Sai cosa vuoi veramente? - parte i
di
Raffaele Caserio
genere
etero
SAI COSA VUOI VERAMENTE?
PARTE I
“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che mi tira”.
Il mio rapporto con il sesso prese una piega decisamente più soddisfacente, coerente e onesta da quando decisi di abbracciare questo modo di pensare. Questa è una storia che ho deciso di scrivere, per omaggiare un cambio di prospettiva sui rapporti, sul sesso e sui legami, e come la mia stessa vita se ne sia arricchita, non economicamente, ma veramente.
Maria Sole è stata più che una conferma di tale pensiero. L’ego non ne ha risentito, anzi l’appagamento e l’autostima che ne sono scaturite, mi hanno sorpreso più di quanto potessi aspettarmi.
Sono un pensatore, probabilmente qualche lettore attento se ne accorgerà. E il mio pensare mi ha portato a costruire un excursus che mi piace considerare la spina dorsale di questa storia.
La nostra storia storia si è svolta l’estate scorsa. Frequento un corso di Judo al quale, in maniera piuttosto discontinua, partecipa anche la già citata Maria Sole. Non è esattamente l’esempio di pulcritudine femminile: tarchiata, viso a palloncino ed un taglio di capelli che lascia molto a desiderare, qualche chiletto di troppo. Non molto alta. Infantile nei modi, una parlantina fastidiosa e interminabile, poche volte si placa insieme ad un bisogno continuo di attenzioni e di ego-riferimenti insulsi. Comunicava di avere un carattere alquanto immaturo.
In sostanza: tutto un quadro. E non dei migliori.
Io all’inizio ne ero indifferente, mi innervosiva ancor di più quando voleva insegnarmi lei il Judo, nonostante avessi qualche anno di esperienza in più, costanza negli allenamenti ed una forma fisica migliore. Nel tempo ci feci l’abitudine e cominciai a sfotterla: nonostante tutto faceva parte della “famiglia”, per così dire. E senza remore e con una certa strafottenza la prendevo in giro appena se ne presentasse l’occasione. Non sono proprio uno sprovveduto e da certi atteggiamenti sapevo benissimo che, nonostante i titoli che vantasse di avere, e quanto fosse una donna impegnata lavorativamente, secondo le sue esternazioni perpetue e saccenti, Maria Sole aveva bisogno di pisello. Lo si avvertiva. Non saprei spiegarlo a parole ma la summa dei suoi atteggiamenti, del suo modo di parlare, e di cercare sempre di stare al centro dell’attenzione, spesso fingendo anche fantomatici spasimanti, senza che qualcuno di questi si palesasse, per me ne erano una dimostrazione.
Ci sarei mai finito a letto? Non mi era mai passato per la testa, ma si vedrà come il tutto si sia creato da una concatenazione di eventi che si sarebbero susseguiti, partendo da una stupida battuta, fino a qualche birra di troppo. Ma questa volta, non sarà certo l’alcool ad essere causa degli eventi.
Eravamo tutti fuori al nostro dojo a chiacchierare, tra cui Maria Sole, che cambiava costantemente interlocutore lamentandosi dei suoi numerosi impegni:
“Eeeh, mi alleno poco perché sono una donna impegnata, sto studiando per la quarta laurea, lavoro. Sono indecisa sull’indirizzo della prossima laurea, poi non so che viaggio fare nei prossimi mesi…”.
Quello che diceva poteva anche essere fondato, ma aveva quel tono di voce squillante e quella supponenza che faceva trapelare, tra le righe di tutte quelle parole, quasi a voler intendere fosse l’unica tra noi a dover affrontare gli impegni e le difficoltà della vita, cosa che riguarda più o meno tutti, ma la sua bocca evocava quell’atteggiamento da piccola viziatella:
“Aaaah, ho una vita così impegnata e stancante, mi ci vorrebbe un po’ di relax…”; da questo punto dichiarai con una battuta, quello che ad oggi identifico come l’interruttore che avviò la catena di eventi che ha costruito la nostra storia:
“So io cosa ti potrebbe servire…”
lei, con un sorrisetto tra l’ingenuo (altra sua caratteristica) e il sorpreso, si girò di scatto verso di me chiedendomi cosa fosse, al che mi avvicinai al suo orecchio e le sussurrai:
“Un bel po’ di sano sesso!”
mi scostai dal suo orecchio con un ghigno sornione e lei mi guardò con gli occhi spalancati e la bocca semi aperta, prima interrogativa:
“Dici ?!?”
poi sì avvide dicendo:
“Guarda che non sto così disperata…” io tenendo il ghigno e arricciando un po’ il naso annuivo ironicamente, fin quando non mi diede uno schiaffetto:
“Finiscila, stronzo!” al che tagliai corto dicendole:
“Lo dico per te. Mi preoccupo per la tua salute. Comunque ora torno a casa. Ciao a tutti”.
Salutai i miei compagni d’allenamento e non ci pensai più.
Le lezioni successive passavano, la calura estiva cominciava a manifestarsi prepotentemente, e Maria Sole in maniera saltuaria frequentava anche lei, anche in vista degli esami di cintura.
Decidemmo, come di consueto di organizzare la cena di fine anno, dopo i passaggi di cintura. E quando si trattava di far qualcosa al di fuori dell’allenamento lei era sempre in prima fila, cosa che mi diede man forte nello sfotterla ancora di più.
Decidemmo di andare in un Pub vicino al mare e, giunta la sera io indossai la mia camicia bianca, un po’ lisa, bermuda beige e scarpe, e mi diressi lì. L’atmosfera estiva dava quel piacevole brio e faceva in qualche modo tollerare il caldo che aveva ormai raggiunto la sua pienezza, fattore esterno che contribuiva non poco alla bramosia sessuale di ciascuno, e non credo di sbagliarmi.
C’erano tutti o quasi, compreso il nostro maestro con la sua compagna, che conoscevo, ma non avevo mai visto insieme a lui. Fu una sorpresa per me, poiché il loro rapporto è frutto di quella che agli inizi fu una relazione clandestina, che avevo solo vagamente sospettato anni addietro, ma questo è solo un dettaglio.
Nel nostro dojo, il sesso e le relazioni non sono mai o quasi un argomento di discussione, forse per timidezza dei componenti, o per varietà di età.
