Osare
di
Kaspero
genere
etero
La primavera porta con sé un'aria di cambiamento, di rinascita e la voglia di sperimentare nuove sensazioni ed esperienze.
L'esigenza di cambiamento l'avvertivo già da qualche giorno, ero stanca della situazione che mi teneva bloccata da ormai troppo tempo. Finalmente decisi di ascoltare i consigli delle mie amiche. Sì, ho la fortuna di avere delle amiche vere, fidate, quelle che si conoscono dai lontani tempi delle scuole. Abbiamo tutte superato da un po' i fatidici "anta", ma nella compagnia sopravvivono i caratteri distintivi di un tempo: Elena, la sbadata del gruppo; Sara, l'anima della festa; Carla, la pazza che in più di un'occasione ci ha messo in situazioni del tutto improbabili; e poi ci sono io, Laura, quella riflessiva e tranquilla.
Ci si trovava regolarmente per un aperitivo o per andare al cinema, per chiacchierare insomma.
Sapevano che ultimamente ero un po' più stressata del solito, la noiosa routine lavorativa, le ferite sentimentali; avevo bisogno di spezzare.
Da buone amiche cercavano di sollevarmi il morale ed ogni volta che ci incontravamo ne trovavo giovamento.
Nelle ultime occasioni, Carla si era fissata col propormi di uscire dal mio guscio e provare ad andare a ballare in discoteca con tutta la compagnia. La proposta aveva scatenato commenti e battute sul fatto che oramai le discoteche sono cambiate e non sono adatte a donne della "nostra età".
"Ci prenderanno per madri che vanno a recuperare i loro figli!" scherzò Sara.
"Mi romperò un'anca!" ribatté Elena.
Rimasi zitta, ma l'idea mi stuzzicò.
Nei giorni seguenti continuavo a ripensare a quella proposta, finché presi coraggio e mi decisi. Scrissi sul gruppo in comune che mi sarebbe piaciuto uscire in discoteca quello stesso sabato.
Credevo che avrei avuto tutto il tempo per prepararmi ed invece il giorno fatidico arrivò subito e la sicurezza dei giorni precedenti lasciò spazio all'ansia di quel ritorno ai vecchi tempi dei weekend in cui si beveva, si faceva baldoria e tardi la notte.
Per l'occasione acquistai al volo una gonna nera e un maglioncino scollato grigio.
Iniziai presto a farmi bella, non avevo le idee ben chiare ma il risultato finale mi stupì e mi riportò col pensiero indietro nel tempo.
'Però! Come sono sexy,' pensai guardandomi allo specchio. Non mi era sembrata così corta la gonna comprata qualche ora prima. Quasi mi imbarazzava la cosa, ma ormai quella avevo.
Il risultato fu: minigonna nera; sotto, dei collant non troppo pesanti e stivaletti in pelle con un filo di tacco; maglietta nera vedo-non-vedo che lasciava trasparire un bel reggiseno con bordini in pizzo; il tutto incorniciato dal nuovo maglioncino grigio.
Notai che l'abbigliamento definiva bene le mie forme e faceva risaltare il fondoschiena ed il seno. Sensuale senza essere volgare. Un ultimo sguardo allo specchio, facendo scorrere le mani sul corpo, come una carezza a quei tessuti morbidi e fascianti. Un tocco di trucco ed ero pronta per uscire.
Arrivate al locale, scherzosamente, tirammo tutte quante un respiro profondo e varcammo l'ingresso.
La discoteca pullulava di giovani e giovanissimi, la musica assordante. Ci guardammo e scoppiammo a ridere. 'Dov'eravamo finite?'
Facemmo due giri di drink e presi coraggio. Mi buttai in pista a ballare.
Ricordo ancora gli sguardi stupiti delle mie amiche. Mi stavo divertendo e lasciai tutto il resto fuori dalla mia mente. Sentivo la musica penetrarmi e il mio corpo si muoveva su quei ritmi.
