Cuckold di Mamma 6
di
michiru
genere
incesti
Qualche settimana dopo
Era un pomeriggio di metà febbraio, uno di quei giorni in cui il cielo è grigio e la casa sembra più silenziosa del solito. Papà era fuori per lavoro fino a tarda serata, come capitava spesso ultimamente. Io invece ero rientrato prima dall’università perché l’ultima lezione era stata annullata. Appena aperto il portone sentii dei rumori provenire dal piano di sopra. Non erano rumori qualunque.
Erano i suoni inconfondibili di carne che sbatte contro carne, di gemiti soffocati che cercavano di non essere troppo forti, di un letto che cigolava con ritmo regolare e deciso. Il cuore mi salì in gola. Non era la prima volta che sentivo mia madre godere, ma c’era qualcosa di diverso in quel momento. Era casa nostra. Era la camera matrimoniale. Il letto dove dormivano i miei genitori da venticinque anni. Salii le scale piano, quasi in apnea. La porta della camera era accostata, non chiusa del tutto. Una striscia di luce calda usciva dalla fessura.Mi avvicinai. E vidi.Francesco era sdraiato supino sul letto dei miei, completamente nudo, il cazzone duro e lucido puntato verso l’alto come un’arma. Mia madre, Manuela, era a cavalcioni su di lui, nuda, i capelli spettinati, il trucco leggermente sbavato. Si muoveva lenta ma profonda, facendo sparire tutta quell’asta enorme dentro di sé a ogni discesa, emettendo un gemito roco e spezzato ogni volta che il glande le premeva contro il fondo.Paolo era in piedi sul letto, proprio di fronte al viso di mamma. Le teneva la testa con entrambe le mani e le scopava la bocca con calma crudele, entrando fino in gola e poi uscendo quasi del tutto, lasciando che lei boccheggiasse un attimo prima di rientrare. Ogni tanto le dava dei leggeri schiaffetti sulle guance con il cazzo bagnato di saliva, facendola mugolare di sottomissione compiaciuta.«Brava cagna… proprio così… prendilo tutto in quella gola da troia» mormorava Paolo, mentre Francesco le palpava il culo e ogni tanto le dava una sculacciata sonora che faceva tremare le carni.
Mamma aveva gli occhi socchiusi, persi in un piacere animalesco. Ogni tanto staccava la bocca da Paolo solo per guardare Francesco negli occhi e sussurrargli cose sporche a fior di labbra:«Dimmi che questo letto è tuo adesso… dimmelo mentre mi sfondi…»Francesco rise piano, cattivo.«Questo letto è mio da un pezzo, Manuela. Tuo marito ci dorme sopra, ma è il mio cazzo che lo bagna, che lo segna. Ogni volta che si sdraia qui sente ancora l’odore della tua fica arrapata per me.»Quelle parole la fecero tremare visibilmente. Accelerò il movimento dei fianchi, quasi isterica, sbattendo il bacino contro il pube di Francesco con violenza.Paolo approfittò del momento per affondare ancora di più nella gola, tenendola ferma per i capelli.«Senti come gode tua madre sul letto di tuo padre, Marco?» disse Francesco senza nemmeno girarsi, come se sapesse già che ero lì.Mi ero sporto quel tanto che bastava per essere visto. Non mi ero accorto di aver fatto rumore, ma evidentemente sì.Mamma girò appena la testa, con il cazzo di Paolo ancora mezzo dentro la bocca. Mi guardò. Gli occhi lucidi, le pupille dilatate. Non c’era vergogna. Solo una lussuria feroce e serena.«Marco… amore…» biascicò, con la voce impastata di saliva e desiderio. «Vuoi… vuoi guardare da vicino?»Francesco diede una spinta dal basso, facendola sobbalzare e gemere forte.«Vieni qui, ragazzo» disse con quel tono calmo e autoritario che usava sempre. «Siediti sulla poltrona di tuo padre. È il posto migliore per goderti lo spettacolo.»Obbedii.
Mi sedetti sulla vecchia poltrona di pelle dove papà leggeva il giornale la domenica mattina. Il tessuto era ancora caldo, come se qualcuno ci fosse stato seduto fino a poco prima.Da lì vedevo tutto.
Il modo in cui il cazzo di Francesco dilatava la fica di mamma a ogni affondo.
Il modo in cui le palle di Paolo sbattevano contro il mento di lei mentre le scopava la gola.
