Zia Vicky - Esperienza Reale (Parte III): il pranzo in famiglia
di
Tony e la Zia
genere
incesti
Nota per il lettore: questo racconto è una esperienza reale, in continuo divenire, scritta a 4 mani. Ovviamente, i nomi sono di fantasia.
Quella conversazione su Whatsapp stava letteralmente monopolizzando la mia mente, la mia concentrazione, i miei pensieri… Mi ritrovavo nel bel mezzo delle giornate, a lavoro, in palestra o a casa ad afferrare il telefono e a riaprire la chat con zia Vicky, soffermandomi sulla foto che mi aveva inviato poco prima di andare in piscina: senza rendermene conto, iniziavo a guardarla non più solo come una, ma come una donna dolce, sensuale, affascinante. La sua classe mi trasmetteva non solo una sensazione di affetto familiare, ma anche una incredibile carica di erotismo. In poco tempo, mi rendevo conto che pensare a zia Vicky mi intrigava: non vedevo l’ora che rientrasse dalla vacanza con mio zio, per poter sfruttare ogni singolo momento per sentirla vicino, sentire la sua voce, il suo sguardo, il profumo della sua pelle. Guardavo la sua foto in costume, ed immaginavo quanto sarebbe stato bello poter esser in piscina li con lei. Ma tutto ciò mi sembrava impossibile da realizzare: era pur sempre la moglie di mio zio. Pensavo così, per la prima volta, con ansia ai prossimi incontri e i pranzi tra parenti, sapendo che ci sarebbe stata anche lei li con tutti noi. E l’occasione arrivò poco dopo il loro rientro dalla crociera…
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La vacanza ormai era finita e si rientrava a casa, un po' mi dispiaceva, ma sapevo che il mio rientro sta volta era diverso, c'era una persona che non vedevo l'ora di vedere....il nipote di mio marito.
L'idea di guardarlo negli occhi, il sapere delle nostre conversazioni, seppur innocue, ma in me suscitavano tanto intrigo e pensieri impuri da voler realizzare....
La notte precedente al nostro rientro feci un sogno: sognai Tony, era tutto così realistico...eravamo appena atterrati e vi era venuto lui a prenderci, lo noto subito tra le varie persone seppur è di statura media, ma notai subito il suo sorriso smagliante, il suo sguardo furbetto.. Ci accolse con il suo tipico sorriso e mentre salutava mio marito con un abbraccio, io ammiravo i suoi muscoli che sembrassero voler strappare la camicia di lino bianca che indossava... Si rivolse a me, ci fissammo negli occhi per un attimo, che per me sembrò eterno, e mi abbracciò in una stretta dolce ma nello stesso tempo possente, da maschio, sentii la leggera pressione della sua barba sulla mia guancia, e quel dolce pungere mi fece suscitare i brividi su tutta la schiena e un leggero eccitamento che mi portò d'istinto ad accarezzargli la nuca... In realtà tutto questo è il mio sogno ma che volevo che accadesse al mio rientro, desiderio di sentirmi tra le sue braccia...
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Come da tradizione, il venerdì successivo al loro ritorno, i miei zii avevano invitato tutta la famiglia a casa loro, per una cena e per condividere con noi foto e video della loro vacanza, come spesso accadeva al rientro. Mia madre mi aveva chiamato a metà settimana per comunicarmi che gli zii ci attendevano a cena: a quelle parole, dentro di me esultai, perché avrei potuto rivedere zia Vicky dopo quei nostri messaggi: continuavo a chiedermi se fosse tutta una mia illusione o se avrei potuto osare qualcosa in più. I miei zii abitano in una palazzina, al secondo piano, e quei gradini verso la porta di casa sembravano non finire mai. Per l’emozione, avevo fatto salire prima tutti quanti gli altri, ovvero i miei genitori, mio fratello, mio zio (il fratello di mia mamma), un’altra sorella di mamma col marito e i miei due cugini, e per ultimo io. Come avevo fatto? Semplicemente utilizzando uno stratagemma, ovvero mostrandomi educato e aprendo il portone del palazzo a tutti loro.