Ma la sorpresa maggiore quella sera me la regalò proprio Maria Sole: mi dispiace deludere un prevedibile cliché, non è il caso di raccontare la banale storia di come fosse diventata un magnifico cigno, era la solita, soltanto truccata, con i capelli sistemati, i tacchi e un vestito corto che in qualche modo slanciava la sua figura. In effetti era decisamente più gradevole. Inconsciamente, mi si innestò qualche insospettabile pensiero.
Quando venne a salutarmi le dissi subito:
“Vedo che stai iniziando a riflettere sui miei suggerimenti…”
con una finta risata controbatté:
“Ah ah ah. Tu non mi sai proprio a me”.
Prima di entrare nel pub e prendere posto a tavola andai da Darietto, un bravissimo ragazzo, il più timido di tutti, che siamo soliti sfottere affettuosamente ad ogni manifesta occasione. Quella sera non mancò neanche occasione per lui:
“Dariè… guarda Maria Sole come sta bella stasera, è il momento buono per provarci!”
il povero timido Darietto replicava rifiutandosi, ma ridendo. Io lo spingevo a combinare, suggerendogli quanto non dovesse farsi troppi problemi e che avesse bisogno anche lui di fare esperienza; coinvolsi anche altri componenti del dojo in questo momento goliardico, li richiamai in cerchio e posi Darietto al centro dicendo:
“Ragazzi, non pensate che Darietto stasera ci debba provare con Maria Sole, si è messa pure tutta in tiro!”
il resto del gruppo conveniva con me incitando Darietto a darsi da fare, il quale si sentiva in soggezione ma continuava a dire che non voleva
“Ma perché con Maria Sole, ah!” dichiarò risentito. Questo generò in noi burloni una sana risata fino a quando, chiamando a raccoglimento tutti compreso Darietto esordì Sebastiano, uomo di generosa altezza, uno storico nel nostro dojo, non aveva troppe remore in ambito sessuale, voce bassa:
“Dariè… ci devi provare, ha proprio voglia, ha le pupille a forma di pisello”. Lo stesso Sebastiano era solito canzonare la stessa Maria Sole, in particolare quando essa parlava dei suoi pretendenti respinti: Sebastiano, rideva e al contempo la scherniva incredulo, facendole notare come il suo fare la preziosa non fosse credibile o semplicemente che andasse più a sfavore suo. Nonostante non fossi in totale disaccordo con Sebastiano, un po’ mi infastidiva il sottointeso secondo cui Maria Sole non potesse decidere un suo compagno sessuale, relazionale poiché manchevole di esperienze e bellezza. D’altro canto pensavo che a trent’ anni si dovesse pur dare una mossa la, neanche più tanto, ragazza. Credo che Sebastiano volesse intendere anche questo. Darietto rideva, il suo sorriso ebete era parte della sua presenza, si dileguò da quel gruppetto poco dopo poiché il maestro richiamò l’attenzione di tutti per farci entrare nel pub. Un locale arredato all’americana, con qualche cimelio nostalgico e un bancone ad isola al centro dello stesso con diversi spillatori di birra di vario genere. Mi piaceva e sapevo che mi sarei lasciato andare godendomi quella serata con questi amici.
Una tavolata di circa una ventina di posti costeggiava una parete decorata con carta da parati raffigurante un planisfero in stile antico. Prendemmo tutti posto, io tendo a mettermi sempre alla metà della tavola, mai al capo o agli angoli, in modo da poter conversare il più possibile con tutti. Vedevo Darietto intrufolarsi goffamente dall’altro lato del tavolo, si sedette di fronte a me, con il planisfero alle spalle. Maria Sole prese posto proprio accanto al mio. Chissà come mai. Prima di sedermi esordii guardando Darietto dicendo:
“E io mi metto proprio di fianco a Maria Sole, oì!”, lui mi guardò strabuzzando gli occhi e con un sorriso stupido.
“Sai che per sopportarti anche adesso mi costerà un mutuo in birre, si? Devi finanziare anche tu!” dissi incisivamente a Maria Sole:
“Guarda che non capisco, perché ti debba pagare io, mi sa che io devo sopportare te. Per di più io sono dell’idea che il fatto che tu beva dimostra…” stava per partire con una delle sue inconcludenti litanie:
“Madò… ma allenta un po’ il corsetto e beviti una cosa. Sto scherzando scema.”
“Oh” si zittì.
Si parlava del più e del meno mentre le cameriere cominciavano con il prender le ordinazioni e Maria Sole mi chiedeva insistentemente cosa avessi scelto, il suo solito tono da bambina petulante, in costante ricerca di attenzione; le risposi che se avesse smesso di assillarmi continuamente avrei scelto una birra che mi ispirasse e soprattutto che mi rendesse sopportabile la sua presenza;
“Dovrei prenderla anche io?” mi chiese, al che le dissi:
“Cos’è una serata del genere senza birra, poi fai come vuoi”. Scelsi una Weiss abbastanza forte e Maria Sole, che niente ne capiva mi seguì a ruota. Il suo bisogno di approvazione mi inteneriva.
Darietto prese un gin lemon, il resto del tavolo si divise tra birre, Coca Cola e sfottere Darietto, per la scelta del suo drink.
Tra la chiamata e l’attesa delle comande, si scambiavano aneddoti, sugli esami appena svolti, sull’anno trascorso, battute di vario genere. Una volta assicuratomi che tutti avessero un bicchiere, da buon cerimoniere, proposi un brindisi invitando il maestro a fare gli onori di casa:
“Passa un altro anno, un altro passo nel Budo, complimenti a tutti per l’impegno e per un bellissimo anno trascorso insieme” disse il maestro; sollevammo i calici e, da praticanti di Judo esclamammo all’unisono “Kampai!”. Il maestro rafforzò il brindisi evidenziando la nostra appartenenza partenopea “Kampai ?!?!... CIENT’ANNE“ (trad. Vissi per cento anni).
