Storia di una coppia cuck - capitolo 4

di
genere
corna

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Dopo settimane di chat con Luca, il momento era arrivato. Avevamo scelto un hotel elegante ma discreto a metà strada tra le nostre città, per rendere tutto più facile. Era un sabato sera di fine febbraio. Io e Marco eravamo partiti da casa nel tardo pomeriggio, entrambi tesi come corde di violino.
In macchina parlavamo poco. Ogni tanto Marco mi appoggiava una mano sulla coscia e stringeva. Io indossavo un vestito nero semplice ma corto, sotto solo un completino di pizzo rosso scuro e calze autoreggenti. Niente mutande. Il cuore mi batteva forte.
«Sei nervosa?» mi ha chiesto lui mentre imboccavamo l’autostrada.
«Da morire. E tu?»
«Anch’io. Ma ce l’ho duro da quando siamo partiti.»
Abbiamo riso, ma era una risata nervosa. Prima di uscire di casa avevamo scopato velocemente sul divano, una scopata rapida e quasi disperata per scaricare la tensione. Marco mi aveva piegata sul bracciolo e mi aveva presa da dietro in silenzio, venendo dentro di me in pochi minuti. «Così non parti troppo carica» aveva detto. Io ero venuta lo stesso, pensando a Luca.
Arrivati all’hotel abbiamo fatto il check-in con nomi falsi. La stanza era al quarto piano, grande, con un letto king size, una poltrona comoda in un angolo e luci soffuse. Marco ha posato la borsa e mi ha guardata.
«Se vuoi fermarti in qualsiasi momento, basta dirlo.»
«Lo so. Anche tu.»
Ci siamo baciati piano, poi abbiamo aspettato. Luca aveva detto che sarebbe arrivato alle 21:30. Alle 21:25 ha mandato un messaggio: «Sono nella hall. Salgo?»
Il cuore mi è schizzato in gola. Marco ha risposto: «Sì, stanza 412».
Quando hanno bussato alla porta, Marco è andato ad aprire. Luca era esattamente come nelle foto: alto circa un metro e ottanta, spalle larghe, barba corta curata, occhi scuri intelligenti. Indossava una camicia blu scuro e jeans. Sorrideva, ma si vedeva che anche lui era un po’ teso.
«Ciao Aurora, ciao Marco. Piacere di conoscervi dal vivo.»
La voce era calda, profonda. Ci siamo stretti la mano. Un po’ formale, quasi imbarazzante. Marco gli ha offerto da bere dal minibar: una bottiglietta di prosecco. Ci siamo seduti – io e Marco sul letto, Luca sulla poltrona – e abbiamo chiacchierato per una ventina di minuti. Del viaggio, del lavoro, del tempo. Luca era educato, faceva domande, cercava di mettere entrambi a proprio agio. Ma l’aria era elettrica.
A un certo punto ha guardato me con più intensità. «Sei ancora più bella di quanto immaginassi, Aurora.»
Ho sentito le guance scaldarsi. «Grazie.»
Marco mi ha appoggiato una mano sulla coscia. Luca l’ha notato e ha sorriso leggermente. «Siete una bella coppia. Si vede che c’è intesa.»
Il ghiaccio si è rotto lentamente. Luca si è alzato, si è avvicinato e mi ha sfiorato una guancia con il dorso della mano. «Posso baciarti?»
Ho annuito. Il bacio è stato dolce all’inizio, poi più profondo. La sua lingua ha cercato la mia. Marco ci guardava in silenzio dalla poltrona, già con la mano sul pacco.
Luca mi ha fatto alzare. Mi ha fatto girare lentamente, le mani sui miei fianchi. «Bellissimo vestito… ma voglio vederti senza.»
Mi ha abbassato la cerniera sulla schiena. Il vestito è scivolato a terra. Sono rimasta in pizzo rosso e calze. Luca ha fatto un passo indietro e mi ha guardata.
«Cazzo… sei perfetta.»
