Chiara professione gola profonda - Parte 1
di
Erwin
genere
prime esperienze
È stato alle superiori che ho scoperto di avere un talento particolare. Avevo un fidanzato in quinta che amava usare la mia gola. Gli piaceva scoparla più della figa, e insisteva sempre perché glielo lasciassi fare.
Ciò era ovviamente motivo di litigio, perché una ragazza vogliosa come me ha bisogno di ben altro rispetto a toccarsi da sola mentre il tuo ragazzo è occupato a fotterti la faccia per ore. Così dopo un po' lo lasciai.
Lo stronzo mi pregò fino all'ultimo di continuare almeno a lasciargli usare la mia testa, anche pagando, perché nessuna ragazza a detta sua era capace di resistere così a lungo con un cazzo in gola. Ovviamente lui non ottenne più nulla da me, ma in compenso mi fece prendere consapevolezza: ero davvero così portata per la gola profonda rispetto alle altre ragazze?
Parlando con alcune mie amiche mi resi conto di come gran parte di loro non praticassero proprio il deepthroat, e ancora meno erano capaci di andare avanti per più di tre minuti senza affaticarsi. D'altra parte io l'avevo praticato fin dall'inizio in maniera intensiva, mi piaceva sentirlo tutto in gola, provavo una sorta di piacere perverso dal venire usata così.
Venni a sapere qualche settimana dopo che quel pezzo di merda era andato a raccontare a tutti di come lo prendevo in bocca, e della mia abilità nel prenderlo in fondo e a lungo. Lui pensava di screditarmi, di crearmi una reputazione da troia, ma ben presto ciò si rivelò un'opportunità. Infatti molti ragazzi del liceo, anche suoi amici, iniziarono a venire da me chiedendomi dei servizi "particolari" in cambio di soldi, e io la vidi come un'occasione per trarre vantaggio dalla situazione.
Ci incontravamo in ricreazione o durante l'ora di educazione fisica, e andavamo nei bagni. Per i ragazzi era tassativo il preservativo. Mi inginocchiavo o mi sedevo sul wc, il mio "cliente" indossava il preservativo, e solo allora aveva libero accesso alla mia gola.
Il pubblico era più che vario, ben presto iniziarono a prendere appuntamento tutti, dall'insospettabile nerd con difficoltà ad approcciare al ragazzo carino, dal tipo curato e depilato a quello con problemi di igiene (il preservativo serviva anche a quello). Alcuni mi scopavano così forte in preda agli impeti dell'orgasmo, che poi mi guardavano preoccupati di aver superato il limite. "Tutto a posto?" sembravano dire guardando dall'alto verso il basso, col preservativo pieno di sborra che penzolava davanti alla mia faccia. Ma io dopo due colpi di tosse mi sentivo come nuova, pronta per il prossimo.
Dopo un po' ricevevo in maniera fissa nelle ore di educazione fisica, da cui mi ero fatta esentare con una scusa. Mi mettevo nel bagno e aspettavo i ragazzi. La mia strategia era diventata quella di arraparlo così tanto da farlo venire in poco tempo, obiettivo che raggiungevo facilmente curando il mio trucco e non dando alcun limite nell'utilizzo della mia bocca. Certe volte mi spingevano così a fondo che faticavo a respirare, ma resistere ripagava sul lungo termine in quanto più gli lasciavo libero controllo, prima venivano. Ciò significava riuscire a fare più persone in un'ora, e quindi più soldi.
Ero arrivata al punto che si creava la fila fuori dal bagno. Record personale? 10 in un'ora, che con 20 euro a testa facevano 200 euro per aprire la bocca e lasciar fare. Niente male, non credete?
Non di rado si presentavano anche compagni di classe. Da che li vedevo svogliati sui libri, a che erano intenti a sfogare le proprie pulsioni sulla gola della loro insospettabile compagna.
Mi prendevano per la testa e poi lo ficcavano violentemente dentro la mia bocca, facendo sbattere sonoramente le palle sul mio mento. Da fuori si sentiva un *GOW GOW GOW* costante per tutta l'ora, finché non suonava la campana ed ero costretta a tornare alle mie ben più improduttive attività di studentessa di quinto. Ero una macchina da guerra e lo sapevano. Per questo in poco tempo le due ore settimanali di educazione fisica iniziarono a non bastare. Iniziavano ad esserci molti abituali, e in più la voce si spargeva: bisognava espandere l'attività.
L'occasione si presentò quando girando per i corridoi della scuola, mi si avvicinò una ragazza di quarto che conoscevo di vista: Giulia, una bella ragazza formosa dai capelli tinti color verde acqua. "Mi è arrivata voce delle tue 'abilità', dicono che guadagni praticamente uno stipendio con due ore a settimana di succhiare cazzi"
Dal tono non mi sembrò giudicante, anzi mi sembrò come se mi ammirasse. "Beh, non lo definirei proprio succhiare... ma è comunque impegnativo. Comunque sì, è incredibile quante persone siano disposte a pagare per scopare la gola"
"Non è solo 'impegnativo', farselo mettere in gola per un'ora di fila farebbe sboccare persino una pornostar. Ma tu... sei diversa, vero?" disse la ragazzotta.
"Direi di sì. Ho dei limiti... ben superiori al normale. è sempre stato più o meno così, lo considero un dono"
"Chiara... penso di avere anche io in qualche modo questo dono. Provo ancora qualche difficoltà a volte, ma ti assicuro che con un po' di allenamento posso arrivare ai tuoi livelli. Inoltre, so che stai avendo difficoltà a gestire la troppa domanda."
