Sai cosa vuoi veramente? - parte II
di
Raffaele Caserio
genere
etero
PARTE II
“Chi prende un cicchetto per concludere ?!?!” esordii verso tutta la tavolata, alzandomi. Poco meno della metà aderì all’iniziativa, Maria Sole non aveva alzato la mano, sicuramente presa dall’eccitazione e dalla realizzazione di cosa fosse accaduto fino a pochi attimi prima.
“Siete catalitici e tristi! Per niente componenti!” Ammonii scherzosamente.
Conteggiai in quanti avremmo brindato con un ultimo cicchetto. In totale eravamo in otto, avevo conteggiato lo stesso Maria Sole, non si sarebbe tirata indietro.
Ordinai otto rum, rievocando scherzosamente la mia passione per la pirateria e riferendomi al fatto che oltre ad essere un dojo fossimo come una ciurma e chi non si fosse unito a noi fosse un potenziale corsaro o traditore. Dopo pochi minuti la cameriera arrivò con il vassoio, cerimoniai io, e tutti seguirono gesti e movimenti. Mandammo giù e riponemmo i cicchetti sul tavolo. Feci come se stessi un po’ masticando il mio rum, passando la lingua tra il palato e le labbra, Maria Sole sembrava essere rinvenuta asserendo
“Sei ancora lucido? Ce la fai a guidare?” le sorrisi, ero ancora in pieno possesso delle mie facoltà.
“E tu?” replicai allusivo.
Sono sempre stato di generosa corporatura, ciò mi ha sempre avvantaggiato nel reggere l’alcool, cosa che incideva non poco economicamente. C’è da dire che oltre il bere bene, non ho mai avuto smodato desiderio di perdere i sensi, ma abbracciare quella spensieratezza e goliardia, necessaria a non farmi restare impostato e a vivermi il momento presente. Come quella sera, in cui seguivo il flusso, in cui sembrava tutto scorrere come doveva.
Maria Sole fece per rispondermi:
“Non sono tanto abituata… mi sento un po’ sconvolta, ma sai io quando…” Non finì di parlare che le feci cenno di zittirsi. La guardai negli occhi e le dissi:
“Vengo in macchina con te, guido io!” e le con un movimento del capo la invitai seguirmi. Impegnammo circa un quarto d’ora per la divisione del conto, e prendemmo la decisione di continuare la serata altrove.
Lorenzo, grazie al quale avevo raggiunto il pub mi chiese dove stessi andando:
“Lorè, guarda a Maria Sole. Non se la sente di guidare, ha bevuto un po’ troppo… Io glie l’ho detto che i bambini devono andarci piano con l’alcool”
Maria Sole cercava di giustificarsi, ma senza successo.
“Ci vediamo fuori la gelateria a Piazza Serapide, Dariè tu vai con Lorenzo?” annuì.
Ci avviamo insieme verso la macchina di Maria Sole, scendemmo lungo la strada del pub, camminavamo paralleli, e allontanatici da tutti, eravamo sulla strada dove essa aveva parcheggiato; pochi metri prima, un vicoletto costeggiava la strada, lo imboccai di soppiatto, come a nascondermi; dopo pochi passi Maria Sole si accorse della mia improvvisa sparizione e tornò indietro. La tirai letteralmente nel vicoletto afferrandole un braccio. Emise un piccolo urlo
“Ma che…” le mie labbra e la lingua si insinuarono tra le sue, aveva ancora il sapore del rum, la mia mano, questa volta con maggiore aggressività, si insinuò tra le sue gambe raggiungendole la fica e tirando gli slip il più possibile.
Credo che fosse il bacio meno romantico che avessi dato in tutta la mia vita, animalesco e deciso sospiravo.
“Mi hai fatto venire una voglia… Mi sei sempre piaciuto tanto… Aaah….” le sue parole, mai come questa volta azzeccate, mi procurarono un’ intensa erezione, ormai ragionavo con l’uccello. “Lo so che hai voglia. Ne hai tantissima, l’ho sempre saputo. Andiamo in albergo!” dissi deciso.
Provò ad applicare qualche debole resistenza:
“Mah… non so se posso... vorrei…” Tolsi la mano dalla sua fica, bagnatissima.
“Vuoi? hai trent’anni, la vita è tua, solo tu puoi decidere. Nessun altro per te” rimase in silenzio, mi portai le dita al naso e annusai, poi le rivolsi verso di lei “questa come risposta è ben più eloquente…” Si morse leggermente le labbra, una voglia matta le si leggeva sul viso, mi divertii a torturarla leggermente; di colpo cambiai completamente registro:
“Andiamo alla gelateria!” esclamai clownesco, come se con un colpo di spugna quell’intenso momento, umido, eccitante e passionale venisse terso via.