Stavo ancora ballando quando un ragazzo si avvicinò a me e mi disse "Ciao! Però, balli bene!". Lo ringraziai e gli chiesi se mi stesse prendendo in giro. "Dico sul serio!" ribatté.
Ci presi gusto; l'alcol aiutava a scaldare l'atmosfera, ed iniziai a ballare con lui e lui con me.
Mi faceva piacere, mi sentivo al centro dell'attenzione e mi incitava complimentandosi nuovamente. Il ballo si fece sempre più vicino finché non gli presi le mani e gliele posai sui miei fianchi. La danza si era mutata in qualcosa di più sensuale, mi stavo strusciando su di lui. Nel bagno di luci colorate e stroboscopiche apprezzava quel mio dedicarmi.
Mi premetti al suo petto di schiena, per poi chinarmi e premere il fondoschiena contro il suo inguine. Mi sentivo viva, calda e... affamata.
Il ragazzo seguiva i miei movimenti e li assecondava con espressione compiaciuta.
Osservavo le sue espressioni, gli piaceva davvero.
Purtroppo giunse l'ora di rientrare a casa, ci salutammo, ed insistette a lasciarmi il suo numero di telefono.
"Come ti chiami?" chiesi.
"Nicola, mi raccomando scrivimi."
Era stata una serata incredibile, mi ero divertita moltissimo e l'esperienza con quel ragazzo era stata elettrizzante. Andai a dormire, ma faticai ad addormentarmi dal tripudio di sensazioni che investivano il corpo e la mente. Prima di cedere al sonno inviai un messaggio a Nicola, un patetico 'Grazie. Laura.'
Il giorno seguente mi svegliai con i classici postumi da serata, sensazioni che non credevo avrei provato più.
D'istinto guardai ansiosa al telefono ma nessuna notifica era presente.
Nel pomeriggio ancora nessuna novità. Presi allora coraggio e scrissi: 'Ciao, scusami per ieri sera, ero un po' stordita dall'alcol, sai, alla mia età non sono più abituata.'
La risposta non si fece attendere, sobbalzai all'udire la notifica. Non sapevo cosa mi sarei dovuta aspettare, mi sentivo stupida a scrivere ad un ragazzo così giovane.
Fissai lo schermo per un istante, il cuore in gola, poi lessi. 'Ciao, non dirlo nemmeno per sogno, sei stata fantastica, ti ho pensata tutta la notte, solo che mi sentivo un po' intimorito a scriverti, pensavo a cosa ci può trovare di interessante una bella donna così in un ragazzo di soli 23 anni.'
Iniziò così uno scambio di messaggi innocenti, nei quali si parlava del più e del meno, tipico di due che cercano di conoscersi un po' meglio.
Andò avanti tutto il pomeriggio fino a quando, con le farfalle nello stomaco e i brividi alla schiena azzardai un messaggio.
'Ti va di vederci?'
Probabilmente sapevamo entrambi cosa volesse dire quel messaggio.
'Ok,' rispose.
La mia testa esplose, mi sentivo eccitata e terrorizzata allo stesso tempo.
Mi sarei vista con un ragazzo, sebbene ormai uomo, con meno della metà dei miei anni.
Pensieri si rincorrevano nella testa: ansie, paure, gioia, frenesia.
Ci demmo appuntamento due giorni dopo, lo avrei raggiunto in auto, fuori dall'università e poi avremmo deciso che fare.
Ero intenzionata a fare colpo, stavolta indossai dei tacchi abbinati a calze a rete, per la gonna, scelsi di usare nuovamente quella della serata. Per la parte superiore decisi di alzare la provocazione e non indossai il reggiseno, maliziosa volevo che notasse i miei capezzoli premere al di sotto del poco tessuto che li copriva.
Per l'agitazione mi presentai con ampio margine, l'attesa mi soffocava. Eccolo finalmente arrivare.
Salito in auto mi salutò e mi riempì di complimenti. Mi sentii lusingata da tutte quelle attenzioni e sì, si soffermò anche lì con lo sguardo, su quel seno che non celava i suoi desideri.
