La Puttana del Diavolo #1 | Fantasy

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dominazione

Ciao a tutti! Questo è il mio primo racconto fantasy, spero vi piaccia! Se volete, potete seguirmi nel mio nuovo account su X dove ho intenzione di pubblicare foto inerenti alle storie e tutto ciò che di eccitante mi possa passare per mano. Se volete, potete trovarmi come pescasuccosa69. Vi aspetto! Buona lettura!

Sono la migliore in città e tutti lo sanno: la cartomante migliore per i tuoi problemi di lavoro, la stronza peggiore se vuoi far tornare il tuo ex in ginocchio da te a chiederti umilmente perdono. E lo so che molti mi chiamano la puttana del Diavolo… Non sanno quanto cazzo abbiano ragione, poveri scemi.

È iniziato tutto una notte di Halloween. In realtà è stato solo un incidente di percorso completamente inaspettato.

Stavo facendo un rituale per il Sabba. Ero a casa mia, nel grande terreno boscoso di proprietà della mia famiglia. Poco distante dalla villetta che ho ereditato, in mezzo agli abeti resinosi e profumati, c’è una piccola radura. Ho sempre sfruttato quella per fare i miei rituali all’aperto, soprattutto quelli sotto la luna piena, i miei preferiti!

Stavo appunto svolgendo il rituale quando è successo qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Dopo aver fatto la mia solita evocazione, fu come se tutto si fosse fermato all’improvviso, come se il tempo fosse stato rinchiuso in una bolla di sapone. Persino il venticello freddo di fine ottobre si era fermato. Capii subito che qualcosa era andato diversamente dalle altre volte. Qualcosa era andato storto.

Mi guardai attorno ed ero sola, ma dentro di me ero più che certa che ci fosse anche qualcun altro, mi sentivo osservata, anzi spiata. Iniziai a pensare che qualche pazzo maniaco si fosse nascosto a spiarmi dietro i grossi tronchi degli alberi circostanti, ma non riuscivo a vedere nessuno.

Presi la decisione di raccogliere tutto e tornarmene dentro casa e magari ricominciare o proseguire dentro, ma il rumore di un ramoscello spezzato mi fece trasalire. Come nei più degni film horror sentii la pelle rabbrividire dietro la nuca.

Mi voltai di scatto e vidi un uomo, in piedi, dietro di me. Le braccia tese lungo il corpo alto e snello, pelle chiara, capelli neri come la pece. Poi gli guardai gli occhi… Le sue iridi erano rosse, come la lava che esce dai vulcani e brillavano.

Il mio cuore iniziò a battere freneticamente. Restai immobile, pietrificata da quello sguardo che mi penetrava da parte a parte e da quel ghigno che gli era spuntato sulla bocca.

«Ah ecco», disse l’uomo. Più lo guardavo e più lo trovavo affascinante. Avevo paura ma allo stesso tempo ero attratta da lui e la sua voce profonda, seppur avesse detto solo poche parole, mi faceva sentire lo stomaco sottosopra. «Sei tu che mi hai chiamato, quindi».

Mi sentii a disagio. Io non avevo chiamato proprio nessuno! Non riuscivo a dire una parola. Il silenzio era talmente fitto che potevo sentire il suo respiro regolare, anche se ci trovavamo a parecchia distanza l’uno dall’altra. In mano stringevo il mio pugnale rituale e per un attimo mi venne in mente la malsana idea di prendere la rincorsa, avventarmi su di lui e pugnalarlo. Ma non feci in tempo neanche a pensarlo…

«Non ti conviene», disse l’uomo con un risolino agghiacciante. Mi aveva forse… letto nel pensiero? “Ma che cazzo sta succedendo?”, pensai tra me e me. E così ne ebbi la prova. «Dovresti dire tu a me cosa sta succedendo. E soprattutto cosa vuoi da me, non credi, bambolina?».

«Io non so chi tu sia e di sicuro non ho chiamato nessuno!», urlai ritrovando un briciolo di coraggio, ma subito tornò meno quando l’uomo iniziò a camminare nella mia direzione, lentamente.

