La mia storia Cap.2

Scritto da , il 2023-03-23, genere dominazione

La mia storia cap.2

Questa è la storia della mia vita. Racconta come casualmente mi approcciai al mondo Bdsm essendone travolto sin da subito
Avevo avuto tantissime donne che cominciavano a stufarmi e questa nuova maniera di vivere la vita arrivò come un dono caduto dall'alto.
Pubblicherò parecchie puntate e nel divenire ci saranno sicuramente racconti cruenti, eccitanti e perversi ma non pensiate che questo racconto sia il massimo per segaioli e ninfomani. Qui racconterò i passi salienti della mia all'interno della nobile arte del Bdsm senza sentire l'obbligo di sviscerare l'intensità di un orgasmo e la sua destinazione finale.
Sono graditi commenti, chiunque volesse contattarmi può tranquillamente farlo scrivendo a rinascimento@mail.com

Ricominciai a viaggiare per lavoro da una città all'altra dell'Europa con il tarlo dell'acronimo Bdsm che mi frullava nella testa. Ogni volta che salivo su un aereo, entravo nella hall di un Hotel o mi sedevo al tavolo di un ristorante la mia curiosità sul personale femminile che mi serviva era ai massimi livelli
Amavo ormai fissare ogni donna che mi si parava davanti fino a quando lo sguardo dall'altra parte non si abbassava e ogni volta la mia autostima cresceva.
Cominciai a portarmi appresso la mia schiava, si era messa per seguirmi in aspettativa per sei mesi, in quanto avevo bisogno di sperimentare su di lei tutto quello che stavo imparando da alcuni libri che mi erano stati consigliati e che puntualmente sperimentavo con lei e su di lei.
Le avevo proibito l'uso della biancheria intima e quando uscivamo era sempre cinta da una specie di croce fatta con un filo da pesca che partendo dalla vita scendeva intrappolandole il clito tra due fili che la sollecitavano ad ogni movimento, era praticamente sempre bagnata ma sapeva bene che senza il mio permesso non poteva godere.
Due pinze collegate da una catena erano praticamente il suo reggiseno, avevamo cominciato con molette blande ma grazie alla sua alta soglia del dolore avevo in pochi giorni cominciato a
cingere i suoi capezzoli con delle pinze che parevano due tagliole, mi piaceva guardarla e incrociare il suo sguardo sofferente ma fiero di come soffriva per me. Seppi dopo alcuni giorni che le pinze le facevano male ma la eccitavano e comunque mi disse che per me avrebbe dato la vita, si dichiarò "Mia per sempre".
La nostra vita sessuale era totalemnte cambiata da quando lei era la mia compagna, ora io la trattavo come una cagna, se avevo voglia di farla godere la distruggevo di orgasmi ma se mi fissavo che lei in qualche occasione non avrebbe dovuto provare piacere per lei ci sarebbe solo stata astinenza.
Mi sentivo importante e lei è stata sicuramente una pietra miliare agli inizi della mia militanza nel mondo Bdsm.

A quell'epoca la comunicazione non era massiccia come ai giorni nostri, esistevano rari eventi pubblici, internet era agli albori e il Bdsm era trattato da qualche rivista difficile da reperire. I pochi libri pubblicati erano in gran parte scritti in inglese e francese, leggerli dovendo tradurli non era un'opera accattivante ma la voglia di conoscenza era troppa e le notti insonni si accumulavano.
Avevo stabilito regole ferree per la mia slave, volevo essere svegliato con un pompino così da placare la mia eccitazione mattutina. Il passo successivo era la colazione, amavo avere lei al mio cospetto inginocchiata, mi piaceva passarle bocconi di paste e biscotti, a volte li faceva cadere e basta lo sguardo che si incrociava per farle capire che doveva prendere quanto caduto con il solo uso della bocca senza usare le mani che volevo stringessero i suoi capezzoli.
Era diventata la mia schiava a tutti gli effetti e subito dopo la colazione era il momento della doccia, prima per lei dove pisciavo sulla sua faccia appoggiata alla tazza del wc e poi toccava, entravo nel box e lei mi insaponava lucidandomi a puntino.
Avevo comunque letto su un libro che un rapporto Bdsm per avere tutti i crismi per essere ritenuto tale doveva poggiare su un accordo tra le due parti e annunciai alla schiava che avremmo stabilito delle regole e che ero pronto ad ascoltare eventuali sue preclusioni che comunque non avrei accettato a prescindere.
Era ora di trattare, anche se il solo pensiero mi faceva ridere

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