Maria Sole prese un primo sorso, dopodiché osservò
“Ma è forte ?!?! “ decisi di guidarla nel bere la birra, mi avvicinai un po’ di più a lei:
“Se non sei esperta, non che io lo sia, almeno impara a gustarla. Osservala, senti il profumo…” associazioni mentali fecero pervenire al mio olfatto odor di balsamo e altro
“Ma a proposito di profumi, buono il tuo, quale hai messo?” chiesi. Mi rispose
“Lost Cherry, è di Tom Ford” al che le risposi
“Azz!” asserendo ironicamente alla raffinata scelta ma anche alla mia scarsissima conoscenza sull’argomento.
Continuavo a sfottichiarla e mi auguravo che se la birra fosse stata veramente buona avrei sopportate le sue baggianate.
Ogni tanto le davo un pizzico a tradimento, solo dopo avrei capito di quanto anche io fossi ingenuo non dando peso a questo comportamento. Darietto lo notò, più volte.
Nel frattempo i boccali scendevano di livello, il mio molto più rapidamente del suo, tanto che, prima ancora che arrivasse la prima comanda ne ordinai già un altro.
Maria Sole, era a metà del suo e mi chiese come mai avessi già finito il mio:
“La birra va goduta per bene! Ti metti paura eeh?” le risposi.
Mi alzai per andar fuori a fumare una sigaretta, accompagnato da due miei amici, Lorenzo e Andrea; si parlò del più e del meno, ci raggiunse dopo pochi secondi Darietto, con il suo sorriso ebete e con voce timida mi chiese, con un tono tra il curioso e l’accusatorio:
“Oh! Ma che fai con Maria Sole…” al che tirai un’ altra boccata di sigaretta e sorrisi.
Gli altri due componenti sembravano rispondere per me, continuavano a scherzare dicendogli che poteva essere una buona occasione per Darietto, al che presi parola:
“Dariè, sto cercando di farti vedere come provarci con lei, non fare il geloso” dissi sarcastico;
ma Darietto non ne voleva sapere:
“Ma a me non mi piace, ah! A me piace Rita!”.
Lorenzo, allievo qualche annetto in più, gli disse:
“Darieè ma non puoi andare in Serie A se non fai almeno un po’ di gavetta nelle serie minori!”, convenimmo con Lorenzo, feci un ultimo lungo tiro di sigaretta che poi spensi in un posacenere vicino l’ingresso e rientrammo dentro.
Tornando al mio posto, notai che il boccale di Maria Sole era ancora mezzo pieno, al che mi sedetti ed eslamai:
“Ancora a questo stai? Ti metti proprio paura… Poi dici che ti prendo in giro” lei un po’ allegretta ribatté:
“Mi stai sfidando? Questa birra è alta di gradazione! Comunque è arrivata la tua seconda!”
Guardai il boccale come un bambino che scarta il proprio regalo di Natale e dopo aver sorriso al boccale e poi a lei, ne presi un sorso abbondante.
“Sei esagerato!” osservò. Con uno sguardo un po’ interdetto e irriverente le dissi:
“Amo la birra!”
Manteneva il suo boccale e dava leggeri sorsetti chiedendomi “Una cosa che ti piace più della birra?”
C’è da chiarire una cosa per chi sta leggendo: per quanto possa sembrare provocatoria, questa domanda fatta da lei fu veramente ingenua e senza alcuna malizia, dopo diverso tempo che conoscevo Maria Sole non avevo mai notato in lei alcuna capacità seduttiva. Il tutto pensavo fosse coperto da quell’ego bambinesco che non perdeva occasione di sbandierare; chiusa questa parentesi mi avvicinai al suo orecchio:
“La fessa!” risposi incisivamente, e qui la sua reazione mi soprese, fece una risata forte, Darietto che aveva ascoltato questo scambio cercò di capire cosa le avessi detto, al che mimai la risposta anche a lui, ne rimase più che stupito nonché incredulo.
Maria Sole fece un lungo sorso che le fece finire il boccale, mentre il mio secondo era mezzo svuotato.
Mi girai per vedere se arrivassero le comande, l’alcool iniziò a fare un leggero effetto; chiesi ad una cameriera di portare una seconda Weiss a Maria Sole:
“Un’altra? Dai è esagerato…” mi offrii di pagargliela io e le intimai di non pensarci e di divertirsi.
Iniziarono ad arrivare panini e fette di carne, contorni di melanzane e cipolla fritta, salse, spiedini, patate al forno speziate, cocci con fritture varie tra crocché, jalapenos, badando, e palle di riso… Si cominciò a gozzovigliare e bere. Sentii lo smartphone vibrare nella mia tasca. Darietto mi aveva scritto:
“Ma davvero le hai detto ‘la fessa’ ?”, sollevai lo sguardo dallo smartphone, lo guardai e annuì sorridendo. Darietto, timido e incredulo si mise le mani d’avanti al viso. Troppo buono.
Questo non faceva di me un cattivo ragazzo certo, non lo sono mai stato ma la situazione era veramente frizzante e il sesso iniziò ad insinuarsi tra i miei pensieri, allentando molto l’autocontrollo.
Maria Sole mangiava, io avevo appena finito il mio panino che mandai giù con un ultimo abbondante sorso. Ordinai un terzo boccale, Maria Sole aveva appena finito di mangiare e, mentre masticava l’ultimo morso mi rimproverò per quanto fossi esagerato:
“Devo pur sopportare le tue esagerate chiacchiere con annesse risate…” .
Questo la fece ridere ancora di più, iniziò a tossire, al che presi il suo boccale, porgendoglielo:
“Bevi, bevi. Non ti affogare; chi ti porta poi in ospedale ?!”
Fece un bel sorso lungo ed emise un sospiro.
“Sto già brilla… Smettila di fare il deficiente!”
Fece per darmi uno schiaffetto, ma le afferrai la mano in tempo, i miei occhi ricaddero sulle sue unghie:
“Anche lo smalto hai messo stasera… Però! Stai proprio bona eh?” le tenevo la mano, delicatamente.
“Tu sei sempre uno stronzo! Te l’ho detto che non mi sai proprio” mi rivolse uno sguardo maliziosissimo, cosa che non credevo fosse capace di fare. La birra e il mio cervello danzarono, erano in armonia e ad un certo punto diedero un calcio all’inibizione, al raziocinio e ai pregiudizi ‘Fattela!’, mi diceva il cervello.