Il modo in cui le tette enormi rimbalzavano e il sudore le colava tra i solchi del seno.«Tua madre oggi voleva farlo proprio qui» disse Francesco mentre le strizzava i capezzoli fino a farla inarcare. «Ha detto che voleva sentirsi una puttana nel posto più sbagliato del mondo. E io l’ho accontentata.»Mamma annuì freneticamente, incapace di parlare con la bocca piena.Poi Paolo si sfilò, le diede qualche colpo di cazzo sulle guance e si spostò dietro di lei.«Adesso vediamo quanto riesce a prendere insieme» annunciò.
Mamma si fermò un attimo, ansimando, poi si sporse in avanti offrendo entrambi i buchi. Francesco rimase piantato dentro la fica. Paolo, dopo essersi sputato sulla mano e averlo fatto scorrere sull’asta, cominciò a premere contro il suo ano già usato e sensibilissimo.Quando entrò, mamma lanciò un urlo strozzato che si trasformò subito in un gemito lunghissimo di goduria pura.Due cazzi dentro. Contemporaneamente. Sul letto matrimoniale.«Cazzo… sì… proprio così… sfondatemi… usate la vostra troia…» rantolava, ormai fuori di sé.Francesco mi guardò dritto negli occhi, con un sorriso obliquo.«Vedi, Marco? Tua madre non è più la donna di tuo padre. È nostra. E questo letto… questo letto d’ora in poi avrà sempre il ricordo di quello che le facciamo.»Paolo diede una spinta violenta e mamma venne, scossa da spasmi violenti, schizzando umori sulle lenzuola. Non si fermarono. Continuarono a scoparla attraverso l’orgasmo, prolungandolo, rendendolo quasi doloroso.Quando finalmente vennero anche loro, quasi nello stesso momento, lo fecero dentro.
Prima Francesco, riempiendole la fica con fiotti potenti e profondi.
Poi Paolo, scaricandole nel culo fino a far traboccare la sborra lungo le cosce.Mamma rimase lì, tremante, appoggiata sul petto di Francesco, con il respiro corto e gli occhi vitrei.Poi, dopo un lunghissimo silenzio rotto solo dai loro respiri pesanti, girò appena la testa verso di me.Sorrise, stanca ma felice.«Amore… domani dobbiamo cambiare le lenzuola… tuo padre non capirebbe.»E rise piano, una risata bassa, complice e assolutamente perversa.
Era un pomeriggio di metà febbraio, uno di quei giorni in cui il cielo è grigio e la casa sembra più silenziosa del solito. Papà era fuori per lavoro fino a tarda serata, come capitava spesso ultimamente. Io invece ero rientrato prima dall’università perché l’ultima lezione era stata annullata. Appena aperto il portone sentii dei rumori provenire dal piano di sopra. Non erano rumori qualunque.
Erano i suoni inconfondibili di carne che sbatte contro carne, di gemiti soffocati che cercavano di non essere troppo forti, di un letto che cigolava con ritmo regolare e deciso. Il cuore mi salì in gola. Non era la prima volta che sentivo mia madre godere, ma c’era qualcosa di diverso in quel momento. Era casa nostra. Era la camera matrimoniale. Il letto dove dormivano i miei genitori da venticinque anni. Salii le scale piano, quasi in apnea. La porta della camera era accostata, non chiusa del tutto. Una striscia di luce calda usciva dalla fessura.Mi avvicinai. E vidi.Francesco era sdraiato supino sul letto dei miei, completamente nudo, il cazzone duro e lucido puntato verso l’alto come un’arma. Mia madre, Manuela, era a cavalcioni su di lui, nuda, i capelli spettinati, il trucco leggermente sbavato. Si muoveva lenta ma profonda, facendo sparire tutta quell’asta enorme dentro di sé a ogni discesa, emettendo un gemito roco e spezzato ogni volta che il glande le premeva contro il fondo.Paolo era in piedi sul letto, proprio di fronte al viso di mamma. Le teneva la testa con entrambe le mani e le scopava la bocca con calma crudele, entrando fino in gola e poi uscendo quasi del tutto, lasciando che lei boccheggiasse un attimo prima di rientrare. Ogni tanto le dava dei leggeri schiaffetti sulle guance con il cazzo bagnato di saliva, facendola mugolare di sottomissione compiaciuta.«Brava cagna… proprio così… prendilo tutto in quella gola da troia» mormorava Paolo, mentre Francesco le palpava il culo e ogni tanto le dava una sculacciata sonora che faceva tremare le carni.
