Ti prego, non smettere...
di
thomas andersen
genere
esibizionismo
“Ti prego, non smettere di descrivere...”
Non mi stava chiedendo di fotterla ancora, nemmeno di aumentare il ritmo, ma di proseguire il turpiloquio a contorno del sesso.
Così ho continuato a prenderla a missionario, raccontandole ciò che stava accadendo e che lo specchio ci mostrava: “Voltati di lato, guardaci mentre siamo uno nell’altra, quanto mi stai accogliendo a gambe spalancate, come si contraggono le mie natiche quando mi spingo in te, profondo, lento, ininterrottamente. E le tue gambe che mi avvolgono, mentre mi cingi le braccia al collo; ma ora voglio mostrarti una cosa. Porto le mani dietro alle tue ginocchia, le afferro per accompagnarle verso il tuo petto, così piedi e polpacci perdono la presa e ondeggiano nel vuoto, al ritmo delle mie spinte. Smetto di godere della nostra vista, ma tu continua, mentre le mie labbra percorrono tragitti sul tuo viso, collo, seni, per poi arrivare alla tua di bocca, fatico a continuare a parlare, ma non smetto, la voce viene soffocata dalla tua lingua, sembriamo due maniaci che si masturbano verbalmente, scopandosi.
Ma ora voglio prenderti da dietro, coi visi a favore di riflesso.
Non chinare il capo imbarazzata, mi tocca prenderti per i capelli, ecco, brava, sbircia con me. Ma quanto scandalosa sei mentre ti fai penetrare fino in fondo? Ascolta il rumore del mio inguine che impatta sulle tue dolci chiappe, la riconosci quella svergognata che si sta facendo sbattere a pecora? Non distogliere lo sguardo! Goditi anche visivamente ogni onda di desiderio che ti scuote. Non perderti l’espressione del mio viso pervaso dal piacere di usarti senza contegno, le mie spalle, la goccia di sudore che scende sul mio pettorale irrigidito dalla fame di te.
E adesso scopami tu, ti voglio sopra, infilati, struscia, mentre le mie mani percorrono la tua schiena, le tue cosce, amano i tuoi fianchi; ancora un colpo d’occhio a noi, a te che ti stai impalando spudorata, nel fruscio dei tuoi liquidi, palpata e toccata da una voglia che va oltre il tatto. Eccoti, riconosco l’istante immediatamente prima, i tuoi occhi che si rovesciano lievemente all’indietro, ora non puoi più guardare, lo so, godi Amore mio, ti metto una mano al collo, solo per fartela sentire, senza stringere più di tanto. Sì, così, stai colando, e quando accade, sai che non resisto più, tocca a me, non sfilarti per nessun motivo al mondo…”
“Ti prego, non smettere di leggermi”
Al prossimo racconto.
Non mi stava chiedendo di fotterla ancora, nemmeno di aumentare il ritmo, ma di proseguire il turpiloquio a contorno del sesso.
Così ho continuato a prenderla a missionario, raccontandole ciò che stava accadendo e che lo specchio ci mostrava: “Voltati di lato, guardaci mentre siamo uno nell’altra, quanto mi stai accogliendo a gambe spalancate, come si contraggono le mie natiche quando mi spingo in te, profondo, lento, ininterrottamente. E le tue gambe che mi avvolgono, mentre mi cingi le braccia al collo; ma ora voglio mostrarti una cosa. Porto le mani dietro alle tue ginocchia, le afferro per accompagnarle verso il tuo petto, così piedi e polpacci perdono la presa e ondeggiano nel vuoto, al ritmo delle mie spinte. Smetto di godere della nostra vista, ma tu continua, mentre le mie labbra percorrono tragitti sul tuo viso, collo, seni, per poi arrivare alla tua di bocca, fatico a continuare a parlare, ma non smetto, la voce viene soffocata dalla tua lingua, sembriamo due maniaci che si masturbano verbalmente, scopandosi.
Ma ora voglio prenderti da dietro, coi visi a favore di riflesso.
Non chinare il capo imbarazzata, mi tocca prenderti per i capelli, ecco, brava, sbircia con me. Ma quanto scandalosa sei mentre ti fai penetrare fino in fondo? Ascolta il rumore del mio inguine che impatta sulle tue dolci chiappe, la riconosci quella svergognata che si sta facendo sbattere a pecora? Non distogliere lo sguardo! Goditi anche visivamente ogni onda di desiderio che ti scuote. Non perderti l’espressione del mio viso pervaso dal piacere di usarti senza contegno, le mie spalle, la goccia di sudore che scende sul mio pettorale irrigidito dalla fame di te.
E adesso scopami tu, ti voglio sopra, infilati, struscia, mentre le mie mani percorrono la tua schiena, le tue cosce, amano i tuoi fianchi; ancora un colpo d’occhio a noi, a te che ti stai impalando spudorata, nel fruscio dei tuoi liquidi, palpata e toccata da una voglia che va oltre il tatto. Eccoti, riconosco l’istante immediatamente prima, i tuoi occhi che si rovesciano lievemente all’indietro, ora non puoi più guardare, lo so, godi Amore mio, ti metto una mano al collo, solo per fartela sentire, senza stringere più di tanto. Sì, così, stai colando, e quando accade, sai che non resisto più, tocca a me, non sfilarti per nessun motivo al mondo…”
“Ti prego, non smettere di leggermi”
Al prossimo racconto.
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