Ormai il sesso era più che insinuato tra i desideri per quella sera, l’idea che avevo su Maria Sole si trasformò progressivamente. “Eeh! Forse hai ragione tu!”
dissi a Maria Sole guardandola negli occhi intensamente e contemporaneamente poggiando una mano sulla sua coscia e accarezzandola,
“Che fai con sta mano?” mi chiese
“Che faccio?”risposi con una faccia da schiaffi, lei sorrideva, e disse:
“Dai non fare lo scemo…”
le promisi che non fosse proprio nel mio stile, con evidente sarcasmo. Non tolse la mano. Mi rimisi seduto composto, con spalle dritte ma rilassate, e volsi lo sguardo verso gli altri compagni. Non ero propriamente ubriaco, ancora in pieno possesso delle mie facoltà mentali, non era la situazione in cui, l’alcool alterasse la mia vista e il mio metro di giudizio, tra l’altro erano appena due birre di gradazione media ma sufficienti a lubrificare quel senso di rigidità imposto dalle convenzioni sociali, ero coscienzioso, ma iniziai ad accettare la possibilità di congiungermi fisicamente con l’ultima persona con la quale mi sarei aspettato di produrre ricordi di orgasmica memoria.
Darietto nel frattempo si era distratto, giocherellava con il suo smartphone. Intanto si parlava di tutto, la situazione cominciava a scaldarsi e l’eccitazione cresceva. Nessuno vedeva che stessi accarezzando Maria Sole in maniera così provocatoria, questo dava alla situazione quel tocco di proibito; pochi istanti dopo arrivò la mia terza birra.
“Di questa te ne lasciò un po’ ” non disse nulla.
Scesi nell’interno coscia e sentii la sua mano che si poggiava sulla mia, come a volermi fermare, ma non me la levò.
“Ancora con sta birra, devi pure guidare!” mi ammonì.
“Guidi tu per me, dai…” non mi voltavo verso di lei, guardavo il resto della tavolata, mentre le disegnavo leggermente dei cerchi sulla gamba con un dito, cercavo di andare leggermente su e giù con la punta delle dita e nell’interno della coscia; a quel punto cominciai a parlarle in maniera decisamente più intima, girai la testa verso di lei, distogliendo lo sguardo dal resto della tavola e con voce bassa:
“Neanche le calze eh?” lei mi disse:
“Sai com’è, siamo a Luglio…” ne approfittai per un’ insinuazione provocatoria:
“Allora stanotte dormi nuda…”
Fece una risata secca mentre continuavo prima con il dito, poi con la mano, finalmente salì lungo l’interno coscia e alzai il livello, facendole piedino.
Le porsi il mio boccale invitandola a bere, Maria Sole aveva uno sguardo attonito, forse realizzava ed era incredula di cosa stesse accadendo. Ma riuscì a prendere il boccale e farsi un bel sorso.
Mentre giocavo con la sua coscia e le facevo scorrere il piede lungo la gamba, continuavo a volgere lo sguardo verso il resto del tavolo con aria tranquilla e rilassata.
Ascoltavo i vari discorsi e riuscivo anche a fare qualche battuta. Maria Sole sentivo si stesse godendo quello che accadeva, la sua pelle era calda, e non incontravo alcuna resistenza da parte sua. La mia testa era in conflitto, cosa mi spingeva a fare ciò? Me ne inventavo di ogni. Cosa sto facendo? Neanche mi piace. Ma veramente con lei? E’ folle. Niente di tutto questo, è la natura. Secoli e secoli di costumi e di inibizioni sociali mi hanno portato a questi ragionamenti, che crollarono del tutto con quello che sarebbe successo di lì a pochi minuti. Non me ne fregava più, la volevo. Volevo penetrarla. Volevo far godere anche lei, quasi come se volessi spazzare via (e mi sembra proprio la metafora più appropriata in questo caso) tutta quella sua ingenuità, la viziataggine e la presunzione, possedendola, facendole capire come anche tutti i suoi castelli mentali fossero fragili di fronte a quello di cui lei avesse veramente bisogno, e cioè un uomo. Fisicamente un uomo. Sessualmente. Qualcuno che facesse provare al suo corpo, quelle vibrazioni e quei tremori che la portassero a languire tra lenzuola sudate ma appagata, distesa, soddisfatta, avvolta da quell’odore e inebriata dall’essenza di un coito intenso e potente.
Le conversazioni e il chiacchiericcio degli altri compagni si facevano sempre più alti.
Mario, uno dei senpai del dojo, dotato di spiccata simpatia e loquacità, raccontava aneddoti e sparava battute a profusione, teneva magneticamente l’attenzione dei commensali. L’ambiente ormai era così armonicamente, caotico e favorevole…
La mia mano saliva incessante, e ci arrivai. Ero con le mia dita allo slip di Maria Sole, unica divisone tra me e la sua fica. Maria Sole strinse le gambe, la sua mano era poggiata al mio avambraccio, mentre le mie dita delicatamente accarezzavano la stoffa dello slip. Era setosa e sentivo le labbra rigonfie e morbide della fica, quando ad un certo punto capii come si stesse inumidendo.
“Raffa… ti prego…” Forse voleva intimarmi di fermarmi.
Io mi tenevo seduto composto, con un sorriso tranquillo e continuavo a guardare gli altri e ridere, come se fossi distante dalle sue parole, come se le stesse non mi scivolassero addosso e la sua voce, già debole, non potesse mai raggiungermi. Questo mi faceva intensificare i movimenti, le mie dita scorrevano con delicatezza, lisce, ma veloci, Maria Sole stringeva le gambe sempre di più. “Raffa…”. Continuavo ad ignorarla, ormai l’intento era chiaro. Nonostante il terzo boccale, lubrificato dall’alcool, e il roboante rumore della tavolata, il mio cuore accelerava i battiti, di pari passo con le mie dita, che scostarono lo slip:
“N..no….” si produsse in un sospiro , non troppo convincente. La sua fica diceva ben altro.
D’un tratto, mi ritrovai Maria Sole vicino al mio orecchio, mi sussurrò.
“Raffaele, mi stai facendo eccitare!”
Per chiunque sia arrivato fin qui, mi farebbe piacere ricevere commenti, opinioni, magari anche correzioni da chi sia più competente del sottoscritto. Ovviamente anche se vi interessa conoscere la continuazione. Scrivete a: RaffoCaserio@protonmail.com
PARTE I
“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che mi tira”.
