L’impronta dei denti

di
genere
etero

Rivederti oggi, Thiago, è stato come subire una scossa elettrica che ha azzerato dieci anni di assenza in un solo istante. Mentre incrociavo il tuo sguardo, la mia mente non era nel presente; era catapultata indietro, in quella penombra densa e profumata di quella casa che non ci apparteneva, ma che abbiamo fatto nostra per un pomeriggio indimenticabile.

Ti ricordi, vero? Perché io non ho mai smesso di sentirne il peso sulla pelle. Eravamo su quel divano. Mi avevi bendata, privandomi della vista per affilare ogni altro mio senso.

Nel momento in cui quel tessuto ha stretto i miei occhi e il buio si è fatto totale, il divano sotto di me è sparito e sono rimasta sospesa solo nel suono dei tuoi movimenti.

Sentivo il flacone di vetro che picchiettava sul tavolino, poi quel calore viscoso dell'olio che colava sulla mia pancia, scivolando verso i fianchi. Ero vulnerabile, nuda nel buio, e tu hai iniziato a possedermi con una lentezza che era quasi una crudeltà.

Ti sei posizionato sopra di me senza fretta. Il peso del tuo corpo era l'unico punto di riferimento che avevo. Hai cercato la mia bocca e i nostri baci sono diventati l'unico modo che avevo per respirare: la tua lingua esplorava la mia, profonda e possessiva, mentre le tue mani, rese scivolose dall'olio, mi afferravano i polsi sopra la testa.

Entravi in me con una deliberata, esasperante calma. Sentivo ogni singola fibra muscolare del tuo corpo premere contro la mia pelle lucida. Ogni spinta era accompagnata da un tuo ansimo profondo, un suono rauco che mi vibrava nel petto. Io cercavo di inarcare la schiena, di cercarti, ma tu mi tenevi ferma, costringendomi a subire quel ritmo lento, inesorabile, che faceva salire la tensione fino a farmi bruciare il sangue.

Non potevo vederti, Thiago, ma percepivo tutto: il calore del tuo fiato sul mio collo, il sapore della tua pelle, la forza delle tue gambe che si incastravano con le mie. Quel sesso lento era un rito di sottomissione dei sensi; mi sentivo liquefare sotto di te, ogni centimetro di pelle cosparso di quell'olio che ci faceva scivolare l'uno sull'altra in un attrito continuo e silenzioso.

Eri tu a decidere quanto e quando, e io potevo solo gemere contro le tue labbra, implorando in silenzio che quella tortura dolcissima non finisse mai. Dieci anni dopo, sento ancora quella benda sugli occhi e quel tuo muoverti dentro di me, lento, come se avessimo tutta l'eternità a disposizione.

Dopo quel tormento lento al buio, mi hai tolto la benda, ma la luce non mi ha restituito la libertà: mi ha consegnata alla visione di noi due. Mi hai trascinata sul letto, e lì, appoggiato a terra, c’era quello specchio grande, inclinato, che catturava ogni dettaglio dell’ombra e della carne.

Mi hai voluta di schiena, obbligandomi a puntare le mani sul materasso e a guardare in basso, verso il vetro.
Vederci è stato uno shock erotico che mi ha tolto il respiro. L’olio ci rendeva lucidi come marmo sotto i riflessi della stanza; vedevo la mia schiena inarcata e le tue mani, scure e forti, che affondavano nei miei glutei, lasciando solchi bianchi che sparivano subito dopo. Ti sei infilato dietro di me e hai iniziato a muoverti, ma stavolta non c’era più la calma di prima.

Ti muovevi veloce, un martellamento ritmico e spietato che faceva oscillare l'immagine nello specchio. Io non potevo staccare gli occhi da quel riflesso: guardavo te che mi possedevi, guardavo il mio corpo sussultare a ogni tuo colpo, vedevo la tua espressione tesa, concentrata, quasi feroce. Quella visione moltiplicava il piacere in modo insostenibile. Era come se fossi spettatrice della mia stessa perdita di controllo.

Eri un motore instancabile sotto di me, e io, guardando nello specchio la danza violenta dei nostri bacini bagnati d'olio, ho sentito l'onda d'urto arrivare. È stato un orgasmo fortissimo, una scossa che mi ha fatto tremare le gambe finché non sono crollata in avanti, mentre tu continuavi a spingere, senza darmi tregua, godendoti nello specchio il modo in cui mi stavi distruggendo di piacere.

Sentivo il cuore battermi fin nelle orecchie, e mentre cercavo di riprendere aria, i nostri sguardi si sono incrociati nel riflesso del vetro. In quel momento ho capito che non mi avresti lasciata andare finché non avessi preso tutto.

