L'Ufficio - Scena 1 - Team building
di
Minervae
genere
orge
Marta indossa un vestito grigio attillato e scarpe Louboutin dal tacco a spillo. Ha i capelli raccolti in uno chignon alto e unghie laccate di rosso. È tardi e ha appena finito di controllare un progetto di cui è a capo. È scocciata perché avrebbe dovuto essere in palestra e questo contrattempo ha fatto saltare i suoi piani. Ha convocato nel suo ufficio il team di uomini che si è occupato del progetto. Il piano è ormai buio e vuoto, a parte una segretaria di mezz'età rimasta a terminare alcune incombenze. Gli uomini entrano nella stanza fiocamente illuminata, Marta li fa accomodare. Inizia a redarguirli illustrando la sua delusione nei loro confronti con spietata fermezza. Il progetto è un disastro e lei riponeva alte aspettative su di loro. Gli uomini cominciano a parlare uno sull'altro per giustificarsi accampando scuse. Marta nel frattempo si è alzata dalla sedia e si è posta di fronte a loro, appoggiata con sedere e mani alla scrivania, le gambe incrociate e la testa inclinata. A un certo punto li interrompe spazientita: "Avete intenzione di continuare come un branco di scimmie? Non vi ho chiesto i motivi, vi ho ordinato di fare di meglio. Siete uomini? Mostratemi le palle.”
Gli uomini si torcono le mani e si guardano l’un l’altro, finché uno di loro dondolandosi sulle punte prende coraggio: "Hai ragione, faremo di meglio. Domani prepareremo una nuova strategia che ora è tardi e…”
Marta lo interrompe con tono perentorio: "Ho solo detto: mostratemi le palle.” L’uomo replica: "Si questo progetto è importante ti dico, non mancheremo di…”
Lei con un guizzo famelico negli occhi e con un sorriso come una luna nuova sul volto in penombra risponde: "Letteralmente. Via i pantaloni tutti e 4.”
Vi è un istante di totale silenzio. Si riesce quasi a percepire il battito accelerato dei quattro cuori maschili e la temperatura alzarsi nella stanza. Marta, ora a sorriso scoperto, continua inclinando il busto in avanti: "Che c'è, non ditemi che non morite dalla voglia di vendicarvi schizzandomi addosso e scopandomi sopra questa scrivania, dopo che vi ho sgridati come bambini." Ancora silenzio. Gli uomini si guardano tra di loro per qualche interminabile istante, dopodiché iniziano a spogliarsi freneticamente, come in preda a un impulso febbrile. Marta sorridendo come a divertirsi un mondo, lentamente si tira su il vestito, si accuccia sulle Louboutin e dice: "Questa è la squadra che voglio.”
Gli uomini cominciano a masturbarsi in semicerchio intorno a Marta che ora ha la schiena appoggiata alla scrivania. Lei impaziente inizia una lunga pompa al primo in mezzo davanti a lei, mentre ne sega altri due e fissa di sghembo il quarto a sinistra dal basso con uno sguardo che è una promessa. Comincia una danza di mani e di lingua, in cui intermezza momenti di bocca piena a frasi denigranti su di loro, ma di lode sui loro cazzi duri. “Altro che ingegneri, guardate che verghe che avete qua.”
Il primo non resiste e al terzo giro di valzer le schizza ansando in volto.
Lei lecca tutta quella crema dalle labbra e sorride:
“Che colpo da maestro, così ti voglio.”
E riprende con gran godimento il pompino che stava facendo al secondo.
Ora, anche numericamente, ha tutta la situazione in mano. Con il cazzo completamente dentro gli ruota la lingua in cerchi concentrici sulla cappella. Poi i gemiti soffocati si interrompono quando lo ingloba completamente fino alla gola e ne tocca la base con la lingua. Prende a scopargli il cazzo con la faringe finché anche il secondo uomo con un gemito non può che esploderle un fiotto caldo al suo interno.
Marta si stacca e ingoiando riprende fiato ridendo, ormai al culmine del divertimento.