Ero rimasto “in fila” sulle scale, in attesa che tutti quanti salutassero mia zia Vicky e il marito arrivati all’ingresso di casa per accoglierci: nel salire, avevo sentito la voce di zia che, nell’accogliere mia madre chiedeva di me, ricevendo come risposta la rassicurazione che ero sulle scale, ultimo di quel lungo corteo di parenti. Man mano che mi avvicinavo alla soglia dell’appartamento il cuore mi batteva sempre più: potevo iniziare a scorgere zia Vicky sull’uscio, mentre indossava una maglia nera, a maniche corte, che lasciavano scoperte le spalle, una scollatura appena accennata, una vaporosa gonna bianco-nera e delle magnifiche scarpe col tacco alto che esaltavano la sua figura e i suoi piedi, sempre curatissimi proprio come lei.
Nel lungo corteo, ero preceduto dai miei due cugini, e non appena terminato di salutare loro mia zia si rivolse verso di me: non so se fosse suggestione o realtà, ma avevo in quel momento percepito che i suoi occhi si fossero improvvisamente illuminati. Come sempre, ci abbracciammo, ed io, completamente perso tra il suo profumo e la sua pelle, esitai in un lungo abbraccio, cogliendo l’occasione per stringere forte a me quella donna che oramai, istante dopo istante, stava diventando il centro dei miei desideri. Mentre ci salutavamo con un bacio sulla guancia, che mi parve il più bello, dolce e sensuale mai ricevuto, indugiai con la mani sui suoi fianchi e le mie dita arrivarono a lambire quel dolce solco tra la schiena e il suo fondoschiena: per tutto il tempo, un lungo brivido percosse il mio corpo. A destarmi dal sogno fu la voce di mio zio, che rimproverava bonariamente zia Vicky di non “soffocarmi” con le sue smancerie, e di raggiungerlo in sala da pranzo: mia zia, staccandosi da me, mi fissò e mi sussurrò di andare…
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La nostra crociera era stata più stancante del solito, e il muso lungo e il carattere un po' da “orso” di mio marito non avevano di certo alleggerito le giornate, ma anzi...era la prima volta che mi ritrovavo così a pensare con sollievo al rientro a casa. Tornati in città, la mia vita riprese a svolgersi con la solita routine che oramai cadenzava le mie lunghe giornate, ma stavolta stava avvenendo qualcosa di strano, che mi concedeva un vero e proprio brivido inatteso durante il giorno… spesso, infatti, mi trovavo a pensare a mio nipote, Tony, e lo immaginavo tra la gente, al suo lavoro, mi chiedevo come stesse, cosa stesse facendo.... Ma ciò che mi stupì fu che iniziai anche a pensare alla sua vita privata, mentre osservavo le storie che pubblicava sui social, e nacque in me una specie di.. amorevole gelosia, per le donne del suo gruppo o quelle che poteva incontrare. Era però una gelosia particolare, non di possesso, ma di… voglia di rivivere l’emozione che mi davano le sue piccole, e forse innocenti, attenzioni che erano nate durante il viaggio…
Come sempre al ritorno dai nostri viaggi, eravamo soliti invitare mio fratello, mia sorella e le rispettive famiglie per condividere con loro foto, video e i piccoli regali che avevamo portato. Quella volta, però, fu particolarmente piacevole organizzare la serata: senza accorgermene, quasi istintivamente, pensai e sperai fortemente che ci sarebbe stato anche Tony. Senza nulla togliere agli altri miei nipoti o a mia sorella, sua madre, quella volta ero elettrizzata per la cena solo perché sapevo ci sarebbe stato anche lui. Il solo sapere che lo avrei rivisto mi dava una carica, una energia che credevo ormai sparite in me. Come dico sempre io, “ci sono brividi che nascono dai dettagli”, e stavolta lo stavo vivendo sulla mia pelle: ogni giorno che passava, mi ritrovavo a pensare con entusiasmo inatteso alla cena, come mai prima d’ora: sola a casa, nella tranquillità, con mio marito a lavoro, avevo svuotato il mio armadio alla ricerca dell’outfit perfetto da indossare: senza saperlo, volevo che mio nipote fosse felice di essere a cena da noi, con la stessa felicità che mi stava regalando il saperlo presto a casa mia, anche se con tutto il resto della famiglia.