Mi eccitava, ero un bollore, sentivo dell'umidità compromettere il mio intimo pulito.
Guidai sino a un luogo appartato, poco distante da una casa di famiglia che usavo più come casa per gli ospiti quando necessario.
Non volevo portarlo subito là, volevo vedere che piega avrebbe preso la cosa.
Il viaggio era stato piuttosto silenzioso, l'aria era impregnata di imbarazzo e complicità.
Scendemmo dall'auto e d'intesa ci spostammo sui sedili posteriori. Ci guardammo impacciati come due ragazzini alle prime armi.
"Sei davvero una donna affascinante," mi disse, ero estasiata. Con tono sensuale domandai: "Preferisci guardarmi… o sentire quanto scotto?"
Divenne tutto rosso e balbettò un timido "ok."
Gli presi le mani e le poggiai sul seno. Non passò molto che iniziò a muoverle palpeggiandolo tutto insinuandosi al di sotto della camicetta. Giocava coi capezzoli duri.
Erano tanto sensibili che mi partì una scossa e ansimai.
"Ti faccio questo effetto?" dissi maliziosamente, indicando il gonfiore evidente nei pantaloni. "Vieni, senti tu stesso come mi fai sentire."
Nicola allungò la mano e la immerse nell'intimo fradicio di umori. Ero tutta un lago di calore. "Ti piace? Ti va di assaggiare?" Nicola portò la mano alla bocca e leccò i miei fluidi. Lo guardavo e mi sentivo davvero porca; stavo conducendo il gioco e mi piaceva parecchio.
Riprese ad esplorare la mia intimità e io mi misi a massaggiare il suo membro da sopra i pantaloni.
"Nooo!" esclamò di colpo. Avevo capito dagli spasmi sotto il palmo della mia mano; dall'eccitazione aveva eiaculato. Poveretto, a giudicare dalla chiazza scura era venuto parecchio. Mi sentii onorata ma non ancora appagata.
"Non ti preoccupare, vieni con me," dissi con tono dolce, quasi materno, accompagnato da una strizzata d'occhio.
Ci spostammo in casa; il suono dei tacchi sul pavimento ci accompagnò sino alla camera matrimoniale. Lo aiutai a svestirsi e lo feci sdraiare nudo sul letto. Faceva caldo, avevo preparato l'ambiente per quello che speravo sarebbe accaduto e che ora, finalmente, stava avvenendo.
Imbarazzato guardava il suo pene non più eretto.
"Tranquillo, sei giovane, lascia fare a me."
Improvvisai uno spogliarello, per lui e per me, non mi ero mai sentita così oscena.
"Sei meravigliosa." Le sue parole mi sciolsero, erano sincere. Mi avventai sul suo sesso, mi avvicinai, lo guardai da vicino.
Cercava di riprendere consistenza, la mia missione era aiutarlo. Lo alzai con la mano e lo baciai dal basso per tutta la sua lunghezza sino alla punta e lo presi in bocca.
Aveva già dato una volta e il sapore era impregnato del suo seme. Lo ripulii tutto. La sensazione indescrivibile di sentire l'erezione rinascere all'interno della mia bocca. Riempita fino al limite trattenni soltanto la cappella. La massaggiavo con labbra e lingua.
"Sei bravissima, un tocco incredibile, nessuna ragazza mi aveva mai fatto provare sensazioni simili."
La mia testa era altrove, in estasi. I profumi dei nostri corpi nell'aria, un miscuglio di sesso e ormoni.
Ritrovato il vigore, rigido e svettante verso l'alto mi chiamava. Non resistevo più dalla voglia. Inutile resistere a quel richiamo. Bagnata e completamente dilatata mi sedetti su di lui. Massaggiai il mio sesso grondante col suo pene avanti e indietro. Il richiamo era assordante. Nicola gemeva. Puntai l'asta e la feci scivolare lentamente dentro la vagina.
Mi sentii piena. Un gemito scappò dal mio controllo.
