Vittorio ed Evelyn 2
di
Lo scrittore erotico
genere
tradimenti
respiro di Martina mi accarezzava il collo, caldo e leggero. I suoi capelli, un velo di seta scura, mi solleticavano la guancia mentre mi stringeva più forte. Il suo profumo di vaniglia e giglio mi inondava i sensi, una dolcezza inebriante che mi faceva dimenticare ogni cosa. Eravamo nel mio letto, le lenzuola stropicciate testimoni silenziose del nostro amore giovane, impetuoso. Il sole del mattino filtrava dalle persiane socchiuse, dipingendo strisce dorate sul pavimento.
«Non voglio alzarmi» sussurrò, la voce impastata di sonno e piacere. Le sue dita tracciavano cerchi lenti sulla mia pelle nuda, facendomi fremere.
«Nemmeno io» risposi, baciandole la fronte. La stringevo, sentendo il suo corpo morbido e caldo contro il mio. Il battito del suo cuore risuonava nel mio petto, una melodia rassicurante.
«Ma la scuola ci aspetta» aggiunse, un sospiro rassegnato. Il suo sguardo, due pozze profonde color nocciola, si posò sul mio. C'era un velo di malinconia, un'ombra fugace che non capii subito.
«Ancora cinque minuti, Martina. Solo cinque minuti» la supplicai, affondando il viso nei suoi capelli. Il suo corpo era un rifugio, il suo amore la mia unica certezza.
Pochi giorni dopo, nel corridoio affollato della scuola alberghiera, un profumo diverso mi colpì. Un mix di gelsomino e agrumi, più pungente, più audace. Evelyn. I suoi occhi verdi, grandi e luminosi, mi fissarono con un'intensità che mi fece vacillare. Aveva quel sorriso malizioso, un invito silenzioso che sapevo di non poter ignorare.
«Vittorio, ti cercavo» la sua voce, un sussurro melodioso, mi raggiunse. Sentii la testa girare.
«Evelyn? Che succede?» chiesi, il cuore che batteva all'impazzata. Il mio sguardo si posò sulle sue labbra piene, leggermente socchiuse.
«Volevo chiederti un aiuto con l'esercitazione di cucina. Sei il migliore, sai?» si avvicinò, la sua mano sfiorò il mio braccio. Una scarica elettrica mi percorse.
«Certo, nessun problema» risposi, la voce più roca del solito. Martina, in quel momento, era un ricordo lontano.
Le ore passate con Evelyn in cucina furono un turbine di risate e sguardi rubati. Le sue dita, agili e veloci, si muovevano tra gli ingredienti, mentre le mie le guidavano. La sua presenza era un fuoco, accendeva in me una passione inaspettata, proibita. Il profumo del cibo si mescolava al suo, creando un'atmosfera inebriante.
«Sei incredibile, Vittorio» mi disse, mentre i nostri sguardi si incrociavano. Il suo sorriso era un incantesimo, mi catturava senza scampo.
La sera stessa, un messaggio di Martina. *Mi manchi.* Un senso di colpa mi attanagliò. Ma l'immagine di Evelyn, i suoi occhi verdi, il suo sorriso, non mi lasciavano.
La situazione divenne un groviglio inestricabile. Martina, ignara, continuava a riempirmi di attenzioni. Evelyn, audace e seducente, mi spingeva oltre ogni limite. Ero diviso, dilaniato tra due fuochi.
Una sera, al centro commerciale, incontrai Valentino, l'ex di Evelyn. I suoi occhi neri mi trapassarono.
«Vittorio, eh? Sei un uomo morto» la sua voce era un ringhio, le sue mani strette a pugno. «Stai lontano da Evelyn. È mia.»
«Non so di cosa parli» cercai di sviare, ma il mio cuore batteva a mille.
«Non fare il finto tonto. Ti ho visto con lei. So tutto» mi afferrò per il colletto, il suo fiato caldo sul mio viso. «Se non la lasci in pace, rovinerò tutto. La tua storia con Martina, la tua reputazione. Tutto.»
Il suo sguardo era pieno di odio. Sentii un brivido freddo lungo la schiena. Ma il suo avvertimento non mi fermò. La passione per Evelyn era troppo forte, troppo inebriante.
La settimana successiva, il centro benessere divenne il nostro rifugio segreto. Il vapore avvolgeva i nostri corpi, le luci soffuse creavano un'atmosfera intima. Le mani di Evelyn si posarono sul mio petto, le sue unghie lunghe e affusolate mi accarezzavano la pelle.
«Non riesco a stare lontano da te, Vittorio» sussurrò, le sue labbra rosse e gonfie si avvicinarono alle mie. Il sapore della sua pelle, salata e dolce, mi inondò.
«Nemmeno io, Evelyn» risposi, il mio corpo che bruciava di desiderio. Le nostre bocche si unirono, un bacio lungo, profondo, che mi toglieva il fiato. Le sue dita scesero, esplorando ogni curva del mio corpo. Gemetti, la testa persa nel piacere.
