Classe di pittura
scritto il 2023-11-10 tempo di lettura 11 min
di
Flying Kitty
genere
trio
cura
B+
Era un venerdì sera tardi, come tanti. La scuola d'arte — un centro vittoriano restaurato — era frequentata durante il giorno soprattutto da pensionati intenzionati a perfezionare le loro tecniche pittoriche. Il venerdì sera, tuttavia, era diverso.
La compagine era più giovane: diplomati delle accademie che di giorno svolgevano i lavori più svariati, dai graphic designer agli operatori del settore alimentare, o semplicemente appassionati di pittura a cui piaceva iniziare il fine settimana in modo più artistico, nell'ampio attico dai grandi lucernai saturo del sottile profumo di trementina e olio.
Le sessioni del venerdì sera tendevano a prolungarsi oltre l'orario previsto: si socializzava, qualcuno portava da bere (soprattutto vino) e qualcun altro metteva in streaming un po’ di musica alternativa. Certe notti, quando la luce era quella giusta, si poteva notare che le labbra di quasi tutti erano colorate del viola del Merlot appena bevuto. Allora il posto assumeva un'atmosfera parigina anni '20 — o almeno questo era ciò che tutti immaginavano. I bei vecchi tempi bohémien che non avremmo mai potuto vivere davvero.
La modella della serata era Claudia, una ragazza nuova e diversa da quelle che di solito venivano a queste sessioni serali. La maggior parte dei modelli artistici, infatti, non è classicamente bella: in realtà, non è interessante ritrarre un corpo perfetto. Il vero potenziale si trova nella rotondità di una coscia, nella traccia di una scapola sporgente, nella curva di una pancia.
Claudia, invece? Era un piacere per gli occhi. Alta e aggraziata, con la postura da ballerina quale aveva poi rivelato di essere stata. Un viso a forma di cuore e lunghi capelli biondo sporco fino alla vita, che erano volati ovunque in una nuvola statica quando si era sciolta la coda di cavallo. E una volta lasciata cadere la vestaglia, siamo rimasti tutti a bocca aperta: abbiamo dimenticato pennelli, tele e cavalletti, folgorati dalla sua bellezza. Una pelle liscia con un accenno di abbronzatura di giugno e un seno sodo e rotondo.
Aveva anche un talento naturale nel posare, un'abilità molto specifica: senza tentare nulla di troppo complicato, riusciva a inventare posizioni che apparivano armoniose da ogni angolazione.
Claudia giaceva su un fianco, con la testa appoggiata al braccio teso e la mano che pendeva dal bordo della piattaforma su cui era sdraiata. L'altro braccio era abbandonato contro la curva a S del corpo e scivolava deliziosamente lungo le linee della vita e dei fianchi. Dato che ci dava le spalle, non potevamo vedere il suo seno perfetto, ma guardarla da dietro era altrettanto affascinante. Il suo sedere era sorpendentemente muscoloso — merito di tutti quei plié — e teneva una gamba piegata sotto di sé, mostrando la pianta rosa pallido del piede.
«Così va bene?» disse alzando la testa e allungando il collo per guardarci, per dare a tutti la possibilità di ritrarla al meglio.
Quella notte stava accadendo qualcosa di decisamente irreale. Anche con pause di cinque minuti ogni mezz'ora, il tempo volava. Non avevamo neanche bisogno di bere: il vino rosso restava nel suo angolo, nelle bottiglie stappate. Nessuno riusciva a staccare gli occhi dalla semplice posa di Claudia, quasi fossimo posseduti. Persino la musica anni '90 faceva da colonna sonora seducente e dolce, ulteriore prova dell'incantesimo che la ragazza aveva lanciato su tutti noi.
Alle ventidue, come sempre, la lezione di pittura ebbe fine e riprese la solita routine del venerdì sera: la maggior parte dei frequentatori se ne andò.
Quella sera però ne rimasero tre: Kitty, con i suoi fluenti capelli castani; Roy, un giovane dalla pelle d’ebano e la barba corta che in qualche modo si sporcava sempre un po' di colore; e questa creatura magica dal culo perfetto, che aveva ispirato anche i più inesperti del gruppo a realizzare figure mozzafiato.