Ci ritrovammo, così, con tutta la famiglia una sera a cena e chiaramente c’era anche lui: la serata trascorse tra i nostri racconti, a tavola, tutti assieme. Io e mio marito parlavamo di com’era andata la crociera, di cosa avevamo visto, dei luoghi visitati, ma…ma io inevitabilmente non riuscivo a non guardare mio nipote Tony, i suoi gesti nel mangiare, nell'interloquire con gli altri: spesso, i nostri sguardi si incrociavano (era intenzionale? O frutto del caso?) ed è lì che mi sentivo sempre un fuoco dentro, qualcosa che mi sconvolgeva la mente e mi faceva balbettare nel mio racconto, proprio lì davanti a tutti! Unico dispiacere, eravamo seduti distanti, e questo lo avevo ahimè notato sin dal momento in cui mi ero seduta a tavola insieme a tutti loro. Nelle pause del racconto, o quando mio marito parlava, mi ritrovavo a pensare che era davvero un peccato, perché sicuramente se fossimo stati vicini avrei potuto sentire il suo profumo. Ma, subito dopo, quasi rimproveravo me stessa di quei pensieri: “Vicky, è pur sempre il nipote di tuo marito, sei sua zia! Come puoi pensare così di lui?” La mia mente quasi condannava i miei stessi pensieri… Ma al tempo stesso mi sentivo piena di adrenalina....e così, davvero senza accorgermene, cercavo istintivamente di cogliere ogni istante per essere un po’ più vicina a lui... Ogni volta che mi alzavo da tavola, subito mi avvicinavo a Tony, con la scusa di cambiargli il piatto, o porgergli le posate: era come come se gli altri non ci fossero, involontariamente le nostre dita si sfioravano tra le posate e lì, in quel preciso istante, un fremito percorse tutta la schiena...mi cadde la posata per l'emozione e li accade l'inevitabile, lui si piega x raccoglierla, sfiorando la mia caviglia con le sue dita sottili. Quello sfiorare delicato, e forse tanto desiderato al mio ritorno, mi eccito' inevitabilmente e d'istinto strinsi le cosce.....i nostri sguardi si incrociarono: per un momento scomparve tutto intorno a me: casa, gli altri parenti, mio marito..era come se ci fossimo solo io e lui, una emozione mai provata... Ma a riportarmi alla dura realtà fu la voce proprio del mio compagno, che come sempre mi rimproverava per aver fatto cadere le posate, chiamandomi per a tavola le altre portate! Allora corsi immediatamente in cucina, e accantonati i piatti, mi poggiai per qualche minuto sul ripiano con le mani: cosa mi stava succedendo? I miei pensieri diventavano sempre più arditi, il cuore mi batteva dall’emozione, stavo pensando a Tony ormai in modo diverso, e non sapevo se tutto ciò era sbagliato ma mi stava piacendo da impazzire: era un mix di sole, adrenalina, erotismo.. Ma era giusto?
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Quel giorno, emozionato dalla presenza di zia Vicky, avevo provato, senza farmene accorgere, ad accaparrarmi un posto a tavola accanto a lei ma non ero riuscito nel mio intento, poiché i miei cugini e mio zio mi avevano trattenuto in chiacchiere davanti alla tv, mentre gli altri familiari prendevano posto: mi ritrovai, così, dal lato del tavolo opposto al suo, e nemmeno di fronte a lei: potete immaginare il mio senso di delusione, esser lontani dalla donna che in quel momento era al centro dei miei pensieri, delle mie fantasie. Il pranzo trascorse tra chiacchiere e racconti dei miei zii sulla loro crociera, ed in me si stava lentamente spegnendo quell’entusiasmo iniziale: forse, mi ero solo illuso… forse tutto doveva restare fantasia. Del resto, come avrei mai potuto osare qualcosa, senza creare casini e scompiglio? Mai e poi mai mi sarei azzardato. Notavo che spesso zia Vicky, nel suo descrivere la crociera, mi guardava, ma ero convinto che lo facesse proprio perché stava raccontando le vacanze con mio zio, così come guardava tutti gli altri a tavola. Ma proprio quando la giornata sembrava perdere il suo brio, avvenne qualcosa che risvegliò in me speranze (e fantasie): zia Vicky, a metà pranzo, si avvicinò a me per porgermi