Dopo quell'esplosione davanti allo specchio, l'aria nella stanza era diventata densa, quasi solida. Eravamo entrambi scivolosi d'olio, i respiri pesanti che si rincorrevano, ma la fame non era affatto placata. Ci siamo cercati di nuovo, rotolando sul letto finché non ci siamo incastrati in quel 69 perfetto, un cerchio di desiderio assoluto.

Averti sopra di me in quella posizione, mentre io potevo finalmente esplorare te con la stessa urgenza con cui tu esploravi me, è stato il culmine della nostra notte. Sentivo il sapore della tua pelle mischiato a quell'olio profumato; le mie mani cercavano i tuoi muscoli tesi, mentre la tua bocca faceva miracoli su di me. Era una lotta di sensi, un dare e ricevere che ci stava portando dritti verso il baratro.

Ero al limite, Thiago. Sentivo le pareti dello stomaco contrarsi e il piacere salirmi dalle gambe come un incendio boschivo. E proprio nel momento esatto in cui il mio corpo si è teso in quell'arco estremo, nel momento in cui sono venuta gridando il tuo nome contro la tua pelle, tu hai fatto quella cosa che mi ha segnata per sempre.

Hai affondato i denti nell'interno della mia coscia, proprio vicino all'inguine, dove la pelle è più tenera e sensibile.
È stato un morso deciso, possessivo, quasi brutale. Il dolore acuto si è fuso istantaneamente con l'orgasmo, creando un cortocircuito di sensazioni che mi ha fatto quasi perdere i sensi. È stato il tuo modo di marchiarmi, di dire "questo è mio".

Nei giorni successivi, guardavo quei lividi allo specchio: una macchia violacea che diventava gialla e poi svaniva lentamente, ma che nella mia mente restava vivida come il primo istante. Ogni volta che il tessuto dei pantaloni sfiorava quel punto, sentivo di nuovo i tuoi denti, la tua bocca, la tua forza.

Sono passati dieci anni, Thiago, ma se mi tocchi lì oggi, sento ancora quel brivido. Quel segno è sparito dalla pelle, ma non dalla mia memoria. E ora che ti ho di fronte, l'unica cosa che voglio è che tu torni a lasciarmi un altro segno, ancora più profondo, ancora più forte.

Se solo ti avessi qui davanti, in questo preciso istante, non ci sarebbero preamboli. Ti guarderei negli occhi solo per un secondo, per farti capire che quei dieci anni di attesa sono diventati una fame chimica, un bisogno fisico che mi preme contro lo stomaco.

Ti spingerei a sederti, con quella tua aria di chi sa perfettamente che effetto mi fa, e mi inginocchierei tra le tue gambe senza che tu debba dire una parola. È una posizione che mi appartiene quando si tratta di te: io in basso, a guardarti dal basso verso l'alto, mentre le mie mani risalgono le tue cosce con una fretta che non avevo anni fa.

Sbottonerei i tuoi pantaloni con le dita che tremano appena per l'adrenalina, liberandoti. Voglio sentire il tuo odore addosso, quel profumo di pelle e desiderio che mi è rimasto impresso nei sogni per un decennio. Ti prenderei tra le mani, sentendo quanto sei pronto, quanto sei reattivo al mio tocco, e poi chiuderei gli occhi per godermi il primo contatto.

Inizierei con la punta della lingua, lentamente, quasi a voler sentire ogni singola venatura, ogni centimetro della tua eccitazione che pulsa. E poi ti prenderei in bocca, tutta in una volta, sentendo la tua consistenza che mi riempie completamente. Inizierei a muovere la testa con un ritmo costante, profondo, mentre le mie mani stringono i tuoi glutei per tirarti ancora più vicino a me, per non lasciarti via d'uscita.

Voglio sentire i tuoi respiri farsi corti, voglio sentire le tue dita che si intrecciano tra i miei capelli, non per fermarmi, ma per guidarmi, per spingermi ancora più a fondo. Ti guarderei mentre lo faccio, con le labbra serrate intorno a te, per vedere la tua espressione cambiare, per vedere quel piacere che ti stravolge il viso. Userei la saliva, la lingua, il calore della mia gola, in un movimento fluido e inarrestabile, decisa a farti dimenticare ogni altra donna che hai avuto.

Voglio sentirti sussultare, voglio che il tuo piacere diventi così forte da costringerti a spingere il bacino contro il mio viso, mentre io continuo, implacabile, finché non senti che il limite è stato superato. Voglio che tu venga nella mia bocca, Thiago, per riprendermi tutto quello che ho perso in questo tempo, senza lasciarne cadere neanche una goccia.
scritto il
2026-01-17
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