«Ehi, Claudia?» la voce di Roy echeggiò nello spazio vuoto. «Hai altri impegni stasera? Ti paghiamo uno straordinario se rimani un altro po’ per farci finire i quadri.»
Lei si guardò alle spalle, quasi sorpresa. «Cosa? Ah, sì.» Fece un mezzo sorriso. «Va benissimo, non ho nessun impegno stasera.»
«Sei a tuo agio?» chiese Roy. «Vuoi cambiare posa per l'ultimo ritratto? Possiamo fare uno schizzo rapido da qui in poi.»
«Ok.» Sistemando sotto di sé i cuscini di broccato — vecchi quanto l'edificio stesso —, Claudia si girò sulla schiena e sollevò le braccia sopra la testa, allungando le gambe e incrociando una caviglia sull'altra. «Troppo complicata come posa?» chiese.
«Stupenda, Claudia,» sussurrò Kitty afferrando il suo blocco da disegno, facendo ridere la modella con una risatina sensuale che costrinse Roy a sistemarsi di nascosto i pantaloni all’altezza dell’inguine.
«Ci sono spifferi qui,» borbottò lui, alzandosi così in fretta da far quasi cadere la tela che si stava asciugando. «Lascia che ti prenda una stufa.»
«Oh no, sto bene,» disse Claudia, anche se i suoi capezzoli raccontavano un’altra storia.
Kitty cercò di concentrarsi nel catturare le ombre create dal corpo di Claudia, quasi graffiando la tela con il carboncino. Mentre si spostava a destra e a sinistra intorno al telaio, si sentiva il rassicurante scricchiolio delle assi del pavimento, che aggiungeva un effetto sonoro suggestivo alla scena.
A Kitty di solito non piacevano le donne bianche e magre. Ma stasera era diverso: c'era qualcosa di speciale in Claudia. Un'aria fortemente erotica, la sua posa, i chiaroscuri sul suo corpo armonioso, la sua voce vellutata... Kitty era totalmente assorbita da lei.
Roy, d'altro canto, sospettava che avrebbe dovuto usare il bagno molto presto — non per fare pipì, ma per masturbarsi, cosa che non gli succedeva dal primo anno alla St. Aloysius Academy. E non era solo per via di Claudia, ma anche per Kitty, per la quale nutriva una cotta da quando l’aveva vista arrivare un venerdì sera di tre mesi prima. Ora Kitty si era appena tolta la maglietta, rimanendo con un top che lasciava ben poco all’immaginazione.
Poi Roy notò che Claudia lo stava guardando con insistenza. Normalmente le modelle fissavano un punto neutro senza cercare il contatto visivo con gli artisti, per ovvie ragioni. Ma stasera...
«State ottenendo ciò di cui avete bisogno?»
Roy e Kitty alzarono la testa.
«Ehm...»
«Uhhh...»
Poi si guardarono smarriti. Seguì un silenzio imbarazzante.
«Mi sposto un secondo.» Claudia rotolò sulla pancia, incrociando le caviglie in aria. Nessuno sapeva se fosse consapevole dell'effetto che stava avendo su di loro: il movimento del seno, le pieghe dell’inguine che facevano intravedere il suo fiore.
Kitty sorrise, imbarazzata ma incapace di trattenersi oltre.
«Posso essere onesta con te?» Doveva distogliere lo sguardo da Claudia, e il suo occhio finì sulla patta di Roy. «Non voglio metterti a disagio, ma davvero... in quella posa sei incredibilmente eccitante.» Si coprì la bocca: perché l'aveva detto come una pervertita?
Claudia si limitò a sorridere e ad alzare una spalla elegante. «Chi di noi non ama essere eccitante, ogni tanto?»
«Sì, anch'io,» disse Roy, accavallando le parole. Quando entrambe le donne lo guardarono, chiarì: «Voglio dire, sei davvero sexy e spero che tu lo sappia.»
Le sopracciglia di Claudia si sollevarono. «Grazie.» Alzandosi con un movimento fluido, si avvicinò a loro, senza preoccuparsi di coprirsi. «Posso vedere?»