Nicola iniziò a muovere i fianchi su e giù. Assecondavo i movimenti cavalcando il suo pene che ad ogni colpo sentivo sempre più in profondità.
"Ti stai comportando bene," gli dissi.
"Non è facile resistere, ti stai muovendo divinamente, vista da qui sembri un'amazzone."
"Adesso arriva la parte migliore," ansimai.
Accelerai il ritmo. Il respiro mi si fece affannoso. "Tieni duro…"
I colpi crebbero in frequenza e intensità. "Bravo ragazzo… continua."
Degli schiocchi accompagnavano i movimenti. Erano i nostri corpi che si univano nell'amplesso. I corpi sudati si scontravano sinuosamente. Non trattenevo più i mugolii. Sentivo l'orgasmo crescere in me.
Urlai di piacere mentre il corpo era investito dai bollenti e travolgenti spasmi.
"Sto per venire!" Grugnì Nicola. Lo sfilai dal mio corpo e lo guardai venire copiosamente fra i seni.
Incantata da quei vigorosi getti che uscivano da quell'opera d'arte che mi aveva appena donato sensazioni paradisiache.
Cedetti nuovamente e lo succhiai avidamente ripulendolo dai miei caldi e cremosi umori mischiati al suo saporito sperma.
Restammo a letto accoccolati in tiepidi abbracci per un po', in silenzio, i nostri corpi avevano già detto tutto.
Ormai era sera ed era giunta l'ora di salutarsi. "Nessuna... nessuna ragazza della mia età sa muoversi così, è stato bellissimo Laura" mi confidò visibilmente emozionato.
Fu una delle esperienze più memorabili e fantastiche della mia vita.
'Lasciarmi andare è stato magico. Chi l'avrebbe mai detto che avrei scoperto dei piaceri così intensi e vivi.'
'Chissà che la cosa non si ripeta, sta tutto a me stessa, cogliere le occasioni della vita e farmi coraggio. Questo coraggio ritrovato.'
Vi ringrazio per aver letto questo mio racconto. Spero sia stato di vostro gradimento. Vi lascio contatti per eventuali critiche, commenti, spunti o curiosità.
Instagram: kaspero_0x
e-mail: Kas26a@proton.me
L'esigenza di cambiamento l'avvertivo già da qualche giorno, ero stanca della situazione che mi teneva bloccata da ormai troppo tempo. Finalmente decisi di ascoltare i consigli delle mie amiche. Sì, ho la fortuna di avere delle amiche vere, fidate, quelle che si conoscono dai lontani tempi delle scuole. Abbiamo tutte superato da un po' i fatidici "anta", ma nella compagnia sopravvivono i caratteri distintivi di un tempo: Elena, la sbadata del gruppo; Sara, l'anima della festa; Carla, la pazza che in più di un'occasione ci ha messo in situazioni del tutto improbabili; e poi ci sono io, Laura, quella riflessiva e tranquilla.
Ci si trovava regolarmente per un aperitivo o per andare al cinema, per chiacchierare insomma.
Sapevano che ultimamente ero un po' più stressata del solito, la noiosa routine lavorativa, le ferite sentimentali; avevo bisogno di spezzare.
Da buone amiche cercavano di sollevarmi il morale ed ogni volta che ci incontravamo ne trovavo giovamento.
Nelle ultime occasioni, Carla si era fissata col propormi di uscire dal mio guscio e provare ad andare a ballare in discoteca con tutta la compagnia. La proposta aveva scatenato commenti e battute sul fatto che oramai le discoteche sono cambiate e non sono adatte a donne della "nostra età".
"Ci prenderanno per madri che vanno a recuperare i loro figli!" scherzò Sara.
"Mi romperò un'anca!" ribatté Elena.
Rimasi zitta, ma l'idea mi stuzzicò.
Nei giorni seguenti continuavo a ripensare a quella proposta, finché presi coraggio e mi decisi. Scrissi sul gruppo in comune che mi sarebbe piaciuto uscire in discoteca quello stesso sabato.
