Quel bacio in più
di
thomas andersen
genere
confessioni
Notte fonda, Thomas, in maglietta bianca e pantalone grigio chiaro della tuta, era sdraiato sul divano scuro con penisola.
Dormire sarebbe stata una mossa intelligente, ma perché non fare un ultimo zapping? Lui guarda raramente la tv; quando vuol rimandare il sonno, a volte cambia l’acqua ai pesci, chiedendosi ogni volta come facciano a dormire con gli occhi aperti e senza appoggiarsi all’acquario. Nelle notti di inverno sale in mansarda, apre il lucernario e guarda Orione. In quelle d’estate, invece, si perde nei vortici del “notte stellata” che ha appeso sulla parete davanti al letto.
A volte legge racconti, altre esce ad orari assurdi in giorni lavorativi, sapendo che il vicino bar cinese è aperto anche alle 3 dei giorni infrasettimanali.
Ma in quel momento aveva in mano il telecomando, cliccava, cliccava, sul canale 012 c’era Matrix, ebbe una lieve tentazione, ma quella notte non era quella giusta;
altra successione di clic, il canale 090 trasmetteva Interstellar, la ricerca finì qui, appoggiò il telecomando.
Una protagonista, Brand, stava dicendo che l'amore è l'unica cosa che siamo in grado di percepire che trascende le dimensioni del tempo e dello spazio.
Thomas ricevette lo spunto, spense la tv, fece partire sul cellulare il tema musicale del film, a quello non volle rinunciare, mentre guardava nel vuoto.
Pensò che non solo l’amore, anche il desiderio ci riesce.
Si sentiva attratto, attraverso l’universo, da qualcuna che non aveva mai visto. "Forse significa qualcosa, qualcosa che non possiamo ancora capire." Le frasi del film attanagliavano i suoi pensieri.
La minima possibilità di baciarla lo eccitava, voleva tentare di scrivere quella visione che lo trascinava via. Ma era impensabile mettere in parole quello che vedeva e viveva, un lento tremante avvicinamento di labbra, che si riconoscevano fidandosi di un istinto superiore.
Quel main theme di sottofondo sembrava esser stato composto proprio per quel momento proiettato a infinito.
Un bacio che cresceva, faccia a faccia, senza quasi inclinare i visi, staccando le labbra ad ogni sorso d’anima. Le lingue che uscivano appena dalla bocca, all’unisono, ad ogni sorso di bacio, partendo dal basso, palmo a palmo, scivolose, salivano verso le labbra superiori, come se ad ogni bacio stessero raccogliendo e trasportando un liquido denso, un nettare che non era saliva, era sete, era bisogno che andava oltre alle cinque dimensioni.
La necessità era tracimata, si succhiavano a tratti le labbra, con le mani si tenevano impercettibilmente e reciprocamente il viso che ondeggiava allo stesso ritmo dell’esigenza incosciente di concatenarsi.
Era sinuosamente osceno come un bacio lesbo mescolato al famelico, potente e primordiale dell’etero, era tutto quello che non si può descrivere. Sarebbe durato in eterno, anche nell’eventualità che le bocche si fossero poi apparentemente staccate.
Era il bacio mai provato, il bacio in più.
Era la spiegazione al bisogno di ritornare.
Dormire sarebbe stata una mossa intelligente, ma perché non fare un ultimo zapping? Lui guarda raramente la tv; quando vuol rimandare il sonno, a volte cambia l’acqua ai pesci, chiedendosi ogni volta come facciano a dormire con gli occhi aperti e senza appoggiarsi all’acquario. Nelle notti di inverno sale in mansarda, apre il lucernario e guarda Orione. In quelle d’estate, invece, si perde nei vortici del “notte stellata” che ha appeso sulla parete davanti al letto.
A volte legge racconti, altre esce ad orari assurdi in giorni lavorativi, sapendo che il vicino bar cinese è aperto anche alle 3 dei giorni infrasettimanali.
Ma in quel momento aveva in mano il telecomando, cliccava, cliccava, sul canale 012 c’era Matrix, ebbe una lieve tentazione, ma quella notte non era quella giusta;
altra successione di clic, il canale 090 trasmetteva Interstellar, la ricerca finì qui, appoggiò il telecomando.
Una protagonista, Brand, stava dicendo che l'amore è l'unica cosa che siamo in grado di percepire che trascende le dimensioni del tempo e dello spazio.
Thomas ricevette lo spunto, spense la tv, fece partire sul cellulare il tema musicale del film, a quello non volle rinunciare, mentre guardava nel vuoto.
Pensò che non solo l’amore, anche il desiderio ci riesce.
Si sentiva attratto, attraverso l’universo, da qualcuna che non aveva mai visto. "Forse significa qualcosa, qualcosa che non possiamo ancora capire." Le frasi del film attanagliavano i suoi pensieri.
La minima possibilità di baciarla lo eccitava, voleva tentare di scrivere quella visione che lo trascinava via. Ma era impensabile mettere in parole quello che vedeva e viveva, un lento tremante avvicinamento di labbra, che si riconoscevano fidandosi di un istinto superiore.
Quel main theme di sottofondo sembrava esser stato composto proprio per quel momento proiettato a infinito.
Un bacio che cresceva, faccia a faccia, senza quasi inclinare i visi, staccando le labbra ad ogni sorso d’anima. Le lingue che uscivano appena dalla bocca, all’unisono, ad ogni sorso di bacio, partendo dal basso, palmo a palmo, scivolose, salivano verso le labbra superiori, come se ad ogni bacio stessero raccogliendo e trasportando un liquido denso, un nettare che non era saliva, era sete, era bisogno che andava oltre alle cinque dimensioni.
La necessità era tracimata, si succhiavano a tratti le labbra, con le mani si tenevano impercettibilmente e reciprocamente il viso che ondeggiava allo stesso ritmo dell’esigenza incosciente di concatenarsi.
Era sinuosamente osceno come un bacio lesbo mescolato al famelico, potente e primordiale dell’etero, era tutto quello che non si può descrivere. Sarebbe durato in eterno, anche nell’eventualità che le bocche si fossero poi apparentemente staccate.
Era il bacio mai provato, il bacio in più.
Era la spiegazione al bisogno di ritornare.
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