Una famigliallargata 3
di
DANIELACARLO
genere
confessioni
La mattina successiva mio marito uscì per l'ennesima trasferta. Lo salutai sulla porta e seguii con lo sguardo l'auto che si allontanava. Rientrando in cucina trovai mio suocero Carlo che chiaramente mi aspettava. Mi chiese di spogliarmi e naturalmente lo feci. Mi prese per mano e mi accompagnò alla mia sedia. Aveva messo sulla seduta un grosso dildo e mi chiese di sedermici sopra. "Apriti la figa e accoglilo.
Era stato lubrificato ed entro fino in fondo con facilità. Mi servì caffè e biscotti, chiacchierando del più e del meno. Il dildo dentro me era stretto nella mia carne che sentivo pulsare intorno all'asta. Senza fare nulla sentivo che mi stava montando un orgasmo. Se ne accorse anche Carlo. Si mise in piedi accanto a me e mi fece ingoiare il suo cazzo, semifloscio mentre prese prima un capezzolo e poi l'altro e li strinse utilizzando un piccolo elastico. Tirò i capezzoli per allungarli il puù possibile e li imprigionò in quella stretta morsa. Era doloroso, sostenibile ma doloroso.
I movimenti del seno ad ogni colpo del suo cazzo dentro la bocca acuivano il dolore, che sentii crescere in maniera quasi insopportabile.
Sentii aprire la porta e non ebbi bisogno di vederlo per capire che era entrato Gianni.
Si spogliò, non era un bello spettacolo da vedere, tranne per il cazzo già teso in erezione.
Anche Carlo arrivò ad un bel grado di attenzione. Si stese per terra, cazzo dritto e mi ordinò di alzarmi dal dildo ed impalarmi con lui. Lo feci, facevo sempre ciò che mi chiedeva. Era più grosso del dildo, ma ormai la mia carne era consueta ad aprirsi a lui. Era caldissimo, bollente ed era dentro me. Pensai che averi potuto morire per il piacere che mi procurava quel vecchio porco. Mi attirò verso di lui per limonare mentre mi comprimeva le tette. Sentii muoversi Gianni dietro e sentii il suo corpo appoggiato a me.
"vai Gianni, montala nel culo, regaliamole due cazzi contemporanei"
Gianni appoggiò la cappella allo sfintere ed iniziò ad antrare. Nel frattempo la figa sembrava esplodere del cazzo di Carlo. Non capivo più nulla.
So solo che ad un certo momento entrambi scivolavano avanti e indietro dentro me, con un ritmo sconosciuto ma per cui stavo godendo come una grandissima troia. Passavo da un orgasmo all'altro, urlando e gemendo mentre loro ridevano e godevano sollecitando l'un l'altro. Entrambi non avevano l'orgasmo facile, continuarono a montarmi a lungo. Carlo mi liberò i capezzoli dalla stretta degli elastici. Non so spiegare la sensazione fra dolore, piacere liberazione che provai. I capezzoli erano rossi come il fuoco, sensibilissimi ad ogni sfioramento. Mentre ascoltavo queste sensazioni li sentii venire quasi contemporaneamente. Nel giro di pochi secondi, ci trovammo acccasciati uno sull'altro. Sfiniti, svuotati. Gianno mi abbraccio di lato e mi baciava e leccava i capezzoli. Rideva beato, l'odore di poco pulito che lo accompagnava sempre mi arrivò al naso. Alito pesante, ascelle. Mi schifava e tuttavia lo lasciavo fare o lo compiacevo.
Carlo mi accarezzava la testa, soddisfatto della mia piena resa e del piacere che avevo manifestato.
Loro chiacchieravano, ridacchiando, ricordando le loro scorribande passate, le donne che si erano divisi. Gianni fece i complimenti a Carlo per la giumenta del momento. Ne parlava come se non fossi lì. Per lui ero solo una cosa che gli poteva dare piacere. Ero una troia da sbattere senza sentimento.
