Assaggiami -- Un segreto fra noi

di
genere
dominazione

È l'esperienza più strepitosa ed incredibile della mia vita. Accade tutto pochi mesi fa, in una giornata come le altre di inizio autunno. È pomeriggio e sto rientrando a casa dopo aver trascorso ore a studiare nella biblioteca situata in centro città. Come spesso accade ho staccato un po' prima dell'orario di chiusura degli uffici per evitare di ritrovarmi su mezzi pubblici eccessivamente affollati. Caso vuole che quel giorno la linea metropolitana rossa che mi lascerebbe a poche decine di metri da casa interrompe il servizio a causa di un momentaneo problema ad una stazione. Il destino sta mettendo in moto i suoi arcani ingranaggi…
Decido quindi di prendere il tram, per non tardare e ritrovarmi nella frenesia degli impiegati che abbandonano gli uffici.
Puntuale il mezzo arriva rumorosamente alla fermata. La mia zona è raggiunta dagli ultimi tram storici ancora in servizio. Hanno un fascino indiscusso che non fa per niente rimpiangere il comfort di quelli più moderni. Vetture con interni in legno raffinati e ben curati con dettagli in ottone e sedute laterali rivolte verso l'interno. Si viaggia lentamente rispetto alla metro ma il panorama che offre è infinitamente più appagante. E quel giorno lo sarà oltre ogni immaginazione.
Mi siedo su una panca a metà carrozza. Fortunatamente ci sono solo un paio di persone oltre a me.
Nelle fermate successive la gente sale e scende senza mai affollare il mezzo. Ho ancora diversi minuti di viaggio e mi guardo attorno spensierato. Ad un certo punto, ad una fermata sale una donna, mi colpisce la sua figura. Una bella donna, senza alcun dubbio. Veste un completo da ufficio nero composto da un tailleur con gonna alle ginocchia abbinata a collant color carne che terminano in un paio di decolleté nere.
Non posso fare a meno di osservarla salire, avanzare nello stretto corridoio e sedersi proprio di fronte a me. Noto che, appena salita, il suo sguardo, che inizialmente vaglia l'intero vagone, si sofferma poi sul mio volto per qualche istante. La scelta di sedersi proprio lì, davanti a me, forse non è casuale.
Ripresa la corsa cerco di non farmi notare mentre approfitto di tanto in tanto di gettare qualche occhiata.
Mi sento stranito perché ho l'impressione che anche lei stia facendo lo stesso.
'Sarà qualche mia paranoia' penso, a volte mi faccio suggestionare troppo facilmente.
'Stavolta però ne sono certo, mi fa un cenno,' con l'occhio.
Ancora, non posso essermelo immaginato, ci sono solo io nella direzione in cui sta guardando.
Rispondo con un leggero sorriso e capisco subito che ha colto il mio segno.
Inizia a far ondeggiare lievemente le gambe mantenendo le ginocchia unite. Si mette più comoda sulla seduta lasciandosi scivolare in avanti.
Le sorrido nuovamente, lei mi fissa, ed io un po' imbarazzato noto che quei suoi movimenti hanno fatto slittare la gonna verso l'alto rivelando buona parte delle cosce avvolte dal tessuto fine delle calze che evidenziano le linee sottostanti.
D'istinto il mio viso tradisce un'espressione stupita. Lei se ne accorge e, socchiudendo gli occhi, fa un segno di silenzio con il dito indice.
Non capisco cosa stia realmente accadendo.
Guardandosi attorno comincia a separare le ginocchia orientandosi verso me.
Per i passeggeri ignari può apparire come un gesto volto a scacciare gli strascichi di caldo della stagione. Ma a me no. Ho capito il suo intento. O almeno lo credevo.
Ad ogni apertura vedo della carne in più. Un po' più di coscia.
Mi sorride maliziosa, lo vedo, non sa che patema mi sta provocando. Arrossisco. Al contrario capisco finalmente che sa benissimo cosa provo e sadica prosegue spingendosi oltre.
Quando vede che il resto dei pendolari sono distratti mi spalanca le gambe e la mia visione raggiunge il proibito. Un paio di mutandine bianche. Alla seconda apertura il mio cuore batte forte, lo sento in gola, il tessuto candido dell'intimo è così fine che pare trasparente. Vedo chiaramente la presenza di una macchia scura a sovrastare il paradiso.
La natura prende il sopravvento. La sudorazione sale. Nel mio intimo si fa strada una tensione crescente che non sono in grado di arrestare.
Accorta del mio stato dal rigonfiamento dei pantaloni porta la mano davanti alla bocca come a dire 'ops!' con fare da finta innocente.