Uscimmo dal vicolo e raggiungemmo la macchina. Una 500 celeste.
“Queste macchine mi sembrano delle cacche!”, l’idiozia delle mie parole e del tono in cui le tiravo fuori mi faceva tenere una distanza nei suoi confronti, ma volutamente calcolata. Sapevo che ne aveva bisogno, che lo bramava, le parole erano sue, e anche gli umori. Il mio pene era ancora eretto. Ma non la invitai minimamente a toccarlo o ad osservarlo, avevo in mente solo la destinazione prossima e raggiungere i nostri compagni. Dopo 10 minuti di macchina eravamo lì.
Ci incamminammo, attraversando la piazza Serapide.
“Facciamo finta di niente eh” e devo dire che Maria Sole si prestò bene al gioco, per un attimo ritornò quella di sempre, voce squillante, risata fastidiosa e infantile, arrivai alla gelateria e mi misi in fila con gli altri, tra cui Darietto. Ognuno sceglieva qualcosa, tra gelati, frappè e crepes. Io presi una granita all’amarena, non volevo qualcosa di particolarmente pesante sullo stomaco, dopo la serata trascorsa al pub e volevo solo sistemare la bocca.
Darietto prese un cono grande con tre gusti e panna. Quando egli stesso uscì dalla gelateria raggiungendo il gruppo, cominciò ad assaporare il suo cono in maniera scomposta e un po’ grottesca, tutti osservavamo la scena e dopo appena pochi secondi di questa immagine, Darietto fece spezzare il cono facendo cadere ai suoi piedi il tutto. Suscitando una forte ondata di ilarità che si produsse in una fragorosa risata di venti persone. Ne derivarono ennesime battute canzonatorie sul povero diavolo che, anche in quest’occasione divenne il soggetto di sempre; placatosi il momento di ilarità andai da lui, con un sorriso:
“Ora ti faccio consolare io Dariè!” portai le dita, pochi minuti fa impregnate dei fluidi di Maria Sole e glie le feci annusare “Eeehnf! Cos’è?” domandò con fare ingenuo e col solito sorriso ebete.
“Te lo spiegherò poi…”
Nel frattempo Maria Sole era impegnata in varie conversazioni, i nostri compagni di dojo la ascoltavano malvolentieri e un po’ annoiati, mi distaccai dal gruppo, mi andai a sedere sulle scale della fontana in piazza e tirai fuori lo smartphone. Il maestro propose una bella foto di gruppo per celebrare la chiusura di un altro anno, tutti sulle scale della fontana, chi in piedi, chi seduto. Mario, già attrezzato per l’occasione come suo solito, posizionò un piccolo cavalletto tascabile per lo smartphone, impostò l’autoscatto, prese l’inquadratura e poi si aggiunse a noi.
“Mario, ma sta foto quando scatta?” esclamo il maestro
“Ho impostato l’autoscatto a 15 secondi…” obbiettò Mario, e il maestro sarcastico:
“Mi sono pure cresciuti i capelli” riferendosi alla sua calvizie.
Ridemmo di gusto e ne venne un’ottima foto.
Ripresi lo smartphone mentre finivo di sorseggiare quel poco che restava della granita, ridotta ad un succo gelido dall’arsa temperatura di quella sera; Maria Sole con tono mansueto mi chiese cosa stessi facendo.
Le mostrai lo schermo.
Le comparì la descrizione di una camera d’albergo a 20 minuti da Piazza Serapide:
“Prenoto una camera. Conferma su..” invitandola a premere su ENTER. Lo fece. Prenotazione confermata!
Seguirono altri pochi minuti, tra saluti e auguri di una buona estate, con l’invito di ripresa degli allenamenti a Settembre.
“Ti aspetterà un anno importante Raffaè” mi disse il maestro prima di salutarmi.
“Credo sia giunto anche il momento dopo diversi anni, e comunque facciamo pena… Serate di questo tipo dovremmo organizzarle più spesso” convenne e ci salutammo battendo le nocche:
“Fa’ o’ bbrav!” mi intimò.
“Sempre!” risposi con un sorriso sarcastico.
Cercai Lorenzo, che mi aveva dato un passaggio con la sua macchina ad inizio serata:
“Lorè, vado con Maria Sole che passa d’avanti casa mia, accompagni tu Darietto a casa?” mi rispose che non c’era alcun problema.