Credevo che avrei avuto tutto il tempo per prepararmi ed invece il giorno fatidico arrivò subito e la sicurezza dei giorni precedenti lasciò spazio all'ansia di quel ritorno ai vecchi tempi dei weekend in cui si beveva, si faceva baldoria e tardi la notte.
Per l'occasione acquistai al volo una gonna nera e un maglioncino scollato grigio.
Iniziai presto a farmi bella, non avevo le idee ben chiare ma il risultato finale mi stupì e mi riportò col pensiero indietro nel tempo.
'Però! Come sono sexy,' pensai guardandomi allo specchio. Non mi era sembrata così corta la gonna comprata qualche ora prima. Quasi mi imbarazzava la cosa, ma ormai quella avevo.
Il risultato fu: minigonna nera; sotto, dei collant non troppo pesanti e stivaletti in pelle con un filo di tacco; maglietta nera vedo-non-vedo che lasciava trasparire un bel reggiseno con bordini in pizzo; il tutto incorniciato dal nuovo maglioncino grigio.
Notai che l'abbigliamento definiva bene le mie forme e faceva risaltare il fondoschiena ed il seno. Sensuale senza essere volgare. Un ultimo sguardo allo specchio, facendo scorrere le mani sul corpo, come una carezza a quei tessuti morbidi e fascianti. Un tocco di trucco ed ero pronta per uscire.
Arrivate al locale, scherzosamente, tirammo tutte quante un respiro profondo e varcammo l'ingresso.
La discoteca pullulava di giovani e giovanissimi, la musica assordante. Ci guardammo e scoppiammo a ridere. 'Dov'eravamo finite?'
Facemmo due giri di drink e presi coraggio. Mi buttai in pista a ballare.
Ricordo ancora gli sguardi stupiti delle mie amiche. Mi stavo divertendo e lasciai tutto il resto fuori dalla mia mente. Sentivo la musica penetrarmi e il mio corpo si muoveva su quei ritmi.
Stavo ancora ballando quando un ragazzo si avvicinò a me e mi disse "Ciao! Però, balli bene!". Lo ringraziai e gli chiesi se mi stesse prendendo in giro. "Dico sul serio!" ribatté.
Ci presi gusto; l'alcol aiutava a scaldare l'atmosfera, ed iniziai a ballare con lui e lui con me.
Mi faceva piacere, mi sentivo al centro dell'attenzione e mi incitava complimentandosi nuovamente. Il ballo si fece sempre più vicino finché non gli presi le mani e gliele posai sui miei fianchi. La danza si era mutata in qualcosa di più sensuale, mi stavo strusciando su di lui. Nel bagno di luci colorate e stroboscopiche apprezzava quel mio dedicarmi.
Mi premetti al suo petto di schiena, per poi chinarmi e premere il fondoschiena contro il suo inguine. Mi sentivo viva, calda e... affamata.
Il ragazzo seguiva i miei movimenti e li assecondava con espressione compiaciuta.
Osservavo le sue espressioni, gli piaceva davvero.
Purtroppo giunse l'ora di rientrare a casa, ci salutammo, ed insistette a lasciarmi il suo numero di telefono.
"Come ti chiami?" chiesi.
"Nicola, mi raccomando scrivimi."
Era stata una serata incredibile, mi ero divertita moltissimo e l'esperienza con quel ragazzo era stata elettrizzante. Andai a dormire, ma faticai ad addormentarmi dal tripudio di sensazioni che investivano il corpo e la mente. Prima di cedere al sonno inviai un messaggio a Nicola, un patetico 'Grazie. Laura.'
Il giorno seguente mi svegliai con i classici postumi da serata, sensazioni che non credevo avrei provato più.
D'istinto guardai ansiosa al telefono ma nessuna notifica era presente.
Nel pomeriggio ancora nessuna novità. Presi allora coraggio e scrissi: 'Ciao, scusami per ieri sera, ero un po' stordita dall'alcol, sai, alla mia età non sono più abituata.'
La risposta non si fece attendere, sobbalzai all'udire la notifica. Non sapevo cosa mi sarei dovuta aspettare, mi sentivo stupida a scrivere ad un ragazzo così giovane.
