Vittorio grande traditore
di
Lo scrittore erotico
genere
confessioni
L'aria di Piedimonte Matese, pungente e carica del profumo dei boschi circostanti, sembrava quasi vibrare di elettricità quella sera. Vittorio e Rafaella erano fermi in un vicolo stretto, dove le pietre antiche trattenevano ancora il calore di un sole ormai tramontato. Il desiderio tra loro era diventato un mostro insaziabile, una tensione che rendeva l'aria densa, quasi irrespirabile.
Il primo bacio non fu un invito, fu un assalto. Vittorio la spinse contro il muro di pietra, le mani che le artigliavano i fianchi con una foga quasi violenta. Rafaella rispose con la stessa ferocia, le dita intrecciate nei capelli di lui, tirando per portarlo ancora più vicino. Era un bacio che sapeva di fame, di anni di attesa e di una passione che non conosceva freni. Le loro lingue si scontrarono in una danza caotica, mentre i respiri si facevano corti, spezzati da un bisogno viscerale.
Non ci vollero molte parole per arrivare a casa di Vittorio. Una volta varcata la soglia, i vestiti divennero un ostacolo intollerabile. Si spogliarono con urgenza, quasi strappandosi i tessuti di dosso, mentre i loro corpi, nudi e febbrili, si cercavano con una disperazione carnale. La prima volta fu un'esplosione. Sul letto di legno scuro, Vittorio esplorò ogni centimetro della pelle di Rafaella, assaggiandola come se fosse l'unica fonte di sostentamento. Quando finalmente entrò in lei, lo fece con una spinta decisa, un urlo di piacere che riecheggiò tra le pareti della stanza. Era un sesso primordiale, ritmato da gemiti profondi e colpi secchi che facevano tremare il letto, un incastro perfetto di carne e sudore che li lasciò esausti e intrecciati, mentre fuori il silenzio della montagna avvolgeva l'estasi.
Ma il tempo, come sempre, decise di cambiare le regole del gioco.
Qualche mese dopo, tra le mura della casa di Rafaella, arrivò la notizia: era incinta. All'inizio ci fu la gioia, la promessa di un futuro insieme. Ma con l'avanzare della gravidanza e, successivamente, con la nascita del bambino, l'atmosfera cambiò. Rafaella era sfinita. Le notti insonni, il pianto incessante del piccolo e la stanchezza fisica avevano trasformato il loro letto in un campo di battaglia di pannolini e stanchezza. Il sesso, che un tempo era stato un incendio, era diventato un ricordo sbiadito. Rafaella non aveva più energie, il suo corpo era cambiato e la sua mente era totalmente assorbita dalla maternità. Vittorio si sentiva un estraneo in casa sua, un uomo nel pieno della sua virilità condannato a un digiuno forzato.
Fu così che entrò in scena Samaya.
Samaya viveva in una casa ai margini del paese, un luogo che sembrava appartenere a un altro mondo, lontano dalle responsabilità e dai pianti dei neonati. Era una donna che emanava un magnetismo oscuro, una creatura di curve generose e sguardi che promettevano peccati indicibili.
Il loro primo incontro fu un incidente, un bacio rubato che divenne presto un'ossessione. Per Vittorio, la casa di Samaya divenne il suo santuario della carne, l'unico posto dove poteva essere ancora l'uomo selvaggio di un tempo. Ogni volta che varcava quella soglia, il mondo esterno spariva. Samaya non voleva tenerezza, non voleva promesse; voleva solo il suo corpo, e glielo chiedeva con una spregiudicatezza che lo faceva impazzire.
Le loro sessioni erano maratone di lussuria. Samaya lo accoglieva spesso nuda, o appena coperta da una veste di seta che scivolava via con un solo tocco. Si facevano sesso ovunque: sul tavolo della cucina, contro le pareti del corridoio, nel bagno, tra i lenzuola di raso che bruciavano di desiderio. Vittorio si perdeva tra le gambe di lei, assaporando ogni centimetro di quella pelle ambrata, mentre lei lo stringeva con le gambe, spingendolo a dare il massimo, a essere brutale, a soddisfare ogni fantasia repressa.
Il contrasto era atroce e inebriante. Da un lato, la casa di Rafaella, dove regnava il silenzio stanco o il caos del bambino, dove il sesso era diventato un optional raro e quasi goffo. Dall'altro, la casa di Samaya, un vulcano di gemiti, urla di piacere e fluidi corporei, dove ogni centimetro di pelle era un invito all'estasi.
Vittorio viveva una doppia vita a Piedimonte Matese. Tornava a casa dalla sua famiglia con l'odore di un'altra donna ancora addosso, sentendo il peso del tradimento, ma anche l'adrenalina di chi ha trovato una via di fuga. Mentre Rafaella dormiva esausta accanto al bambino, lui chiudeva gli occhi e rivedeva Samaya inarcare la schiena sotto di lui, sentendo ancora il calore di quel sesso vorace e senza limiti che lo teneva in vita, mentre il suo cuore si divideva tra l'amore stanco di una madre e la fame insaziabile di un'amante.