Kitty abbassò lo sguardo sulle proprie Doc Martens.
«Oh merda,» disse Claudia. «L'accappatoio. Giusto.»
«No, no, va bene!» urlarono Roy e Kitty all'unisono, e Claudia rise di nuovo.
«Se per te va bene, ovviamente,» aggiunse Kitty mentre Roy si schiariva la gola. «A noi non importa.»
«Se devo essere onesta,» disse Claudia con una mano sul fianco e i capelli che le scendevano a metà schiena, «vi ho tenuti d'occhio per tutto il tempo. Entrambi. Probabilmente non è un comportamento molto professionale, ma...» E alzò le spalle.
Iniziò tutto in modo confuso: ripensandoci, né Roy né Kitty riuscivano a ricordare chi avesse baciato o toccato per primo. Ci fu un consenso reciproco, prima sotto forma di sussurri, poi di urla soffocate e gemiti. Questo era ciò che ricordavano; e poi arrivarono le note di Six Underground dei Sneaker Pimps, e quelle voci dolci e allettanti sull'essere pronti a cadere in disgrazia diventarono realtà.
Quindi fu il turno dei colori.
Roy, a torso nudo, mostrava gli addominali scolpiti — frutto soprattutto dei carichi sollevati nel magazzino dove lavorava —, mentre Kitty era rimasta in reggiseno e mutandine, con le sue curve in mostra in tutto il loro splendore.
Claudia era distesa sulla piattaforma dove aveva posato per tutta la sera. Il suo kimono di raso rosa era steso sotto di lei, facendo risaltare le sfumature della pelle. Tirò Kitty a sé in modo che le loro bocche si incontrassero, le lingue intrecciate in un gioco profondo e frenetico, mentre le dita agili di Claudia si infilavano nelle sue mutandine, trovando subito il clitoride gonfio e voglioso. Iniziò a stimolarla con la mano.
«Ehi, e me lasciate così?!» protestò Roy.
Poi aprì la cerniera dei pantaloni e abbassò i boxer, liberando il membro eretto. Si avvicinò a Kitty, che lo impugnò e iniziò ad accarezzarlo su e giù, sempre più forte, mentre il glande violaceo sgusciava dal prepuzio. Claudia, dopo aver portato Kitty a un orgasmo intenso, scese dalla piattaforma, si inginocchiò davanti a Roy e accolse nella sua bocca carnosa il suo cazzo, dando il via a un appassionato pompino mentre Kitty continuava a masturbarlo.
«Oh, che bella immagine,» mormorò Kitty. Senza pensarci due volte, lasciò il membro di Roy a Claudia — più che disponibile —, afferrò la tela bianca più vicina e iniziò a ritrarre freneticamente lo spettacolo davanti ai suoi occhi.
Kitty poteva sentire l'odore del proprio desiderio e i fluidi del recente orgasmo mentre dipingeva, posseduta dalla propria lussuria e dalla bellezza collettiva di quella scena. Mescolava i colori sulla tavolozza, spremendo i tubetti di pittura a olio come se li stesse facendo venire in un bukkake multicolore, sporcandosi le dita di colore. Dipingeva le labbra di Claudia avvolte attorno al cazzo di Roy, le dita di lui intrecciate nei capelli di lei, il culo di Claudia per aria mentre lo succhiava. Kitty sapeva che quello sarebbe stato il suo capolavoro.
«Che ne pensate? Vi piace?» chiese poi, ormai completamente nuda, rivolta ai due amanti.
Claudia staccò la bocca dall'asta di Roy e annuì; lui colse l’occasione della pausa e corse via, con un'erezione pulsante, a prendere un preservativo dal portafoglio.
«Ti dispiace se ti do il cambio?» chiese Kitty a Claudia.
Fu ricompensata con un bacio morbido e profondo che sapeva di menta e di maschio.
«Vai pure, io continuo la tua opera,» sospirò Claudia quando le loro labbra si separarono, prendendo i tubetti di colore che Kitty teneva tra le dita.