“Dovrebbero mettere i vostri peni in busta paga, cazzo!”
A queste parole il terzo segandosi le viene addosso con uno schizzo denso sul vestito e sulla faccia ormai colante di sborra e saliva. Marta è in uno stato euforico, se la spalma in volto e sembra quasi godere di aver macchiato di sperma il simbolo di quello status.
Con le lacrime agli occhi dall’estasi e dallo strozzamento si rivolge all’ultimo rimasto, il quarto.
Si focalizza su di lui con un pompino furioso e gli occhi incollati al suo sguardo. Gli altri uomini, provati, boccheggiano ancora nel punto dove erano rimasti a palle vuote.
Marta questa volta si ferma presto, sembra ripensarci e si alza con rinnovata compostezza. Guardandolo negli occhi gli intima: "tu mi scoperai e gli altri guarderanno.”
L’uomo non si fa pregare e senza aggiungere una parola la gira a 90 sulla scrivania, si sputa su una mano che le infila rozzamente su per la fica per bagnarla e la penetra con il cazzo ormai viola e fremente.
Marta già bagnata come una cagna in calore guaisce goduta mentre l’ingegnere la trivella a colpi di minchia sulla scrivania.
La sua voce e i suoi orgasmi sono talmente forti che arrivano anche fuori la porta chiusa. La segretaria è ancora lì e, attirata dai gemiti, si è spinta fino al vetro satinato per spiare quella scena irresistibile. Sussulta e non riuscendo a resistere si porta una mano alla fica e si unisce al piacere di Marta, la quale in quel momento incita l’uomo che la sta montando, mentre con lo sguardo si assicura che gli altri si stiano godendo lo spettacolo:
“Bravo spaccami la fica, fottimi più forteee!”. Lui come una macchina, esegue, finché dopo l’ennesimo orgasmo di lei, si stacca e termina di macchiarle il vestito con un getto di caldo sperma. Nello stesso istante anche l’insospettabile segretaria raggiunge un orgasmo potentissimo e muto, appoggiata al muro fuori dell’ufficio. Poi, silenziosamente come era arrivata, corre a nascondersi in bagno.
Marta piena di sperma e senza più fiato si rassetta e di nuovo professionale si rivolge a loro:
“Bravi tutti. Vi voglio così. Consideratela una sessione team building.”
Increduli e ancora malfermi sulle gambe gli uomini si affrettano a rivestirsi e a uscire in silenzio, ma a testa più alta di come erano entrati.
Marta si dà una ripulita alla bell’e meglio e indossa i vestiti presi dal borsone della palestra. Poi si abbandona su una poltrona e, infrangendo l’ennesima regola aziendale, si accende una sigaretta, sorridendo nel buio.
Gli uomini si torcono le mani e si guardano l’un l’altro, finché uno di loro dondolandosi sulle punte prende coraggio: "Hai ragione, faremo di meglio. Domani prepareremo una nuova strategia che ora è tardi e…”
Marta lo interrompe con tono perentorio: "Ho solo detto: mostratemi le palle.” L’uomo replica: "Si questo progetto è importante ti dico, non mancheremo di…”
Lei con un guizzo famelico negli occhi e con un sorriso come una luna nuova sul volto in penombra risponde: "Letteralmente. Via i pantaloni tutti e 4.”
Vi è un istante di totale silenzio. Si riesce quasi a percepire il battito accelerato dei quattro cuori maschili e la temperatura alzarsi nella stanza. Marta, ora a sorriso scoperto, continua inclinando il busto in avanti: "Che c'è, non ditemi che non morite dalla voglia di vendicarvi schizzandomi addosso e scopandomi sopra questa scrivania, dopo che vi ho sgridati come bambini." Ancora silenzio. Gli uomini si guardano tra di loro per qualche interminabile istante, dopodiché iniziano a spogliarsi freneticamente, come in preda a un impulso febbrile. Marta sorridendo come a divertirsi un mondo, lentamente si tira su il vestito, si accuccia sulle Louboutin e dice: "Questa è la squadra che voglio.”
