Una famiglia allargata

di
genere
confessioni

A 36 anni, dopo 14 anni di matrimonio, ero ancora una bella donna, con i capelli lunghi e mossi, mora. Un bel viso, un bel corpo anche se con qualche chiletto in più. Il seno ancor florido e sodo, il culo tondo. Facevo la casalinga, mio marito aveva un lavoro con un buon guadagno, e vivevamo in casa con i suoi genitori, godendo di una certa indipendenza. La cucina era in comune, ma non abbiamo mai avuto problemi di convivenza. Mia suocera purtroppo si è ammalata e da qualche mese è venuta a mancare. Il mio matrimonio, onestamente veleggiava stanco, mio marito non mi cercava quasi più. Era sempre gentile, attento, ma ormai eravamo come fratelli, senza passione. Figli non ne erano venuti.
Nascondevo la mia insoddisfazione impegnandomi nei lavori di casa, accudendo anche la parte di mio suocero. Non sembrava affranto dalla sua perdita, era un uomo di poche parole, intono ai 60 annni, con pochi capelli, la pancetta e i modi un pò grezzi. Era però sempre stato gentile, non mi ha mai mancato di rispetto.
Mio marito aveva fatto carriera, e quasi ogni settimana faceva trasferte di due o tre giorni.
Vivevamo nel nostro tran tran.
Io pensavo che sarei sfiorita nel giro di qualche anno, avrei voluto vivere una passione, sentire il suo fuoco, ma vivendo con lo suocero, come avrei potuto senza farmi sgamare? E tutto sommato, mi sentivo in colpa per i miei pensieri, nei confronti di mio marito.
Con l'arrivo della primavera mio suocero, Carlo, mi chiese se avessi potuto dargli una mano con l'orto che di solito curava con la moglie.
Mi sembrò una bella cosa. E la fatica sublima i desideri repressi.
Era caldo, i primi sole di aprile, indossai un grembiule chiuso davanti, un paio di scarpette da ginnastica e iniziai a lavorare fianco a fianco a Carlo.
Dopo un paio di ore, con le mani nella terra, le erbacce estirpate, ed il sudore che faceva brillare la pelle facemmo pausa. andai in cucina a prendere una brocca di acqua fresca, due bicchieri e ci sedemmo per terra, all'ombra.
Per un pò rimanemmo in silenzio, ansimando per il caldo e la fatica. Poi lui mi disse "Daniela, lo vedo che non sei contenta. Lo vedo dai tuoi occhi, mi accorgo che ti sta mancando qualcosa"
Mi sentii diventare rossa, non me lo aspettavo di certo. "Carlo cosa dice, sono solo un pò stanca"
Si spostò al mio fianco, mi prese il viso fra le mani e mi fissò negli occhi "dimmi ancora che non ho ragione, se ci riesci"
Mi sentii le lacrime agli occhi: Allora accadde qualcosa che non avrei mai pensato. Mi baciò, sulla bocca, la sua lingua esplorava la mia bocca ed io, dopo un momento di sorpresa mi trovai a rispondere al suo bacio.
Erano anni che non limonavo, fu strano e inquietante. Così come lasciai che le sua mani mi sbottonassero il grambiule e prendessero possesso delle mie tette.
Gemetti. Non riuscii a dirgli di smettere.
Lui abbassò la testa a succhiare i capezzoli. Era irruente, come una fame da colmare. Ed era la mia stessa fame. Mi abbandonai al suo assalto, strizzava e succhiava mentre sentivo il sange scorrere nelle vene, finalmente mi sentivo davvero viva.
Approfittò della mia resa per arrivare al pube, spostando con le dita gli slip e infilandomene tre nella figa. Mi aprii a lui nel più pieno abbandono, raggiungendo un orgasmo nel giro di un attimo. Mi sentivo bagnatissima, sentivo le sue dita che continuavano a scoparmi avanti e indietro, mentre io mi sentivo incitarlo a non fermarsi.
Gli orgasmi arrivavano ad ondate, lasciandomi ogni volta più svuotata, senza un pensiero sensato in testa.
