Voglie da femmina
di
pannamontata
genere
dominazione
Su e giù, il rossetto sulle labbra. Il mio dire sì all'esser femmina. Quella mattina mi sono svegliata presto, una fetta biscottata, una marmellata, una nuvola plumbea e bagnata all'orizzonte. Buongiorno sottomessa. Esito, capovolgo lo smartphone, assaporo il momento della mancata replica. Dovrei rispondere buongiorno, in tempo zero e con la lettera minuscola, ma guadagno minuti, con le mutandine a cincermi più stretta di quanto sarebbe conveniente a una brava ragazza che l'amore lo fa in modo rispettabile e senza giochi di potere da sborra sul viso e visualizzo e non rispondo. Sono una stronza, non sto nel mio ruolo, so che verrò punita a quattro zampe, che implorerò il cuscino sotto le ginocchia perché il pavimento è freddo e duro, che riceverò i giusti schiaffi, ma in questo respiro del mattino sono io a comandare, io a fargli temere nel silenzio la mia bocca offerta ad altri, magari più degni di lui a farmi sentire donna e sessualmente devota.
Qualche brillantino, una fragranza fresca, quasi acerba e da svezzare, indecisa nell'intimo, che il completino nero sa di donna in carriera da rimettere al suo posto e quello rosa di frivola dichiarata sin da subito, ma alla fine opto per il secondo, noi femmine abbiamo codici paradossali per esprimere un'aggressività funzionale. Profanami come finta ingenua oggi, come eterna ragazzina, non come lavoratrice tutta sette e trenta e burocratica uguaglianza.
Qualche brillantino, una fragranza fresca, quasi acerba e da svezzare, indecisa nell'intimo, che il completino nero sa di donna in carriera da rimettere al suo posto e quello rosa di frivola dichiarata sin da subito, ma alla fine opto per il secondo, noi femmine abbiamo codici paradossali per esprimere un'aggressività funzionale. Profanami come finta ingenua oggi, come eterna ragazzina, non come lavoratrice tutta sette e trenta e burocratica uguaglianza.
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