Storia di una coppia cuck - capitolo 2
di
Aurora2711
genere
corna
Secondo capitolo della nostra storia, come nel precedente tutto quello che leggerete è reale.
Per contatti e suggerimenti aurora2711@libero.it
Mi chiamo Aurora, ho quarantadue anni. Sono alta un metro e settantadue, con i capelli castani mossi che mi arrivano alle spalle, gli occhi verdi e un corpo che, nonostante l’età, conserva ancora curve morbide e piene: seno abbondante, vita stretta, fianchi larghi e un culo rotondo che Marco ha sempre amato stringere. Ho la pelle chiara, qualche piccola ruga d’espressione intorno agli occhi quando rido, e una figa rasata che in questi ultimi mesi è diventata il centro di tutte le nostre fantasie.
Da diciotto anni sono sposata con Marco, che ne ha quarantuno. Siamo una coppia normalissima: io commercialista, lui ingegnere. Niente figli, niente drammi, solo una vita tranquilla fatta di lavoro, cene fuori ogni tanto e weekend in cui ci piace stare sul divano. Eppure, dopo quella prima sera sul divano in cui gli avevo descritto le mie fantasie mentre lo masturbavo, tra noi era scattato qualcosa di profondo.
Abbiamo deciso di iniziare piano, restando in casa, ma aprendo la porta al mondo esterno attraverso lo schermo. Una sera di metà dicembre, dopo cena, Marco ha preparato il portatile sul tavolino del soggiorno. Io mi ero fatta una doccia, avevo messo un completino di pizzo nero trasparente, calze autoreggenti con il bordo di pizzo e tacchi alti. Niente reggiseno, niente mutande. Mi sono seduta sul divano con le gambe leggermente aperte, già bagnata solo all’idea.
«Regole chiare, amore» gli ho detto mentre accendevamo la cam. «Chi guarda decide. Noi obbediamo. Se dicono “fai questo”, noi lo facciamo. Senza discutere. Ti va?»
Marco ha annuito, gli occhi già lucidi di eccitazione. «Mi va. Voglio vederti obbedire a loro mentre io ti guardo.»
Abbiamo scelto un sito per coppie con chat testuale e microfono opzionale. Abbiamo deciso di tenere il microfono acceso solo per parlare tra noi e leggere ad alta voce i comandi, ma senza mostrare la faccia. Solo dal collo in giù. Titolo della stanza: «Coppia 40+ obbedisce ai vostri ordini – prima volta».
Appena accesa la cam, il numero di spettatori è salito velocemente: 15, 28, 47… I messaggi arrivavano a raffica.
«Ciao bella, togli il top lentamente.»
«Fai vedere le tette al tuo uomo.»
«Apri le gambe e mostra la figa.»
Ho guardato Marco con un sorriso. «Hanno iniziato, amore. Obbediamo.»
Mi sono tolta il top di pizzo con calma, lasciando che le mie tette uscissero fuori. I capezzoli erano già turgidi. Marco respirava più forte. Ho aperto le gambe verso la telecamera e ho detto ad alta voce, per far sentire anche a loro: «Guardate, ragazzi… questa è la figa di vostra moglie. Ditemi cosa volete che facciamo.»
La chat è esplosa.
«Pizzicati i capezzoli forte, fino a farli diventare rossi.»
«Fai toccare il marito.»
Ho obbedito subito. Mi sono presa i capezzoli tra le dita e li ho strizzati forte, gemendo. Poi ho preso la mano di Marco e me la sono portata sul seno. «Toccami come dicono loro, amore.»
Le sue dita erano calde. Mi ha massaggiato le tette mentre io leggevo i nuovi comandi.
«Ora infila due dita nella figa e falle vedere quanto è bagnata.»
Ho aperto di più le gambe, ho infilato due dita dentro di me e le ho tirate fuori lucide di succhi. Le ho mostrate alla cam, poi le ho passate sulle labbra di Marco. Lui le ha succhiate senza che glielo dicessi.
«Bravo cuck» ha scritto qualcuno. «Fagli leccare la figa mentre si sega.»
Ho sorriso a Marco. «Hai sentito? Obbediamo.»
Marco si è inginocchiato tra le mie gambe. Io ho appoggiato i piedi sul tavolino, spalancando tutto. La sua lingua ha iniziato a leccarmi lentamente, proprio davanti alla telecamera. Io leggevo ad alta voce i commenti, la voce che diventava sempre più roca.
«“Lecca più in profondità.” Lo senti, amore? Vogliono che tu mi lecchi come un cane.»
«“Dille che è una puttana che obbedisce agli sconosciuti.”»
