Sotto la Divisa
di
A. Noir
genere
trio
Mi sono svegliata agitata, con quella sensazione addosso che non mi lasciava scampo. Avevo voglia di vederti, una voglia sincera, quasi ostinata. Sapevo che era sbagliato, e forse proprio per questo era così forte. Ho fatto un bagno caldo, mi sono preparata con cura, come se stessi andando incontro a qualcosa di inevitabile.
Alle 14:50 sono arrivata in città. Poco dopo mi hai scritto: “Posso chiamarti?”. La tua voce mi ha riportato indietro di anni in pochi secondi. Ci siamo accordati e mi sono diretta verso la caserma, tesa, con lo stomaco vuoto. Abbiamo riso, abbiamo mangiato lì, come se fosse tutto normale.
Poi mi hai detto, con una naturalezza che mi ha spiazzata: “Ho fatto sesso mezz’ora fa”. Non so perché, ma mi ha intrigato. Quella confessione, invece di frenarmi, ha acceso una sfida: volevo che il mio odore cancellasse ogni altra traccia.
Il primo bacio mi ha preso alla sprovvista e allo stesso tempo mi ha rimesso esattamente dove eravamo rimasti anni prima. Le nostre lingue si cercavano con una fame retroattiva, il mio corpo rispondeva prima ancora che io potessi pensarci. Quando mi hai baciata non era solo desiderio, era rivendicazione. Era come se mi stessi dicendo “sei tornata qui, adesso sei mia”, e quella frase muta mi è scesa addosso più forte delle tue mani.
Inginocchiarmi davanti a te non è stato un gesto automatico: è stata una scelta, una resa consapevole. Mi eccitava sapere che avrei potuto alzarmi e andare via… e invece sono rimasta lì, sentendo la tua reazione contro le mie labbra e il tuo respiro che si faceva più corto, più ruvido.
Salendo al piano di sopra tutto è diventato più urgente. La stanza era spoglia, quasi brutale. Mi sono spogliata senza vergogna e, quando mi hai detto di aspettarti perché dovevi prendere una cosa, sono rimasta sola a capire fino a che punto fossi disposta ad arrivare.
Quando sei rientrato con Joe, il colpo è stato violento. Mi sono sentita esposta, osservata, ma quella parte di me che desiderava essere vista da più sguardi ha vinto su tutto.
Mi sono messa a quattro zampe, offrendovi il mio corpo come un territorio da conquistare. Sentivo Joe dietro di me: le sue mani non avevano esitazione, le sue dita cercavano la mia parte più intima con un ritmo che era quasi un tormento. E mentre lui mi reclamava da dietro, tu eri lì, davanti ai miei occhi, la mia unica ancora.
Avere la tua virilità calda in bocca, sentirne il battito contro la mia lingua mentre Joe continuava a lavorare dietro di me senza pietà... è stato il paradiso del proibito. Mi sentivo colmata, circondata, posseduta in ogni senso possibile.
Poi ho sentito il bisogno di cambiare ritmo. Mi sono seduta, ritrovandomi nel mezzo: tu alla mia destra, lui alla mia sinistra. Vi ho toccato entrambi, sentendo la differenza tra le vostre carni tese; è stato un momento di potere puro. Mi sentivo la vostra bambina cattiva, sottomessa a quel gioco di sguardi e di carne, godendo di ogni istante in cui mi trattavate come il centro del vostro universo carnale.
Il momento in cui i ruoli si sono invertiti è stato l'istante più intenso, quello in cui ogni fantasia si è fatta carne. Mi sono messa a novanta, con la schiena inarcata e il respiro spezzato, mentre mi possedevi da dietro. Sentivo la tua spinta decisa, ritmica, quel modo che hai di prendermi che mi faceva sentire totalmente tua.
Ma proprio mentre accoglievo ogni tuo colpo, Joe si è avvicinato al mio viso. Mi sono ritrovata in quell'incastro perfetto: tu che mi reclamavi da dietro e lui che offriva la sua virilità alle mie labbra. Ho iniziato a succhiarlo con una fame disperata, muovendo la testa con un ritmo che assecondava la tua spinta. Lo guardavo negli occhi, sentendo i suoi gemiti fondersi con i tuoi respiri pesanti sul mio collo.
Quando mi sono ritrovata nuovamente supina, Joe mi ha sollevato le gambe sulle spalle e finalmente mi ha penetrata con quella forza decisa che mi mancava; il mondo è sparito. Mi ha portata al limite, e ogni colpo che mi dava lo sentivo rimbombare nel profondo.