Capii che era esattamente quello che voleva Carlo. Io gli appartenevo e poteva disporre di me, per scopi ricreativi. Accettavo quella cosa. Mi stupii di come una donna normale, seria, fedele fino a poche settimane prima, potesse trasformarsi in quello che ero diventata. Mi sorprendeva aspettare con eccitazione il prossimo passo.
Nelle settimane successive il rapporto fra me e Carlo proseguì, crescendo. Mi coinvolgeva sessualmente sempre di più, solo in due o tre occasioni tornò Gianni per la doppia penetrazione. Quando mio marito era via per lavoro iniziammo a dormire insieme. Certi giorni sembrava una relazione normale, appassionata fra persone che si amavano.
Perchè ho cominciato a pensare di amarlo. Non distinguevo quanto era amore, quanto dipendenza. Ero passata da qualche ditalino occasionale degli anni prima a prendere cazzi o oggetti più volte al giorno. Ero aperta, bene aperta, vivevo in uno stato latente di eccitazione per cui ero sempre bagnata, sempre pronta.
Un giorno Carlo mi chiese di soddisfare una sua fantasia. Lo ascoltai fremendo di piacere, pronta ad accontentarlo. Mi chiese di fare la puttana per una sera. Voleva invitare 7/8 amici da cui farmi sbattere dietro compenso. E voleva che mi mettessero i soldi sul comodino dopo avere finito la prestazione. Come se casa nostra per una sera fosse un bordello di basso livello.
Rimasi sbigottita, non mi aspettavo una richiesta del genere. Ma dopo avere fatto sesso e dopo averlo fatto scaricare nel mio intestino, accettai.
Era felicissimo, mi disse che per lui era una prova di fedeltà enorme.
Mi sembrava assurdo come ragionamento, ma avvo bisogno di lui.
Così una sera arrivarono 8 uomini, fra cui Gianni. La tariffa era 59 euro per sbattermi nella figa, 80 per un pompa con ingoio, 100 per incularmi.
Mi fece entrare nel salotto dove li aveva fatti accomodare. con addosso una vestaglia di tulle. Mi espose come merce, mi fece spogliare, soppesò le tette per evidenziare l'abbondanza, mi mise un dito in bocca per elogiare la mia capacità di ingoio, Mi mise due dita nella figa e le estrasse bagnate per fare vedere quanto fossi già pronta in quanto grande troia, poi mi fece piegare a 90 e mi aprì le natiche per mostrare il buco che potevano sfondare.
L'ho lasciato fare passivamente, furiosa per essere messa in mostra come una bestia al mercato, ma in effetti ero consapevole del fradiciume che era colato sulle sue dita.
C'era un ragazzetto alla sua prima volta, cicciotto e foruncoloso, il padre del ragazzo, Gianni e altri 5 sconosciuti fra i 50 e 70 anni circa. Carlo voleva essere sicuro che il piacere dipendesse dalla corruzione e dal sesso, non dalla gratificazione di avere accanto una bella persona.
Mi fece andare in camera e mi chiese di aspettare stesa sul letto il primo cliente.
Il primo fu il ragazzo. Si spogliò, il cazzo era floscio. Carlo assisteva e mi invitò ad aiutarlo. Lo feci sedere sul letto ed inizia a smanettarlo. Lui era nervosissimo, il cazzo ebbe un paio di fremiti ma rimase molle. Allora lo presi in bocca e lentamente lo sentii crescere. Quando finalmente lo sentii duro lui mi chiese di continuare. In poco tempo mi sborò in bocca. Pulii tutto mentre lui era steso, spossato dal suo primo pompino. Si rivestì, mi lascio' 80 euro poi chiese a Carlo se poteva mettersi infila per finire con una scopata. Carlo glielo consentì
Entrarono uno dopo l'altro, pochi preliminari, lo scopo era concretizzare. Oltre Gianni me lo misero in culo in tre. Gli altri mi montarono chi a missionario, chi a pecora. Il ragazzo mi prese a pecora. Entrò col cazzo già pronto, meno teso rispetto al primo incontro.