Gli uomini cominciano a masturbarsi in semicerchio intorno a Marta che ora ha la schiena appoggiata alla scrivania. Lei impaziente inizia una lunga pompa al primo in mezzo davanti a lei, mentre ne sega altri due e fissa di sghembo il quarto a sinistra dal basso con uno sguardo che è una promessa. Comincia una danza di mani e di lingua, in cui intermezza momenti di bocca piena a frasi denigranti su di loro, ma di lode sui loro cazzi duri. “Altro che ingegneri, guardate che verghe che avete qua.”
Il primo non resiste e al terzo giro di valzer le schizza ansando in volto.
Lei lecca tutta quella crema dalle labbra e sorride:
“Che colpo da maestro, così ti voglio.”
E riprende con gran godimento il pompino che stava facendo al secondo.
Ora, anche numericamente, ha tutta la situazione in mano. Con il cazzo completamente dentro gli ruota la lingua in cerchi concentrici sulla cappella. Poi i gemiti soffocati si interrompono quando lo ingloba completamente fino alla gola e ne tocca la base con la lingua. Prende a scopargli il cazzo con la faringe finché anche il secondo uomo con un gemito non può che esploderle un fiotto caldo al suo interno.
Marta si stacca e ingoiando riprende fiato ridendo, ormai al culmine del divertimento.
“Dovrebbero mettere i vostri peni in busta paga, cazzo!”
A queste parole il terzo segandosi le viene addosso con uno schizzo denso sul vestito e sulla faccia ormai colante di sborra e saliva. Marta è in uno stato euforico, se la spalma in volto e sembra quasi godere di aver macchiato di sperma il simbolo di quello status.
Con le lacrime agli occhi dall’estasi e dallo strozzamento si rivolge all’ultimo rimasto, il quarto.
Si focalizza su di lui con un pompino furioso e gli occhi incollati al suo sguardo. Gli altri uomini, provati, boccheggiano ancora nel punto dove erano rimasti a palle vuote.
Marta questa volta si ferma presto, sembra ripensarci e si alza con rinnovata compostezza. Guardandolo negli occhi gli intima: "tu mi scoperai e gli altri guarderanno.”
L’uomo non si fa pregare e senza aggiungere una parola la gira a 90 sulla scrivania, si sputa su una mano che le infila rozzamente su per la fica per bagnarla e la penetra con il cazzo ormai viola e fremente.
Marta già bagnata come una cagna in calore guaisce goduta mentre l’ingegnere la trivella a colpi di minchia sulla scrivania.
La sua voce e i suoi orgasmi sono talmente forti che arrivano anche fuori la porta chiusa. La segretaria è ancora lì e, attirata dai gemiti, si è spinta fino al vetro satinato per spiare quella scena irresistibile. Sussulta e non riuscendo a resistere si porta una mano alla fica e si unisce al piacere di Marta, la quale in quel momento incita l’uomo che la sta montando, mentre con lo sguardo si assicura che gli altri si stiano godendo lo spettacolo:
“Bravo spaccami la fica, fottimi più forteee!”. Lui come una macchina, esegue, finché dopo l’ennesimo orgasmo di lei, si stacca e termina di macchiarle il vestito con un getto di caldo sperma. Nello stesso istante anche l’insospettabile segretaria raggiunge un orgasmo potentissimo e muto, appoggiata al muro fuori dell’ufficio. Poi, silenziosamente come era arrivata, corre a nascondersi in bagno.
Marta piena di sperma e senza più fiato si rassetta e di nuovo professionale si rivolge a loro:
“Bravi tutti. Vi voglio così. Consideratela una sessione team building.”
Increduli e ancora malfermi sulle gambe gli uomini si affrettano a rivestirsi e a uscire in silenzio, ma a testa più alta di come erano entrati.
Marta si dà una ripulita alla bell’e meglio e indossa i vestiti presi dal borsone della palestra. Poi si abbandona su una poltrona e, infrangendo l’ennesima regola aziendale, si accende una sigaretta, sorridendo nel buio.
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