Mi possedeva con colpi profondi, ritmici, che sentivo fin nello stomaco; era una sofferenza deliziosa che non volevo smettesse mai. Mentre lui mi prendeva con quella forza bruta, io attiravo te verso il mio viso, cercando la tua virilità per non perdere un solo istante del vostro sapore.
Joe era ormai oltre il limite: si è sfilato per portarsi vicino alla mia bocca e ha iniziato a muoversi con più urgenza.
“Vuoi sentirmi venire, eh?”, mi ha sussurrato, e io ho potuto solo annuire con lo sguardo, incapace di parlare mentre la mia gola lo accoglieva sempre più a fondo. Ho sentito il suo corpo irrigidirsi e poi quella sensazione inconfondibile: le sue contrazioni ritmiche proprio mentre tu mi assaggiavi e mi torturavi con la lingua. Mi è venuto in bocca, un’ondata calda e intensa che ho inghiottito con devozione, senza smettere un istante di sentirti.
Appena Joe ha liberato il suo piacere, mi sono concentrata nuovamente solo su di te. Volevo vederti cedere. Ti ho preso con una foga nuova, avvolgendoti in una morsa umida e profonda, mentre lui rimaneva tra le mie gambe. Sentivo la sua lingua che mi leccava con una curiosità insaziabile, riaccendendo i miei sensi. Davanti la mia bocca lavorava per te, sotto venivo tormentata da lui.
Ti guardavo dritto negli occhi mentre la tua resistenza crollava: ho sentito le tue contrazioni contro il mio palato e ho inghiottito tutto, sentendo il sapore della tua vittoria, per poi crollare sul letto sfinita, colma di voi, mentre il silenzio della stanza era rotto solo dai nostri respiri spezzati.
“Il mio ruolo qui è finito”. Joe pronuncia queste parole sorridendo e si congeda. Ora rimaniamo io e te.
Mancava mezz’ora alla fine del tuo turno, ma l’aria tra noi era ancora troppo densa per lasciarci andare così. Ti ho guardato negli occhi e ti ho lanciato quella sfida silenziosa, una provocazione che sapevo non avresti ignorato: “Ce la fai ancora?”. Non hai risposto a parole, mi hai trascinata in cucina.
In quel luogo così asettico e illuminato, il desiderio è diventato quasi brutale. Ti ho chiesto di posizionare il telefono in modo da riprenderci; volevo che ogni istante venisse impresso in un video, volevo poter riguardare la mia resa ogni volta che ne avessi avuto bisogno.
Mi sono piegata in avanti, appoggiando i gomiti sulla superficie fredda del tavolo, con i pantaloni abbassati e il corpo completamente offerto alla tua volontà. Mi sono messa a novanta gradi, sentendo il brivido del metallo sotto la pelle e il calore della tua presenza che premeva alle mie spalle.
Quando sei entrato finalmente in me, ho sentito un urto che mi ha tolto il fiato. Hai iniziato a possedermi con un ritmo magistrale, alternando colpi profondi e veloci a movimenti lenti, quasi tortuosi, che mi facevano impazzire. Ero lì, sottomessa eppure protagonista di quell'inquadratura, con lo sguardo fisso sull'obiettivo del telefono che catturava la mia schiena inarcata e il tuo corpo che mi reclamava con forza.
Per godermi appieno la scena, ho alzato una gamba, aprendomi ancora di più per vedere nello schermo la tua virilità che entrava e usciva da me, un movimento ipnotico che mi ha portata dritta verso un orgasmo violento e totale. Mentre venivo, scossa da vibrazioni che non riuscivo a controllare, mi sono inginocchiata davanti a te.
Ti ho preso di nuovo in bocca, guardandoti dal basso verso l’alto mentre usavo la mano e le labbra per assecondare la tua imminente esplosione.
Vedere nel video la tua testa che si portava all'indietro proprio nel momento del culmine, sentire le tue contrazioni contro il mio palato mentre la tua essenza mi inondava, è stato il trionfo finale.
Erano le 18:00, e mentre uscivamo dalla caserma, il sapore di quell'ultima sfida mi bruciava ancora in gola. Ci siamo salutati con un appuntamento fissato per l'una di notte, alla fine del tuo turno.
01:00 L’ora X è finalmente arrivata. Mi hai raggiunta nel parcheggio e ti ho seguito in auto fino a una strada senza uscita, un luogo dove il mondo non poteva vederci. Sei salito sulla mia macchina e il silenzio della notte è stato subito spezzato dai nostri respiri.