Fissai lo schermo per un istante, il cuore in gola, poi lessi. 'Ciao, non dirlo nemmeno per sogno, sei stata fantastica, ti ho pensata tutta la notte, solo che mi sentivo un po' intimorito a scriverti, pensavo a cosa ci può trovare di interessante una bella donna così in un ragazzo di soli 23 anni.'
Iniziò così uno scambio di messaggi innocenti, nei quali si parlava del più e del meno, tipico di due che cercano di conoscersi un po' meglio.
Andò avanti tutto il pomeriggio fino a quando, con le farfalle nello stomaco e i brividi alla schiena azzardai un messaggio.
'Ti va di vederci?'
Probabilmente sapevamo entrambi cosa volesse dire quel messaggio.
'Ok,' rispose.
La mia testa esplose, mi sentivo eccitata e terrorizzata allo stesso tempo.
Mi sarei vista con un ragazzo, sebbene ormai uomo, con meno della metà dei miei anni.
Pensieri si rincorrevano nella testa: ansie, paure, gioia, frenesia.
Ci demmo appuntamento due giorni dopo, lo avrei raggiunto in auto, fuori dall'università e poi avremmo deciso che fare.
Ero intenzionata a fare colpo, stavolta indossai dei tacchi abbinati a calze a rete, per la gonna, scelsi di usare nuovamente quella della serata. Per la parte superiore decisi di alzare la provocazione e non indossai il reggiseno, maliziosa volevo che notasse i miei capezzoli premere al di sotto del poco tessuto che li copriva.
Per l'agitazione mi presentai con ampio margine, l'attesa mi soffocava. Eccolo finalmente arrivare.
Salito in auto mi salutò e mi riempì di complimenti. Mi sentii lusingata da tutte quelle attenzioni e sì, si soffermò anche lì con lo sguardo, su quel seno che non celava i suoi desideri.
Mi eccitava, ero un bollore, sentivo dell'umidità compromettere il mio intimo pulito.
Guidai sino a un luogo appartato, poco distante da una casa di famiglia che usavo più come casa per gli ospiti quando necessario.
Non volevo portarlo subito là, volevo vedere che piega avrebbe preso la cosa.
Il viaggio era stato piuttosto silenzioso, l'aria era impregnata di imbarazzo e complicità.
Scendemmo dall'auto e d'intesa ci spostammo sui sedili posteriori. Ci guardammo impacciati come due ragazzini alle prime armi.
"Sei davvero una donna affascinante," mi disse, ero estasiata. Con tono sensuale domandai: "Preferisci guardarmi… o sentire quanto scotto?"
Divenne tutto rosso e balbettò un timido "ok."
Gli presi le mani e le poggiai sul seno. Non passò molto che iniziò a muoverle palpeggiandolo tutto insinuandosi al di sotto della camicetta. Giocava coi capezzoli duri.
Erano tanto sensibili che mi partì una scossa e ansimai.
"Ti faccio questo effetto?" dissi maliziosamente, indicando il gonfiore evidente nei pantaloni. "Vieni, senti tu stesso come mi fai sentire."
Nicola allungò la mano e la immerse nell'intimo fradicio di umori. Ero tutta un lago di calore. "Ti piace? Ti va di assaggiare?" Nicola portò la mano alla bocca e leccò i miei fluidi. Lo guardavo e mi sentivo davvero porca; stavo conducendo il gioco e mi piaceva parecchio.
Riprese ad esplorare la mia intimità e io mi misi a massaggiare il suo membro da sopra i pantaloni.
"Nooo!" esclamò di colpo. Avevo capito dagli spasmi sotto il palmo della mia mano; dall'eccitazione aveva eiaculato. Poveretto, a giudicare dalla chiazza scura era venuto parecchio. Mi sentii onorata ma non ancora appagata.
"Non ti preoccupare, vieni con me," dissi con tono dolce, quasi materno, accompagnato da una strizzata d'occhio.