Maria Sole si attardava a salutare e la richiamai:
“Maria So’… pure per tornare fai tardi? Dai che voglio coricarmi! Vieni più spesso ad allenarti se hai tante cose da dire!” fece un sorrisetto di scherno
“Mh… Sempre molto simpatico! Ciao a tutti ragazzi” si congedò e ci incamminammo di nuovo verso la sua macchina, le strade erano semideserte, era passata l’una della notte, mentre camminavamo le misi una mano sul culo ma restammo in silenzio.
La tratta fino all’albergo pure la facemmo quasi senza proferire parola, ma accesi lo stereo:
“Metti i The Kolors ?” mi chiese.
“Ceeeerto”. Gli altoparlanti dell’auto di Maria Sole ebbero un sussulto anche loro quella sera.
Partì Era Vulgaris dei Queens of the Stone Age, quell’attacco fresco del primo brano e carico mi fece ondeggiare la testa, mi mise un sorriso e seguii cantando le parole del brano.
“Inizia ad affinare i tuoi gusti musicali con qualcosa di decente.” non rispose.
La mia mano raggiunse le sue gambe e questa volta senza alcuna resistenza, le aprì rendendomi agevole l’acceso al suo fiore
“Ma mentre stai guidando...” la zittii con un sibilo
“Lasciati andare, ascolta la musica, goditela…”
Con una mano guidavo, con l’altra cominciai a masturbarla, leggermente scorrevo le grandi labbra, il mio dito medio percorreva dal frenulo clitorideo all’orifizio, in maniera circolare.
Introducevo leggermente il dito. Maria Sole teneva la schiena incollata al sedile, e la bocca spalancata.
La musica si faceva intensa, alzai il volume. Arrivarono i gemiti di Maria Sole, leggeri, timidi.
Sulla terza traccia dell’album scorgemmo l’insegna dell’albergo, svoltai a sinistra, percorsi il viottolo e arrivai con l’auto nel parcheggio, frenai di botto, il mio medio si introdusse completamente nella fica, facendola sussultare.
“Dammi un documento!” le ordinai. Con fare un po’ goffo estrasse la sua carta d’identità e me la diede.
“Aspetta qui!”
Per chiunque sia arrivato fin qui, mi farebbe piacere ricevere commenti, opinioni, magari anche correzioni da chi sia più competente del sottoscritto. Ovviamente anche se vi interessa conoscere la continuazione. Scrivete a: RaffoCaserio@protonmail.com
“Chi prende un cicchetto per concludere ?!?!” esordii verso tutta la tavolata, alzandomi. Poco meno della metà aderì all’iniziativa, Maria Sole non aveva alzato la mano, sicuramente presa dall’eccitazione e dalla realizzazione di cosa fosse accaduto fino a pochi attimi prima.
“Siete catalitici e tristi! Per niente componenti!” Ammonii scherzosamente.
Conteggiai in quanti avremmo brindato con un ultimo cicchetto. In totale eravamo in otto, avevo conteggiato lo stesso Maria Sole, non si sarebbe tirata indietro.
Ordinai otto rum, rievocando scherzosamente la mia passione per la pirateria e riferendomi al fatto che oltre ad essere un dojo fossimo come una ciurma e chi non si fosse unito a noi fosse un potenziale corsaro o traditore. Dopo pochi minuti la cameriera arrivò con il vassoio, cerimoniai io, e tutti seguirono gesti e movimenti. Mandammo giù e riponemmo i cicchetti sul tavolo. Feci come se stessi un po’ masticando il mio rum, passando la lingua tra il palato e le labbra, Maria Sole sembrava essere rinvenuta asserendo
“Sei ancora lucido? Ce la fai a guidare?” le sorrisi, ero ancora in pieno possesso delle mie facoltà.
“E tu?” replicai allusivo.
Sono sempre stato di generosa corporatura, ciò mi ha sempre avvantaggiato nel reggere l’alcool, cosa che incideva non poco economicamente. C’è da dire che oltre il bere bene, non ho mai avuto smodato desiderio di perdere i sensi, ma abbracciare quella spensieratezza e goliardia, necessaria a non farmi restare impostato e a vivermi il momento presente. Come quella sera, in cui seguivo il flusso, in cui sembrava tutto scorrere come doveva.
Maria Sole fece per rispondermi:
“Non sono tanto abituata… mi sento un po’ sconvolta, ma sai io quando…” Non finì di parlare che le feci cenno di zittirsi. La guardai negli occhi e le dissi:
“Vengo in macchina con te, guido io!” e le con un movimento del capo la invitai seguirmi. Impegnammo circa un quarto d’ora per la divisione del conto, e prendemmo la decisione di continuare la serata altrove.
