Il tuo modo
di
Ginnylinny
genere
etero
Pensavo di aver detto davvero basta, di essermela messa via, che non fosse più cosa.
Dopo anni e anni di tossicità, di incontri notturni, di “ ehi, dormi ?”, di scopate, di io che metto tutto da parte e ti raggiungo sempre. Pensavo fosse davvero basta.
Invece dopo averti mandato a fanculo due mesi fa, in un sabato notte qualsiasi ti ho scritto, ne sei stato così sorpreso, hai anche chiesto se avessi sbagliato numero.
Non ci riesco a pensare di non parlarti più, di non succhiarti più il cazzo, di non sentire più le tue mani addosso.
Non so cosa sia tra noi, se sia chimica vera o se sia solo una mia ossessione, ma io una passione così non l’ho mai sentita per nessun altro.
Stanotte mi hai presa più e più volte, non ti saziavi mai, leccavi il mio collo e mi sentivo bollire dentro.
Mi hai scopata a 90 sul mobile in granito della mia cucina, mi tenevi la testa ancorata al piano, e mi ficcavi il cazzo talmente in profondità da farmi sentire liquida.
Hai voluto fumare una sigaretta sulla finestra, mentre in ginocchio io ti succhiavo il cazzo. Facevi finta di nulla, mi ignoravi, volevo vedere la tua faccia da culo se fosse passato qualcuno sul vialetto di casa.
Sul divano hai continuato a scoparmi, in qualsiasi posizione, più ti dicevo che non sentivo le gambe, dal gran che godevo, più spingevi forte.
Ti ho chiesto di chiamarmi col mio nome, di solito ti chiedo di chiamarmi troia, e ne sei rimasto sorpreso. Ma lo hai iniziato a sussurrare, non te lo avevo mai sentito dire, non smettevi più come se fosse stato un mantra. Così tanto eccitata che mi sentivo sempre di più piena dei miei umori.
Ho indossato una tutina di rete, ti segavi seduto sul divano, mi fissavi così tanto da trapassarmi da parte a parte.
Di peso mi hai portata sul letto, schiaffeggiandomi il culo talmente tante volte da non tener piu il conto.
Ti sfottevo perché, appena mi son messa a pecora, sentivo gemere: Volevi sborrare solo a una vista tale.
Sei riuscito a scoparmi ancora e ancora, finché non hai detto che mi saresti venuto addosso, ma non te l’ho fatto fare e ho ingioiato tutto, proprio tutto.
Avevi un sapore quasi salato ma come al solito buono.
Passata un’ora, pensavi che avessimo finito, che ci mettessimo a dormire. Ti ho chiesto di masturbarmi, volevo sentire le tue dita dentro di me.
Mentre lo facevi, ti ho chiesto di raccontarmi la cosa più strana fatta in ambito sessuale, con un’altra persona.
Hai raccontato del fisting nella figa a una tizia. E più andavi nei dettagli più mi eccitavo, e nei punti salienti aumentavi il ritmo, mentre le dita ti si riempivano del mio liquido caldo.
Ho raccontato io una mia avventura sessuale finita male, ed eri sempre più attento nel continuare con il tuo ditalino. Ho messo così una mano sui tuoi boxer, il tuo cazzo era duro, turgido con una bella cappella vibrante.
Ho iniziato di nuovo a leccartelo, sbavando e lubrificando, me lo ficcavi tutto dentro, scopandomi la bocca per poi sbatterlo sulla lingua e sulle guance. Hai voluto servizio completo, anche che ti leccassi le palle e il buco del culo.
Godevi così tanto, che alla fine ti ho chiesto se il racconto ti fosse piaciuto, di risposta mi hai preso per la maglietta e mi hai ribaltata supina nel letto. Mi hai schiaffeggiato in faccia, sputato in bocca e tenuto il collo mentre ancora me lo ficcavi nella figa.
Non era più stretta eh, non ti lamenti ora che ho la figa stretta, ti dicevo. Mi dicevi di stare zitta, che se solo tu avessi potuto mi avresti sborrato dentro.
Avresti potuto farlo ovunque, nelle tette, sui capelli, negli occhi, sui piedi, insomma da per tutto. Mentre mi sovrastavi scopandomi, ti toccavo il tuo bel viso stravolto dalla lussuria, ti ho ripetuto così tante volte che avrei voluto squirtarti in bocca, se solo lo sapessi fare, mi supplicavi di star zitta non ti saresti più trattenuto altrimenti.
Ho insistito dicendoti che, non capisco come faccio a bagnarmi appena mi guardi, appena mi parli, appena ti sento vicino. Hai detto che volevi solo finire di sfondarmi tutta, che era questo che mi meritavo, che ero zoccola.
Così è stato, hai sborrato sulle mie tette e sul mio addome, ti ho leccato un po’ la cappella perché avevo ancora voglia del tuo sapore.
Alla fine di tutto, mi resta quella cosa che non riesco a dire nemmeno a me
e, al momento dei saluti ti ho guardato. Son riuscita a chiederti:” perché sei fatto così ?”.