Il mio rapporto con il sesso prese una piega decisamente più soddisfacente, coerente e onesta da quando decisi di abbracciare questo modo di pensare. Questa è una storia che ho deciso di scrivere, per omaggiare un cambio di prospettiva sui rapporti, sul sesso e sui legami, e come la mia stessa vita se ne sia arricchita, non economicamente, ma veramente.
Maria Sole è stata più che una conferma di tale pensiero. L’ego non ne ha risentito, anzi l’appagamento e l’autostima che ne sono scaturite, mi hanno sorpreso più di quanto potessi aspettarmi.
Sono un pensatore, probabilmente qualche lettore attento se ne accorgerà. E il mio pensare mi ha portato a costruire un excursus che mi piace considerare la spina dorsale di questa storia.
La nostra storia storia si è svolta l’estate scorsa. Frequento un corso di Judo al quale, in maniera piuttosto discontinua, partecipa anche la già citata Maria Sole. Non è esattamente l’esempio di pulcritudine femminile: tarchiata, viso a palloncino ed un taglio di capelli che lascia molto a desiderare, qualche chiletto di troppo. Non molto alta. Infantile nei modi, una parlantina fastidiosa e interminabile, poche volte si placa insieme ad un bisogno continuo di attenzioni e di ego-riferimenti insulsi. Comunicava di avere un carattere alquanto immaturo.
In sostanza: tutto un quadro. E non dei migliori.
Io all’inizio ne ero indifferente, mi innervosiva ancor di più quando voleva insegnarmi lei il Judo, nonostante avessi qualche anno di esperienza in più, costanza negli allenamenti ed una forma fisica migliore. Nel tempo ci feci l’abitudine e cominciai a sfotterla: nonostante tutto faceva parte della “famiglia”, per così dire. E senza remore e con una certa strafottenza la prendevo in giro appena se ne presentasse l’occasione. Non sono proprio uno sprovveduto e da certi atteggiamenti sapevo benissimo che, nonostante i titoli che vantasse di avere, e quanto fosse una donna impegnata lavorativamente, secondo le sue esternazioni perpetue e saccenti, Maria Sole aveva bisogno di pisello. Lo si avvertiva. Non saprei spiegarlo a parole ma la summa dei suoi atteggiamenti, del suo modo di parlare, e di cercare sempre di stare al centro dell’attenzione, spesso fingendo anche fantomatici spasimanti, senza che qualcuno di questi si palesasse, per me ne erano una dimostrazione.
Ci sarei mai finito a letto? Non mi era mai passato per la testa, ma si vedrà come il tutto si sia creato da una concatenazione di eventi che si sarebbero susseguiti, partendo da una stupida battuta, fino a qualche birra di troppo. Ma questa volta, non sarà certo l’alcool ad essere causa degli eventi.
Eravamo tutti fuori al nostro dojo a chiacchierare, tra cui Maria Sole, che cambiava costantemente interlocutore lamentandosi dei suoi numerosi impegni:
“Eeeh, mi alleno poco perché sono una donna impegnata, sto studiando per la quarta laurea, lavoro. Sono indecisa sull’indirizzo della prossima laurea, poi non so che viaggio fare nei prossimi mesi…”.
Quello che diceva poteva anche essere fondato, ma aveva quel tono di voce squillante e quella supponenza che faceva trapelare, tra le righe di tutte quelle parole, quasi a voler intendere fosse l’unica tra noi a dover affrontare gli impegni e le difficoltà della vita, cosa che riguarda più o meno tutti, ma la sua bocca evocava quell’atteggiamento da piccola viziatella:
“Aaaah, ho una vita così impegnata e stancante, mi ci vorrebbe un po’ di relax…”; da questo punto dichiarai con una battuta, quello che ad oggi identifico come l’interruttore che avviò la catena di eventi che ha costruito la nostra storia:
“So io cosa ti potrebbe servire…”
lei, con un sorrisetto tra l’ingenuo (altra sua caratteristica) e il sorpreso, si girò di scatto verso di me chiedendomi cosa fosse, al che mi avvicinai al suo orecchio e le sussurrai:
“Un bel po’ di sano sesso!”
mi scostai dal suo orecchio con un ghigno sornione e lei mi guardò con gli occhi spalancati e la bocca semi aperta, prima interrogativa:
“Dici ?!?”
poi sì avvide dicendo:
“Guarda che non sto così disperata…” io tenendo il ghigno e arricciando un po’ il naso annuivo ironicamente, fin quando non mi diede uno schiaffetto:
“Finiscila, stronzo!” al che tagliai corto dicendole:
“Lo dico per te. Mi preoccupo per la tua salute. Comunque ora torno a casa. Ciao a tutti”.
Salutai i miei compagni d’allenamento e non ci pensai più.
Le lezioni successive passavano, la calura estiva cominciava a manifestarsi prepotentemente, e Maria Sole in maniera saltuaria frequentava anche lei, anche in vista degli esami di cintura.
Decidemmo, come di consueto di organizzare la cena di fine anno, dopo i passaggi di cintura. E quando si trattava di far qualcosa al di fuori dell’allenamento lei era sempre in prima fila, cosa che mi diede man forte nello sfotterla ancora di più.
Decidemmo di andare in un Pub vicino al mare e, giunta la sera io indossai la mia camicia bianca, un po’ lisa, bermuda beige e scarpe, e mi diressi lì. L’atmosfera estiva dava quel piacevole brio e faceva in qualche modo tollerare il caldo che aveva ormai raggiunto la sua pienezza, fattore esterno che contribuiva non poco alla bramosia sessuale di ciascuno, e non credo di sbagliarmi.
C’erano tutti o quasi, compreso il nostro maestro con la sua compagna, che conoscevo, ma non avevo mai visto insieme a lui. Fu una sorpresa per me, poiché il loro rapporto è frutto di quella che agli inizi fu una relazione clandestina, che avevo solo vagamente sospettato anni addietro, ma questo è solo un dettaglio.
Nel nostro dojo, il sesso e le relazioni non sono mai o quasi un argomento di discussione, forse per timidezza dei componenti, o per varietà di età.
