La nostra insostituibile domestica ep.2

di
genere
dominazione

La vita della nostra famiglia non sarebbe stata la stessa senza Sara, la nostra domestica.
Ci prendiamo cura di lei, è molto preziosa, sono rarissime le serve che scelgono di appartenere al punto di trasferirsi ed estraniarsi dall’insulso mondo là fuori.
L’abbiamo accompagnata al solito check up medico annuale, un dottore privato la visita, esegue un prelievo per esami accurati, ecografia completa all’addome, eco cardiaca. Ci teniamo alla sua salute, soprattutto perché, appena arrivano i referti che certificano il suo benessere, pretendiamo da lei un altro gesto di devozione. Lei si sdraia, si volta dall’altra parte e ci porge la mano destra, le foriamo un polpastrello, con gli aghetti che si usano per i test della glicemia, e lei ci dona gocce del suo sangue. E’ fiera di potercelo concedere, dice che quel nettare ci appartiene, papà ne lascia cadere qualche goccia nel vasetto di una piccola pianta che tiene sulla scrivania, per annaffiarla, dice che a suo parere, continuando, un po’ della nostra domestica, lentamente crescerà in quel vegetale. È un esperimento folle, ma glielo concediamo. Con un pennello sottile poi raccoglie altre gocce, per gli ultimi ritocchi di qualche olio su tela che fa a tempo perso, anche qui, è fissato che le sue opere debbano avere una componente viva, in un quadro ha anche inserito una ciocca dei capelli di Sara, alcuni peli pubici, saliva, unghie. Sta peggiorando la sua ossessione.
Poi tocca a me, io buco altri tre polpastrelli, spremo e faccio stillare il sangue della mia venerata schiava nel flute di champagne, adoro bere la sua linfa vitale, dona quel tocco di metallico al nettare di Reims. Ma soprattutto mi eccita perché è il suo/nostro sangue. Ci guardiamo mentre le gocce si diffondono nel vino, avvicino il calice alla bocca e la deglutisco, non possiamo dirci nulla, non abbiamo e non avremo mai confidenza, ma ci sono attimi in cui quei gesti ci legano come nessun altro. Papà poi la fa stendere pancia in giù, le alza con un gesto deciso il gonnellone dell’abito marrone scuro, abbinato a grembiule bianco davanti. Le scopre il fondoschiena, trascina brutalmente giù le mutande, e punge una chiappa, verso l’interno coscia, dove qualche goccia riesce ad uscire anche con un forellino così. Ammetto che piace anche a me abbeverarmi direttamente dalla carna, leccare il suo sangue e allo stesso tempo aprirle le chiappe per ammirare il suo ano. Quando lo guardo, quel foro, mi stupisco sempre, ancora non ha emorroidi, anche se inizia a mostrare i segni del troppo sesso anale concessoci. Quante volte l’ho usato per le mie porche esigenze. Quanti clisteri ho iniettato in quel pertugio. Chissà come sarebbe stata la mia vita senza l’ano di Sara. Forse avrei potuto innamorarmi di qualcuna, ma questo buco mi ha sempre risucchiato la voglia di cercare altrove. È l’ano della mia vita, mi scende quasi una lacrima quando lo vedo, è l’ano della nostra Sara. Non resisto, stacco le labbra dal sangue, ho il viso sporco come fossi un vampiro, mi alzo, sbottono i pantaloni. Sara si accorge di quello che sta per accadere, lo sente quando stiamo per approfittare di lei, quando il nostro respiro cambia e diventiamo famelici, una fame che toccherà a lei saziare. Lo sente anche perché prendo il lubrificane, e ne lascio cadere un po’ sul foro del suo culo. Il gel è freddo, vedo che fa un piccolo scattino appena lo percepisce.
Papà vuole che Sara stia zitta mentre la usiamo, ma lei ora si permette di parlare: “mio signore, mi sfrutti, mi spolpi di energia, non abbia freni, sono qui per lei.” Così, lentamente, la inculo, piano sprofondo in lei, attendendo che si rilassi, non capisco perché il mio pene sia così enorme rispetto a quello di papà. Lui la sodomizza brutalmente, entro spesso a secco, credo sia per un suo complesso di inferiorità. Io voglio godermela con calma, sentirla che si concede da brava soggiogata. Mi soglio, le appoggio il petto alla schiena, oggi ho voglia di far l’amore con lei, nel culo. Papà sta parlando al telefono nell’altra stanza, quindi posso concedermi il proibito, cioè baciarla in bocca, lei si volta di lato, la raggiungo, continuo ad amarla ondeggiandole nelle viscere, ansimiamo, le ordino di estrarre la lingua il più possibile e tenerla ferma, gliela succhio mentre non smetto di impalarla. Con la mano son curioso di verificare come è messa la sua fica, la tocco, è fradicia, sono scomodissimo ma abbracciandola, riesco ad infilarle due dita in vagine, e muoverle stimolando la parete rugosa verso il ventre.
Sta ansimando sempre più forte, se non smette papà la sentirà, le tappo la bocca baciandola più forte, ho un improvviso desiderio di ingravidarla, me lo faccio passare, masturbo, inculo, bacio, viene improvvisamente, contorcendosi tutte e sparandomi fuori le due dita dalla fica, squirta come se fosse l’ultima cosa che fa prima della morte, si stacca dalla mia bocca, grida di continuare ad incularla, poi emette rantoli e urla, è irriconoscibile, io continuo con un ritmo forsennato, profondo, viscerale, mi riceve come fosse fatta di burro, è spalancata, vengo, vengo per un’infinità di secondi, eiaculo tutto nel suo colon, che amo…
Ma papà ha sentito. Non ci voleva.
Arriva imbestialito! Ormai ha capito che qualcosa sta sfuggendo di mano. Ci sfila interponendosi con le braccia, esco da lei, ha l’ano talmente dilatato da far impressione. Anche papà resta qualche secondo stupito, guardandolo. La prende per mano, la porta in bagno, lei sta ancora riprendendo fiato dall’orgasmo, qui c’è liquido di squirt ovunque.
Vado a vedere quale punizione le riserverà, la denuda frettolosamente e la spinge sotto la doccia, lei si siede nell’angolino, lui apre l’acqua gelida e col doccino potente gliela indirizza tutta addosso, lei trema, cerca di coprirsi il petto, passano interminabili secondi. Non vedo l’ora che la smetta di infierire. Poi chiude il rubinetto e va via. Trema, sto per porgerle gentilmente un asciugamano, ma prima la scaldo, urinandole abbondantemente addosso.
scritto il
2026-01-14
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