Mamma aveva gli occhi socchiusi, persi in un piacere animalesco. Ogni tanto staccava la bocca da Paolo solo per guardare Francesco negli occhi e sussurrargli cose sporche a fior di labbra:«Dimmi che questo letto è tuo adesso… dimmelo mentre mi sfondi…»Francesco rise piano, cattivo.«Questo letto è mio da un pezzo, Manuela. Tuo marito ci dorme sopra, ma è il mio cazzo che lo bagna, che lo segna. Ogni volta che si sdraia qui sente ancora l’odore della tua fica arrapata per me.»Quelle parole la fecero tremare visibilmente. Accelerò il movimento dei fianchi, quasi isterica, sbattendo il bacino contro il pube di Francesco con violenza.Paolo approfittò del momento per affondare ancora di più nella gola, tenendola ferma per i capelli.«Senti come gode tua madre sul letto di tuo padre, Marco?» disse Francesco senza nemmeno girarsi, come se sapesse già che ero lì.Mi ero sporto quel tanto che bastava per essere visto. Non mi ero accorto di aver fatto rumore, ma evidentemente sì.Mamma girò appena la testa, con il cazzo di Paolo ancora mezzo dentro la bocca. Mi guardò. Gli occhi lucidi, le pupille dilatate. Non c’era vergogna. Solo una lussuria feroce e serena.«Marco… amore…» biascicò, con la voce impastata di saliva e desiderio. «Vuoi… vuoi guardare da vicino?»Francesco diede una spinta dal basso, facendola sobbalzare e gemere forte.«Vieni qui, ragazzo» disse con quel tono calmo e autoritario che usava sempre. «Siediti sulla poltrona di tuo padre. È il posto migliore per goderti lo spettacolo.»Obbedii.
Mi sedetti sulla vecchia poltrona di pelle dove papà leggeva il giornale la domenica mattina. Il tessuto era ancora caldo, come se qualcuno ci fosse stato seduto fino a poco prima.Da lì vedevo tutto.
Il modo in cui il cazzo di Francesco dilatava la fica di mamma a ogni affondo.
Il modo in cui le palle di Paolo sbattevano contro il mento di lei mentre le scopava la gola.
Il modo in cui le tette enormi rimbalzavano e il sudore le colava tra i solchi del seno.«Tua madre oggi voleva farlo proprio qui» disse Francesco mentre le strizzava i capezzoli fino a farla inarcare. «Ha detto che voleva sentirsi una puttana nel posto più sbagliato del mondo. E io l’ho accontentata.»Mamma annuì freneticamente, incapace di parlare con la bocca piena.Poi Paolo si sfilò, le diede qualche colpo di cazzo sulle guance e si spostò dietro di lei.«Adesso vediamo quanto riesce a prendere insieme» annunciò.
Mamma si fermò un attimo, ansimando, poi si sporse in avanti offrendo entrambi i buchi. Francesco rimase piantato dentro la fica. Paolo, dopo essersi sputato sulla mano e averlo fatto scorrere sull’asta, cominciò a premere contro il suo ano già usato e sensibilissimo.Quando entrò, mamma lanciò un urlo strozzato che si trasformò subito in un gemito lunghissimo di goduria pura.Due cazzi dentro. Contemporaneamente. Sul letto matrimoniale.«Cazzo… sì… proprio così… sfondatemi… usate la vostra troia…» rantolava, ormai fuori di sé.Francesco mi guardò dritto negli occhi, con un sorriso obliquo.«Vedi, Marco? Tua madre non è più la donna di tuo padre. È nostra. E questo letto… questo letto d’ora in poi avrà sempre il ricordo di quello che le facciamo.»Paolo diede una spinta violenta e mamma venne, scossa da spasmi violenti, schizzando umori sulle lenzuola. Non si fermarono. Continuarono a scoparla attraverso l’orgasmo, prolungandolo, rendendolo quasi doloroso.Quando finalmente vennero anche loro, quasi nello stesso momento, lo fecero dentro.
Prima Francesco, riempiendole la fica con fiotti potenti e profondi.
Poi Paolo, scaricandole nel culo fino a far traboccare la sborra lungo le cosce.Mamma rimase lì, tremante, appoggiata sul petto di Francesco, con il respiro corto e gli occhi vitrei.Poi, dopo un lunghissimo silenzio rotto solo dai loro respiri pesanti, girò appena la testa verso di me.Sorrise, stanca ma felice.«Amore… domani dobbiamo cambiare le lenzuola… tuo padre non capirebbe.»E rise piano, una risata bassa, complice e assolutamente perversa.
5
voti
voti
valutazione
8.4
8.4
Continua a leggere racconti dello stesso autore
racconto precedente
Cuckold di Mamma 5
Commenti dei lettori al racconto erotico