Ma la sorpresa maggiore quella sera me la regalò proprio Maria Sole: mi dispiace deludere un prevedibile cliché, non è il caso di raccontare la banale storia di come fosse diventata un magnifico cigno, era la solita, soltanto truccata, con i capelli sistemati, i tacchi e un vestito corto che in qualche modo slanciava la sua figura. In effetti era decisamente più gradevole. Inconsciamente, mi si innestò qualche insospettabile pensiero.
Quando venne a salutarmi le dissi subito:
“Vedo che stai iniziando a riflettere sui miei suggerimenti…”
con una finta risata controbatté:
“Ah ah ah. Tu non mi sai proprio a me”.
Prima di entrare nel pub e prendere posto a tavola andai da Darietto, un bravissimo ragazzo, il più timido di tutti, che siamo soliti sfottere affettuosamente ad ogni manifesta occasione. Quella sera non mancò neanche occasione per lui:
“Dariè… guarda Maria Sole come sta bella stasera, è il momento buono per provarci!”
il povero timido Darietto replicava rifiutandosi, ma ridendo. Io lo spingevo a combinare, suggerendogli quanto non dovesse farsi troppi problemi e che avesse bisogno anche lui di fare esperienza; coinvolsi anche altri componenti del dojo in questo momento goliardico, li richiamai in cerchio e posi Darietto al centro dicendo:
“Ragazzi, non pensate che Darietto stasera ci debba provare con Maria Sole, si è messa pure tutta in tiro!”
il resto del gruppo conveniva con me incitando Darietto a darsi da fare, il quale si sentiva in soggezione ma continuava a dire che non voleva
“Ma perché con Maria Sole, ah!” dichiarò risentito. Questo generò in noi burloni una sana risata fino a quando, chiamando a raccoglimento tutti compreso Darietto esordì Sebastiano, uomo di generosa altezza, uno storico nel nostro dojo, non aveva troppe remore in ambito sessuale, voce bassa:
“Dariè… ci devi provare, ha proprio voglia, ha le pupille a forma di pisello”. Lo stesso Sebastiano era solito canzonare la stessa Maria Sole, in particolare quando essa parlava dei suoi pretendenti respinti: Sebastiano, rideva e al contempo la scherniva incredulo, facendole notare come il suo fare la preziosa non fosse credibile o semplicemente che andasse più a sfavore suo. Nonostante non fossi in totale disaccordo con Sebastiano, un po’ mi infastidiva il sottointeso secondo cui Maria Sole non potesse decidere un suo compagno sessuale, relazionale poiché manchevole di esperienze e bellezza. D’altro canto pensavo che a trent’ anni si dovesse pur dare una mossa la, neanche più tanto, ragazza. Credo che Sebastiano volesse intendere anche questo. Darietto rideva, il suo sorriso ebete era parte della sua presenza, si dileguò da quel gruppetto poco dopo poiché il maestro richiamò l’attenzione di tutti per farci entrare nel pub. Un locale arredato all’americana, con qualche cimelio nostalgico e un bancone ad isola al centro dello stesso con diversi spillatori di birra di vario genere. Mi piaceva e sapevo che mi sarei lasciato andare godendomi quella serata con questi amici.
Una tavolata di circa una ventina di posti costeggiava una parete decorata con carta da parati raffigurante un planisfero in stile antico. Prendemmo tutti posto, io tendo a mettermi sempre alla metà della tavola, mai al capo o agli angoli, in modo da poter conversare il più possibile con tutti. Vedevo Darietto intrufolarsi goffamente dall’altro lato del tavolo, si sedette di fronte a me, con il planisfero alle spalle. Maria Sole prese posto proprio accanto al mio. Chissà come mai. Prima di sedermi esordii guardando Darietto dicendo:
“E io mi metto proprio di fianco a Maria Sole, oì!”, lui mi guardò strabuzzando gli occhi e con un sorriso stupido.
“Sai che per sopportarti anche adesso mi costerà un mutuo in birre, si? Devi finanziare anche tu!” dissi incisivamente a Maria Sole:
“Guarda che non capisco, perché ti debba pagare io, mi sa che io devo sopportare te. Per di più io sono dell’idea che il fatto che tu beva dimostra…” stava per partire con una delle sue inconcludenti litanie:
“Madò… ma allenta un po’ il corsetto e beviti una cosa. Sto scherzando scema.”
“Oh” si zittì.
Si parlava del più e del meno mentre le cameriere cominciavano con il prender le ordinazioni e Maria Sole mi chiedeva insistentemente cosa avessi scelto, il suo solito tono da bambina petulante, in costante ricerca di attenzione; le risposi che se avesse smesso di assillarmi continuamente avrei scelto una birra che mi ispirasse e soprattutto che mi rendesse sopportabile la sua presenza;
“Dovrei prenderla anche io?” mi chiese, al che le dissi:
“Cos’è una serata del genere senza birra, poi fai come vuoi”. Scelsi una Weiss abbastanza forte e Maria Sole, che niente ne capiva mi seguì a ruota. Il suo bisogno di approvazione mi inteneriva.
Darietto prese un gin lemon, il resto del tavolo si divise tra birre, Coca Cola e sfottere Darietto, per la scelta del suo drink.
Tra la chiamata e l’attesa delle comande, si scambiavano aneddoti, sugli esami appena svolti, sull’anno trascorso, battute di vario genere. Una volta assicuratomi che tutti avessero un bicchiere, da buon cerimoniere, proposi un brindisi invitando il maestro a fare gli onori di casa:
“Passa un altro anno, un altro passo nel Budo, complimenti a tutti per l’impegno e per un bellissimo anno trascorso insieme” disse il maestro; sollevammo i calici e, da praticanti di Judo esclamammo all’unisono “Kampai!”. Il maestro rafforzò il brindisi evidenziando la nostra appartenenza partenopea “Kampai ?!?!... CIENT’ANNE“ (trad. Vissi per cento anni).
Maria Sole prese un primo sorso, dopodiché osservò
“Ma è forte ?!?! “ decisi di guidarla nel bere la birra, mi avvicinai un po’ di più a lei:
“Se non sei esperta, non che io lo sia, almeno impara a gustarla. Osservala, senti il profumo…” associazioni mentali fecero pervenire al mio olfatto odor di balsamo e altro
“Ma a proposito di profumi, buono il tuo, quale hai messo?” chiesi. Mi rispose
“Lost Cherry, è di Tom Ford” al che le risposi
“Azz!” asserendo ironicamente alla raffinata scelta ma anche alla mia scarsissima conoscenza sull’argomento.
