Il cantiere delle orge - seconda parte

di
genere
orge

Nadia inginocchiata davanti ai sette era pronta a subire l'assalto di quei cazzi liberi: grossi come polsi, curvi come falci, dritti come lance, venosi e pulsanti, con cappelle rosse e gonfie che stillavano cristalli di piacere denso e appiccicoso, palle pesanti e pelose che dondolavano tra cosce madide. Lei si inginocchiò sulla doppia coperta al centro, il cuore un tamburo di guerra nel petto, e iniziò il rituale orale, un omaggio devoto: prima Michele e il suo cazzo spesso e familiare le riempì la bocca con un sapore terroso di sudore e sale, le vene che pulsavano contro la lingua esperta mentre lei lo ingoiava fino alla base, le guance incavate in un ritmo ipnotico, la saliva che colava in fili appiccicosi sul mento e gocciolava sui suoi seni esposti. Tutti loro sapevano che a quel punto tutto era permesso e lei non era più il tecnico della ditta, ma una vacca a loro completa disposizione. "Cazzo, sì, troia, succhia come una vacca assetata", gemette lui, afferrandole i capelli umidi e scopandole la gola con spinte ritmiche che le facevano lacrimare gli occhi, lacrime che si confondevano col sudore che le rigavano il viso in solchi salati. Gli altri non attesero inviti: Rocco le si parò dietro, le mani enormi che le afferrarono i seni da dietro, strizzandoli con una forza da rozzo manovale quale era, i pollici callosi che torcevano i capezzoli turgidi fino a farli diventare ciliegie rosse e gonfie, mandandole scariche di dolore estatico che le vibravano fino al clitoride. "Queste tette di latte saporito sono fatte per essere munte, puttana", ringhiò, col suo respiro caldo e la barba lunga sul collo di lei, il cazzo peloso e spesso che le sfregava la schiena nuda, lasciando una scia umida e calda che le fece inarcare la spina dorsale. Vito, l'altro calabrese si inginocchiò al suo fianco sinistro, leccandole il lobo dell'orecchio con una lingua timida ma curiosa, mentre le sue dita esploravano la sua figa esposta: prima un tocco esitante sulle labbra esterne carnose, sentendole gonfiarsi e aprirsi come un fiore assetato, poi due dita che affondavano tra le pieghe rosee, sfregando il clitoride in cerchi goffi ma entusiasti che la fecero gemere intorno al cazzo di Michele. "Sei un oceano troia.. bagnata e calda come il mare di Bovalino, il mio paese in Calabria.", balbettò Vito, il viso arrossato dall'eccitazione, e Nadia, con la bocca piena, mugolò una risposta con un suono gutturale. "Impara... io ti mostro come far implorare una donna". Il tatuato le si avvicinò schiaffeggiandole il culo esposto con il palmo aperto, il colpo secco che echeggiò nell'aria come uno sparo, lasciando un'impronta rossa sulla natica sinistra, facendola sobbalzare e contrarre l'ano in un spasmo visibile – un buchetto rosa e stretto che pulsava come un cuore ferito, implorando invasione. "Questo culo selvaggio è mio per primo", dichiarò Vito con il suo sorriso sdentato, sputando un grumo di saliva sulla cappella del suo cazzo curvo e venoso, spesso come un polso, con vene bluastre che serpeggiavano come fiumi in piena, e premendo contro l'ingresso entrò piano, centimetro per centimetro, dilatandola con un bruciore lancinante che le strappò un urlo attutito dalla carne in bocca, lacrime fresche che le velavano la vista mentre il pathos la travolgeva: dolore come purificazione, come rinascita, "Sì... riempimi, fate di me il vostro tempio profanato... io vivo per questo, per sentirvi dentro, per dissolvermi nel vostro sudore".
Quei cazzi erano un più puzzolente dell'altro, l'odore acre del sudore dei maschi infoiati riempiva l'aria circostante e lei era sommersa da quei tre cazzi selvaggi che la facevano impazzire....
le piaceva la puzza, questi uomini selvaggi, non la disturbava nulla e avrebbe leccato anche i loro buchi del culo di qualunque cosa avessero puzzato. Andava fuori di cervello dall'eccitazione, col sudore, la puzza di piscio degli uccelli, il sapore acre che avevano....stava pensando al cazzo mostruoso che le stava spaccando il culo e sorrise pensando alla sirena tatuata su quel pisello avvincente, Si poteva vedere la sirena sorridente e nuda mentre andava dentro e fuori dal suo culo e la cosa la faceva ridere di gusto e i maschi primitivi che la circondavano non capivano perchè stesse ridendo malgrado l'assalto dei tre maschi che stavano approfittando del suo corpo.