Al terzo orgasmo si fermò, pensai che avrei dovuto rialzarmi, e non sapevo come guardarlo in faccia. Non fu cosi. In un attimo si slacciò i pantaloni e ne venne fuori un signor cazzo. Una dimensione interessante in lunghezza, ma impressionante in larghezza. Lo avvicinò al mio viso, alla mia bocca. Spinse la testa verso il cazzo e iniziai a leccarlo. Prima quasi timidamente, poi iniziai a fargli un vero pompino, anche se riuscivo a fatica a contenerlo: Sapeva di sudore, non era profumato, ma era sesso, era caldo, era a mia disposizione.
Non mi lasciò finire. Gemeva anche lui, mi disse che non era ancora tempo di sborare. Si spostò sopra di me e mi infilò la figa. Ero bagnatissima, scivolava bene, sentivo la carne aprirsi all'avanzare di quel grosso cazzo.
Mi scopò con forza, spingendo a fondo mentre urlavo di piacere.
Lo sentii dire "ora" e l'attimo dopo percepii la sua sbora infrangersi contro l'utero.
Si accascio su di me. Rimanemmo fermi non so quanto. Ansimanti, sudati, con l'odore del sesso che avevamo appena praticato.
Non riuscivo a parlare, non sapevo cosa dire. Mi sentivo appagata e sporca allo stesso tempo.
Quando lui si staccò da me, lasciò un senso di vuoto nella figa. Era stata così colma, già mancava.
Riallacciò i pantaloni senza preoccuparsi di ripulirsi o altro. Mi aiutò a rialzarmi, con le tette fuori e la gonna che ricadeva a coprirmi il culo.
"vieni dentro, dobbiamo parlare"
Io ero davvero in uno stato di confusione totale. Non ero una ragazzina, ma non avevo mai avuto una vita sessuale lasciata al caso. Avevo avuto un ragazzo, prima di mio marito, ma un sesso molto "da famiglia" bacio, carezze, metti dentro, vieni e poi finisce.
Con mio marito c'era stata più leggerezza, ma sempre molto decoro.
Mi ero fatta sbattere senza dire una parola, da mio suocero, sulla terra dell'orto, come se fosse normale, o se fossi una donnaccia.
Ci sedemmo al tavolo della cucina, Carlo fece un caffè. Lo bevemmo in silenzio.
Quando riuscii ad alzare gli occhi lui mi sorrise. Non un sorriso dolce. Aveva un che di predatorio, mi fece rabbrividire.
"Daniela, hai soddisfatto le mie aspettative. Sono anni che aspetto il momento per averti, ti ho immaginata in mille modi. Questo è stato solo il primo."
"Carlo, abbiamo sbagliato, è meglio fare finta di dimenticare, sono mortificata..."
"Vuoi dirlo a mio figlio?"
"Oh no, ti prego, no. Non sopporterei la vergogna, il dolore. Chiudiamola qui, siamo adulti, è stato uno sbaglio"
Lui sogghignava. Non lo avevo mai sentito così.
Mi porse il telefono, rimasi senza respiro. Aveva registrato tutto, vedevo le immagini del nostro amplesso. Sentivo la mia voce implorarlo di non fermarsi, sentivo i miei gemiti, vedevo come mi ero abbandonata alla sua penetrazione.
Mi scoppiava il cuore nel petto, le mani mi tremavano
"Cosa vuoi?
"ti desidero da quando sei entrata in questa casa. Ho sognato il tuo corpo per anni e finalmente ho visto come sei morbida, come ti bagni quando godi, quanto sei potenzialmente troia. Voglio che tu sia la mai troia. Voglio il tuo piacere, voglio farti urlare di gusto, voglio che tu mi appartenga. Ogni volta che mio figlio esce di casa tu sei mia, a mia disposizione, aperta e consenziente"
"Carlo, non scherzare. Non puoi..."
"Posso e lo faccio. O accetti o quando rientra mio figlio, tuo marito vedrà questo filmato. Gli dirò che mi hai provocato"
Abbassai la testa, confusa. Arrabbiata, ma anche eccitata.