Grondavo sbora, non vedevo l'ora di potermi lavare. Mi hanno insultata in tutte le maniere, mi hanno sbattuta senza rispetto, ma guardando la patta gonfia sotto i pantaloni di Carlo sapevo di averlo soddisfatto.
Era stato lubrificato ed entro fino in fondo con facilità. Mi servì caffè e biscotti, chiacchierando del più e del meno. Il dildo dentro me era stretto nella mia carne che sentivo pulsare intorno all'asta. Senza fare nulla sentivo che mi stava montando un orgasmo. Se ne accorse anche Carlo. Si mise in piedi accanto a me e mi fece ingoiare il suo cazzo, semifloscio mentre prese prima un capezzolo e poi l'altro e li strinse utilizzando un piccolo elastico. Tirò i capezzoli per allungarli il puù possibile e li imprigionò in quella stretta morsa. Era doloroso, sostenibile ma doloroso.
I movimenti del seno ad ogni colpo del suo cazzo dentro la bocca acuivano il dolore, che sentii crescere in maniera quasi insopportabile.
Sentii aprire la porta e non ebbi bisogno di vederlo per capire che era entrato Gianni.
Si spogliò, non era un bello spettacolo da vedere, tranne per il cazzo già teso in erezione.
Anche Carlo arrivò ad un bel grado di attenzione. Si stese per terra, cazzo dritto e mi ordinò di alzarmi dal dildo ed impalarmi con lui. Lo feci, facevo sempre ciò che mi chiedeva. Era più grosso del dildo, ma ormai la mia carne era consueta ad aprirsi a lui. Era caldissimo, bollente ed era dentro me. Pensai che averi potuto morire per il piacere che mi procurava quel vecchio porco. Mi attirò verso di lui per limonare mentre mi comprimeva le tette. Sentii muoversi Gianni dietro e sentii il suo corpo appoggiato a me.
"vai Gianni, montala nel culo, regaliamole due cazzi contemporanei"
Gianni appoggiò la cappella allo sfintere ed iniziò ad antrare. Nel frattempo la figa sembrava esplodere del cazzo di Carlo. Non capivo più nulla.
So solo che ad un certo momento entrambi scivolavano avanti e indietro dentro me, con un ritmo sconosciuto ma per cui stavo godendo come una grandissima troia. Passavo da un orgasmo all'altro, urlando e gemendo mentre loro ridevano e godevano sollecitando l'un l'altro. Entrambi non avevano l'orgasmo facile, continuarono a montarmi a lungo. Carlo mi liberò i capezzoli dalla stretta degli elastici. Non so spiegare la sensazione fra dolore, piacere liberazione che provai. I capezzoli erano rossi come il fuoco, sensibilissimi ad ogni sfioramento. Mentre ascoltavo queste sensazioni li sentii venire quasi contemporaneamente. Nel giro di pochi secondi, ci trovammo acccasciati uno sull'altro. Sfiniti, svuotati. Gianno mi abbraccio di lato e mi baciava e leccava i capezzoli. Rideva beato, l'odore di poco pulito che lo accompagnava sempre mi arrivò al naso. Alito pesante, ascelle. Mi schifava e tuttavia lo lasciavo fare o lo compiacevo.
Carlo mi accarezzava la testa, soddisfatto della mia piena resa e del piacere che avevo manifestato.
Loro chiacchieravano, ridacchiando, ricordando le loro scorribande passate, le donne che si erano divisi. Gianni fece i complimenti a Carlo per la giumenta del momento. Ne parlava come se non fossi lì. Per lui ero solo una cosa che gli poteva dare piacere. Ero una troia da sbattere senza sentimento.
Capii che era esattamente quello che voleva Carlo. Io gli appartenevo e poteva disporre di me, per scopi ricreativi. Accettavo quella cosa. Mi stupii di come una donna normale, seria, fedele fino a poche settimane prima, potesse trasformarsi in quello che ero diventata. Mi sorprendeva aspettare con eccitazione il prossimo passo.