Kitty aprì con i denti la confezione del preservativo e lo srotolò sul cazzo di Roy fino alla base. Poi appoggiò le mani sulla piattaforma dando le spalle al ragazzo, pronta a farsi penetrare a fondo.
«Tutto bene, Roy?» chiese Claudia.
«Così bene che non puoi nemmeno immaginarlo,» grugnì lui. «Pronta?»
Sulle note di How Do U Want It di Tupac, Roy iniziò a scopare Kitty a ritmo, spingendo lentamente e profondamente mentre lei gemeva deliziosamente.
«Posso giocare anch'io?» chiese Claudia. Entrambi annuirono.
La situazione si capovolse di nuovo.
Inginocchiandosi e catturando la bocca di Kitty, Claudia spremette i colori nel palmo della mano e iniziò a strofinarli sulla pelle della ragazza in un arcobaleno disordinato. Passò poi a Roy, strusciando il seno contro la sua schiena mentre lo decorava con nuove strisce di pittura e faceva scivolare le mani sulle sue cosce e sul suo culo scolpito.
«Siete uno spettacolo,» disse con voce soffocata quando i suoi occhi incontrarono quelli di Kitty.
Seduta di fronte a lei, la modella si sdraiò e spinse i fianchi in modo che la vagina fosse vicina al viso di Kitty. La ragazza non si fece pregare e iniziò a farla godere con la lingua.
Mentre veniva travolta dalla passione dell'altra donna, Claudia si toccò il corpo con la pittura rimasta sulle mani, tracciando linee quasi tribali a simboleggiare la foga di quella notte selvaggia. La lingua di Kitty era una magia vellutata sul suo clitoride, e Claudia sentì l’orgasmo avvicinarsi sempre di più; nello stesso istante Roy gridò: «Oh cazzo, sto per venire, sto venendo!», affondando la sua virilità dentro Kitty e facendola ansimare forte.
Quando Claudia sentì quel suono lussurioso, mentre la lingua di Kitty roteava impazzita sul suo clitoride, emise un urlo primordiale. Contemporaneamente Roy scaricò il suo piacere stringendo i fianchi di Kitty, che diede sfogo al proprio orgasmo intenso, lasciando tutti e tre senza fiato.
L'opera d'arte era finita: la loro creazione era l'emanazione stessa del piacere che li aveva legati, una testimonianza effimera e indelebile di quella notte.
La compagine era più giovane: diplomati delle accademie che di giorno svolgevano i lavori più svariati, dai graphic designer agli operatori del settore alimentare, o semplicemente appassionati di pittura a cui piaceva iniziare il fine settimana in modo più artistico, nell'ampio attico dai grandi lucernai saturo del sottile profumo di trementina e olio.
Le sessioni del venerdì sera tendevano a prolungarsi oltre l'orario previsto: si socializzava, qualcuno portava da bere (soprattutto vino) e qualcun altro metteva in streaming un po’ di musica alternativa. Certe notti, quando la luce era quella giusta, si poteva notare che le labbra di quasi tutti erano colorate del viola del Merlot appena bevuto. Allora il posto assumeva un'atmosfera parigina anni '20 — o almeno questo era ciò che tutti immaginavano. I bei vecchi tempi bohémien che non avremmo mai potuto vivere davvero.
La modella della serata era Claudia, una ragazza nuova e diversa da quelle che di solito venivano a queste sessioni serali. La maggior parte dei modelli artistici, infatti, non è classicamente bella: in realtà, non è interessante ritrarre un corpo perfetto. Il vero potenziale si trova nella rotondità di una coscia, nella traccia di una scapola sporgente, nella curva di una pancia.
Claudia, invece? Era un piacere per gli occhi. Alta e aggraziata, con la postura da ballerina quale aveva poi rivelato di essere stata. Un viso a forma di cuore e lunghi capelli biondo sporco fino alla vita, che erano volati ovunque in una nuvola statica quando si era sciolta la coda di cavallo. E una volta lasciata cadere la vestaglia, siamo rimasti tutti a bocca aperta: abbiamo dimenticato pennelli, tele e cavalletti, folgorati dalla sua bellezza. Una pelle liscia con un accenno di abbronzatura di giugno e un seno sodo e rotondo.