le posate: in quel momento qualcosa mi fece perdere completamente la razionalità: sarà stato il suo profumo, il suo modo di fare, il fatto che l’avevo desiderata vicino a me per tutto il tempo, o forse la consapevolezza di dover cogliere e assaporare solamente pochi attimi e niente più di quella splendida donna così vicina ma così irraggiungibile, sta di fatto che d’istinto avvicinai la mia mano alla sua per prendere la forchetta. In quell’istante, la posata scivolò per terra, perdendosi nell’incrocio delle nostre dita. Subito mi chinai per raccoglierla, proprio perché era finita accanto alla sua caviglia. Zia Vicky fece altrettanto: ci ritrovammo così, il mio viso a pochi centimetri dal suo, con il suo ginocchio che sfiorava dolcemente e sensualmente il mio braccio. Furono istanti lunghissimi ed infiniti: avrei voluto avvicinarmi a lei, baciarla, accarezzare la sua dolce pelle, liberarmi finalmente di quel desiderio così represso, sentire davvero il sapore del suo corpo e delle sue labbra…ma a destarmi dal sogno fu la voce di mio zio Gianni, che intimava scherzosamente alla moglie di servire le altre portate. Lei si allontanò in fretta, il suo sguardo ancora qualche secondo sul mio, per poi girarsi e andare verso la cucina: io rimasi li, seduto, completamente sconvolto ed eccitato da lei. Era la prima volta che eravamo stati così vicini dal momento in cui avevo iniziato a vedere zia Vicky sotto una nuova luce: non più una semplice persona di famiglia, ma una donna davvero unica, sensuale e dolce al tempo stesso, centro dei miei desideri.
Mi erano bastati pochi secondi per farmi perdere la testa: quel tocco, rapido e sfuggente, però, aveva innescato in me emozioni assurde: per tutta la durata del pranzo, rimasi completamente isolato dal resto della famiglia, assorto in mille fantasie, così eccitato a tal punto che il pantalone sembrava scoppiare. Fui costretto a coprirmi con tovagliolo e tovaglia per tutto il resto del tempo, fermo lì al mio posto, senza mai alzarmi: temevo di esser preso in giro dai miei cugini. Più guardavo zia Vicky e più la desideravo: un desiderio forte e proibito, che andava oltre il solo desiderio fisico: era tutta la situazione che si stava creando a farmi impazzire. Ero, però ben consapevole che sarebbe tutto finito lì. Ed invece mi sbagliavo.
Quella conversazione su Whatsapp stava letteralmente monopolizzando la mia mente, la mia concentrazione, i miei pensieri… Mi ritrovavo nel bel mezzo delle giornate, a lavoro, in palestra o a casa ad afferrare il telefono e a riaprire la chat con zia Vicky, soffermandomi sulla foto che mi aveva inviato poco prima di andare in piscina: senza rendermene conto, iniziavo a guardarla non più solo come una, ma come una donna dolce, sensuale, affascinante. La sua classe mi trasmetteva non solo una sensazione di affetto familiare, ma anche una incredibile carica di erotismo. In poco tempo, mi rendevo conto che pensare a zia Vicky mi intrigava: non vedevo l’ora che rientrasse dalla vacanza con mio zio, per poter sfruttare ogni singolo momento per sentirla vicino, sentire la sua voce, il suo sguardo, il profumo della sua pelle. Guardavo la sua foto in costume, ed immaginavo quanto sarebbe stato bello poter esser in piscina li con lei. Ma tutto ciò mi sembrava impossibile da realizzare: era pur sempre la moglie di mio zio. Pensavo così, per la prima volta, con ansia ai prossimi incontri e i pranzi tra parenti, sapendo che ci sarebbe stata anche lei li con tutti noi. E l’occasione arrivò poco dopo il loro rientro dalla crociera…
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La vacanza ormai era finita e si rientrava a casa, un po' mi dispiaceva, ma sapevo che il mio rientro sta volta era diverso, c'era una persona che non vedevo l'ora di vedere....il nipote di mio marito.
L'idea di guardarlo negli occhi, il sapere delle nostre conversazioni, seppur innocue, ma in me suscitavano tanto intrigo e pensieri impuri da voler realizzare....