Marco ha alzato la testa un secondo. «Sei una puttana che obbedisce agli sconosciuti, Aurora.»
La chat continuava: «Fallo segare con il piede mentre ti lecca.»
«Metti un dito nel culo.»
Ho obbedito a tutto. Ho preso il piede destro e l’ho appoggiato sul pacco di Marco, massaggiandogli il cazzo sopra i pantaloni mentre lui mi divorava la figa. Poi mi sono bagnata un dito con la saliva e l’ho portato dietro, infilandolo piano nel mio culo. Gemendo forte.
Ogni comando ci eccitava di più. Marco mi guardava da sotto con occhi adoranti mentre io leggevo: «“Fate vedere come lo cavalchi.”»
Mi sono alzata, ho fatto togliere i pantaloni a Marco e mi sono seduta sopra di lui, di fronte alla cam. Il suo cazzo era durissimo. L’ho preso in mano e l’ho fatto entrare dentro di me lentamente, gemendo. Ho iniziato a muovermi su e giù, le tette che ballavano.
«Guardate, ragazzi… sto cavalcando il cazzo di mio marito perché voi me l’avete ordinato. Ditemi come volete che lo faccia.»
I comandi arrivavano veloci: «Più veloce.» «Girati di lato.» «Fagli strizzare le tette mentre lo cavalchi.» «Digli che il suo cazzo è piccolo.»
Ho obbedito a tutti. Ho accelerato il ritmo, ho preso le mani di Marco e me le sono messe sulle tette. «Stringi forte, amore.» Poi, con voce bassa e sporca: «Il tuo cazzo è piccolo stasera… questi sconosciuti mi stanno facendo bagnare più di te.»
Marco gemeva sotto di me. Abbiamo continuato così per quasi un’ora. Abbiamo cambiato posizioni su ordine della chat: io a pecorina sul divano mentre Marco mi scopava da dietro, io che gli facevo un pompino profondo mentre lui leggeva i commenti ad alta voce, io che mi facevo mettere un plug anale che avevamo comprato quel pomeriggio e poi mi facevo scopare con il plug dentro.
Alla fine, quando la chat ha scritto in coro «Fallo venire sulle tue tette», mi sono inginocchiata davanti a Marco, gli ho segato il cazzo velocemente e ho aperto la bocca. Lui è venuto forte, schizzando sui miei seni e sul mio collo. Io ho raccolto un po’ di sperma con le dita e l’ho leccato, guardando la cam.
«Grazie per averci comandato stasera, ragazzi. La vostra troia obbedisce sempre.»
Abbiamo spento la cam esausti e felici. Ci siamo abbracciati sul divano, ancora nudi, sporchi di sborra e succhi.
Abbiamo fatto altre quattro sessioni di cam nei giorni successivi. Ogni volta diventavamo più bravi a obbedire, più sporchi. Una sera ci hanno fatto usare un dildo doppio: io che lo cavalcavo mentre Marco mi leccava il clitoride. Un’altra volta mi hanno ordinato di farmi legare le mani dietro la schiena con una cravatta di Marco e poi farmi scopare in bocca da lui mentre lui leggeva i comandi.
Dopo due settimane di cam, la voglia di qualcosa di più reale è diventata fortissima. Volevamo occhi veri, non solo uno schermo. Così abbiamo deciso per un’uscita voyeuristica in un piccolo cinema a luci rosse in periferia, di quelli con salette private e una sala comune con divani e vetrate. Il posto era pulito, frequentato da coppie e single discreti. Abbiamo preso una saletta con vetrata che dava sulla sala comune: chi voleva poteva guardare da fuori senza entrare.
Siamo arrivati di venerdì sera. Io indossavo un trench lungo nero, sotto solo un body di pizzo nero molto trasparente, calze autoreggenti e tacchi. Niente mutande. Marco aveva una camicia e pantaloni comodi.
Abbiamo preso la saletta. Abbiamo chiuso la porta ma lasciato le tende della vetrata aperte. Ci siamo seduti sul grande divano. Fuori, nella sala comune, c’erano già cinque o sei uomini seduti sui divani, che bevevano qualcosa e guardavano verso di noi.
Marco mi ha baciata dolcemente. «Sei pronta, amore? Se vuoi chiudere le tende in qualsiasi momento, basta dirlo.»
Ho sorriso. «Sono pronta. Voglio che restino aperte.»
Abbiamo iniziato piano. Ci siamo baciati a lungo, le mani che esploravano. Marco mi ha aperto il trench e ha fatto scivolare le spalline del body. Le mie tette sono uscite fuori. Lui le ha prese in bocca, succhiando i capezzoli mentre io gemevo piano, guardando verso la vetrata. Gli uomini fuori si erano già avvicinati.