Continuavo a sfottichiarla e mi auguravo che se la birra fosse stata veramente buona avrei sopportate le sue baggianate.
Ogni tanto le davo un pizzico a tradimento, solo dopo avrei capito di quanto anche io fossi ingenuo non dando peso a questo comportamento. Darietto lo notò, più volte.
Nel frattempo i boccali scendevano di livello, il mio molto più rapidamente del suo, tanto che, prima ancora che arrivasse la prima comanda ne ordinai già un altro.
Maria Sole, era a metà del suo e mi chiese come mai avessi già finito il mio:
“La birra va goduta per bene! Ti metti paura eeh?” le risposi.
Mi alzai per andar fuori a fumare una sigaretta, accompagnato da due miei amici, Lorenzo e Andrea; si parlò del più e del meno, ci raggiunse dopo pochi secondi Darietto, con il suo sorriso ebete e con voce timida mi chiese, con un tono tra il curioso e l’accusatorio:
“Oh! Ma che fai con Maria Sole…” al che tirai un’ altra boccata di sigaretta e sorrisi.
Gli altri due componenti sembravano rispondere per me, continuavano a scherzare dicendogli che poteva essere una buona occasione per Darietto, al che presi parola:
“Dariè, sto cercando di farti vedere come provarci con lei, non fare il geloso” dissi sarcastico;
ma Darietto non ne voleva sapere:
“Ma a me non mi piace, ah! A me piace Rita!”.
Lorenzo, allievo qualche annetto in più, gli disse:
“Darieè ma non puoi andare in Serie A se non fai almeno un po’ di gavetta nelle serie minori!”, convenimmo con Lorenzo, feci un ultimo lungo tiro di sigaretta che poi spensi in un posacenere vicino l’ingresso e rientrammo dentro.
Tornando al mio posto, notai che il boccale di Maria Sole era ancora mezzo pieno, al che mi sedetti ed eslamai:
“Ancora a questo stai? Ti metti proprio paura… Poi dici che ti prendo in giro” lei un po’ allegretta ribatté:
“Mi stai sfidando? Questa birra è alta di gradazione! Comunque è arrivata la tua seconda!”
Guardai il boccale come un bambino che scarta il proprio regalo di Natale e dopo aver sorriso al boccale e poi a lei, ne presi un sorso abbondante.
“Sei esagerato!” osservò. Con uno sguardo un po’ interdetto e irriverente le dissi:
“Amo la birra!”
Manteneva il suo boccale e dava leggeri sorsetti chiedendomi “Una cosa che ti piace più della birra?”
C’è da chiarire una cosa per chi sta leggendo: per quanto possa sembrare provocatoria, questa domanda fatta da lei fu veramente ingenua e senza alcuna malizia, dopo diverso tempo che conoscevo Maria Sole non avevo mai notato in lei alcuna capacità seduttiva. Il tutto pensavo fosse coperto da quell’ego bambinesco che non perdeva occasione di sbandierare; chiusa questa parentesi mi avvicinai al suo orecchio:
“La fessa!” risposi incisivamente, e qui la sua reazione mi soprese, fece una risata forte, Darietto che aveva ascoltato questo scambio cercò di capire cosa le avessi detto, al che mimai la risposta anche a lui, ne rimase più che stupito nonché incredulo.
Maria Sole fece un lungo sorso che le fece finire il boccale, mentre il mio secondo era mezzo svuotato.
Mi girai per vedere se arrivassero le comande, l’alcool iniziò a fare un leggero effetto; chiesi ad una cameriera di portare una seconda Weiss a Maria Sole:
“Un’altra? Dai è esagerato…” mi offrii di pagargliela io e le intimai di non pensarci e di divertirsi.
Iniziarono ad arrivare panini e fette di carne, contorni di melanzane e cipolla fritta, salse, spiedini, patate al forno speziate, cocci con fritture varie tra crocché, jalapenos, badando, e palle di riso… Si cominciò a gozzovigliare e bere. Sentii lo smartphone vibrare nella mia tasca. Darietto mi aveva scritto:
“Ma davvero le hai detto ‘la fessa’ ?”, sollevai lo sguardo dallo smartphone, lo guardai e annuì sorridendo. Darietto, timido e incredulo si mise le mani d’avanti al viso. Troppo buono.
Questo non faceva di me un cattivo ragazzo certo, non lo sono mai stato ma la situazione era veramente frizzante e il sesso iniziò ad insinuarsi tra i miei pensieri, allentando molto l’autocontrollo.
Maria Sole mangiava, io avevo appena finito il mio panino che mandai giù con un ultimo abbondante sorso. Ordinai un terzo boccale, Maria Sole aveva appena finito di mangiare e, mentre masticava l’ultimo morso mi rimproverò per quanto fossi esagerato:
“Devo pur sopportare le tue esagerate chiacchiere con annesse risate…” .
Questo la fece ridere ancora di più, iniziò a tossire, al che presi il suo boccale, porgendoglielo:
“Bevi, bevi. Non ti affogare; chi ti porta poi in ospedale ?!”
Fece un bel sorso lungo ed emise un sospiro.
“Sto già brilla… Smettila di fare il deficiente!”
Fece per darmi uno schiaffetto, ma le afferrai la mano in tempo, i miei occhi ricaddero sulle sue unghie:
“Anche lo smalto hai messo stasera… Però! Stai proprio bona eh?” le tenevo la mano, delicatamente.
“Tu sei sempre uno stronzo! Te l’ho detto che non mi sai proprio” mi rivolse uno sguardo maliziosissimo, cosa che non credevo fosse capace di fare. La birra e il mio cervello danzarono, erano in armonia e ad un certo punto diedero un calcio all’inibizione, al raziocinio e ai pregiudizi ‘Fattela!’, mi diceva il cervello.