La notte precedente al nostro rientro feci un sogno: sognai Tony, era tutto così realistico...eravamo appena atterrati e vi era venuto lui a prenderci, lo noto subito tra le varie persone seppur è di statura media, ma notai subito il suo sorriso smagliante, il suo sguardo furbetto.. Ci accolse con il suo tipico sorriso e mentre salutava mio marito con un abbraccio, io ammiravo i suoi muscoli che sembrassero voler strappare la camicia di lino bianca che indossava... Si rivolse a me, ci fissammo negli occhi per un attimo, che per me sembrò eterno, e mi abbracciò in una stretta dolce ma nello stesso tempo possente, da maschio, sentii la leggera pressione della sua barba sulla mia guancia, e quel dolce pungere mi fece suscitare i brividi su tutta la schiena e un leggero eccitamento che mi portò d'istinto ad accarezzargli la nuca... In realtà tutto questo è il mio sogno ma che volevo che accadesse al mio rientro, desiderio di sentirmi tra le sue braccia...
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Come da tradizione, il venerdì successivo al loro ritorno, i miei zii avevano invitato tutta la famiglia a casa loro, per una cena e per condividere con noi foto e video della loro vacanza, come spesso accadeva al rientro. Mia madre mi aveva chiamato a metà settimana per comunicarmi che gli zii ci attendevano a cena: a quelle parole, dentro di me esultai, perché avrei potuto rivedere zia Vicky dopo quei nostri messaggi: continuavo a chiedermi se fosse tutta una mia illusione o se avrei potuto osare qualcosa in più. I miei zii abitano in una palazzina, al secondo piano, e quei gradini verso la porta di casa sembravano non finire mai. Per l’emozione, avevo fatto salire prima tutti quanti gli altri, ovvero i miei genitori, mio fratello, mio zio (il fratello di mia mamma), un’altra sorella di mamma col marito e i miei due cugini, e per ultimo io. Come avevo fatto? Semplicemente utilizzando uno stratagemma, ovvero mostrandomi educato e aprendo il portone del palazzo a tutti loro.
Ero rimasto “in fila” sulle scale, in attesa che tutti quanti salutassero mia zia Vicky e il marito arrivati all’ingresso di casa per accoglierci: nel salire, avevo sentito la voce di zia che, nell’accogliere mia madre chiedeva di me, ricevendo come risposta la rassicurazione che ero sulle scale, ultimo di quel lungo corteo di parenti. Man mano che mi avvicinavo alla soglia dell’appartamento il cuore mi batteva sempre più: potevo iniziare a scorgere zia Vicky sull’uscio, mentre indossava una maglia nera, a maniche corte, che lasciavano scoperte le spalle, una scollatura appena accennata, una vaporosa gonna bianco-nera e delle magnifiche scarpe col tacco alto che esaltavano la sua figura e i suoi piedi, sempre curatissimi proprio come lei.
Nel lungo corteo, ero preceduto dai miei due cugini, e non appena terminato di salutare loro mia zia si rivolse verso di me: non so se fosse suggestione o realtà, ma avevo in quel momento percepito che i suoi occhi si fossero improvvisamente illuminati. Come sempre, ci abbracciammo, ed io, completamente perso tra il suo profumo e la sua pelle, esitai in un lungo abbraccio, cogliendo l’occasione per stringere forte a me quella donna che oramai, istante dopo istante, stava diventando il centro dei miei desideri. Mentre ci salutavamo con un bacio sulla guancia, che mi parve il più bello, dolce e sensuale mai ricevuto, indugiai con la mani sui suoi fianchi e le mie dita arrivarono a lambire quel dolce solco tra la schiena e il suo fondoschiena: per tutto il tempo, un lungo brivido percosse il mio corpo. A destarmi dal sogno fu la voce di mio zio, che rimproverava bonariamente zia Vicky di non “soffocarmi” con le sue smancerie, e di raggiungerlo in sala da pranzo: mia zia, staccandosi da me, mi fissò e mi sussurrò di andare…
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La nostra crociera era stata più stancante del solito, e il muso lungo e il carattere un po' da “orso” di mio marito non avevano di certo alleggerito le giornate, ma anzi...era la prima volta che mi ritrovavo così a pensare con sollievo al rientro a casa. Tornati in città, la mia vita riprese a svolgersi con la solita routine che oramai cadenzava le mie lunghe giornate, ma stavolta stava avvenendo qualcosa di strano, che mi concedeva un vero e proprio brivido inatteso durante il giorno… spesso, infatti, mi trovavo a pensare a mio nipote, Tony, e lo immaginavo tra la gente, al suo lavoro, mi chiedevo come stesse, cosa stesse facendo.... Ma ciò che mi stupì fu che iniziai anche a pensare alla sua vita privata, mentre osservavo le storie che pubblicava sui social, e nacque in me una specie di.. amorevole gelosia, per le donne del suo gruppo o quelle che poteva incontrare. Era però una gelosia particolare, non di possesso, ma di… voglia di rivivere l’emozione che mi davano le sue piccole, e forse innocenti, attenzioni che erano nate durante il viaggio…