Ho aperto le gambe e ho guidato la mano di Marco sulla mia figa. «Toccami, amore. Fagli vedere quanto sono bagnata.»
Marco mi ha infilato due dita dentro, muovendole lentamente. Io ho iniziato a parlare a voce abbastanza alta da essere sentita anche fuori.
«Guardate… mio marito mi sta toccando perché sa che voi state guardando.»
Ho fatto alzare Marco, gli ho abbassato i pantaloni e ho iniziato a succhiargli il cazzo lentamente, guardando verso la vetrata. Gli uomini fuori si toccavano sopra i pantaloni.
«Vedi come lo prendo in bocca mentre loro guardano?»
Marco gemeva, le mani tra i miei capelli. Poi mi ha fatta alzare, mi ha fatto appoggiare al divano con il culo verso la vetrata e mi ha scopata da dietro, lentamente. Io gemevo forte.
Marco spingeva con più forza, le mani sui miei fianchi. Abbiamo cambiato posizione più volte: io sopra di lui che lo cavalcavo, io sdraiata con le gambe sulle sue spalle mentre lui mi scopava profondo. Ogni volta guardavo verso la vetrata e sorridevo agli uomini lì fuori, che ormai erano una decina.
Alla fine Marco è venuto dentro di me con un gemito lungo. Io sono venuta poco dopo, toccandomi il clitoride mentre lui era ancora dentro. Siamo rimasti abbracciati sul divano, sudati, con il seme che mi colava lungo la coscia. Non abbiamo chiuso le tende subito. Abbiamo lasciato che ci guardassero ancora un po’ mentre ci baciavamo piano.
Quando siamo usciti dalla saletta, mano nella mano, gli uomini ci hanno fatto un cenno di saluto rispettoso. Nessuno ha provato ad avvicinarsi.
In macchina, tornando a casa, Marco mi teneva la mano. «È stato bellissimo.»
«Anche a me» ho risposto, stringendogli le dita.
Siamo arrivati a casa, ci siamo fatti una doccia insieme e abbiamo scopato di nuovo sotto l’acqua, parlando di quanto fosse eccitante questo nuovo gioco che stavamo costruendo.
Questa non era ancora la volta in cui un altro uomo mi avrebbe toccata davvero. Ma era un passo enorme. Eravamo pronti per quello che sarebbe venuto dopo.
Per contatti e suggerimenti aurora2711@libero.it
Mi chiamo Aurora, ho quarantadue anni. Sono alta un metro e settantadue, con i capelli castani mossi che mi arrivano alle spalle, gli occhi verdi e un corpo che, nonostante l’età, conserva ancora curve morbide e piene: seno abbondante, vita stretta, fianchi larghi e un culo rotondo che Marco ha sempre amato stringere. Ho la pelle chiara, qualche piccola ruga d’espressione intorno agli occhi quando rido, e una figa rasata che in questi ultimi mesi è diventata il centro di tutte le nostre fantasie.
Da diciotto anni sono sposata con Marco, che ne ha quarantuno. Siamo una coppia normalissima: io commercialista, lui ingegnere. Niente figli, niente drammi, solo una vita tranquilla fatta di lavoro, cene fuori ogni tanto e weekend in cui ci piace stare sul divano. Eppure, dopo quella prima sera sul divano in cui gli avevo descritto le mie fantasie mentre lo masturbavo, tra noi era scattato qualcosa di profondo.
Abbiamo deciso di iniziare piano, restando in casa, ma aprendo la porta al mondo esterno attraverso lo schermo. Una sera di metà dicembre, dopo cena, Marco ha preparato il portatile sul tavolino del soggiorno. Io mi ero fatta una doccia, avevo messo un completino di pizzo nero trasparente, calze autoreggenti con il bordo di pizzo e tacchi alti. Niente reggiseno, niente mutande. Mi sono seduta sul divano con le gambe leggermente aperte, già bagnata solo all’idea.
«Regole chiare, amore» gli ho detto mentre accendevamo la cam. «Chi guarda decide. Noi obbediamo. Se dicono “fai questo”, noi lo facciamo. Senza discutere. Ti va?»
Marco ha annuito, gli occhi già lucidi di eccitazione. «Mi va. Voglio vederti obbedire a loro mentre io ti guardo.»
Abbiamo scelto un sito per coppie con chat testuale e microfono opzionale. Abbiamo deciso di tenere il microfono acceso solo per parlare tra noi e leggere ad alta voce i comandi, ma senza mostrare la faccia. Solo dal collo in giù. Titolo della stanza: «Coppia 40+ obbedisce ai vostri ordini – prima volta».