Nelle settimane successive il rapporto fra me e Carlo proseguì, crescendo. Mi coinvolgeva sessualmente sempre di più, solo in due o tre occasioni tornò Gianni per la doppia penetrazione. Quando mio marito era via per lavoro iniziammo a dormire insieme. Certi giorni sembrava una relazione normale, appassionata fra persone che si amavano.
Perchè ho cominciato a pensare di amarlo. Non distinguevo quanto era amore, quanto dipendenza. Ero passata da qualche ditalino occasionale degli anni prima a prendere cazzi o oggetti più volte al giorno. Ero aperta, bene aperta, vivevo in uno stato latente di eccitazione per cui ero sempre bagnata, sempre pronta.
Un giorno Carlo mi chiese di soddisfare una sua fantasia. Lo ascoltai fremendo di piacere, pronta ad accontentarlo. Mi chiese di fare la puttana per una sera. Voleva invitare 7/8 amici da cui farmi sbattere dietro compenso. E voleva che mi mettessero i soldi sul comodino dopo avere finito la prestazione. Come se casa nostra per una sera fosse un bordello di basso livello.
Rimasi sbigottita, non mi aspettavo una richiesta del genere. Ma dopo avere fatto sesso e dopo averlo fatto scaricare nel mio intestino, accettai.
Era felicissimo, mi disse che per lui era una prova di fedeltà enorme.
Mi sembrava assurdo come ragionamento, ma avvo bisogno di lui.
Così una sera arrivarono 8 uomini, fra cui Gianni. La tariffa era 59 euro per sbattermi nella figa, 80 per un pompa con ingoio, 100 per incularmi.
Mi fece entrare nel salotto dove li aveva fatti accomodare. con addosso una vestaglia di tulle. Mi espose come merce, mi fece spogliare, soppesò le tette per evidenziare l'abbondanza, mi mise un dito in bocca per elogiare la mia capacità di ingoio, Mi mise due dita nella figa e le estrasse bagnate per fare vedere quanto fossi già pronta in quanto grande troia, poi mi fece piegare a 90 e mi aprì le natiche per mostrare il buco che potevano sfondare.
L'ho lasciato fare passivamente, furiosa per essere messa in mostra come una bestia al mercato, ma in effetti ero consapevole del fradiciume che era colato sulle sue dita.
C'era un ragazzetto alla sua prima volta, cicciotto e foruncoloso, il padre del ragazzo, Gianni e altri 5 sconosciuti fra i 50 e 70 anni circa. Carlo voleva essere sicuro che il piacere dipendesse dalla corruzione e dal sesso, non dalla gratificazione di avere accanto una bella persona.
Mi fece andare in camera e mi chiese di aspettare stesa sul letto il primo cliente.
Il primo fu il ragazzo. Si spogliò, il cazzo era floscio. Carlo assisteva e mi invitò ad aiutarlo. Lo feci sedere sul letto ed inizia a smanettarlo. Lui era nervosissimo, il cazzo ebbe un paio di fremiti ma rimase molle. Allora lo presi in bocca e lentamente lo sentii crescere. Quando finalmente lo sentii duro lui mi chiese di continuare. In poco tempo mi sborò in bocca. Pulii tutto mentre lui era steso, spossato dal suo primo pompino. Si rivestì, mi lascio' 80 euro poi chiese a Carlo se poteva mettersi infila per finire con una scopata. Carlo glielo consentì
Entrarono uno dopo l'altro, pochi preliminari, lo scopo era concretizzare. Oltre Gianni me lo misero in culo in tre. Gli altri mi montarono chi a missionario, chi a pecora. Il ragazzo mi prese a pecora. Entrò col cazzo già pronto, meno teso rispetto al primo incontro.
Grondavo sbora, non vedevo l'ora di potermi lavare. Mi hanno insultata in tutte le maniere, mi hanno sbattuta senza rispetto, ma guardando la patta gonfia sotto i pantaloni di Carlo sapevo di averlo soddisfatto.
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