Come tutto ebbe inizio (spin off capitolo 41, la versione di Federica)
di
Marika Traves Dressi e Andrea Raz
genere
sentimentali
La decisione
Sto piangendo, guido, e non riesco a fermare queste lacrime. Dentro di me c’è una guerra, una guerra che ho la sensazione di aver già perso. Ho appena finito di parlare con Angelo e ho scoperto una persona fantastica, davvero. Non me lo aspettavo, ma lui è davvero speciale. Mi sono sfogata con lui, gli ho raccontato cose di me che nessuno sa. Non so perché l’ho fatto… forse mi ha dato fiducia, forse avevo bisogno di confessare tutto a qualcuno.
Dio, quanto amo mio marito Mauro. Lo amo da impazzire. Ma io sono sbagliata, sbagliata dentro. Le lacrime continuano a scendere, e sento un macigno nel petto. Non so se sto facendo la cosa giusta, ma sento che devo liberarlo… se lo amo davvero, devo liberarlo da me. Sono un cancro per lui, lo sto distruggendo. Non merita una donna come me. L’ho capito quando sono andata a Roma qualche anno fa: l’ho visto con lei, ho sentito cosa si sono detti, e ho capito che lei è una persona fantastica… e lui la ama. E io, in confronto a lei, sono zero. Non gli farebbe mai il male che gli faccio io, non gli farebbe mai nulla alle spalle.
Non mi sono neanche sentita gelosa. Mi sono sentita vuota. La colpa è tutta mia. Devo solo incolpare me stessa se lui si è innamorato di un’altra. Lui ha solo cercato quello che io non gli stavo dando con la mia smania per il sesso. Maledetta… sono una ninfomane, ho nella testa solo quello, eppure lo amo… amo mio marito più della mia vita.
Forse ho dato tutto per scontato. Ho dato per scontato il mio amore, il suo amore. Ho fatto tutto quello che volevo senza farglielo sapere, mentendogli e dicendo a me stessa che lo facevo per godere di più se lui non lo sapeva. È una bugia enorme. Lo faccio perché ho paura di mostrarmi, di farmi vedere per quella che sono: una troia insaziabile. Ho paura che non mi riconosca più e che mi odi.
Perché un conto è fare certe cose insieme, o anche da sola col suo consenso, usando ogni tanto la testa e le precauzioni necessarie… ma io vado sempre oltre i limiti, lo ascolto solo ogni tanto quando mi dice di usare la testa, di proteggermi.
Arrivo a casa, apro il cancello, entro nel garage. Mi do una sistemata, cerco di nascondere le mie emozioni, le lacrime, perché non voglio che Mauro le veda. Voglio continuare la recita: la bastarda decisa, quella che non lo ama e che sa umiliarlo.
Apro la porta di casa. Lo vedo sul divano. Mi guarda. Non dico nulla. Lui si alza, mi ferma, mi prende per un braccio e mi chiede: «Si può sapere perché mi odi così tanto?»
Lo guardo. Sto per piangere, ma resisto con la morte nel cuore. Gli rispondo: «Devi lasciarmi, lasciami stare. Non ti amo più… anzi, non ti ho mai amato. Chiedi il divorzio e falla finita, vai a vivere la tua vita con tutte le puttane che vuoi.»
Mi libero dalla sua presa e salgo le scale velocemente verso la camera da letto. Non voglio che mi veda mentre piango. Mi chiudo dentro, mi butto sul letto, appoggio un cuscino sulla faccia per non farmi sentire. Mi sento morire dentro.
Poi sento la nostra canzone, Lágrimas di Roberto Blades. All’inizio penso sia frutto della mia immaginazione, ma verso la fine del brano realizzo che è reale. Mi alzo di colpo, raggiungo la porta, afferro la maniglia, ma mi blocco. Il tormento dentro di me è insopportabile.
Se apro quella porta, torno da lui. Lo guardo negli occhi, dico la verità, tutta. Parliamo, ci confessiamo le paure, gli errori, l’amore che non è mai scomparso. Lui mi stringe, io mi lascio andare. Piano piano, tra lacrime e sospiri, torniamo ad amarci davvero.
Se non apro, lo lascio. Rimango sola con le mie colpe. Lo libero da me, ma mi condanno a vivere senza di lui. Sarebbe la scelta più facile… ed è quella che fa più male.