Gli altri quattro intanto erano rimasti interdetti e non sapevano se potevano farsi avanti o dovevano aspettare che i colleghi avessero finito. Erano indecisi sul da farsi perchè non avevano mai avuto occasione in precedenza di incontrare Nadia (contrariamente agli altri) e ancora non avevano capito che potevano fare qualsiasi cosa che fosse venuta loro in mente....
L'orgia detonò come una dinamite innescata, un turbine caotico di carne sudata, gemiti rauchi e odori primordiali che si diffusero nell'aria: sudore acre di ascelle pelose, sperma salato e denso, umori femminili dolci e viscosi come il miele, mescolati al puzzo di cemento e terra umida. Nadia fu il fulcro, passata di mano in mano come una reliquia sacra da profanare, il suo corpo un'arena dove ogni tocco era una battaglia vinta contro la sua solitudine. Primo assalto doppio: Vito e Rocco la sollevarono di peso come un trofeo, le cosce piene e olivastre aperte in una V invitante, i muscoli delle gambe che tremavano per lo sforzo e l'eccitazione. Vito, l'omone bonario, la impalò sulla figa con il suo cazzo lungo e curvo, una sciabola di carne che affondò fino al collo dell'utero in un colpo fluido, le pareti interne di lei che si contraevano come una guanto vellutato, mungendolo con spasmi ritmici che gli strapparono un grugnito gutturale. "Cazzo, sei un tunnel di fuoco, Nadia... mi stringi come una morsa del diavolo", ansimò Vito, mentre le sue mani tozze le strizzavano i fianchi larghi, lasciando impronte bianche di calce sulla pelle sudata. Rocco invece la penetrò analmente da dietro col suo membro sottile ma insistente e sfondò la resistenza dell'ano dilatato, sfregando la sottile parete interna contro il cazzo di Vito, mandandole scintille di piacere elettrico che le irraggiavano dal perineo su per la spina dorsale, facendole inarcare la schiena in un arco felino. Il ritmo si sincronizzò in una danza brutale: spinte alternate, uno che affondava mentre l'altro ritraeva, i loro corpi che sbattevano contro il suo con schiocchi umidi, le palle pelose di Vito che sbattevano contro il clitoride esposto, mandandole ondate di frizione deliziosa. Nadia urlò, un le unghie laccate che graffiavano le spalle larghe di Vito, lasciando solchi rossi come mappe di conquista. Il pathos la invase come un'inondazione: "Più forte... scopatemi come se voleste uccidermi di piacere!", implorò, la voce rotta da singhiozzi, e loro obbedirono, accelerando fino a farle perdere il fiato. L'orgasmo la colpì come un fulmine: un'esplosione viscerale che le contrasse ogni muscolo, il corpo che si tendeva in un arco impossibile, i seni pesanti che rimbalzavano contro il petto villoso di Vito con schiocchi bagnati, la figa che schizzava un fiotto caldo e abbondante sulle sue palle e cosce, gocciolando sul terreno in una pozza luccicante. L'ano si strinse intorno a Rocco in una morsa spasmodica, facendolo gemere e venire a sua volta: un fiotto caldo che le inondò le viscere, colando fuori in rivoli bianchi che le bagnavano il perineo, mentre lacrime di estasi pura le rigavano il viso, un pianto liberatorio che mescolava gioia e dolore. "Vengo... oh, cazzo, vengo, vengooo...", gridò, il corpo scosso da un terremoto che le fece tremare le cosce per minuti, mentre si sentiva svenire dal godimento.
Nel frattempo Michele non era rimasto immobile e malgrado l'assalto degli altri due manteneva per quanto era possibile il cazzo dentro alla bocca di Nadia e glielo spingeva in gola come poteva.... mentre gli altri la rivoltavano per invaderle fica e culo, lui smetteva un attimo, per riprendere subito dopo quando Nadia era ritornata in una posizione più adatta. Le dava modo di parlare ogni tanto non appena aveva la bocca libera, ma subito lui le fermava la testa stringendole il viso col pollice e le altre dita in modo da tenerle la bocca aperta e chiavarla in gola con tutta la forza di cui disponeva. La vedeva a volte annaspare, rimanere senza fiato, mentre i due calabresi le riempivano fica e culo sborrando quasi contemporaneamente e lei godeva con suoni gutturali con la bocca piena del suo cazzo e di tanto in tanto riusciva a profferire qualche parola, era come tramortita, in estasi per il godimento travolgente e anche lui scaricò fiumi di sborra nella sua gola, mentre tutti insieme la deposero a terra e lei resto lì come in trance...voleva dire qualcosa ma dalle sue labbra usciva solo sborra gorgogliando e tutti sorrisero vedendo anche qualche bolla attorno alla bocca mentre lei cercava di parlare e rivoli di sperma le uscivano anche dalla fica e dal culo, da tanto irruenti erano stati i due meridionali.