"Sì, è vero..."
Così io e Giulia decidemmo di entrare in società
Ciò era ovviamente motivo di litigio, perché una ragazza vogliosa come me ha bisogno di ben altro rispetto a toccarsi da sola mentre il tuo ragazzo è occupato a fotterti la faccia per ore. Così dopo un po' lo lasciai.
Lo stronzo mi pregò fino all'ultimo di continuare almeno a lasciargli usare la mia testa, anche pagando, perché nessuna ragazza a detta sua era capace di resistere così a lungo con un cazzo in gola. Ovviamente lui non ottenne più nulla da me, ma in compenso mi fece prendere consapevolezza: ero davvero così portata per la gola profonda rispetto alle altre ragazze?
Parlando con alcune mie amiche mi resi conto di come gran parte di loro non praticassero proprio il deepthroat, e ancora meno erano capaci di andare avanti per più di tre minuti senza affaticarsi. D'altra parte io l'avevo praticato fin dall'inizio in maniera intensiva, mi piaceva sentirlo tutto in gola, provavo una sorta di piacere perverso dal venire usata così.
Venni a sapere qualche settimana dopo che quel pezzo di merda era andato a raccontare a tutti di come lo prendevo in bocca, e della mia abilità nel prenderlo in fondo e a lungo. Lui pensava di screditarmi, di crearmi una reputazione da troia, ma ben presto ciò si rivelò un'opportunità. Infatti molti ragazzi del liceo, anche suoi amici, iniziarono a venire da me chiedendomi dei servizi "particolari" in cambio di soldi, e io la vidi come un'occasione per trarre vantaggio dalla situazione.
Ci incontravamo in ricreazione o durante l'ora di educazione fisica, e andavamo nei bagni. Per i ragazzi era tassativo il preservativo. Mi inginocchiavo o mi sedevo sul wc, il mio "cliente" indossava il preservativo, e solo allora aveva libero accesso alla mia gola.
Il pubblico era più che vario, ben presto iniziarono a prendere appuntamento tutti, dall'insospettabile nerd con difficoltà ad approcciare al ragazzo carino, dal tipo curato e depilato a quello con problemi di igiene (il preservativo serviva anche a quello). Alcuni mi scopavano così forte in preda agli impeti dell'orgasmo, che poi mi guardavano preoccupati di aver superato il limite. "Tutto a posto?" sembravano dire guardando dall'alto verso il basso, col preservativo pieno di sborra che penzolava davanti alla mia faccia. Ma io dopo due colpi di tosse mi sentivo come nuova, pronta per il prossimo.
Dopo un po' ricevevo in maniera fissa nelle ore di educazione fisica, da cui mi ero fatta esentare con una scusa. Mi mettevo nel bagno e aspettavo i ragazzi. La mia strategia era diventata quella di arraparlo così tanto da farlo venire in poco tempo, obiettivo che raggiungevo facilmente curando il mio trucco e non dando alcun limite nell'utilizzo della mia bocca. Certe volte mi spingevano così a fondo che faticavo a respirare, ma resistere ripagava sul lungo termine in quanto più gli lasciavo libero controllo, prima venivano. Ciò significava riuscire a fare più persone in un'ora, e quindi più soldi.
Ero arrivata al punto che si creava la fila fuori dal bagno. Record personale? 10 in un'ora, che con 20 euro a testa facevano 200 euro per aprire la bocca e lasciar fare. Niente male, non credete?
Non di rado si presentavano anche compagni di classe. Da che li vedevo svogliati sui libri, a che erano intenti a sfogare le proprie pulsioni sulla gola della loro insospettabile compagna.
Mi prendevano per la testa e poi lo ficcavano violentemente dentro la mia bocca, facendo sbattere sonoramente le palle sul mio mento. Da fuori si sentiva un *GOW GOW GOW* costante per tutta l'ora, finché non suonava la campana ed ero costretta a tornare alle mie ben più improduttive attività di studentessa di quinto. Ero una macchina da guerra e lo sapevano. Per questo in poco tempo le due ore settimanali di educazione fisica iniziarono a non bastare. Iniziavano ad esserci molti abituali, e in più la voce si spargeva: bisognava espandere l'attività.
L'occasione si presentò quando girando per i corridoi della scuola, mi si avvicinò una ragazza di quarto che conoscevo di vista: Giulia, una bella ragazza formosa dai capelli tinti color verde acqua. "Mi è arrivata voce delle tue 'abilità', dicono che guadagni praticamente uno stipendio con due ore a settimana di succhiare cazzi"
Dal tono non mi sembrò giudicante, anzi mi sembrò come se mi ammirasse. "Beh, non lo definirei proprio succhiare... ma è comunque impegnativo. Comunque sì, è incredibile quante persone siano disposte a pagare per scopare la gola"
"Non è solo 'impegnativo', farselo mettere in gola per un'ora di fila farebbe sboccare persino una pornostar. Ma tu... sei diversa, vero?" disse la ragazzotta.
"Direi di sì. Ho dei limiti... ben superiori al normale. è sempre stato più o meno così, lo considero un dono"
"Chiara... penso di avere anche io in qualche modo questo dono. Provo ancora qualche difficoltà a volte, ma ti assicuro che con un po' di allenamento posso arrivare ai tuoi livelli. Inoltre, so che stai avendo difficoltà a gestire la troppa domanda."
"Sì, è vero..."
Così io e Giulia decidemmo di entrare in società
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