Aveva anche un talento naturale nel posare, un'abilità molto specifica: senza tentare nulla di troppo complicato, riusciva a inventare posizioni che apparivano armoniose da ogni angolazione.
Claudia giaceva su un fianco, con la testa appoggiata al braccio teso e la mano che pendeva dal bordo della piattaforma su cui era sdraiata. L'altro braccio era abbandonato contro la curva a S del corpo e scivolava deliziosamente lungo le linee della vita e dei fianchi. Dato che ci dava le spalle, non potevamo vedere il suo seno perfetto, ma guardarla da dietro era altrettanto affascinante. Il suo sedere era sorpendentemente muscoloso — merito di tutti quei plié — e teneva una gamba piegata sotto di sé, mostrando la pianta rosa pallido del piede.
«Così va bene?» disse alzando la testa e allungando il collo per guardarci, per dare a tutti la possibilità di ritrarla al meglio.
Quella notte stava accadendo qualcosa di decisamente irreale. Anche con pause di cinque minuti ogni mezz'ora, il tempo volava. Non avevamo neanche bisogno di bere: il vino rosso restava nel suo angolo, nelle bottiglie stappate. Nessuno riusciva a staccare gli occhi dalla semplice posa di Claudia, quasi fossimo posseduti. Persino la musica anni '90 faceva da colonna sonora seducente e dolce, ulteriore prova dell'incantesimo che la ragazza aveva lanciato su tutti noi.
Alle ventidue, come sempre, la lezione di pittura ebbe fine e riprese la solita routine del venerdì sera: la maggior parte dei frequentatori se ne andò.
Quella sera però ne rimasero tre: Kitty, con i suoi fluenti capelli castani; Roy, un giovane dalla pelle d’ebano e la barba corta che in qualche modo si sporcava sempre un po' di colore; e questa creatura magica dal culo perfetto, che aveva ispirato anche i più inesperti del gruppo a realizzare figure mozzafiato.
«Ehi, Claudia?» la voce di Roy echeggiò nello spazio vuoto. «Hai altri impegni stasera? Ti paghiamo uno straordinario se rimani un altro po’ per farci finire i quadri.»
Lei si guardò alle spalle, quasi sorpresa. «Cosa? Ah, sì.» Fece un mezzo sorriso. «Va benissimo, non ho nessun impegno stasera.»
«Sei a tuo agio?» chiese Roy. «Vuoi cambiare posa per l'ultimo ritratto? Possiamo fare uno schizzo rapido da qui in poi.»
«Ok.» Sistemando sotto di sé i cuscini di broccato — vecchi quanto l'edificio stesso —, Claudia si girò sulla schiena e sollevò le braccia sopra la testa, allungando le gambe e incrociando una caviglia sull'altra. «Troppo complicata come posa?» chiese.
«Stupenda, Claudia,» sussurrò Kitty afferrando il suo blocco da disegno, facendo ridere la modella con una risatina sensuale che costrinse Roy a sistemarsi di nascosto i pantaloni all’altezza dell’inguine.
«Ci sono spifferi qui,» borbottò lui, alzandosi così in fretta da far quasi cadere la tela che si stava asciugando. «Lascia che ti prenda una stufa.»
«Oh no, sto bene,» disse Claudia, anche se i suoi capezzoli raccontavano un’altra storia.
Kitty cercò di concentrarsi nel catturare le ombre create dal corpo di Claudia, quasi graffiando la tela con il carboncino. Mentre si spostava a destra e a sinistra intorno al telaio, si sentiva il rassicurante scricchiolio delle assi del pavimento, che aggiungeva un effetto sonoro suggestivo alla scena.
A Kitty di solito non piacevano le donne bianche e magre. Ma stasera era diverso: c'era qualcosa di speciale in Claudia. Un'aria fortemente erotica, la sua posa, i chiaroscuri sul suo corpo armonioso, la sua voce vellutata... Kitty era totalmente assorbita da lei.