Imbarazzato, temendo che qualcun altro possa accorgersene, cerco di coprirmi con le mani la zona. Contemporaneamente le gambe di lei si chiudono.
La guardo, non capisco, ha un'espressione che lascia trasparire dissenso. Mi fa segno di no col dito, e il suo sguardo si posa proprio sul mio pube coperto. Resto interdetto, non sono del tutto lucido, troppe sensazioni inaspettate. Inizia a fare davvero caldo per me.
'Via!' mi fa segno. Titubante sposto le mani e un sorriso ricompare sul suo volto e le cosce riprendono a riaprirsi.
'Voglio averne la certezza,' richiudo la visuale della mia rigidità. Istantaneamente il sorriso di lei si tramuta nella smorfia già vista in precedenza accompagnata dalla richiusura delle gambe.
È tutto chiaro, mi sta torturando, e mi sta rendendo suo complice, se io voglio vedere il suo tesoro, lei deve vedere il suo riconoscimento.
Cedo alla tentazione, l'accontento, quando nessuno guarda metto in mostra il suo trofeo e mi appago della sua grazia.
Mi permetto anche di darmi una sistemata, la costrizione degli indumenti inizia a dare fastidio e cerco furtivamente di posizionarlo in modo tale da farlo risaltare attraverso il tessuto, nella speranza che il mio gesto di premura venga ricompensato.
Lei guarda, percepisco la sua soddisfazione.
Improvvisamente si ricompone, si alza e va verso l'uscita facendomi segno col capo di seguirla.
Mancano soltanto due fermate alla mia e preso dalla concitazione del momento scendo dietro di lei. L'eccitazione mi guida, ma una parte della mia testa si chiede che stia facendo.
La donna cammina con lo sguardo dritto ed io dietro a pochi passi di distanza.
'Avrò capito bene? Mi sento uno stalker, è una situazione davvero strana.'
Si ferma ad un portone di un palazzo ed apre la porta. Mi fermo.
"Beh, che fai? non vieni su?" mi dice sporgendosi all'indietro fuori dalla porta.
Senza rispondere la seguo. L'ansia mi assale, sudo freddo. Sto seguendo una sconosciuta in casa sua, 'Starò facendo una cazzata?'
Arrivati al suo appartamento entriamo in casa e chiude la porta dietro di me.
'Adesso sono in trappola,' penso.
Lanciate le chiavi di casa sul tavolo di una cucina-ingresso, la donna si gira verso di me. Sento il suo profumo delicato. Mi afferra il sesso al di sopra dei pantaloni, che nel frattempo è tornato a riposo, e mi sussurra con voce sensuale all'orecchio: "Ti è piaciuto quello che hai visto?"
A queste parole torno duro all'istante. Lo sento pulsare forte sotto gli indumenti.
"Lo prendo per un sì, e non hai ancora visto tutto. Però prima fa vedere qualcosa anche a me."
Pietrificato dall'eccitazione e dall'incredulità mi abbassa la zip, arpiona i pantaloni e rimuove in un sol colpo anche i boxer chiari che mostrano evidente una chiazza della mia eccitazione.
Il mio pene eretto svetta all'aria dal mio corpo fermo, in piedi. Lo guarda e lo sfiora delicatamente. Un brivido di piacere. "Adoro le venature, ed ho un debole per le cappelle pronunciate."
"Grazie," rispondo timidamente mentre, al solo pensiero del nettare denso e lucido inizia a sgorgare dal mio piacere.
"Mmmh, ti piaccio come donna, e tu sei salato al punto giusto," esclama dopo aver assaggiato il mio succo raccolto con un dito.
"Vuoi sentire come sono dolce io?" Il suono della sua voce mi incanta.
"Sì!" quasi urlato, cercando di ricompormi.
Prendendomi la mano me la immerge sotto l'intimo bagnato. Caldo e setoso. Il suo nettare mi riempie la mano. Sento la sua pelle morbida. La peluria, abbondante ma curata. Le labbra che racchiudono la fonte degli umori sono paffute. Cariche di sangue e desiderio.
Avvicinando la mia mano alla bocca sento un profumo intenso che mi richiama. In bocca il sapore esplode, aromi travolgenti si insinuano fino al cervello.
Qualcosa è cambiato.
Ne voglio ancora. Devo averne dell'altro.
Abbandonato all'istinto la guardo negli occhi scuri pieni di desiderio.
Avverto che anche lei percepisce il mio cambiamento. Il suo sguardo parla chiaro, non si vuole opporre a ciò che sta per accadere. Ora è sottomessa.