Come sempre al ritorno dai nostri viaggi, eravamo soliti invitare mio fratello, mia sorella e le rispettive famiglie per condividere con loro foto, video e i piccoli regali che avevamo portato. Quella volta, però, fu particolarmente piacevole organizzare la serata: senza accorgermene, quasi istintivamente, pensai e sperai fortemente che ci sarebbe stato anche Tony. Senza nulla togliere agli altri miei nipoti o a mia sorella, sua madre, quella volta ero elettrizzata per la cena solo perché sapevo ci sarebbe stato anche lui. Il solo sapere che lo avrei rivisto mi dava una carica, una energia che credevo ormai sparite in me. Come dico sempre io, “ci sono brividi che nascono dai dettagli”, e stavolta lo stavo vivendo sulla mia pelle: ogni giorno che passava, mi ritrovavo a pensare con entusiasmo inatteso alla cena, come mai prima d’ora: sola a casa, nella tranquillità, con mio marito a lavoro, avevo svuotato il mio armadio alla ricerca dell’outfit perfetto da indossare: senza saperlo, volevo che mio nipote fosse felice di essere a cena da noi, con la stessa felicità che mi stava regalando il saperlo presto a casa mia, anche se con tutto il resto della famiglia.
Ci ritrovammo, così, con tutta la famiglia una sera a cena e chiaramente c’era anche lui: la serata trascorse tra i nostri racconti, a tavola, tutti assieme. Io e mio marito parlavamo di com’era andata la crociera, di cosa avevamo visto, dei luoghi visitati, ma…ma io inevitabilmente non riuscivo a non guardare mio nipote Tony, i suoi gesti nel mangiare, nell'interloquire con gli altri: spesso, i nostri sguardi si incrociavano (era intenzionale? O frutto del caso?) ed è lì che mi sentivo sempre un fuoco dentro, qualcosa che mi sconvolgeva la mente e mi faceva balbettare nel mio racconto, proprio lì davanti a tutti! Unico dispiacere, eravamo seduti distanti, e questo lo avevo ahimè notato sin dal momento in cui mi ero seduta a tavola insieme a tutti loro. Nelle pause del racconto, o quando mio marito parlava, mi ritrovavo a pensare che era davvero un peccato, perché sicuramente se fossimo stati vicini avrei potuto sentire il suo profumo. Ma, subito dopo, quasi rimproveravo me stessa di quei pensieri: “Vicky, è pur sempre il nipote di tuo marito, sei sua zia! Come puoi pensare così di lui?” La mia mente quasi condannava i miei stessi pensieri… Ma al tempo stesso mi sentivo piena di adrenalina....e così, davvero senza accorgermene, cercavo istintivamente di cogliere ogni istante per essere un po’ più vicina a lui... Ogni volta che mi alzavo da tavola, subito mi avvicinavo a Tony, con la scusa di cambiargli il piatto, o porgergli le posate: era come come se gli altri non ci fossero, involontariamente le nostre dita si sfioravano tra le posate e lì, in quel preciso istante, un fremito percorse tutta la schiena...mi cadde la posata per l'emozione e li accade l'inevitabile, lui si piega x raccoglierla, sfiorando la mia caviglia con le sue dita sottili. Quello sfiorare delicato, e forse tanto desiderato al mio ritorno, mi eccito' inevitabilmente e d'istinto strinsi le cosce.....i nostri sguardi si incrociarono: per un momento scomparve tutto intorno a me: casa, gli altri parenti, mio marito..era come se ci fossimo solo io e lui, una emozione mai provata... Ma a riportarmi alla dura realtà fu la voce proprio del mio compagno, che come sempre mi rimproverava per aver fatto cadere le posate, chiamandomi per a tavola le altre portate! Allora corsi immediatamente in cucina, e accantonati i piatti, mi poggiai per qualche minuto sul ripiano con le mani: cosa mi stava succedendo? I miei pensieri diventavano sempre più arditi, il cuore mi batteva dall’emozione, stavo pensando a Tony ormai in modo diverso, e non sapevo se tutto ciò era sbagliato ma mi stava piacendo da impazzire: era un mix di sole, adrenalina, erotismo.. Ma era giusto?