Appena accesa la cam, il numero di spettatori è salito velocemente: 15, 28, 47… I messaggi arrivavano a raffica.
«Ciao bella, togli il top lentamente.»
«Fai vedere le tette al tuo uomo.»
«Apri le gambe e mostra la figa.»
Ho guardato Marco con un sorriso. «Hanno iniziato, amore. Obbediamo.»
Mi sono tolta il top di pizzo con calma, lasciando che le mie tette uscissero fuori. I capezzoli erano già turgidi. Marco respirava più forte. Ho aperto le gambe verso la telecamera e ho detto ad alta voce, per far sentire anche a loro: «Guardate, ragazzi… questa è la figa di vostra moglie. Ditemi cosa volete che facciamo.»
La chat è esplosa.
«Pizzicati i capezzoli forte, fino a farli diventare rossi.»
«Fai toccare il marito.»
Ho obbedito subito. Mi sono presa i capezzoli tra le dita e li ho strizzati forte, gemendo. Poi ho preso la mano di Marco e me la sono portata sul seno. «Toccami come dicono loro, amore.»
Le sue dita erano calde. Mi ha massaggiato le tette mentre io leggevo i nuovi comandi.
«Ora infila due dita nella figa e falle vedere quanto è bagnata.»
Ho aperto di più le gambe, ho infilato due dita dentro di me e le ho tirate fuori lucide di succhi. Le ho mostrate alla cam, poi le ho passate sulle labbra di Marco. Lui le ha succhiate senza che glielo dicessi.
«Bravo cuck» ha scritto qualcuno. «Fagli leccare la figa mentre si sega.»
Ho sorriso a Marco. «Hai sentito? Obbediamo.»
Marco si è inginocchiato tra le mie gambe. Io ho appoggiato i piedi sul tavolino, spalancando tutto. La sua lingua ha iniziato a leccarmi lentamente, proprio davanti alla telecamera. Io leggevo ad alta voce i commenti, la voce che diventava sempre più roca.
«“Lecca più in profondità.” Lo senti, amore? Vogliono che tu mi lecchi come un cane.»
«“Dille che è una puttana che obbedisce agli sconosciuti.”»
Marco ha alzato la testa un secondo. «Sei una puttana che obbedisce agli sconosciuti, Aurora.»
La chat continuava: «Fallo segare con il piede mentre ti lecca.»
«Metti un dito nel culo.»
Ho obbedito a tutto. Ho preso il piede destro e l’ho appoggiato sul pacco di Marco, massaggiandogli il cazzo sopra i pantaloni mentre lui mi divorava la figa. Poi mi sono bagnata un dito con la saliva e l’ho portato dietro, infilandolo piano nel mio culo. Gemendo forte.
Ogni comando ci eccitava di più. Marco mi guardava da sotto con occhi adoranti mentre io leggevo: «“Fate vedere come lo cavalchi.”»
Mi sono alzata, ho fatto togliere i pantaloni a Marco e mi sono seduta sopra di lui, di fronte alla cam. Il suo cazzo era durissimo. L’ho preso in mano e l’ho fatto entrare dentro di me lentamente, gemendo. Ho iniziato a muovermi su e giù, le tette che ballavano.
«Guardate, ragazzi… sto cavalcando il cazzo di mio marito perché voi me l’avete ordinato. Ditemi come volete che lo faccia.»
I comandi arrivavano veloci: «Più veloce.» «Girati di lato.» «Fagli strizzare le tette mentre lo cavalchi.» «Digli che il suo cazzo è piccolo.»
Ho obbedito a tutti. Ho accelerato il ritmo, ho preso le mani di Marco e me le sono messe sulle tette. «Stringi forte, amore.» Poi, con voce bassa e sporca: «Il tuo cazzo è piccolo stasera… questi sconosciuti mi stanno facendo bagnare più di te.»
Marco gemeva sotto di me. Abbiamo continuato così per quasi un’ora. Abbiamo cambiato posizioni su ordine della chat: io a pecorina sul divano mentre Marco mi scopava da dietro, io che gli facevo un pompino profondo mentre lui leggeva i commenti ad alta voce, io che mi facevo mettere un plug anale che avevamo comprato quel pomeriggio e poi mi facevo scopare con il plug dentro.
Alla fine, quando la chat ha scritto in coro «Fallo venire sulle tue tette», mi sono inginocchiata davanti a Marco, gli ho segato il cazzo velocemente e ho aperto la bocca. Lui è venuto forte, schizzando sui miei seni e sul mio collo. Io ho raccolto un po’ di sperma con le dita e l’ho leccato, guardando la cam.