Vedo uno strofinaccio sul piano della cucina, lo afferro e la bendo fermamente.
Sento il respiro della donna mutare. È ansia mista ad eccitazione. Lo si sente nell'aria, come un richiamo primordiale.
Le apro con foga la giacca e la camicetta facendo saltare alcuni bottoni che rimbalzano in terra tintinnando. Sgancio il prezioso reggiseno con l'apertura sul davanti esponendo due seni chiari con capezzoli scuri e turgidi.
Mi dedico ad un avido succhiotto, voglio lasciare il mio segno su quel divino pallore.
Sento un gemito. Le sta piacendo. La pelle d'oca fa da sfondo al mio marchio.
La faccio girare e piegare in avanti poggiata ad una sedia con le braccia. Sfilo la gonna e le strappo i collant.
Assesto degli schiaffi decisi su quelle natiche formose facendole arrossire. L'eco dei colpi riecheggia nell'appartamento.
"Questo è per la tortura che mi hai inflitto sul tram."
Gli schiocchi sono accompagnati da mugolii di piacere. Le mutandine bianche colano di succhi. Non resisto e mi abbasso a dissetarmi da quella sorgente. Prima le scosto da parte, poi le rimuovo totalmente. Voglio avere libero accesso alla sua figa grondante. Mentre le divarico i glutei affondo con la lingua vogliosa, scorrendo dentro e fuori. Stimolo fra le labbra, la penetro e mi dedico anche al clitoride, avvolgendolo o titillandolo con la punta.
I gemiti crescono in intensità. Riconosco il respiro affannato che precede l'orgasmo e decido di fermarmi. Voglio che implori per il suo orgasmo, deve sudarselo.
Sta per lamentarsi della mia decisione di interrompere la sua scalata al piacere. La faccio mettere in ginocchio e le accosto il mio pene completamente eretto. Tenendola per i capelli soffoco i lamenti riempiendole la bocca. Lei apprezza prendendo in mano il ritmo. Succhia con vigore. Dalla punta fino ad ingoiare tutta l'asta cercando di trattenere il riflesso del conato. Lacrime fanno colare il trucco nero degli occhi. Il calore avvolge tutto il mio sesso. Non resisto. Sento la lingua scorrere sulle venature. Si sta dedicando con passione e trasporto. Sul pavimento i suoi umori hanno formato una piccola pozza. Noto che si sta toccando da sola, con una mano. Osservo le dita sparire dentro di sé e riaffiorare umide, lucenti.
Le vibrazioni dei suoi gemiti si trasmettono al mio pene che è sull'orlo di esplodere e rilasciare tutto il suo seme.
Il ritmo della bocca si fa più incalzante, come quello della sua mano. Non si sta risparmiando, il palmo che impatta sul clitoride emette un suono sordo e gli umori caldi ed abbondanti sono una melodia suonata dalle sue dita.
Non resisto e vengo copiosamente nella rovente bocca vibrante. Senza fermarsi dal succhiare anche lei è arrivata all'apice del piacere, con scosse violente che si ripercuotono in tutto il corpo.
"È stato fantastico Marco."
Trasalisco. "C-c-come fai a sapere il mio nome?"
"Sono un'amica di tua mamma. Forse non ti ricordi di me, perché eri piccolo. Sono passati tanti anni."
"Comunque sei cresciuto bene!"
Scioccato da questa rivelazione lascio l'appartamento prima che rimuova la bendatura che le toglie la vista.
Nei giorni seguenti continuo a rivivere quella scena, combattuto dalle emozioni, ammetto di essermi lasciato andare più volte a momenti di intenso piacere personale, anche se forse non dovrei.
Fino ad oggi. Un messaggio fa vibrare il telefono.
È mia madre. 'Ciao amore, come vanno gli studi? Venerdì vengo in città per una cena con una vecchia amica che si è da poco trasferita lì, credo stia proprio dalle tue parti. Ti va di venire?'


Grazie per aver letto questa storia fino in fondo. Spero che ti abbia lasciato qualcosa: un’emozione, un dubbio o anche solo un brivido.
Se ti va di condividere cosa ne pensi o un tuo pensiero nato da queste pagine, i miei contatti sono a tua disposizione. Mi fa piacere ascoltare il tuo punto di vista e cosa succede quando la storia incontra chi la legge. Leggerò e risponderò ad ogni tuo messaggio privato con cura e discrezione.

Instagram: kaspero_0x
e-mail: Kas26a@proton.me
scritto il
2026-02-25
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