Lorenzo, grazie al quale avevo raggiunto il pub mi chiese dove stessi andando:
“Lorè, guarda a Maria Sole. Non se la sente di guidare, ha bevuto un po’ troppo… Io glie l’ho detto che i bambini devono andarci piano con l’alcool”
Maria Sole cercava di giustificarsi, ma senza successo.
“Ci vediamo fuori la gelateria a Piazza Serapide, Dariè tu vai con Lorenzo?” annuì.
Ci avviamo insieme verso la macchina di Maria Sole, scendemmo lungo la strada del pub, camminavamo paralleli, e allontanatici da tutti, eravamo sulla strada dove essa aveva parcheggiato; pochi metri prima, un vicoletto costeggiava la strada, lo imboccai di soppiatto, come a nascondermi; dopo pochi passi Maria Sole si accorse della mia improvvisa sparizione e tornò indietro. La tirai letteralmente nel vicoletto afferrandole un braccio. Emise un piccolo urlo
“Ma che…” le mie labbra e la lingua si insinuarono tra le sue, aveva ancora il sapore del rum, la mia mano, questa volta con maggiore aggressività, si insinuò tra le sue gambe raggiungendole la fica e tirando gli slip il più possibile.
Credo che fosse il bacio meno romantico che avessi dato in tutta la mia vita, animalesco e deciso sospiravo.
“Mi hai fatto venire una voglia… Mi sei sempre piaciuto tanto… Aaah….” le sue parole, mai come questa volta azzeccate, mi procurarono un’ intensa erezione, ormai ragionavo con l’uccello. “Lo so che hai voglia. Ne hai tantissima, l’ho sempre saputo. Andiamo in albergo!” dissi deciso.
Provò ad applicare qualche debole resistenza:
“Mah… non so se posso... vorrei…” Tolsi la mano dalla sua fica, bagnatissima.
“Vuoi? hai trent’anni, la vita è tua, solo tu puoi decidere. Nessun altro per te” rimase in silenzio, mi portai le dita al naso e annusai, poi le rivolsi verso di lei “questa come risposta è ben più eloquente…” Si morse leggermente le labbra, una voglia matta le si leggeva sul viso, mi divertii a torturarla leggermente; di colpo cambiai completamente registro:
“Andiamo alla gelateria!” esclamai clownesco, come se con un colpo di spugna quell’intenso momento, umido, eccitante e passionale venisse terso via.
Uscimmo dal vicolo e raggiungemmo la macchina. Una 500 celeste.
“Queste macchine mi sembrano delle cacche!”, l’idiozia delle mie parole e del tono in cui le tiravo fuori mi faceva tenere una distanza nei suoi confronti, ma volutamente calcolata. Sapevo che ne aveva bisogno, che lo bramava, le parole erano sue, e anche gli umori. Il mio pene era ancora eretto. Ma non la invitai minimamente a toccarlo o ad osservarlo, avevo in mente solo la destinazione prossima e raggiungere i nostri compagni. Dopo 10 minuti di macchina eravamo lì.
Ci incamminammo, attraversando la piazza Serapide.
“Facciamo finta di niente eh” e devo dire che Maria Sole si prestò bene al gioco, per un attimo ritornò quella di sempre, voce squillante, risata fastidiosa e infantile, arrivai alla gelateria e mi misi in fila con gli altri, tra cui Darietto. Ognuno sceglieva qualcosa, tra gelati, frappè e crepes. Io presi una granita all’amarena, non volevo qualcosa di particolarmente pesante sullo stomaco, dopo la serata trascorsa al pub e volevo solo sistemare la bocca.
Darietto prese un cono grande con tre gusti e panna. Quando egli stesso uscì dalla gelateria raggiungendo il gruppo, cominciò ad assaporare il suo cono in maniera scomposta e un po’ grottesca, tutti osservavamo la scena e dopo appena pochi secondi di questa immagine, Darietto fece spezzare il cono facendo cadere ai suoi piedi il tutto. Suscitando una forte ondata di ilarità che si produsse in una fragorosa risata di venti persone. Ne derivarono ennesime battute canzonatorie sul povero diavolo che, anche in quest’occasione divenne il soggetto di sempre; placatosi il momento di ilarità andai da lui, con un sorriso:
“Ora ti faccio consolare io Dariè!” portai le dita, pochi minuti fa impregnate dei fluidi di Maria Sole e glie le feci annusare “Eeehnf! Cos’è?” domandò con fare ingenuo e col solito sorriso ebete.