«Grazie per averci comandato stasera, ragazzi. La vostra troia obbedisce sempre.»
Abbiamo spento la cam esausti e felici. Ci siamo abbracciati sul divano, ancora nudi, sporchi di sborra e succhi.
Abbiamo fatto altre quattro sessioni di cam nei giorni successivi. Ogni volta diventavamo più bravi a obbedire, più sporchi. Una sera ci hanno fatto usare un dildo doppio: io che lo cavalcavo mentre Marco mi leccava il clitoride. Un’altra volta mi hanno ordinato di farmi legare le mani dietro la schiena con una cravatta di Marco e poi farmi scopare in bocca da lui mentre lui leggeva i comandi.
Dopo due settimane di cam, la voglia di qualcosa di più reale è diventata fortissima. Volevamo occhi veri, non solo uno schermo. Così abbiamo deciso per un’uscita voyeuristica in un piccolo cinema a luci rosse in periferia, di quelli con salette private e una sala comune con divani e vetrate. Il posto era pulito, frequentato da coppie e single discreti. Abbiamo preso una saletta con vetrata che dava sulla sala comune: chi voleva poteva guardare da fuori senza entrare.
Siamo arrivati di venerdì sera. Io indossavo un trench lungo nero, sotto solo un body di pizzo nero molto trasparente, calze autoreggenti e tacchi. Niente mutande. Marco aveva una camicia e pantaloni comodi.
Abbiamo preso la saletta. Abbiamo chiuso la porta ma lasciato le tende della vetrata aperte. Ci siamo seduti sul grande divano. Fuori, nella sala comune, c’erano già cinque o sei uomini seduti sui divani, che bevevano qualcosa e guardavano verso di noi.
Marco mi ha baciata dolcemente. «Sei pronta, amore? Se vuoi chiudere le tende in qualsiasi momento, basta dirlo.»
Ho sorriso. «Sono pronta. Voglio che restino aperte.»
Abbiamo iniziato piano. Ci siamo baciati a lungo, le mani che esploravano. Marco mi ha aperto il trench e ha fatto scivolare le spalline del body. Le mie tette sono uscite fuori. Lui le ha prese in bocca, succhiando i capezzoli mentre io gemevo piano, guardando verso la vetrata. Gli uomini fuori si erano già avvicinati.
Ho aperto le gambe e ho guidato la mano di Marco sulla mia figa. «Toccami, amore. Fagli vedere quanto sono bagnata.»
Marco mi ha infilato due dita dentro, muovendole lentamente. Io ho iniziato a parlare a voce abbastanza alta da essere sentita anche fuori.
«Guardate… mio marito mi sta toccando perché sa che voi state guardando.»
Ho fatto alzare Marco, gli ho abbassato i pantaloni e ho iniziato a succhiargli il cazzo lentamente, guardando verso la vetrata. Gli uomini fuori si toccavano sopra i pantaloni.
«Vedi come lo prendo in bocca mentre loro guardano?»
Marco gemeva, le mani tra i miei capelli. Poi mi ha fatta alzare, mi ha fatto appoggiare al divano con il culo verso la vetrata e mi ha scopata da dietro, lentamente. Io gemevo forte.
Marco spingeva con più forza, le mani sui miei fianchi. Abbiamo cambiato posizione più volte: io sopra di lui che lo cavalcavo, io sdraiata con le gambe sulle sue spalle mentre lui mi scopava profondo. Ogni volta guardavo verso la vetrata e sorridevo agli uomini lì fuori, che ormai erano una decina.
Alla fine Marco è venuto dentro di me con un gemito lungo. Io sono venuta poco dopo, toccandomi il clitoride mentre lui era ancora dentro. Siamo rimasti abbracciati sul divano, sudati, con il seme che mi colava lungo la coscia. Non abbiamo chiuso le tende subito. Abbiamo lasciato che ci guardassero ancora un po’ mentre ci baciavamo piano.
Quando siamo usciti dalla saletta, mano nella mano, gli uomini ci hanno fatto un cenno di saluto rispettoso. Nessuno ha provato ad avvicinarsi.
In macchina, tornando a casa, Marco mi teneva la mano. «È stato bellissimo.»
«Anche a me» ho risposto, stringendogli le dita.
Siamo arrivati a casa, ci siamo fatti una doccia insieme e abbiamo scopato di nuovo sotto l’acqua, parlando di quanto fosse eccitante questo nuovo gioco che stavamo costruendo.
Questa non era ancora la volta in cui un altro uomo mi avrebbe toccata davvero. Ma era un passo enorme. Eravamo pronti per quello che sarebbe venuto dopo.
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