“Ragazzi, cinque minuti per riprendermi e poi continuiamo” disse lei e tutti annuirono.
Si diede una ripulita sommaria allo sperma che le usciva da tutte le entrare e poi fu pronta per gli altri....quanti ce ne erano ancora? Ah quattro...Ardi e Dardan gli albanesi e i due ghanesi Kofi e Samuel. Questi due attiravano Nadia...si sentiva una troia all'ennesima potenza e continuava
a guardarli...non loro ma i loro cazzi che ora svettavano duri come manganelli dopo che erano stati maneggiati dai proprietari durante lo spettacolo appena terminato. Sentì l'acquolina in bocca solo all'idea di poterli assaggiare, duri, nerissimi e lucidi, lunghissimi......già la voglia la faceva impazzire. Li voleva dentro tutti insieme.....più volte aveve preso più cazzi contemporaneamente sia dentro la fica che nel buco del culo e una volta era riuscita a prenderne due insieme in bocca.... non erano tanto grandi sicchè c'erano stati contemporaneamente e le avevano sborrato insieme in gola. A quel punto le stavano facendo male con la bocca terribilmente allargata per contenerli tutti e due e li aveva fatti uscire uno alla volta (senza prima non avere ingoiato fino all'ultima goccia di sborra che le aveva riempito la gola).
Ma torniamo ai nostri operai. Michele e i due meridionali si stavano riprendendo e ci fu il cambio della guardia. I due albanesi si scambiarono una occhiata e fecero un gesti di intesa. Si distesero supini sulle coperte ma a 180 gradi uno dall'altro, allineati ma con la testa in posizione opposta, come le lancette di un orologio che segnavano le sei precise. Si avvicinarono allargando le gambe fino a che le palle dell'uno toccarono le palle dell'altro e i due cazzi erano eretti uno a fianco all'altro. Nadia capì subito le intenzioni dei due maiali e provò un brivido di piacere per quello che la aspettava. Si mise in ginocchio sui due corpi che erano allineati ma con la testa da parti opposte, allargò le mani per tenersi ben salda e contemporaneamente anche le gambe posizionandosi a cavalcioni dei due. Prese in mano i due cazzi che erano affiancati e li strofinò entrambi sulla sua fica bagnata che per la posizione era allargata. Il suo sesso era una bocca vorace e le due cappelle riuscirono ad entrare facilmente anche per via della sborra che ancora la lubrificava. Lentamente cominciava ad entrare anche il resto, ma lei non voleva aspettare e si lasciò andare di colpo e la penetrazione avvenne di colpo....lei urlò nel sentirsi come lacerare, ma aveva ottenuto il risultato che i due cazzi erano tutti dentro di lei ed erano rimaste solo le quattro palle all'esterno. Ora si che si sentiva troia.....aveva due cazzi dentro la fica che la squassavano e lei alzava e abbassava il bacino per farli andare fino in fondo tutti e due e ogni volta le sembrava che la sfondassero, ma ogni colpo era un godimento.
I due ghanesi pensarono di inserirsi nel gioco a quel punto, tanto più che lei fece loro cenno di accostarsi e mentre andava su e giù col bacino sfondandosi la fica, prese in bocca il primo dei due che si avvicinò. Era in Paradiso....un cazzo lungo e grosso che non finiva più...era un pitone più che un cazzo e in bocca non le entrava addirittura. Era arrivato in gola e ancora era mezzo fuori....anche questo naturalmente puzzava terribilmente di piscio e di sborra secca, ma a lei niente dava fastidio. Lo succhiò ancora per un po' e poi passò all'altro, quello di Samuel....stessa puzza e stesso sapore disgustoso, ma per lei era buono come il miele di acacia.