“ ognuno è fatto a modo suo, questo è il mio.”
Dopo anni e anni di tossicità, di incontri notturni, di “ ehi, dormi ?”, di scopate, di io che metto tutto da parte e ti raggiungo sempre. Pensavo fosse davvero basta.
Invece dopo averti mandato a fanculo due mesi fa, in un sabato notte qualsiasi ti ho scritto, ne sei stato così sorpreso, hai anche chiesto se avessi sbagliato numero.
Non ci riesco a pensare di non parlarti più, di non succhiarti più il cazzo, di non sentire più le tue mani addosso.
Non so cosa sia tra noi, se sia chimica vera o se sia solo una mia ossessione, ma io una passione così non l’ho mai sentita per nessun altro.
Stanotte mi hai presa più e più volte, non ti saziavi mai, leccavi il mio collo e mi sentivo bollire dentro.
Mi hai scopata a 90 sul mobile in granito della mia cucina, mi tenevi la testa ancorata al piano, e mi ficcavi il cazzo talmente in profondità da farmi sentire liquida.
Hai voluto fumare una sigaretta sulla finestra, mentre in ginocchio io ti succhiavo il cazzo. Facevi finta di nulla, mi ignoravi, volevo vedere la tua faccia da culo se fosse passato qualcuno sul vialetto di casa.
Sul divano hai continuato a scoparmi, in qualsiasi posizione, più ti dicevo che non sentivo le gambe, dal gran che godevo, più spingevi forte.
Ti ho chiesto di chiamarmi col mio nome, di solito ti chiedo di chiamarmi troia, e ne sei rimasto sorpreso. Ma lo hai iniziato a sussurrare, non te lo avevo mai sentito dire, non smettevi più come se fosse stato un mantra. Così tanto eccitata che mi sentivo sempre di più piena dei miei umori.
Ho indossato una tutina di rete, ti segavi seduto sul divano, mi fissavi così tanto da trapassarmi da parte a parte.
Di peso mi hai portata sul letto, schiaffeggiandomi il culo talmente tante volte da non tener piu il conto.
Ti sfottevo perché, appena mi son messa a pecora, sentivo gemere: Volevi sborrare solo a una vista tale.
Sei riuscito a scoparmi ancora e ancora, finché non hai detto che mi saresti venuto addosso, ma non te l’ho fatto fare e ho ingioiato tutto, proprio tutto.
Avevi un sapore quasi salato ma come al solito buono.
Passata un’ora, pensavi che avessimo finito, che ci mettessimo a dormire. Ti ho chiesto di masturbarmi, volevo sentire le tue dita dentro di me.
Mentre lo facevi, ti ho chiesto di raccontarmi la cosa più strana fatta in ambito sessuale, con un’altra persona.
Hai raccontato del fisting nella figa a una tizia. E più andavi nei dettagli più mi eccitavo, e nei punti salienti aumentavi il ritmo, mentre le dita ti si riempivano del mio liquido caldo.
Ho raccontato io una mia avventura sessuale finita male, ed eri sempre più attento nel continuare con il tuo ditalino. Ho messo così una mano sui tuoi boxer, il tuo cazzo era duro, turgido con una bella cappella vibrante.
Ho iniziato di nuovo a leccartelo, sbavando e lubrificando, me lo ficcavi tutto dentro, scopandomi la bocca per poi sbatterlo sulla lingua e sulle guance. Hai voluto servizio completo, anche che ti leccassi le palle e il buco del culo.
Godevi così tanto, che alla fine ti ho chiesto se il racconto ti fosse piaciuto, di risposta mi hai preso per la maglietta e mi hai ribaltata supina nel letto. Mi hai schiaffeggiato in faccia, sputato in bocca e tenuto il collo mentre ancora me lo ficcavi nella figa.
Non era più stretta eh, non ti lamenti ora che ho la figa stretta, ti dicevo. Mi dicevi di stare zitta, che se solo tu avessi potuto mi avresti sborrato dentro.
Avresti potuto farlo ovunque, nelle tette, sui capelli, negli occhi, sui piedi, insomma da per tutto. Mentre mi sovrastavi scopandomi, ti toccavo il tuo bel viso stravolto dalla lussuria, ti ho ripetuto così tante volte che avrei voluto squirtarti in bocca, se solo lo sapessi fare, mi supplicavi di star zitta non ti saresti più trattenuto altrimenti.
Ho insistito dicendoti che, non capisco come faccio a bagnarmi appena mi guardi, appena mi parli, appena ti sento vicino. Hai detto che volevi solo finire di sfondarmi tutta, che era questo che mi meritavo, che ero zoccola.
Così è stato, hai sborrato sulle mie tette e sul mio addome, ti ho leccato un po’ la cappella perché avevo ancora voglia del tuo sapore.
Alla fine di tutto, mi resta quella cosa che non riesco a dire nemmeno a me
e, al momento dei saluti ti ho guardato. Son riuscita a chiederti:” perché sei fatto così ?”.
“ ognuno è fatto a modo suo, questo è il mio.”
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