«Ah no? Non sai chi sono, bambolina?», chiese con la voce roca, continuando a mantenere quel ghigno sulla faccia. Su quella bellissima faccia. «E allora come hai fatto a evocarmi?»

Continuava a insistere sul fatto che io l’avessi chiamato, ma non l’avevo fatto.

«Io non ti ho chiamato!», urlai forte. Lui rise. «Ti diverte?»

«Molto, in realtà, bambolina»

«Non chiamarmi bambolina!», con una lunga falcata mi fu immediatamente di fronte.

«Ma è questo che sei: una stupida bambolina che gioca con cose che non conosce», disse a pochi centimetri dalle mie labbra. Il suo alito caldo mi sfiorò il viso e sentii una strana sensazione al basso ventre.

«Chi… Chi sei tu?», sussurrai.

Lui mi accarezzò il viso. «Lo sai chi sono, bambolina. Devi solo trovare il coraggio di sputare fuori le parole con la tua lingua biforcuta», disse sfiorandomi le labbra con le dita affusolate. Il polsino della camicia nera era perfettamente abbottonato con dei gemelli d’oro lucidi. La sua pelle faceva bruciare la mia, e improvvisamente sentii le mie mutandine inumidirsi.

«L… Lucifero…», sussurrai di nuovo, incredula e impaurita.

L’uomo sorrise soddisfatto.

«Brava bambina», disse prima di tirarmi uno schiaffo facendomi voltare la faccia. «Ora credo che sia tempo di smetterla con questi inutili convenevoli, e venire al dunque. Non credi anche tu?», proseguì, tornando ad accarezzarmi dove poco prima mi aveva colpita con forza.

La guancia mi bruciava e mi cadde una lacrima. Senza perdere tempo lui la leccò via con la lingua e strusciò la sua faccia sulla mia, facendo scendere la sua mano a stringermi il collo.

«Sai, ti osservo da tempo», mi sussurrò all’orecchio. «Penso che tu sia deliziosa», sottolineò l’ultima parola portando l’altra mano a stringermi il sedere, strizzandolo. Nonostante la paura, l’eccitazione iniziò a prendere il sopravvento, contro ogni logica. Mi sfuggì un gemito e subito me ne pentii. «Mmmh sì, bambolina, penso proprio che mi prenderò un assaggio stanotte!»

In men che non si dica si allontanò, ma non prima di avermi strappato il pugnale che ancora stringevo in mano. Ci giocherellava, accarezzando la lama. Rimasi immobile, davvero come una bambola.

«In ginocchio», disse freddo e obbedii. Caddi in ginocchio davanti a lui che mi guardava dall’alto in basso, mentre leccava la lama luccicante del coltello.

Iniziò a girarmi intorno, silenzioso.

«Sono indeciso da dove iniziare… Anche se…», si fermò alle mie spalle.

Improvvisamente mi spinse in avanti. «Solleva il culo, voglio vederlo bene», comandò e io feci. Mi posizionai culo all’aria, così la gonna pesante che indossavo si sollevò un poco. Sentivo l’aria colpirmi tra le cosce.

Non soddisfatto sollevò del tutto la gonna e si inginocchiò dietro di me.

«Allarga le gambe, bambolina». Ancora una volta, come se fossi sotto un incantesimo, feci ciò che mi ordinò e allargai le gambe, mostrandogli bene la mia biancheria intima nera. «Guarda: sei già bagnata per me?», domandò, prima di passarmi un dito sulla fessura della fica che era davvero bagnata per colpa sua.

Il suo dito strusciava su e giù, facendomi bagnare sempre di più. Iniziai a mugugnare di piacere contro la mia volontà, perché mi piaceva essere toccata da lui, ma non l’avrei mai confessato.

Poco dopo mi diede una sculacciata talmente forte da farmi urlare. Tutto ciò provocò in lui una sonora risata.