Ormai il sesso era più che insinuato tra i desideri per quella sera, l’idea che avevo su Maria Sole si trasformò progressivamente. “Eeh! Forse hai ragione tu!”
dissi a Maria Sole guardandola negli occhi intensamente e contemporaneamente poggiando una mano sulla sua coscia e accarezzandola,
“Che fai con sta mano?” mi chiese
“Che faccio?”risposi con una faccia da schiaffi, lei sorrideva, e disse:
“Dai non fare lo scemo…”
le promisi che non fosse proprio nel mio stile, con evidente sarcasmo. Non tolse la mano. Mi rimisi seduto composto, con spalle dritte ma rilassate, e volsi lo sguardo verso gli altri compagni. Non ero propriamente ubriaco, ancora in pieno possesso delle mie facoltà mentali, non era la situazione in cui, l’alcool alterasse la mia vista e il mio metro di giudizio, tra l’altro erano appena due birre di gradazione media ma sufficienti a lubrificare quel senso di rigidità imposto dalle convenzioni sociali, ero coscienzioso, ma iniziai ad accettare la possibilità di congiungermi fisicamente con l’ultima persona con la quale mi sarei aspettato di produrre ricordi di orgasmica memoria.
Darietto nel frattempo si era distratto, giocherellava con il suo smartphone. Intanto si parlava di tutto, la situazione cominciava a scaldarsi e l’eccitazione cresceva. Nessuno vedeva che stessi accarezzando Maria Sole in maniera così provocatoria, questo dava alla situazione quel tocco di proibito; pochi istanti dopo arrivò la mia terza birra.
“Di questa te ne lasciò un po’ ” non disse nulla.
Scesi nell’interno coscia e sentii la sua mano che si poggiava sulla mia, come a volermi fermare, ma non me la levò.
“Ancora con sta birra, devi pure guidare!” mi ammonì.
“Guidi tu per me, dai…” non mi voltavo verso di lei, guardavo il resto della tavolata, mentre le disegnavo leggermente dei cerchi sulla gamba con un dito, cercavo di andare leggermente su e giù con la punta delle dita e nell’interno della coscia; a quel punto cominciai a parlarle in maniera decisamente più intima, girai la testa verso di lei, distogliendo lo sguardo dal resto della tavola e con voce bassa:
“Neanche le calze eh?” lei mi disse:
“Sai com’è, siamo a Luglio…” ne approfittai per un’ insinuazione provocatoria:
“Allora stanotte dormi nuda…”
Fece una risata secca mentre continuavo prima con il dito, poi con la mano, finalmente salì lungo l’interno coscia e alzai il livello, facendole piedino.
Le porsi il mio boccale invitandola a bere, Maria Sole aveva uno sguardo attonito, forse realizzava ed era incredula di cosa stesse accadendo. Ma riuscì a prendere il boccale e farsi un bel sorso.
Mentre giocavo con la sua coscia e le facevo scorrere il piede lungo la gamba, continuavo a volgere lo sguardo verso il resto del tavolo con aria tranquilla e rilassata.
Ascoltavo i vari discorsi e riuscivo anche a fare qualche battuta. Maria Sole sentivo si stesse godendo quello che accadeva, la sua pelle era calda, e non incontravo alcuna resistenza da parte sua. La mia testa era in conflitto, cosa mi spingeva a fare ciò? Me ne inventavo di ogni. Cosa sto facendo? Neanche mi piace. Ma veramente con lei? E’ folle. Niente di tutto questo, è la natura. Secoli e secoli di costumi e di inibizioni sociali mi hanno portato a questi ragionamenti, che crollarono del tutto con quello che sarebbe successo di lì a pochi minuti. Non me ne fregava più, la volevo. Volevo penetrarla. Volevo far godere anche lei, quasi come se volessi spazzare via (e mi sembra proprio la metafora più appropriata in questo caso) tutta quella sua ingenuità, la viziataggine e la presunzione, possedendola, facendole capire come anche tutti i suoi castelli mentali fossero fragili di fronte a quello di cui lei avesse veramente bisogno, e cioè un uomo. Fisicamente un uomo. Sessualmente. Qualcuno che facesse provare al suo corpo, quelle vibrazioni e quei tremori che la portassero a languire tra lenzuola sudate ma appagata, distesa, soddisfatta, avvolta da quell’odore e inebriata dall’essenza di un coito intenso e potente.
Le conversazioni e il chiacchiericcio degli altri compagni si facevano sempre più alti.
Mario, uno dei senpai del dojo, dotato di spiccata simpatia e loquacità, raccontava aneddoti e sparava battute a profusione, teneva magneticamente l’attenzione dei commensali. L’ambiente ormai era così armonicamente, caotico e favorevole…
La mia mano saliva incessante, e ci arrivai. Ero con le mia dita allo slip di Maria Sole, unica divisone tra me e la sua fica. Maria Sole strinse le gambe, la sua mano era poggiata al mio avambraccio, mentre le mie dita delicatamente accarezzavano la stoffa dello slip. Era setosa e sentivo le labbra rigonfie e morbide della fica, quando ad un certo punto capii come si stesse inumidendo.
“Raffa… ti prego…” Forse voleva intimarmi di fermarmi.
Io mi tenevo seduto composto, con un sorriso tranquillo e continuavo a guardare gli altri e ridere, come se fossi distante dalle sue parole, come se le stesse non mi scivolassero addosso e la sua voce, già debole, non potesse mai raggiungermi. Questo mi faceva intensificare i movimenti, le mie dita scorrevano con delicatezza, lisce, ma veloci, Maria Sole stringeva le gambe sempre di più. “Raffa…”. Continuavo ad ignorarla, ormai l’intento era chiaro. Nonostante il terzo boccale, lubrificato dall’alcool, e il roboante rumore della tavolata, il mio cuore accelerava i battiti, di pari passo con le mie dita, che scostarono lo slip:
“N..no….” si produsse in un sospiro , non troppo convincente. La sua fica diceva ben altro.
D’un tratto, mi ritrovai Maria Sole vicino al mio orecchio, mi sussurrò.
“Raffaele, mi stai facendo eccitare!”
Per chiunque sia arrivato fin qui, mi farebbe piacere ricevere commenti, opinioni, magari anche correzioni da chi sia più competente del sottoscritto. Ovviamente anche se vi interessa conoscere la continuazione. Scrivete a: RaffoCaserio@protonmail.com
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