Ci siamo spogliati in fretta, con l'urgenza di chi non ha ancora finito di reclamarsi. Ti sei rannicchiato verso il cruscotto e hai iniziato a leccarmi con una dedizione che mi ha fatto perdere i sensi; mi succhiavi e mi tormentavi il clitoride finché non sono venuta, scossa da un piacere che sembrava non avere fine.
Poi è stato il tuo turno. Ti ho fatto capire di metterti sopra di me: volevo sentirti muovere veloce, sentire il tuo fiato caldo sul mio collo mentre mi prendevi di nuovo. Mi hai fatto venire per la seconda volta, e mentre riprendevo fiato ti ho sussurrato: "Siamo due a zero".
Ti ho fatto stendere e mi sono messa al centro delle tue gambe, pronta a dedicarti ogni mia fibra. Hai preso la mia mano e hai guidato le mie dita proprio lì, dove sapevi che ti avrebbe fatto impazzire, godendo del modo in cui il tuo corpo reagiva a quel contatto proibito.
Ti ho leccato e ti ho preso in bocca con una fame assoluta; è stato l’orgasmo più bello che tu mi abbia mai regalato. Ero talmente eccitata che mi sembrava di venire di nuovo insieme a te. Ho sentito ogni tua contrazione, il tuo corpo che si tendeva all'estremo prima di cedere, e ho accolto il tuo sapore per la terza volta in quel giorno, assaporando fino in fondo la tua vittoria su di me.
Erano praticamente le due di notte quando il silenzio è tornato a riempire l’abitacolo dell'auto. Eravamo entrambi sfiniti, immersi nell'odore del nostro sesso e nel calore che ancora emanavano i nostri corpi vicini. Mi sono ricomposta lentamente, sentendo ogni muscolo vibrare per lo sforzo e per il piacere estremo che ci eravamo appena scambiati.
Ti sei preparato per scendere, ma prima di farlo mi hai guardata con un’intensità che mi ha tolto il fiato per l'ultima volta.
Ti sei sporto verso di me.
"Ciao tesoro"
Non era un semplice saluto; in quelle due parole c’era tutto il peso della giornata, la complicità del segreto che avevamo diviso con Joe e l'intimità assoluta che avevamo ritrovato tra i sedili di quella macchina. Mi è sembrato un marchio, un modo per dirmi che, nonostante tutto, appartenevamo ancora a quel legame proibito.
Ti ho guardato uscire e chiudere la portiera, rimanendo immobile mentre ti allontanavi nel buio.
Alle 14:50 sono arrivata in città. Poco dopo mi hai scritto: “Posso chiamarti?”. La tua voce mi ha riportato indietro di anni in pochi secondi. Ci siamo accordati e mi sono diretta verso la caserma, tesa, con lo stomaco vuoto. Abbiamo riso, abbiamo mangiato lì, come se fosse tutto normale.
Poi mi hai detto, con una naturalezza che mi ha spiazzata: “Ho fatto sesso mezz’ora fa”. Non so perché, ma mi ha intrigato. Quella confessione, invece di frenarmi, ha acceso una sfida: volevo che il mio odore cancellasse ogni altra traccia.
Il primo bacio mi ha preso alla sprovvista e allo stesso tempo mi ha rimesso esattamente dove eravamo rimasti anni prima. Le nostre lingue si cercavano con una fame retroattiva, il mio corpo rispondeva prima ancora che io potessi pensarci. Quando mi hai baciata non era solo desiderio, era rivendicazione. Era come se mi stessi dicendo “sei tornata qui, adesso sei mia”, e quella frase muta mi è scesa addosso più forte delle tue mani.
Inginocchiarmi davanti a te non è stato un gesto automatico: è stata una scelta, una resa consapevole. Mi eccitava sapere che avrei potuto alzarmi e andare via… e invece sono rimasta lì, sentendo la tua reazione contro le mie labbra e il tuo respiro che si faceva più corto, più ruvido.
Salendo al piano di sopra tutto è diventato più urgente. La stanza era spoglia, quasi brutale. Mi sono spogliata senza vergogna e, quando mi hai detto di aspettarti perché dovevi prendere una cosa, sono rimasta sola a capire fino a che punto fossi disposta ad arrivare.
Quando sei rientrato con Joe, il colpo è stato violento. Mi sono sentita esposta, osservata, ma quella parte di me che desiderava essere vista da più sguardi ha vinto su tutto.