Mi ha fatta sdraiare sul letto. Si è tolto la camicia, rivelando un torace atletico, non esagerato. Si è chinato su di me e ha iniziato a baciarmi il collo, poi il seno. Mi ha tolto il reggiseno con calma, ha preso un capezzolo in bocca e l’ha succhiato forte. Io ho gemuto. Marco si era già aperto i pantaloni e si stava toccando piano.
Luca è sceso più giù. Mi ha aperto le gambe, ha spostato le mutandine di lato e ha iniziato a leccarmi. Era bravo. Lingua larga, poi concentrata sul clitoride, due dita dentro che si muovevano con ritmo. Io mi contorcevo, ansimando.
«Oddio… sì, così…»
Marco respirava forte. «Lecca mia moglie, Luca… falla bagnare bene.»
Luca ha alzato la testa un secondo. «È già fradicia.» Poi è tornato giù, più deciso. Mi ha fatto venire la prima volta in pochi minuti, con le dita dentro e la lingua sul clitoride. Ho afferrato le lenzuola e ho urlato, il corpo che tremava.
Luca si è alzato, si è tolto i pantaloni e i boxer. Il suo cazzo era bello: lungo, abbastanza grosso, già duro. Ha preso un preservativo dal comodino, l’ha infilato con mani un po’ tremanti. Si è messo tra le mie gambe.
«Posso?» ha chiesto, guardando prima me, poi Marco.
«Sì» ho risposto io.
È entrato piano. Ho sentito la cappella aprirmi le labbra, poi tutto il cazzo che scivolava dentro. Era una bella sensazione. Luca ha iniziato a muoversi, prima lento, poi più veloce. Io gemevo, gli stringevo le spalle.
«Cazzo… sei stretta» ha detto lui con voce roca.
Marco si segava più forte. «Scopala, Luca… scopala come si deve.»
Luca ha accelerato. Spingeva con forza, il letto che cigolava. Io sentivo l’orgasmo che saliva di nuovo. Poi, all’improvviso, Luca ha emesso un gemito lungo, quasi sorpreso.
«Merda… sto venendo…»
Si è irrigidito e ha goduto dentro il preservativo dopo neanche quattro minuti di penetrazione. È rimasto fermo sopra di me, il respiro affannato, chiaramente mortificato.
«Cazzo… mi dispiace» ha mormorato, tirandosi fuori. «Non mi succedeva da anni. Ero troppo eccitato.»
C’è stato un momento di silenzio imbarazzato. Io ero ancora eccitata, ma l’atmosfera era calata di colpo. Marco ha sorriso, tranquillo.
«Ehi, tranquillo. È la prima volta con noi. Capita.»
Luca si è seduto sul bordo del letto, il preservativo ancora addosso, visibilmente a disagio. «Mi sento un idiota. Volevo farvi godere…»
Ho sorriso e mi sono avvicinata. Gli ho accarezzato il petto. «Non è finita qui, vero?»
Lui mi ha guardata. «No… se volete continuare.»
Marco si è alzato dalla poltrona e si è seduto sulla sedia accanto al letto. «Io voglio guardare. Aurora, aiutalo a ricaricarsi.»
Mi sono messa in ginocchio davanti a Luca. Gli ho tolto il preservativo usato e ho preso il suo cazzo ancora mezzo duro in bocca. Sapeva di lattice e di lui. L’ho succhiato piano, con calma, usando la lingua sulla cappella, massaggiandogli le palle. Luca ha chiuso gli occhi e ha iniziato a respirare più forte.
«Così… brava» ha mormorato.
Dopo qualche minuto il suo cazzo ha ricominciato a indurirsi. Io l’ho segato con la mano mentre lo leccavo. Marco guardava in silenzio, il suo uccello di nuovo duro in mano.
