Il prestito di soldi da zia P.(5)
di
Alers
genere
confessioni
È un pomeriggio di primavera.
Ponte del primo maggio.
Non erano ancora passati due mesi dal primo prestito ed ero riuscito a ritornarle 50 euro a malapena.
Nonna aveva una visita e zio del piano di sotto l aveva accompagnata.
Il piccolo citofono,he era stato montato per le esigenze di zia,squilla.
Mi alzo dal letto e vado lentamente ad affacciarmi sul pianerottolo che collega il piano superiore a quello inferiore.
Zia P. vestita come al solito con una tuta semplice sotto e una maglietta a maniche corte sotto.
"Fra na decin e minut saglj ngopp e m fai nu bel servizj"(fra 10 minuti salgo e mi fai un bel servizio).
Annuisco con gli occhi e un piccolo cenno con la testa.
Torno in camera a leggere un libro d Arte.
La maniglia della porta di casa si apre con un colpo secco.
Si richiude con un colpo secco e forte.
È un po difettosa ma anche lei non ha mezze misure in generale,nemmeno nelle cose di tutti i giorni.
Sento i suoi passi decisi con le sue ciabatte in gomma sempre piu vicini a me.
"Iamm,puos stu libr e facimm na cosa veloc"(dai posa il libro e facciamo una cosa veloce).
Prende la sedia pieghevole che ho in camera e la mette al centro della stanza.
Giu di colpo la tuta.
Si siede decisa sulla sedia facendo uscire le sue grosse pacche(natiche) dall apertura nella parte posteriore della sedia.
Mi metto dietro.
Ormai sono abituato e inizio.
Sento il rumore ferraginoso dell accendino.
Inspira e butta fuori il fumo dalla sigaretta appena accesa.
L ambientazione è diversa ma la sensazione è la stessa.
La faccia affossata tra due montagne bianche,la lingua che entra nel suo buco grinzoso.
"E figlj mij song jut a fa na vacanz che cumpagn,so ponn permettr"(i figli miei sono andati in vacanza,se lo possono permettere)
Il fumo annebbia la camera.
"Tu aro vuoi ij"(tu dove vuoi andare?)
Tolgo la lingua dal sui buco del culo.
"Parigi"(rispondo)
"Arò?"(dove?)
"Parigi"(insisto)
Il fumo esce dal lato sinistro.
"Vuoi ij a Parigi?E chesta nun è Parigi?"(Vuoi andare a Parigi?E questa non è Parigi?"
Risate grasse.
Parte una tosse stizzosa,4-5 colpi.
*Parte una canzone inventata sul momento*
Sento lo sblocco del telefono.
Vedo uscire il telefono da sinistra della sua figura.
"T agg fatt o selfie a Parigi,vir"(ti ho fatto il selfie a Parigi,vedi"
Mi mostra lo schermo.
Gran parte dell inquadratura è coperto dal suo volto con un sorriso beffardo,sul retro la mia faccia coperta in parte dalle sua paccone(natiche) biancastre.
Suona il citofono.
Mi manda a rispondere.
Torno da lei,è ancora lì con il culo fuori,di spalle.
"È il corriere per te"
Si alza,sollevando la tuta.
"Sarà qualche pacc p G.(sarà qualche pacco per G.,suo figlio)
Corre.
La porta si chiude di colpo.
Ponte del primo maggio.
Non erano ancora passati due mesi dal primo prestito ed ero riuscito a ritornarle 50 euro a malapena.
Nonna aveva una visita e zio del piano di sotto l aveva accompagnata.
Il piccolo citofono,he era stato montato per le esigenze di zia,squilla.
Mi alzo dal letto e vado lentamente ad affacciarmi sul pianerottolo che collega il piano superiore a quello inferiore.
Zia P. vestita come al solito con una tuta semplice sotto e una maglietta a maniche corte sotto.
"Fra na decin e minut saglj ngopp e m fai nu bel servizj"(fra 10 minuti salgo e mi fai un bel servizio).
Annuisco con gli occhi e un piccolo cenno con la testa.
Torno in camera a leggere un libro d Arte.
La maniglia della porta di casa si apre con un colpo secco.
Si richiude con un colpo secco e forte.
È un po difettosa ma anche lei non ha mezze misure in generale,nemmeno nelle cose di tutti i giorni.
Sento i suoi passi decisi con le sue ciabatte in gomma sempre piu vicini a me.
"Iamm,puos stu libr e facimm na cosa veloc"(dai posa il libro e facciamo una cosa veloce).
Prende la sedia pieghevole che ho in camera e la mette al centro della stanza.
Giu di colpo la tuta.
Si siede decisa sulla sedia facendo uscire le sue grosse pacche(natiche) dall apertura nella parte posteriore della sedia.
Mi metto dietro.
Ormai sono abituato e inizio.
Sento il rumore ferraginoso dell accendino.
Inspira e butta fuori il fumo dalla sigaretta appena accesa.
L ambientazione è diversa ma la sensazione è la stessa.
La faccia affossata tra due montagne bianche,la lingua che entra nel suo buco grinzoso.
"E figlj mij song jut a fa na vacanz che cumpagn,so ponn permettr"(i figli miei sono andati in vacanza,se lo possono permettere)
Il fumo annebbia la camera.
"Tu aro vuoi ij"(tu dove vuoi andare?)
Tolgo la lingua dal sui buco del culo.
"Parigi"(rispondo)
"Arò?"(dove?)
"Parigi"(insisto)
Il fumo esce dal lato sinistro.
"Vuoi ij a Parigi?E chesta nun è Parigi?"(Vuoi andare a Parigi?E questa non è Parigi?"
Risate grasse.
Parte una tosse stizzosa,4-5 colpi.
*Parte una canzone inventata sul momento*
Sento lo sblocco del telefono.
Vedo uscire il telefono da sinistra della sua figura.
"T agg fatt o selfie a Parigi,vir"(ti ho fatto il selfie a Parigi,vedi"
Mi mostra lo schermo.
Gran parte dell inquadratura è coperto dal suo volto con un sorriso beffardo,sul retro la mia faccia coperta in parte dalle sua paccone(natiche) biancastre.
Suona il citofono.
Mi manda a rispondere.
Torno da lei,è ancora lì con il culo fuori,di spalle.
"È il corriere per te"
Si alza,sollevando la tuta.
"Sarà qualche pacc p G.(sarà qualche pacco per G.,suo figlio)
Corre.
La porta si chiude di colpo.
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