Mi sono messa a quattro zampe, offrendovi il mio corpo come un territorio da conquistare. Sentivo Joe dietro di me: le sue mani non avevano esitazione, le sue dita cercavano la mia parte più intima con un ritmo che era quasi un tormento. E mentre lui mi reclamava da dietro, tu eri lì, davanti ai miei occhi, la mia unica ancora.
Avere la tua virilità calda in bocca, sentirne il battito contro la mia lingua mentre Joe continuava a lavorare dietro di me senza pietà... è stato il paradiso del proibito. Mi sentivo colmata, circondata, posseduta in ogni senso possibile.
Poi ho sentito il bisogno di cambiare ritmo. Mi sono seduta, ritrovandomi nel mezzo: tu alla mia destra, lui alla mia sinistra. Vi ho toccato entrambi, sentendo la differenza tra le vostre carni tese; è stato un momento di potere puro. Mi sentivo la vostra bambina cattiva, sottomessa a quel gioco di sguardi e di carne, godendo di ogni istante in cui mi trattavate come il centro del vostro universo carnale.
Il momento in cui i ruoli si sono invertiti è stato l'istante più intenso, quello in cui ogni fantasia si è fatta carne. Mi sono messa a novanta, con la schiena inarcata e il respiro spezzato, mentre mi possedevi da dietro. Sentivo la tua spinta decisa, ritmica, quel modo che hai di prendermi che mi faceva sentire totalmente tua.
Ma proprio mentre accoglievo ogni tuo colpo, Joe si è avvicinato al mio viso. Mi sono ritrovata in quell'incastro perfetto: tu che mi reclamavi da dietro e lui che offriva la sua virilità alle mie labbra. Ho iniziato a succhiarlo con una fame disperata, muovendo la testa con un ritmo che assecondava la tua spinta. Lo guardavo negli occhi, sentendo i suoi gemiti fondersi con i tuoi respiri pesanti sul mio collo.
Quando mi sono ritrovata nuovamente supina, Joe mi ha sollevato le gambe sulle spalle e finalmente mi ha penetrata con quella forza decisa che mi mancava; il mondo è sparito. Mi ha portata al limite, e ogni colpo che mi dava lo sentivo rimbombare nel profondo.
Mi possedeva con colpi profondi, ritmici, che sentivo fin nello stomaco; era una sofferenza deliziosa che non volevo smettesse mai. Mentre lui mi prendeva con quella forza bruta, io attiravo te verso il mio viso, cercando la tua virilità per non perdere un solo istante del vostro sapore.
Joe era ormai oltre il limite: si è sfilato per portarsi vicino alla mia bocca e ha iniziato a muoversi con più urgenza.
“Vuoi sentirmi venire, eh?”, mi ha sussurrato, e io ho potuto solo annuire con lo sguardo, incapace di parlare mentre la mia gola lo accoglieva sempre più a fondo. Ho sentito il suo corpo irrigidirsi e poi quella sensazione inconfondibile: le sue contrazioni ritmiche proprio mentre tu mi assaggiavi e mi torturavi con la lingua. Mi è venuto in bocca, un’ondata calda e intensa che ho inghiottito con devozione, senza smettere un istante di sentirti.
Appena Joe ha liberato il suo piacere, mi sono concentrata nuovamente solo su di te. Volevo vederti cedere. Ti ho preso con una foga nuova, avvolgendoti in una morsa umida e profonda, mentre lui rimaneva tra le mie gambe. Sentivo la sua lingua che mi leccava con una curiosità insaziabile, riaccendendo i miei sensi. Davanti la mia bocca lavorava per te, sotto venivo tormentata da lui.
Ti guardavo dritto negli occhi mentre la tua resistenza crollava: ho sentito le tue contrazioni contro il mio palato e ho inghiottito tutto, sentendo il sapore della tua vittoria, per poi crollare sul letto sfinita, colma di voi, mentre il silenzio della stanza era rotto solo dai nostri respiri spezzati.
“Il mio ruolo qui è finito”. Joe pronuncia queste parole sorridendo e si congeda. Ora rimaniamo io e te.
Mancava mezz’ora alla fine del tuo turno, ma l’aria tra noi era ancora troppo densa per lasciarci andare così. Ti ho guardato negli occhi e ti ho lanciato quella sfida silenziosa, una provocazione che sapevo non avresti ignorato: “Ce la fai ancora?”. Non hai risposto a parole, mi hai trascinata in cucina.
In quel luogo così asettico e illuminato, il desiderio è diventato quasi brutale. Ti ho chiesto di posizionare il telefono in modo da riprenderci; volevo che ogni istante venisse impresso in un video, volevo poter riguardare la mia resa ogni volta che ne avessi avuto bisogno.