Quando Luca è stato di nuovo completamente eretto, l’ho fatto sdraiare sul letto e mi sono messa sopra di lui. Ho preso il suo cazzo e l’ho guidato dentro di me, questa volta senza preservativo per il secondo round (avevamo fatto i test tutti e tre). Mi sono abbassata lentamente, sentendolo entrare fino in fondo.
«Ahhh… così è meglio» ho gemuto.
Luca mi ha afferrato i fianchi. Questa volta era più controllato. Io ho iniziato a muovermi, cavalcandolo con movimenti lenti e profondi. Le mie tette ballavano davanti alla sua faccia. Lui ne ha presa una in bocca e ha succhiato forte.
«Cazzo, Aurora… sei una troia fantastica» ha detto, la voce più sicura adesso.
Ho accelerato. «Dimmi che ti piace la figa di una moglie sposata.»
«Mi piace da morire… è calda e bagnata…»
Marco si è avvicinato un po’. «Scopala più forte, Luca. Falla urlare.»
Luca ha iniziato a spingere dal basso, incontrando i miei movimenti. Il rumore bagnato della mia figa che lo inghiottiva riempiva la stanza. Io gemevo senza vergogna.
«Più forte… sì… così… sfondami questa figa che mio marito non riesce a riempire abbastanza.»
Luca ha ringhiato e mi ha girata a pecorina. Mi ha presa da dietro, tenendomi per i capelli. Questa volta durava. Spingeva con forza, le palle che sbattevano contro il mio clitoride. Io urlavo di piacere.
«Guardala, Marco… guarda come si fa fottere tua moglie.»
Marco si segava veloce. «La sto guardando… è bellissima.»
Sono venuta per la seconda volta, forte, stringendo le lenzuola. Luca ha continuato a scoparmi per altri minuti, sudato, concentrato. Alla fine ha chiesto: «Dove vuoi che venga?»
«Dentro… riempimi» ho risposto.
Ha spinto un’ultima volta ed è venuto con un gemito profondo, il cazzo che pulsava dentro di me. Ho sentito il calore del suo seme. Quando è uscito, un rivolo bianco mi è colato lungo la coscia.
Ci siamo sdraiati tutti e tre per qualche minuto, respirando pesanti. Luca era visibilmente più rilassato adesso.
«Grazie» ha detto. «È stato… intenso.»
Abbiamo chiacchierato ancora un po’, nudi sul letto. Poi Luca si è rivestito, ci ha salutati con un bacio sulla guancia per me e una stretta di mano per Marco, e se n’è andato.
Quando la porta si è chiusa, io e Marco siamo rimasti soli. L’aria nella stanza sapeva di sesso.
Marco mi ha guardata. «Com’è stato davvero?»
Ho sorriso, un po’ stanca. «Il primo round è stato un disastro… è venuto troppo presto. Ma il secondo è stato bello. Mi ha fatta venire due volte. Non è stato perfetto, ma è stato vero.»
Marco mi ha attirata a sé e mi ha baciata. «Mi è piaciuto da morire vederti. Anche quando è venuto subito… è stato eccitante lo stesso.»
Mi ha fatta sdraiare e mi ha aperto le gambe. La sua lingua è scesa sulla mia figa ancora piena del seme di Luca. Ha iniziato a leccarmi piano, pulendomi, assaporando tutto. Io gli accarezzavo i capelli.
«Leccami, amore… lecca via la sborra del bull che ha scopato tua moglie.»
Marco ha mugolato e ha leccato più forte. Poi mi ha scopata lui, lentamente, con dolcezza. È venuto dentro di me mentre mi guardava negli occhi.
Siamo rimasti abbracciati a lungo.
Non era stata l’esperienza perfetta dei nostri sogni. Luca era venuto troppo presto la prima volta, si era sentito in imbarazzo, e la chimica non era stata esplosiva come nelle fantasie. Ma era stato reale. Ed era successo.
Mentre ci addormentavamo nella stanza d’hotel, ho pensato che forse era proprio questo il bello. E che volevamo rifarlo.
scritto il
2026-03-30
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