Il primo bacio non fu un invito, fu un assalto. Vittorio la spinse contro il muro di pietra, le mani che le artigliavano i fianchi con una foga quasi violenta. Rafaella rispose con la stessa ferocia, le dita intrecciate nei capelli di lui, tirando per portarlo ancora più vicino. Era un bacio che sapeva di fame, di anni di attesa e di una passione che non conosceva freni. Le loro lingue si scontrarono in una danza caotica, mentre i respiri si facevano corti, spezzati da un bisogno viscerale.
Non ci vollero molte parole per arrivare a casa di Vittorio. Una volta varcata la soglia, i vestiti divennero un ostacolo intollerabile. Si spogliarono con urgenza, quasi strappandosi i tessuti di dosso, mentre i loro corpi, nudi e febbrili, si cercavano con una disperazione carnale. La prima volta fu un'esplosione. Sul letto di legno scuro, Vittorio esplorò ogni centimetro della pelle di Rafaella, assaggiandola come se fosse l'unica fonte di sostentamento. Quando finalmente entrò in lei, lo fece con una spinta decisa, un urlo di piacere che riecheggiò tra le pareti della stanza. Era un sesso primordiale, ritmato da gemiti profondi e colpi secchi che facevano tremare il letto, un incastro perfetto di carne e sudore che li lasciò esausti e intrecciati, mentre fuori il silenzio della montagna avvolgeva l'estasi.
Ma il tempo, come sempre, decise di cambiare le regole del gioco.
Qualche mese dopo, tra le mura della casa di Rafaella, arrivò la notizia: era incinta. All'inizio ci fu la gioia, la promessa di un futuro insieme. Ma con l'avanzare della gravidanza e, successivamente, con la nascita del bambino, l'atmosfera cambiò. Rafaella era sfinita. Le notti insonni, il pianto incessante del piccolo e la stanchezza fisica avevano trasformato il loro letto in un campo di battaglia di pannolini e stanchezza. Il sesso, che un tempo era stato un incendio, era diventato un ricordo sbiadito. Rafaella non aveva più energie, il suo corpo era cambiato e la sua mente era totalmente assorbita dalla maternità. Vittorio si sentiva un estraneo in casa sua, un uomo nel pieno della sua virilità condannato a un digiuno forzato.
Fu così che entrò in scena Samaya.
Samaya viveva in una casa ai margini del paese, un luogo che sembrava appartenere a un altro mondo, lontano dalle responsabilità e dai pianti dei neonati. Era una donna che emanava un magnetismo oscuro, una creatura di curve generose e sguardi che promettevano peccati indicibili.
Il loro primo incontro fu un incidente, un bacio rubato che divenne presto un'ossessione. Per Vittorio, la casa di Samaya divenne il suo santuario della carne, l'unico posto dove poteva essere ancora l'uomo selvaggio di un tempo. Ogni volta che varcava quella soglia, il mondo esterno spariva. Samaya non voleva tenerezza, non voleva promesse; voleva solo il suo corpo, e glielo chiedeva con una spregiudicatezza che lo faceva impazzire.
Le loro sessioni erano maratone di lussuria. Samaya lo accoglieva spesso nuda, o appena coperta da una veste di seta che scivolava via con un solo tocco. Si facevano sesso ovunque: sul tavolo della cucina, contro le pareti del corridoio, nel bagno, tra i lenzuola di raso che bruciavano di desiderio. Vittorio si perdeva tra le gambe di lei, assaporando ogni centimetro di quella pelle ambrata, mentre lei lo stringeva con le gambe, spingendolo a dare il massimo, a essere brutale, a soddisfare ogni fantasia repressa.
Il contrasto era atroce e inebriante. Da un lato, la casa di Rafaella, dove regnava il silenzio stanco o il caos del bambino, dove il sesso era diventato un optional raro e quasi goffo. Dall'altro, la casa di Samaya, un vulcano di gemiti, urla di piacere e fluidi corporei, dove ogni centimetro di pelle era un invito all'estasi.
Vittorio viveva una doppia vita a Piedimonte Matese. Tornava a casa dalla sua famiglia con l'odore di un'altra donna ancora addosso, sentendo il peso del tradimento, ma anche l'adrenalina di chi ha trovato una via di fuga. Mentre Rafaella dormiva esausta accanto al bambino, lui chiudeva gli occhi e rivedeva Samaya inarcare la schiena sotto di lui, sentendo ancora il calore di quel sesso vorace e senza limiti che lo teneva in vita, mentre il suo cuore si divideva tra l'amore stanco di una madre e la fame insaziabile di un'amante.
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