«Non urlare, o sarà peggio», disse autoritario. E mi diede un’altra sculacciata. Poi un’altra e un’altra ancora, sempre più forti. Sentivo la pelle andare a fuoco.

«Che cosa avevo detto?», chiese e senza aspettarsi una risposta passò il metallo freddo della lama del pugnale sopra la pelle in fiamme. «Meriti di essere punita, vero, bambolina?», non gli risposi e lui tagliò la stoffa delle mie mutandine col coltello. «Ah, non si gioca con le cose affilate!», mi ammonì.

Sentii l’aria fredda colpirmi la fica che ormai era un lago di umori e subito desiderai di venire scopata. Ricominciai a mugugnare, in una specie di richiesta angosciosa.

In tutta risposta lui mi aprì bene le natiche e passò il naso lungo tutta la fica bagnata e sul buco del culo.

«Avevo ragione che sei deliziosa», disse con la voce roca. Sembrava un orso affamato. «Cosa dovrei farti adesso? Dimmelo».

«Mmmh…», non riuscii a dargli una risposta sensata ma sentivo le cosce umide e gocce di succo che mi colavano addosso bagnandomi le gambe.

«Guardati, stai gocciolando per me. Vuoi che ti scopi?», mi domandò e io annuii con la testa. Lui rise sommessamente. «Io invece credo proprio che non lo farò. Non oggi. Mi prenderò ogni singolo pezzettino del tuo corpo e della tua anima finché non ne potrai più», e così facendo iniziò a massaggiarmi il buco del culo, decisamente stretto in quanto ancora vergine.

Ci sputò sopra e iniziò a leccarlo, stando bene attento a non toccare la fica, per punizione. «Non ti meriti che io ti lecchi la fica stanotte, bambolina. Mi prenderò il tuo culo vergine. Lo sfonderò a modo mio», disse prima di infilarci dentro un dito e farmi singhiozzare.

Fece entrare e uscire il dito più di una volta, prima di infilarci dentro il secondo. Poi prese a sforbiciare allargandomi il buco come meglio riuscì. E mi piaceva un sacco farmi scopare il culo dalle sue dita.

«Ti piace eh, bambolina?»

«Mmmgh!»

«Vediamo se ti piace questo allora», e improvvisamente tolse le dita lasciandomi vuota e orfana della sua pienezza.

Ma poco dopo sentii qualcosa di freddo fare forza sul mio buco: l’elsa del coltello. Sgranai gli occhi e in pochi secondi tutta l’impugnatura, che era attorcigliata su sé stessa, mi fu dentro.

Iniziò a scoparmi il culo così, facendomi godere come una cagna in calore. Chiusi gli occhi godendo e ansimando. Sentii dei passi intorno a me e per un attimo ebbi paura che ci fossero altre persone ma non era così: Lucifero era in piedi di fronte a me, mentre il coltello continuava a muoversi. Da solo. A scoparmi il culo. Da solo.

Di nuovo si inginocchiò per guardarmi meglio in faccia.

«Ti piace? Dimmelo», mi chiese stringendomi forte la faccia con una mano.

«S…sì».

Senza indugiare mi infilò due dita in bocca.

«Succhia, bambolina. Fammi vedere se ti meriti di succhiarmi il cazzo», disse spingendo le sue dita sempre più in profondità dentro la mia bocca. E io succhiai, succhiai immaginando davvero che fosse il suo cazzo, sia dentro la mia bocca che dentro il mio culo e anche dentro la mia fica che pulsava senza essere sfiorata.

«Brava bambolina».

Il coltello prese a muoversi più in fretta fino a farmi venire in un lago di liquidi che mi fece tremare.

Lucifero tolse le dita dalla mia bocca e successivamente il coltello dal mio culo per poi passarmi l’elsa sotto al naso.

«Guarda, è tutta bagnata dei tuoi succhi», mi disse passandomela sulle labbra. Poi buttò il coltello in terra. «Penso proprio che ci rivedremo, bambolina».

E sparì, lasciandomi reduce da un orgasmo in mezzo al bosco.
scritto il
2026-01-24
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