Alla mia donna piace tanto leccare il culo alla vicina

di
genere
dominazione

Questa è la storia, con nomi e circostanze diverse dalla realtà, vissuta per quindici mesi.

Mariagrazia era ossessionata dalla vicina di casa, Claudia.
Questo è il racconto di come riuscimmo a coinvolgere una brava donna nei nostri giochi perversi, finché è durato.

Quando mi trasferii da lei, da Mariagrazia, all’inizio del nostro rapporto, dovetti insegnarle molto sull’intimità di una coppia.

Lei aveva insistito perché dessi in affitto il mio appartamento e mi trasferissi da lei che aveva appena ristrutturato i suoi centoventi metri quadrati in stile moderno e funzionale, molto elegante.

Non affittai mai il mio appartamento del quale ero e sono molto geloso, ma portai da Mariagrazia molte delle mie cose, riservandomi la possibilità di tenere il mio appartamento per i weekend con le mie figlie che erano ancora piccole, senza imporre loro una nuova relazione.

Tornando agli insegnamenti, la sera nella quale mi trasferii semi-permanentemente, salii al terzo piano e lei, Mariagrazia, si fece trovare sulla porta.

La guardai infastidito dal suo aspetto ed entrai con il mio ultimo trolley di vestiti, diretto in camera da letto prima di sedermi a cena.

- Cosa c’è? - mi chiese durante la cena.

Non fui affatto diplomatico.

- C’è che a me piacciono le donne perché sono tali. Mi hai accolto, la prima sera che arrivo qui, in ciabatte, capelli smunti dal vapore e legati con l’elastico e struccata -

- Ma sono tornata dalla palestra - si difese lei.

- Non importa: sei tutto il giorno elegante, truccata e curata, quando torni a casa e mi vedi potresti tenere quel tenore di donna e magari struccarti prima di andare a dormire? Proprio io debbo vederti sempre struccata, perché arrivo sempre dopo la palestra? -

Questo ed un altro paio di indicazioni bastarono per fare in modo che, reciprocamente, avessimo ognuno rispetto del proprio decoro: depilazione intima, una doccetta prima di cena, io sempre ben rasato, anche nei weekend.

Claudia era la vicina di casa del quarto piano, insegnate campana spostata con un ingegnere che viveva all’estero per la maggior parte del tempo, impegnato nella costruzione di dighe ed altre cose importanti.

La signora aveva due bambini in età elementare che accompagnava a scuola e poi, tornando a casa, si fermava al bar sotto al nostro palazzo per un caffè.

Scambiammo da subito chiacchiere cordiali e con il permesso del marito, Claudia mi chiamava spesso per piccoli problemi domestici: una lampadina da sostituire, il wi-fi bloccato, una serranda incastrata.

Fu in occasione di una lampadina da sostituire in cucina che successe qualcosa che poi ci saremmo trascinati tutti e tre per mesi.

Claudia mi chiamò, ma chiese anche a Mariagrazia di salire per approfittare per un caffè.
La lampadina era in una plafoniera al centro del tavolo della cucina, molto in alto. Io e claudia decidemmo di salire con i piedi sul tavolo per poter arrivare più facilmente a smontare la plafoniera, che richiedeva attenzione, e sostituire la lampada.

Mariagrazia ci osservava mentre buttava un occhio ai due ragazzi che erano, a vista, nel salone intenti a seguire i cartoni animati.

Per cambiare la lampadina successero due cose, inizialmente comiche:

La prima: quando Claudia allungò le braccia in alto per sorreggere la plafoniera che stavo smontando, il vestito di maglina si sollevò a metà coscia mostrando il suo autoreggente. Non lo vidi io, ma Mariagrazia, che ne ebbe come un colpo alla testa e all’inguine, si trovò nella condizione di desiderare annusare quelle gambe di una donna qualunque che nascondeva un segreto di femminilità inatteso.

La seconda: io e Claudia eravamo corpo a corpo con le braccia tese, nella fatica di non far precipitare la plafoniera. I nostri corpi si strusciavano e ne eravamo consapevoli. I nostri sguardi si incrociavano e sentivo la morbidezza del suo seno sul mio petto, il calore del suo respiro.

Ebbi un principio di erezione mentre Claudia avvampava di calore, consapevole anche delle sue calze scoperte. Lei era a piedi nudi, con queste calze velate nere, un vestito di maglina del tutto insospettabile, morbido, da brava donna. Io non vidi quella volta le calze, ma il risultato per tutti noi, nel complesso della situazione, si trascinò, ebbe delle conseguenze.