Intanto Kofi si era inginocchiato dietro di lei a gambe larghe perchè aveva in mezzo le quattro gambe dei due albanesi, però aveva davanti al cazzo le dolci vogliose natiche di Nadia che aveva i due cazzi nella fica e che inevitabilmente nel su e giù le dilatavano anche il buco del culo. Si avvicinò lentamente all'ano che ogni volta che andava verso il basso facendo penetrare fino in fondo i due cazzi, si dilatava terribilmente. Appena vide che si allargava le penetrò il culo con il suo mostro grosso come un polso, la cappella quasi a fungo che la dilatò al limite del tollerabile, ogni centimetro un'agonia deliziosa che le strappava singhiozzi umidi, il bruciore che si fondeva in un piacere profondo, viscerale, come se le stessero riaprendo l'anima. "Prendilo tutto, troia... il tuo buco è un paradiso stretto", disse Kofi che non lo sapeva dire in italiano, ma lo disse nella sua lingua. Due cazzi insieme nella fica ed un mostro nel culo era forse un po' troppo anche per Nadia, ma lei malgrado il bruciore diffuso continuò a cavalcare quei tre cazzi dentro le sue parti intime e non smise di succhiare quello di Samuel di cui non riusciva ad inghiottire che poco più della cappella. Fu travolta da uno, due orgasmi contemporaneamente e non smise perchè voleva provare l'effetto di quattro cazzi dentro il suo corpo che la sborravano quasi contemporaneamente e infatti non aspettò più di tanto.
Ghanesi ed albanesi erano stati silenziosi perchè non parlavano bene l'italiano, ma i grugniti di piacere si sprecavo per tutti e quattro. Nadia sembrava posseduta...andava su e giù col bacino mentre mungeva i due cazzi che aveva nella fica, inevitabilmente così facendo masturbava col buco del culo quello del ghanese e con la bocca impaziente succhiava velocemente l'altro e si vedevano gonfiarsi le sue guance come se stesse gonfiando un pallone. La cosa era troppo sconvolgente per i quattro maschi, non abituati ad un trattamento del genere e poiché da tanto non avevano una donna a disposizione, non riuscirono a tenersi più di tanto. I primi a cedere furono gli albanesi che oltre ad essere in due nella fica, inevitabilmente in quella posizione si strofinavano il cazzo uno con l'altro e la cosa era molto piacevole al punto che scoppiarono quasi contemporaneamente tutti due mentre Nadia non contava più gli orgasmi che aveva avuto.....i due albanesi gemettero mentre sborravano nella fica e la sborra cominciava ad uscire e a colare sulle loro palle. Nel frattempo tutto il movimento aveva coinvolto anche Kofi che era arrivato col il cazzo in fondo al culo di Nadia, ma un bel pezzo era sempre fuori. Attraverso la sottile parte di carne che separava il retto dalla fica aveva sentito quando gli altri due cazzi avevano eiaculato e l'emozione era talmente tanta che un attimo dopo anche lui aveva fatto una lunga sborrata nel profondo del culo di Nadia. Aveva il cazzo ancora dentro e già la sborra gli era colata lungo l'asta e gli gocciolava dalle palle e la stessa cosa accadeva ai due albanesi nella fica. Nadia era talmente dilatata che tutto le fuoriusciva. Lei sollevò il bacino e così facilitò l'uscita dei ragazzi albanesi, l'ano senza più la dilatazione forzata che procuravano anche gli altri due, si strinse attorno a quel cazzone nero e gli impedì momentaneamente di uscire, giusto mentre Kofi stava per farlo...Si sentì un anello che lo stringeva e fu preso alla sprovvista e senza quasi avvedersene pisciò senza fare in tempo ad uscire dal culo. Nadia sentì il getto bollente come un improvviso clistere e per un attimo rimase esterefatta, quando anche Samuel che ancora la stava chiavando in bocca venne copiosamente e siccome con la circonferenza del suo cazzo le occupava tutta la bocca, la sborra cominciò a colarle fuori al lati gocciolandole sui seni. Nadia si alzò di colpo quando fu liberata dai quattro cazzi ed era veramente in un stato pietoso...le usciva sborra dalla bocca, dalla fica gocciolava copiosa, dal culo piscio denso misto alla sborra.....era in uno stato pietoso.
“Ragazzi, aspettate che vado a darmi un ripulita e poi continuiamo”. I sette maschi si guardarono e ognuno pensò che una troia simile non la avevano mai vista, ma tutti ora avevano bisogno di in po' di intervallo per ricaricarsi per cui l'intervallo era più che benvenuto.

FINE SECONDA PARTE.
scritto il
2026-04-15
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