Roy, d'altro canto, sospettava che avrebbe dovuto usare il bagno molto presto — non per fare pipì, ma per masturbarsi, cosa che non gli succedeva dal primo anno alla St. Aloysius Academy. E non era solo per via di Claudia, ma anche per Kitty, per la quale nutriva una cotta da quando l’aveva vista arrivare un venerdì sera di tre mesi prima. Ora Kitty si era appena tolta la maglietta, rimanendo con un top che lasciava ben poco all’immaginazione.
Poi Roy notò che Claudia lo stava guardando con insistenza. Normalmente le modelle fissavano un punto neutro senza cercare il contatto visivo con gli artisti, per ovvie ragioni. Ma stasera...
«State ottenendo ciò di cui avete bisogno?»
Roy e Kitty alzarono la testa.
«Ehm...»
«Uhhh...»
Poi si guardarono smarriti. Seguì un silenzio imbarazzante.
«Mi sposto un secondo.» Claudia rotolò sulla pancia, incrociando le caviglie in aria. Nessuno sapeva se fosse consapevole dell'effetto che stava avendo su di loro: il movimento del seno, le pieghe dell’inguine che facevano intravedere il suo fiore.
Kitty sorrise, imbarazzata ma incapace di trattenersi oltre.
«Posso essere onesta con te?» Doveva distogliere lo sguardo da Claudia, e il suo occhio finì sulla patta di Roy. «Non voglio metterti a disagio, ma davvero... in quella posa sei incredibilmente eccitante.» Si coprì la bocca: perché l'aveva detto come una pervertita?
Claudia si limitò a sorridere e ad alzare una spalla elegante. «Chi di noi non ama essere eccitante, ogni tanto?»
«Sì, anch'io,» disse Roy, accavallando le parole. Quando entrambe le donne lo guardarono, chiarì: «Voglio dire, sei davvero sexy e spero che tu lo sappia.»
Le sopracciglia di Claudia si sollevarono. «Grazie.» Alzandosi con un movimento fluido, si avvicinò a loro, senza preoccuparsi di coprirsi. «Posso vedere?»
Kitty abbassò lo sguardo sulle proprie Doc Martens.
«Oh merda,» disse Claudia. «L'accappatoio. Giusto.»
«No, no, va bene!» urlarono Roy e Kitty all'unisono, e Claudia rise di nuovo.
«Se per te va bene, ovviamente,» aggiunse Kitty mentre Roy si schiariva la gola. «A noi non importa.»
«Se devo essere onesta,» disse Claudia con una mano sul fianco e i capelli che le scendevano a metà schiena, «vi ho tenuti d'occhio per tutto il tempo. Entrambi. Probabilmente non è un comportamento molto professionale, ma...» E alzò le spalle.
Iniziò tutto in modo confuso: ripensandoci, né Roy né Kitty riuscivano a ricordare chi avesse baciato o toccato per primo. Ci fu un consenso reciproco, prima sotto forma di sussurri, poi di urla soffocate e gemiti. Questo era ciò che ricordavano; e poi arrivarono le note di Six Underground dei Sneaker Pimps, e quelle voci dolci e allettanti sull'essere pronti a cadere in disgrazia diventarono realtà.
Quindi fu il turno dei colori.
Roy, a torso nudo, mostrava gli addominali scolpiti — frutto soprattutto dei carichi sollevati nel magazzino dove lavorava —, mentre Kitty era rimasta in reggiseno e mutandine, con le sue curve in mostra in tutto il loro splendore.
Claudia era distesa sulla piattaforma dove aveva posato per tutta la sera. Il suo kimono di raso rosa era steso sotto di lei, facendo risaltare le sfumature della pelle. Tirò Kitty a sé in modo che le loro bocche si incontrassero, le lingue intrecciate in un gioco profondo e frenetico, mentre le dita agili di Claudia si infilavano nelle sue mutandine, trovando subito il clitoride gonfio e voglioso. Iniziò a stimolarla con la mano.
«Ehi, e me lasciate così?!» protestò Roy.
Poi aprì la cerniera dei pantaloni e abbassò i boxer, liberando il membro eretto. Si avvicinò a Kitty, che lo impugnò e iniziò ad accarezzarlo su e giù, sempre più forte, mentre il glande violaceo sgusciava dal prepuzio. Claudia, dopo aver portato Kitty a un orgasmo intenso, scese dalla piattaforma, si inginocchiò davanti a Roy e accolse nella sua bocca carnosa il suo cazzo, dando il via a un appassionato pompino mentre Kitty continuava a masturbarlo.
