Trasferta

di
genere
tradimenti

Non dormivo da tre notti, e non era colpa dell’hotel.
Le stanze erano tutte uguali, come celle temporanee. Luci al neon che filtravano dalle tende e mi restituivano un riflesso pallido, interrogativo. Trasferta di lavoro. Un’altra. Io lontano, lei a casa. Tutto apparentemente in ordine.
Aprii il portatile per noia. O forse per sopravvivenza.
Un sito di camgirl. Finestre sovrapposte, corpi compressi in rettangoli di luce, voci che promettevano senza mai mantenere davvero. Chattavo distratto, saltavo da una stanza all’altra. Scrivevo frasi che non ricordavo nemmeno di aver pensato. Il cazzo in mano, un pacchetto di fazzoletti vicino, i movimenti lenti della mano a stimolare i punti giusti.
Poi ne aprii una per caso.
La stanza era buia, più buia delle altre. Lei non cercava la camera, la tollerava. Accanto a lei c’era un uomo. Sembrava una statua scolpita, addominali, bicipiti e tutto il resto messo in bella mostra. Pelle nera, bel viso e le sue mani che accarezzavano il corpo di lei come se ci fosse un’intimità di lunga data. Non faceva nulla di teatrale, ma la sua presenza era fondamentale e lei lo stimolava e accarezzava come fosse una gatta in calore pronta a far godere il suo compagno
Scrissi qualcosa per farmi notare nell’infinito elenco dei messaggi.
Lei lesse.
Aspettò.
Poi fece un piccolo cenno, quasi impercettibile.
Continuai a scrivere. Non richieste, ma ipotesi. Suggerimenti. Come se stessi parlando più a me stesso che a loro. E loro — soprattutto lei — si muovevano seguendo quel filo invisibile. Ogni mio messaggio sembrava togliere un po’ d’aria alla stanza.
Sentivo il corpo reagire, sì. Ma era la testa a essere intrappolata.
Chiesi di fare cam2cam e loro accettarono.
Il mio cazzo si fece più duro, i movimenti più veloci ma stando attendo a non arrivare ancora al limite.
Le mie richieste si facevano sempre più esplicite, io chiedevo e loro obbedivano. Lei si muoveva impalata a quel cazzo nero godendo come una troia in calore. Lui da sotto la incitava ad andare più forte, a farlo godere. Le chiesi di farsi inculare, si fermò, si guardarono negli occhi poi si baciarono appassionatamente e dissero di sì. Quindi lei si voltò. Un gesto banale, sbagliato solo per me.
La luce colpì la pelle sotto la spalla.
Il tatuaggio.
Le iniziali. Le nostre.
E sotto, la data che avevo inciso nella memoria come una promessa: il primo viaggio a Bali. Io che ridevo. Lei che diceva che certi segni servono a non perdersi.
Non chiusi la finestra.
Non smisi di scrivere.
Anzi, diventai più attento. Più paziente. Volevo vedere se era un caso. Se il mondo stava giocando con me. Ogni movimento era una conferma lenta, crudele. Quella pelle era la sua. Quel modo di inclinare il capo, di trattenere il respiro, era suo. Quando realizzai tutta la scena mi accorsi che mi ero sborrato in mano, il mio liquido caldo era spruzzato sulla tastiera e mi stava colando dalla mano. Presi un fazzoletto per pulire il pc e mi accorsi che l’eccitazione non era scesa. Avevo ancora il cazzo duro mentre la mia donna al di là dello schermo si faceva inculare da uno sconosciuto… sconosciuto per me, evidentemente non per lei. Continuai a masturbarmi quando mi venne un’idea perversa, ci pensai un attimo prima di scriverla, poi lo feci.
— fatti sborrare nella figa!
I due amanti si fermarono, poi lui la ribaltò, si mise sopra di lei e le ficcò il cazzo dentro senza troppi complimenti. Lei lo abbracciò, lo tirò a sé e lo baciò con una passione tale che agli occhi di un estraneo potevano sembrare due amanti che stavano facendo l’amore. Il mio cuore batteva così forte, il mio cazzo era di nuovo pronto a borrare e lo feci nel momento in cui lui le veniva dentro, senza preservativo, senza protezioni.
Quando la diretta finì, rimasi al buio con lo schermo spento.
E la sensazione netta di aver aperto qualcosa che non avevo il diritto — o la forza — di richiudere.
A casa, nulla cambiò. Ed era questo a rendere tutto insopportabile.
Lei preparava il caffè. Mi chiedeva com’era andata la trasferta. Rideva nei punti giusti. Il soffitto mi sembrava più basso ogni giorno, come se la casa stesse lentamente stringendo.
Non dissi nulla. Aspettai.
Cominciai a guardarla come si guarda uno schermo prima che si accenda. Ogni gesto poteva essere l’inizio di una trasmissione. Ogni assenza, una possibilità.
Una sera, seduti sul divano, le dissi:
— Ti capita mai di sentirti osservata?
Lei non alzò subito lo sguardo.
— Da chi?
Scrollai le spalle.
— Così. A volte.
Sorrise.
— Sei strano ultimamente.
Un altro giorno:
— Ti piace quando qualcuno ti guarda davvero?
Fece finta di pensarci.
— Dipende da chi guarda.
— E se non lo sapessi? — chiesi piano.
Lei mi guardò, stavolta. Un secondo di troppo.
— Stai dicendo che non ti fidi di me?
— No — risposi. Ed era vero. Non era più una questione di fiducia.
Aspettai l’occasione successiva come si aspetta una febbre: senza fretta, sapendo che sarebbe tornata. La settimana successiva ero nuovamente in trasferta. Tornai sul sito. Ogni notte. Ogni finestra una speranza sbagliata. Finché, di nuovo, quella stanza.
Stessa luce.
Stessa pelle.
Stessi interpreti.
Scrissi meno. Ma meglio. Ogni parola era una pressione precisa. Lei reagiva come se riconoscesse quella voce, anche senza saperlo. O forse lo sapeva. Forse era parte del gioco.
Li guardavo scopare come animali, animali che si conoscevano alla perfezione.
Io li comandavo, ero il regista del mio tradimento.
— Fatti inculare
— Fatti venire dentro
— Succhiagli il cazzo e ingoia
E io a segarmi e sborrare più e più volte di fila fino a prosciugarmi le palle
A casa, le chiesi solo:
— Ti annoi mai?
— A volte — disse.
— E cosa fai quando succede?
Mi sorrise.
— Trovo un modo per distrarmi.
Ora non cerco più risposte.
Cerco repliche.
Non sono geloso. Non sono tradito. Sto cercando di capire cosa sono.
Adesso sono seduto al buio, davanti a uno schermo che può accendersi in qualsiasi momento.
E ho paura che, quando succederà di nuovo, non saprò più se sto guardando lei
o se sto guardando ciò che, lentamente, mi sta consumando da dentro.
di
scritto il
2026-01-25
1 6 3
visite
2
voti
valutazione
4
il tuo voto
Segnala abuso in questo racconto erotico

Continua a leggere racconti dello stesso autore

racconto precedente

Il passato che ritorna 3

Commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.