Ci spostammo in casa; il suono dei tacchi sul pavimento ci accompagnò sino alla camera matrimoniale. Lo aiutai a svestirsi e lo feci sdraiare nudo sul letto. Faceva caldo, avevo preparato l'ambiente per quello che speravo sarebbe accaduto e che ora, finalmente, stava avvenendo.
Imbarazzato guardava il suo pene non più eretto.
"Tranquillo, sei giovane, lascia fare a me."
Improvvisai uno spogliarello, per lui e per me, non mi ero mai sentita così oscena.
"Sei meravigliosa." Le sue parole mi sciolsero, erano sincere. Mi avventai sul suo sesso, mi avvicinai, lo guardai da vicino.
Cercava di riprendere consistenza, la mia missione era aiutarlo. Lo alzai con la mano e lo baciai dal basso per tutta la sua lunghezza sino alla punta e lo presi in bocca.
Aveva già dato una volta e il sapore era impregnato del suo seme. Lo ripulii tutto. La sensazione indescrivibile di sentire l'erezione rinascere all'interno della mia bocca. Riempita fino al limite trattenni soltanto la cappella. La massaggiavo con labbra e lingua.
"Sei bravissima, un tocco incredibile, nessuna ragazza mi aveva mai fatto provare sensazioni simili."
La mia testa era altrove, in estasi. I profumi dei nostri corpi nell'aria, un miscuglio di sesso e ormoni.
Ritrovato il vigore, rigido e svettante verso l'alto mi chiamava. Non resistevo più dalla voglia. Inutile resistere a quel richiamo. Bagnata e completamente dilatata mi sedetti su di lui. Massaggiai il mio sesso grondante col suo pene avanti e indietro. Il richiamo era assordante. Nicola gemeva. Puntai l'asta e la feci scivolare lentamente dentro la vagina.
Mi sentii piena. Un gemito scappò dal mio controllo.
Nicola iniziò a muovere i fianchi su e giù. Assecondavo i movimenti cavalcando il suo pene che ad ogni colpo sentivo sempre più in profondità.
"Ti stai comportando bene," gli dissi.
"Non è facile resistere, ti stai muovendo divinamente, vista da qui sembri un'amazzone."
"Adesso arriva la parte migliore," ansimai.
Accelerai il ritmo. Il respiro mi si fece affannoso. "Tieni duro…"
I colpi crebbero in frequenza e intensità. "Bravo ragazzo… continua."
Degli schiocchi accompagnavano i movimenti. Erano i nostri corpi che si univano nell'amplesso. I corpi sudati si scontravano sinuosamente. Non trattenevo più i mugolii. Sentivo l'orgasmo crescere in me.
Urlai di piacere mentre il corpo era investito dai bollenti e travolgenti spasmi.
"Sto per venire!" Grugnì Nicola. Lo sfilai dal mio corpo e lo guardai venire copiosamente fra i seni.
Incantata da quei vigorosi getti che uscivano da quell'opera d'arte che mi aveva appena donato sensazioni paradisiache.
Cedetti nuovamente e lo succhiai avidamente ripulendolo dai miei caldi e cremosi umori mischiati al suo saporito sperma.
Restammo a letto accoccolati in tiepidi abbracci per un po', in silenzio, i nostri corpi avevano già detto tutto.
Ormai era sera ed era giunta l'ora di salutarsi. "Nessuna... nessuna ragazza della mia età sa muoversi così, è stato bellissimo Laura" mi confidò visibilmente emozionato.
Fu una delle esperienze più memorabili e fantastiche della mia vita.
'Lasciarmi andare è stato magico. Chi l'avrebbe mai detto che avrei scoperto dei piaceri così intensi e vivi.'
'Chissà che la cosa non si ripeta, sta tutto a me stessa, cogliere le occasioni della vita e farmi coraggio. Questo coraggio ritrovato.'
Vi ringrazio per aver letto questo mio racconto. Spero sia stato di vostro gradimento. Vi lascio contatti per eventuali critiche, commenti, spunti o curiosità.
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