«Oh, che bella immagine,» mormorò Kitty. Senza pensarci due volte, lasciò il membro di Roy a Claudia — più che disponibile —, afferrò la tela bianca più vicina e iniziò a ritrarre freneticamente lo spettacolo davanti ai suoi occhi.
Kitty poteva sentire l'odore del proprio desiderio e i fluidi del recente orgasmo mentre dipingeva, posseduta dalla propria lussuria e dalla bellezza collettiva di quella scena. Mescolava i colori sulla tavolozza, spremendo i tubetti di pittura a olio come se li stesse facendo venire in un bukkake multicolore, sporcandosi le dita di colore. Dipingeva le labbra di Claudia avvolte attorno al cazzo di Roy, le dita di lui intrecciate nei capelli di lei, il culo di Claudia per aria mentre lo succhiava. Kitty sapeva che quello sarebbe stato il suo capolavoro.
«Che ne pensate? Vi piace?» chiese poi, ormai completamente nuda, rivolta ai due amanti.
Claudia staccò la bocca dall'asta di Roy e annuì; lui colse l’occasione della pausa e corse via, con un'erezione pulsante, a prendere un preservativo dal portafoglio.
«Ti dispiace se ti do il cambio?» chiese Kitty a Claudia.
Fu ricompensata con un bacio morbido e profondo che sapeva di menta e di maschio.
«Vai pure, io continuo la tua opera,» sospirò Claudia quando le loro labbra si separarono, prendendo i tubetti di colore che Kitty teneva tra le dita.
Kitty aprì con i denti la confezione del preservativo e lo srotolò sul cazzo di Roy fino alla base. Poi appoggiò le mani sulla piattaforma dando le spalle al ragazzo, pronta a farsi penetrare a fondo.
«Tutto bene, Roy?» chiese Claudia.
«Così bene che non puoi nemmeno immaginarlo,» grugnì lui. «Pronta?»
Sulle note di How Do U Want It di Tupac, Roy iniziò a scopare Kitty a ritmo, spingendo lentamente e profondamente mentre lei gemeva deliziosamente.
«Posso giocare anch'io?» chiese Claudia. Entrambi annuirono.
La situazione si capovolse di nuovo.
Inginocchiandosi e catturando la bocca di Kitty, Claudia spremette i colori nel palmo della mano e iniziò a strofinarli sulla pelle della ragazza in un arcobaleno disordinato. Passò poi a Roy, strusciando il seno contro la sua schiena mentre lo decorava con nuove strisce di pittura e faceva scivolare le mani sulle sue cosce e sul suo culo scolpito.
«Siete uno spettacolo,» disse con voce soffocata quando i suoi occhi incontrarono quelli di Kitty.
Seduta di fronte a lei, la modella si sdraiò e spinse i fianchi in modo che la vagina fosse vicina al viso di Kitty. La ragazza non si fece pregare e iniziò a farla godere con la lingua.
Mentre veniva travolta dalla passione dell'altra donna, Claudia si toccò il corpo con la pittura rimasta sulle mani, tracciando linee quasi tribali a simboleggiare la foga di quella notte selvaggia. La lingua di Kitty era una magia vellutata sul suo clitoride, e Claudia sentì l’orgasmo avvicinarsi sempre di più; nello stesso istante Roy gridò: «Oh cazzo, sto per venire, sto venendo!», affondando la sua virilità dentro Kitty e facendola ansimare forte.
Quando Claudia sentì quel suono lussurioso, mentre la lingua di Kitty roteava impazzita sul suo clitoride, emise un urlo primordiale. Contemporaneamente Roy scaricò il suo piacere stringendo i fianchi di Kitty, che diede sfogo al proprio orgasmo intenso, lasciando tutti e tre senza fiato.
L'opera d'arte era finita: la loro creazione era l'emanazione stessa del piacere che li aveva legati, una testimonianza effimera e indelebile di quella notte.
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