Sto piangendo, guido, e non riesco a fermare queste lacrime. Dentro di me c’è una guerra, una guerra che ho la sensazione di aver già perso. Ho appena finito di parlare con Angelo e ho scoperto una persona fantastica, davvero. Non me lo aspettavo, ma lui è davvero speciale. Mi sono sfogata con lui, gli ho raccontato cose di me che nessuno sa. Non so perché l’ho fatto… forse mi ha dato fiducia, forse avevo bisogno di confessare tutto a qualcuno.
Dio, quanto amo mio marito Mauro. Lo amo da impazzire. Ma io sono sbagliata, sbagliata dentro. Le lacrime continuano a scendere, e sento un macigno nel petto. Non so se sto facendo la cosa giusta, ma sento che devo liberarlo… se lo amo davvero, devo liberarlo da me. Sono un cancro per lui, lo sto distruggendo. Non merita una donna come me. L’ho capito quando sono andata a Roma qualche anno fa: l’ho visto con lei, ho sentito cosa si sono detti, e ho capito che lei è una persona fantastica… e lui la ama. E io, in confronto a lei, sono zero. Non gli farebbe mai il male che gli faccio io, non gli farebbe mai nulla alle spalle.
Non mi sono neanche sentita gelosa. Mi sono sentita vuota. La colpa è tutta mia. Devo solo incolpare me stessa se lui si è innamorato di un’altra. Lui ha solo cercato quello che io non gli stavo dando con la mia smania per il sesso. Maledetta… sono una ninfomane, ho nella testa solo quello, eppure lo amo… amo mio marito più della mia vita.
Forse ho dato tutto per scontato. Ho dato per scontato il mio amore, il suo amore. Ho fatto tutto quello che volevo senza farglielo sapere, mentendogli e dicendo a me stessa che lo facevo per godere di più se lui non lo sapeva. È una bugia enorme. Lo faccio perché ho paura di mostrarmi, di farmi vedere per quella che sono: una troia insaziabile. Ho paura che non mi riconosca più e che mi odi.
Perché un conto è fare certe cose insieme, o anche da sola col suo consenso, usando ogni tanto la testa e le precauzioni necessarie… ma io vado sempre oltre i limiti, lo ascolto solo ogni tanto quando mi dice di usare la testa, di proteggermi.
Arrivo a casa, apro il cancello, entro nel garage. Mi do una sistemata, cerco di nascondere le mie emozioni, le lacrime, perché non voglio che Mauro le veda. Voglio continuare la recita: la bastarda decisa, quella che non lo ama e che sa umiliarlo.
Apro la porta di casa. Lo vedo sul divano. Mi guarda. Non dico nulla. Lui si alza, mi ferma, mi prende per un braccio e mi chiede: «Si può sapere perché mi odi così tanto?»
Lo guardo. Sto per piangere, ma resisto con la morte nel cuore. Gli rispondo: «Devi lasciarmi, lasciami stare. Non ti amo più… anzi, non ti ho mai amato. Chiedi il divorzio e falla finita, vai a vivere la tua vita con tutte le puttane che vuoi.»
Mi libero dalla sua presa e salgo le scale velocemente verso la camera da letto. Non voglio che mi veda mentre piango. Mi chiudo dentro, mi butto sul letto, appoggio un cuscino sulla faccia per non farmi sentire. Mi sento morire dentro.
Poi sento la nostra canzone, Lágrimas di Roberto Blades. All’inizio penso sia frutto della mia immaginazione, ma verso la fine del brano realizzo che è reale. Mi alzo di colpo, raggiungo la porta, afferro la maniglia, ma mi blocco. Il tormento dentro di me è insopportabile.
Se apro quella porta, torno da lui. Lo guardo negli occhi, dico la verità, tutta. Parliamo, ci confessiamo le paure, gli errori, l’amore che non è mai scomparso. Lui mi stringe, io mi lascio andare. Piano piano, tra lacrime e sospiri, torniamo ad amarci davvero.
Se non apro, lo lascio. Rimango sola con le mie colpe. Lo libero da me, ma mi condanno a vivere senza di lui. Sarebbe la scelta più facile… ed è quella che fa più male.
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Commenti dei lettori al racconto erotico