca si apre, emettendo un grido di sorpresa, i suoi occhi si spalancano come se fossero sprovvisti di palpebre, la sua schiena si inarca, la sua testa si lascia andare pesante all'indietro; la tengo dai fianchi mentre, repentino ed inesorabile, il pene si impossessa della vagina con veemenza.
È aperta, calda, grondante di umori densi; i suoi gemiti arrivano a raggiungere tonalità sempre più alte. L'acqua della vasca ondeggia e suona uno sciabordìo continuato che ci fa da sottofondo.
Lui osserva seduto su uno sgabello con la patta dei pantaloni aperta e violenta quasi con ossessione il suo cazzo senza però riuscire ad eiaculare, pur avendone il forte desiderio.
Lei gode. Viene di un orgasmo intenso e vibrante. Il suo corpo trema, quasi si contorce, assume forme anatomiche degne di una contorsionista. Urla forte il piacere che l'avvolge stretta fino ad esalare soltanto un respiro prolungato.
Lui rallenta il ritmo della masturbazione e mi osserva con occhi carichi di rabbia, rammarico e grande desiderio.
Decido di sfilarmi con gentilezza da Lei e le ordino di sedersi sul bordo della Jacuzzi, con il culo che sporge, e piegarsi in avanti per poterlo prendere in bocca e farmi venire così.
Nello stesso tempo mi rivolgo a Lui: “Prendila, scopala, sfondala. Sfoga tutto il tuo desiderio, non avere nessuna remora di farle del male; è tua adesso. Considerala ed usala come una semplice vacca da monta, soddisfa la tua necessità di rompere le catene che tengono legato il toro; fallo con la maschia decisione che leggo nei tuoi occhi”, mentre spingo la nuca di Lei ed affondo nella sua gola.
Non si fa pregare; Lui si solleva dallo sgabello, afferra con violenza i fianchi della moglie, punta la cappella, ormai violacea, sullo sfintere e, con tutta la rabbia ed il desiderio di quell'istante, le entra fino agli intestini. Immediatamente inizia a scoparla con grande soddisfazione e ritmo. A violentarla col profondo desiderio di farle sentire che anche lui è un uomo capace di farla godere, a dispetto delle umiliazioni che ha dovuto subire nel corso degli anni trascorsi insieme.
L'orgasmo ci coglie quasi all'unisono, nessuno ha più il controllo del proprio corpo; urla soffocate di Lei e latrati animaleschi di Lui si mescolano al rumore dell'acqua che ribolle.
Lenti sono i movimenti che ci consentono di tornare ciascuno in possesso del proprio spazio.
Il sorriso di Lei, seppur comparso su un viso devastato dal piacere, esprime fino in fondo la sua soddisfazione. Bacia con passione suo marito, abbracciandolo stretto.
Mi asciugo, mi rivesto e lascio loro l'intimità di cui hanno bisogno per il resto della notte.
scritto il
2026-06-21
1 0 9
visite
1
voti
valutazione
6
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Stronzo al quadrato.

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.