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Quel giorno, emozionato dalla presenza di zia Vicky, avevo provato, senza farmene accorgere, ad accaparrarmi un posto a tavola accanto a lei ma non ero riuscito nel mio intento, poiché i miei cugini e mio zio mi avevano trattenuto in chiacchiere davanti alla tv, mentre gli altri familiari prendevano posto: mi ritrovai, così, dal lato del tavolo opposto al suo, e nemmeno di fronte a lei: potete immaginare il mio senso di delusione, esser lontani dalla donna che in quel momento era al centro dei miei pensieri, delle mie fantasie. Il pranzo trascorse tra chiacchiere e racconti dei miei zii sulla loro crociera, ed in me si stava lentamente spegnendo quell’entusiasmo iniziale: forse, mi ero solo illuso… forse tutto doveva restare fantasia. Del resto, come avrei mai potuto osare qualcosa, senza creare casini e scompiglio? Mai e poi mai mi sarei azzardato. Notavo che spesso zia Vicky, nel suo descrivere la crociera, mi guardava, ma ero convinto che lo facesse proprio perché stava raccontando le vacanze con mio zio, così come guardava tutti gli altri a tavola. Ma proprio quando la giornata sembrava perdere il suo brio, avvenne qualcosa che risvegliò in me speranze (e fantasie): zia Vicky, a metà pranzo, si avvicinò a me per porgermi le posate: in quel momento qualcosa mi fece perdere completamente la razionalità: sarà stato il suo profumo, il suo modo di fare, il fatto che l’avevo desiderata vicino a me per tutto il tempo, o forse la consapevolezza di dover cogliere e assaporare solamente pochi attimi e niente più di quella splendida donna così vicina ma così irraggiungibile, sta di fatto che d’istinto avvicinai la mia mano alla sua per prendere la forchetta. In quell’istante, la posata scivolò per terra, perdendosi nell’incrocio delle nostre dita. Subito mi chinai per raccoglierla, proprio perché era finita accanto alla sua caviglia. Zia Vicky fece altrettanto: ci ritrovammo così, il mio viso a pochi centimetri dal suo, con il suo ginocchio che sfiorava dolcemente e sensualmente il mio braccio. Furono istanti lunghissimi ed infiniti: avrei voluto avvicinarmi a lei, baciarla, accarezzare la sua dolce pelle, liberarmi finalmente di quel desiderio così represso, sentire davvero il sapore del suo corpo e delle sue labbra…ma a destarmi dal sogno fu la voce di mio zio Gianni, che intimava scherzosamente alla moglie di servire le altre portate. Lei si allontanò in fretta, il suo sguardo ancora qualche secondo sul mio, per poi girarsi e andare verso la cucina: io rimasi li, seduto, completamente sconvolto ed eccitato da lei. Era la prima volta che eravamo stati così vicini dal momento in cui avevo iniziato a vedere zia Vicky sotto una nuova luce: non più una semplice persona di famiglia, ma una donna davvero unica, sensuale e dolce al tempo stesso, centro dei miei desideri.
Mi erano bastati pochi secondi per farmi perdere la testa: quel tocco, rapido e sfuggente, però, aveva innescato in me emozioni assurde: per tutta la durata del pranzo, rimasi completamente isolato dal resto della famiglia, assorto in mille fantasie, così eccitato a tal punto che il pantalone sembrava scoppiare. Fui costretto a coprirmi con tovagliolo e tovaglia per tutto il resto del tempo, fermo lì al mio posto, senza mai alzarmi: temevo di esser preso in giro dai miei cugini. Più guardavo zia Vicky e più la desideravo: un desiderio forte e proibito, che andava oltre il solo desiderio fisico: era tutta la situazione che si stava creando a farmi impazzire. Ero, però ben consapevole che sarebbe tutto finito lì. Ed invece mi sbagliavo.
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