Mi disse di andare a fare una doccia. Lo feci.
Ero sotto lo scroscio dell'acqua già da un pò, quando sentii aprire lo sportello del box e lui entrò con me. Si mise alle mie spalle, e le sua mani scendevano dal collo alle spalle, fino a raccogliere le tette, poi a scivolare sotto al ventre.
Mi fece girare verso di lui e mentre mi limonava mi fece un ditalino, portandomi ad un nuovo orgasmo.
Lui rise piano e sussurrò "con questo orgasmo io ti sposo, sei legata a me nel piacere"
Uscì dalla doccia con un accappatoio e mi lascio sola. A riflettere. A immaginare. A Farmi domande.
Quando entrai in cucina, con un abitino da casa leggero, lui si comportò come sempre, nessun ammicamento, nulla. "ho messo a bollire l'acqua per la pasta, e ho iniziato a preparare del sugo di pomodoro, fra mezz'ora rientra Andrea"
Andrea. Mio marito.
La cena si volse in un'atmosfera strana. Io ero annichilita, imbarazzata, dolorante. Il seno e la passera mi facevano male. Dopo mesi di inattività, la sua spinta, il suo senso del possesso li sentivo tutti. Speravo solo che Andrea non si accorgesse di nulla. Ma in fondo al cuore in realtà io desideravo ancora quel sesso. E Carlo ne era consapevole. Lo vedevo da come mi guardava.
La notte la passai quasi insonne, e al mattino andai presto a preparare la colazione ad Andrea che partiva per una trasferta di tre giorni. Mi abbracciò sulla porta, mi sfiorò la fronte con un bacio, raccomandandosi di non stancarmi troppo. Lo guardai andare via.
Carlo comparve solo verso le 9. Mi chiese se avessi preparato la colazione. Gli misi davanti la tazza di caffelatte. Mi passo un braccio attorno ai fianchi.
"Ho letto che il succo di fica al mattino fa ringiovanire, vieni qui a farmi da colazione"
Mi fece sedere sul tavolo, a gambe larghe davanti a lui. Vide gli slip e li strappò, dicendo che da oggi, in casa non avrei dovuto mettere biancheria. Dovevo essere pronta, disponibile e immediatamente fruibile.
Avrei voluto mandarlo al diavolo, ma, innegabilmente ero già eccitata.
Affondò il viso fra le mie gambe, e poco dopo mi stesi sul tavolo per godere appieno del trattamento. Per un pò usò solo la bocca e la lingua, poi iniziò ad usare le dita.
Godevo e mi bagnavo. Mi aprivo completamente a lui. Le sue dita entravano e ruotavano nel mio sesso.
Mi chiedeva se volevo che si fermasse. Non rispondevo. Tornò a chiedrmelo. Al mio silenzio si fermò e tolse le dita dalla figa. Fece per alzarsi.
"Ti prego Carlo, non andare, continua ti prego continua"
Lui mi ignorò e fece per uscire dalla stanza. Gli corsi dietro, mi inginocchiai
"Perdonami, ti prego, torna indietro, Sono tua, sono tua, continua a scoparmi come meglio ti sembra" piangevo, per la rabbia, per l'umiliazione ma non potevo fermarmi.
Mi prese in braccio, mi rimise sul tavolo. Lo vidi aprire il frigorifero. Si girò con una melanzana in mano.
""voglio cuocerla a bassa temperatura" io pensavo che scherzasse. Invece mela infilò nella figa. Mi scopo a lungo con l'ortaggio. Era più piccolo del suo cazzo, ma mi riempiva bene.
Provava un piacere perverso a sbattermelo mentre mi costringeva a rispondere alle sue domande.
Così gli dissi che ero la sua troia, che non lo avrei mai respinto, che avrei goduto di ogni sua scelta. E con l'ultimo orgasmo mi trovai a squirtare per la prima volta nella vita.
Questo è stato il mio primo passo.

scritto il
2026-06-08
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