Quando scendemmo dal tavolo, storditi dalla situazione e con le braccia intorpidite dalla posizione scomoda, Mariagrazia ci soprese.

- Stavate benissimo li sopra, era uno spettacolo guardarvi.

Claudia era imbarazzata, ma Mariagrazia sembrava sincera e, voltandosi verso di lei, le mostrò qualcosa dal suo cellulare: ci aveva immortalati con i corpi appiccicati e le belle cosce di Claudia in bella mostra.

- È stata una situazione ad alto tasso erotico - scherzai per sdrammatizzare.

- Molto piacevole per me da osservare, mi sento ancora scossa - aggiunse Mariagrazia.

- Oddio cara, spero davvero che non ti sia infastidita - intervenne Claudia con il legittimo dubbio che Mariagrazia la stesse in realtà criticando.
- Ma scherzi? Il mio unico problema è che vorrei capire perché mi sono bagnata guardandovi.

Boom! Si, disse proprio così. Del resto, Mariagrazia è toscana e loro sono un po’ dirette in merito al sesso.

Costruimmo un rapporto a tre intorno a questo evento.

La mattina prendevamo il caffè, poi le signore si “preparavano”. Quando Claudia era pronta scendeva di un piano e veniva nel nostro appartamento, dove l’accoglievo io.

Poi la conducevo in camera da letto dove Mariagrazia ci aspettava sempre con una nuova sorpresa: una posizione, una lingerie nuova, un sex toy, una richiesta particolare.

Ebbi anche dei problemi al lavoro, perché non riuscivo ad essere in ufficio prima delle dieci e trenta ogni giorno. Ma essendo il direttore, non ebbi conseguenze e lamentai il fatto che dovevo sottopormi a delle terapie ad una spalla, poi ad un’altra, infine il dentista.

Mariagrazia era ossessionata dalle gambe di Claudia e si scoprì quella che oggi definiremmo una cuck queen.

La sua esigenza sessuale era di affondare la faccia tra le gambe di Claudia che dovevano sempre rigorosamente essere incorniciate in calze, autoreggenti, reggicalze, anche in estate.

Lo dichiarò subito, fin dal primo incontro con claudia, poche mattine dopo il fatto della lampadina.

- Mi chiedo che sapore ha la tua fica, il tuo culo. Non ci dormo al pensiero, devo sentire questi sapori altrimenti morirò.

Così, il primo giorno, sistema Claudia in ginocchio sul bordo del letto e costrinsi Mariagrazia a leccarle a lungo il culo e la fica standole dietro, in ginocchio ai bordi del letto.

Il culo di Claudia era straordinariamente aperto e quando anche io mi dedicai ad assaporarlo, fu facile far arrivare la lingua fino in fondo.

Possiamo dire che Claudia era al centro delle nostre attenzioni e Mariagrazia chiedeva e ottenne una posizione di sottomessa in quel ménage a tre.

Claudia, inizialmente timida, in poco tempo provò piacere nel ruolo di dominio che Mariagrazia le aveva donato e lo interpretò al meglio.

- Sdraiati sul letto con la testa sul bordo - le disse una mattina.

Poi le si avvicinò, si voltò di spalle, e stando in equilibrio sui tacchi le mise il buco del culo dritto sulla faccia, strusciandolo forte. Una immagine che non dimenticheremo mai.

Il rimming anale era il nostro forte, praticato a tutti. Lo facevamo in tutti i modi e poi, spesso, ognuno infilava un plug ad un altro, per poi dedicarci alle posizioni più goderecce.
Quando Mariagrazia era al centro dell’attenzione, solitamente io la montavo analmente mentre erano avvolte in un sessantanove.

In quei quindici mesi, terminati con la partenza di Claudia e dei suoi figli per l’Oman per raggiungere il marito, abbiamo contato quasi cento incontri, seguiti sempre da lavatrici con lenzuola, coperte e asciugamani.

Ricorderò per sempre il persistente odore dolciastro che mi portavo dietro, nonostante i lavaggi, che derivava dagli abbondanti e frequenti rapporti anali.

Oggi Mariagrazia vive a Parigi e non ci sentiamo più, ma ricordiamo e ricorderemo per sempre quelle mattine pazze.
scritto il
2026-01-03
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