“Te lo spiegherò poi…”
Nel frattempo Maria Sole era impegnata in varie conversazioni, i nostri compagni di dojo la ascoltavano malvolentieri e un po’ annoiati, mi distaccai dal gruppo, mi andai a sedere sulle scale della fontana in piazza e tirai fuori lo smartphone. Il maestro propose una bella foto di gruppo per celebrare la chiusura di un altro anno, tutti sulle scale della fontana, chi in piedi, chi seduto. Mario, già attrezzato per l’occasione come suo solito, posizionò un piccolo cavalletto tascabile per lo smartphone, impostò l’autoscatto, prese l’inquadratura e poi si aggiunse a noi.
“Mario, ma sta foto quando scatta?” esclamo il maestro
“Ho impostato l’autoscatto a 15 secondi…” obbiettò Mario, e il maestro sarcastico:
“Mi sono pure cresciuti i capelli” riferendosi alla sua calvizie.
Ridemmo di gusto e ne venne un’ottima foto.
Ripresi lo smartphone mentre finivo di sorseggiare quel poco che restava della granita, ridotta ad un succo gelido dall’arsa temperatura di quella sera; Maria Sole con tono mansueto mi chiese cosa stessi facendo.
Le mostrai lo schermo.
Le comparì la descrizione di una camera d’albergo a 20 minuti da Piazza Serapide:
“Prenoto una camera. Conferma su..” invitandola a premere su ENTER. Lo fece. Prenotazione confermata!
Seguirono altri pochi minuti, tra saluti e auguri di una buona estate, con l’invito di ripresa degli allenamenti a Settembre.
“Ti aspetterà un anno importante Raffaè” mi disse il maestro prima di salutarmi.
“Credo sia giunto anche il momento dopo diversi anni, e comunque facciamo pena… Serate di questo tipo dovremmo organizzarle più spesso” convenne e ci salutammo battendo le nocche:
“Fa’ o’ bbrav!” mi intimò.
“Sempre!” risposi con un sorriso sarcastico.
Cercai Lorenzo, che mi aveva dato un passaggio con la sua macchina ad inizio serata:
“Lorè, vado con Maria Sole che passa d’avanti casa mia, accompagni tu Darietto a casa?” mi rispose che non c’era alcun problema.
Maria Sole si attardava a salutare e la richiamai:
“Maria So’… pure per tornare fai tardi? Dai che voglio coricarmi! Vieni più spesso ad allenarti se hai tante cose da dire!” fece un sorrisetto di scherno
“Mh… Sempre molto simpatico! Ciao a tutti ragazzi” si congedò e ci incamminammo di nuovo verso la sua macchina, le strade erano semideserte, era passata l’una della notte, mentre camminavamo le misi una mano sul culo ma restammo in silenzio.
La tratta fino all’albergo pure la facemmo quasi senza proferire parola, ma accesi lo stereo:
“Metti i The Kolors ?” mi chiese.
“Ceeeerto”. Gli altoparlanti dell’auto di Maria Sole ebbero un sussulto anche loro quella sera.
Partì Era Vulgaris dei Queens of the Stone Age, quell’attacco fresco del primo brano e carico mi fece ondeggiare la testa, mi mise un sorriso e seguii cantando le parole del brano.
“Inizia ad affinare i tuoi gusti musicali con qualcosa di decente.” non rispose.
La mia mano raggiunse le sue gambe e questa volta senza alcuna resistenza, le aprì rendendomi agevole l’acceso al suo fiore
“Ma mentre stai guidando...” la zittii con un sibilo
“Lasciati andare, ascolta la musica, goditela…”
Con una mano guidavo, con l’altra cominciai a masturbarla, leggermente scorrevo le grandi labbra, il mio dito medio percorreva dal frenulo clitorideo all’orifizio, in maniera circolare.
Introducevo leggermente il dito. Maria Sole teneva la schiena incollata al sedile, e la bocca spalancata.
La musica si faceva intensa, alzai il volume. Arrivarono i gemiti di Maria Sole, leggeri, timidi.
Sulla terza traccia dell’album scorgemmo l’insegna dell’albergo, svoltai a sinistra, percorsi il viottolo e arrivai con l’auto nel parcheggio, frenai di botto, il mio medio si introdusse completamente nella fica, facendola sussultare.
“Dammi un documento!” le ordinai. Con fare un po’ goffo estrasse la sua carta d’identità e me la diede.
“Aspetta qui!”
Per chiunque sia arrivato fin qui, mi farebbe piacere ricevere commenti, opinioni, magari anche correzioni da chi sia più competente del sottoscritto. Ovviamente anche se vi interessa conoscere la continuazione. Scrivete a: RaffoCaserio@protonmail.com
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