Mentre le nostre labbra si staccavano, un rumore. La porta si aprì. Valentino. I suoi occhi erano fiamme. E dietro di lui, Martina. Il suo viso, un istante prima sereno, si trasformò in una maschera di orrore e dolore.
«Vittorio?» la sua voce era un filo, spezzato.
Il mondo crollò.
«Non voglio alzarmi» sussurrò, la voce impastata di sonno e piacere. Le sue dita tracciavano cerchi lenti sulla mia pelle nuda, facendomi fremere.
«Nemmeno io» risposi, baciandole la fronte. La stringevo, sentendo il suo corpo morbido e caldo contro il mio. Il battito del suo cuore risuonava nel mio petto, una melodia rassicurante.
«Ma la scuola ci aspetta» aggiunse, un sospiro rassegnato. Il suo sguardo, due pozze profonde color nocciola, si posò sul mio. C'era un velo di malinconia, un'ombra fugace che non capii subito.
«Ancora cinque minuti, Martina. Solo cinque minuti» la supplicai, affondando il viso nei suoi capelli. Il suo corpo era un rifugio, il suo amore la mia unica certezza.
Pochi giorni dopo, nel corridoio affollato della scuola alberghiera, un profumo diverso mi colpì. Un mix di gelsomino e agrumi, più pungente, più audace. Evelyn. I suoi occhi verdi, grandi e luminosi, mi fissarono con un'intensità che mi fece vacillare. Aveva quel sorriso malizioso, un invito silenzioso che sapevo di non poter ignorare.
«Vittorio, ti cercavo» la sua voce, un sussurro melodioso, mi raggiunse. Sentii la testa girare.
«Evelyn? Che succede?» chiesi, il cuore che batteva all'impazzata. Il mio sguardo si posò sulle sue labbra piene, leggermente socchiuse.
«Volevo chiederti un aiuto con l'esercitazione di cucina. Sei il migliore, sai?» si avvicinò, la sua mano sfiorò il mio braccio. Una scarica elettrica mi percorse.
«Certo, nessun problema» risposi, la voce più roca del solito. Martina, in quel momento, era un ricordo lontano.
Le ore passate con Evelyn in cucina furono un turbine di risate e sguardi rubati. Le sue dita, agili e veloci, si muovevano tra gli ingredienti, mentre le mie le guidavano. La sua presenza era un fuoco, accendeva in me una passione inaspettata, proibita. Il profumo del cibo si mescolava al suo, creando un'atmosfera inebriante.
«Sei incredibile, Vittorio» mi disse, mentre i nostri sguardi si incrociavano. Il suo sorriso era un incantesimo, mi catturava senza scampo.
La sera stessa, un messaggio di Martina. *Mi manchi.* Un senso di colpa mi attanagliò. Ma l'immagine di Evelyn, i suoi occhi verdi, il suo sorriso, non mi lasciavano.
La situazione divenne un groviglio inestricabile. Martina, ignara, continuava a riempirmi di attenzioni. Evelyn, audace e seducente, mi spingeva oltre ogni limite. Ero diviso, dilaniato tra due fuochi.
Una sera, al centro commerciale, incontrai Valentino, l'ex di Evelyn. I suoi occhi neri mi trapassarono.
«Vittorio, eh? Sei un uomo morto» la sua voce era un ringhio, le sue mani strette a pugno. «Stai lontano da Evelyn. È mia.»
«Non so di cosa parli» cercai di sviare, ma il mio cuore batteva a mille.
«Non fare il finto tonto. Ti ho visto con lei. So tutto» mi afferrò per il colletto, il suo fiato caldo sul mio viso. «Se non la lasci in pace, rovinerò tutto. La tua storia con Martina, la tua reputazione. Tutto.»
Il suo sguardo era pieno di odio. Sentii un brivido freddo lungo la schiena. Ma il suo avvertimento non mi fermò. La passione per Evelyn era troppo forte, troppo inebriante.
La settimana successiva, il centro benessere divenne il nostro rifugio segreto. Il vapore avvolgeva i nostri corpi, le luci soffuse creavano un'atmosfera intima. Le mani di Evelyn si posarono sul mio petto, le sue unghie lunghe e affusolate mi accarezzavano la pelle.
«Non riesco a stare lontano da te, Vittorio» sussurrò, le sue labbra rosse e gonfie si avvicinarono alle mie. Il sapore della sua pelle, salata e dolce, mi inondò.
«Nemmeno io, Evelyn» risposi, il mio corpo che bruciava di desiderio. Le nostre bocche si unirono, un bacio lungo, profondo, che mi toglieva il fiato. Le sue dita scesero, esplorando ogni curva del mio corpo. Gemetti, la testa persa nel piacere.
Mentre le nostre labbra si staccavano, un rumore. La porta si aprì. Valentino. I suoi occhi erano fiamme. E dietro di lui, Martina. Il suo viso, un istante prima sereno, si trasformò in una maschera di orrore e dolore.
«Vittorio?» la sua voce era un filo, spezzato.
Il mondo crollò.
1
voti
voti
valutazione
2
2
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Vittorio e Evelyn
Commenti dei lettori al racconto erotico