Mi sono piegata in avanti, appoggiando i gomiti sulla superficie fredda del tavolo, con i pantaloni abbassati e il corpo completamente offerto alla tua volontà. Mi sono messa a novanta gradi, sentendo il brivido del metallo sotto la pelle e il calore della tua presenza che premeva alle mie spalle.
Quando sei entrato finalmente in me, ho sentito un urto che mi ha tolto il fiato. Hai iniziato a possedermi con un ritmo magistrale, alternando colpi profondi e veloci a movimenti lenti, quasi tortuosi, che mi facevano impazzire. Ero lì, sottomessa eppure protagonista di quell'inquadratura, con lo sguardo fisso sull'obiettivo del telefono che catturava la mia schiena inarcata e il tuo corpo che mi reclamava con forza.
Per godermi appieno la scena, ho alzato una gamba, aprendomi ancora di più per vedere nello schermo la tua virilità che entrava e usciva da me, un movimento ipnotico che mi ha portata dritta verso un orgasmo violento e totale. Mentre venivo, scossa da vibrazioni che non riuscivo a controllare, mi sono inginocchiata davanti a te.
Ti ho preso di nuovo in bocca, guardandoti dal basso verso l’alto mentre usavo la mano e le labbra per assecondare la tua imminente esplosione.
Vedere nel video la tua testa che si portava all'indietro proprio nel momento del culmine, sentire le tue contrazioni contro il mio palato mentre la tua essenza mi inondava, è stato il trionfo finale.
Erano le 18:00, e mentre uscivamo dalla caserma, il sapore di quell'ultima sfida mi bruciava ancora in gola. Ci siamo salutati con un appuntamento fissato per l'una di notte, alla fine del tuo turno.
01:00 L’ora X è finalmente arrivata. Mi hai raggiunta nel parcheggio e ti ho seguito in auto fino a una strada senza uscita, un luogo dove il mondo non poteva vederci. Sei salito sulla mia macchina e il silenzio della notte è stato subito spezzato dai nostri respiri.
Ci siamo spogliati in fretta, con l'urgenza di chi non ha ancora finito di reclamarsi. Ti sei rannicchiato verso il cruscotto e hai iniziato a leccarmi con una dedizione che mi ha fatto perdere i sensi; mi succhiavi e mi tormentavi il clitoride finché non sono venuta, scossa da un piacere che sembrava non avere fine.
Poi è stato il tuo turno. Ti ho fatto capire di metterti sopra di me: volevo sentirti muovere veloce, sentire il tuo fiato caldo sul mio collo mentre mi prendevi di nuovo. Mi hai fatto venire per la seconda volta, e mentre riprendevo fiato ti ho sussurrato: "Siamo due a zero".
Ti ho fatto stendere e mi sono messa al centro delle tue gambe, pronta a dedicarti ogni mia fibra. Hai preso la mia mano e hai guidato le mie dita proprio lì, dove sapevi che ti avrebbe fatto impazzire, godendo del modo in cui il tuo corpo reagiva a quel contatto proibito.
Ti ho leccato e ti ho preso in bocca con una fame assoluta; è stato l’orgasmo più bello che tu mi abbia mai regalato. Ero talmente eccitata che mi sembrava di venire di nuovo insieme a te. Ho sentito ogni tua contrazione, il tuo corpo che si tendeva all'estremo prima di cedere, e ho accolto il tuo sapore per la terza volta in quel giorno, assaporando fino in fondo la tua vittoria su di me.
Erano praticamente le due di notte quando il silenzio è tornato a riempire l’abitacolo dell'auto. Eravamo entrambi sfiniti, immersi nell'odore del nostro sesso e nel calore che ancora emanavano i nostri corpi vicini. Mi sono ricomposta lentamente, sentendo ogni muscolo vibrare per lo sforzo e per il piacere estremo che ci eravamo appena scambiati.
Ti sei preparato per scendere, ma prima di farlo mi hai guardata con un’intensità che mi ha tolto il fiato per l'ultima volta.
Ti sei sporto verso di me.
"Ciao tesoro"
Non era un semplice saluto; in quelle due parole c’era tutto il peso della giornata, la complicità del segreto che avevamo diviso con Joe e l'intimità assoluta che avevamo ritrovato tra i sedili di quella macchina. Mi è sembrato un marchio, un modo per dirmi che, nonostante tutto, appartenevamo ancora a quel legame proibito.
Ti ho guardato uscire e chiudere la portiera, rimanendo immobile mentre ti allontanavi nel buio.
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