Sogno proibito

Scritto da , il 2022-09-06, genere esibizionismo

Durante l'ultimo mese, il lavoro in agenzia si era triplicato. Eravamo ormai aperti da 12 anni,
il pubblico ci conosceva, si fidava di noi, ad aveva sempre più bisogno dei nostri servizi e
con gli ultimi sviluppi la direzione decise di assumere nuovo personale.
Un lunedì mattina di aprile iniziarono i colloqui e la settimana successiva eravamo invasi da
ragazzini, stagisti, e consulenti affaccendati a sbrigare il loro periodo di prova dando ognuno
il meglio che poteva.
Tra quelle matricole, ce n'era una in particolare molto abile, aveva un ottimo savoir Faire, era
un ottimo consulente e sembrava sempre che ci stesse provando con tutte, ma l'unica
persona che aveva davvero puntato ero io, perché già da un paio di giorni non faceva che
corrermi dietro, e io facevo finta di non cascarci, sarebbe diventato un mio sottoposto.
Fingevo, si, perché in realtà già da quando l'avevo visto avvicinarsi all'ingresso dei nostri
uffici, pantaloni impeccabili, camicia azzurra, dopobarba pungente, con quel viso da diavolo,
un brivido di desiderio mi percorse la schiena, lo stesso brivido che mi colse di sorpresa
quando venni a conoscenza che aveva passato le prime selezioni e me lo sarei ritrovato,
insieme a tutto il suo fascino, cinque giorni a spasso per i miei stessi corridoi.
Era alto, non magrissimo ma con un po di pancetta e due spalle e dei pettorali da fare
invidia ad un' armadio;Una decina d'anni più piccolo di me, moro, occhi chiari barba corta e
curata, un sedere piccolo ma perfetto, sodo, due mele succose che assaporavo ogni volta
che mi passava davanti, e per mia fortuna capitava spesso, un po perché si divertiva a
stuzzicare , un po perché il mio ufficio era in un punto di passaggio molto frequentato, quasi
attaccato all area ristoro.
Sono sola da abbastanza tempo da avvertire un desiderio peccaminoso nei confronti di
quell'uomo e forse lui l'aveva intuito, e non gli dispiaceva affatto;con scuse banali e anche
più serie, incurante del fatto che avrebbe potuto perdere un'ottima occasione di lavoro, mi
disturbava continuando a flirtare anche di fronte ad altri colleghi più alti in grado e al quarto
giorno mi fece cedere. Dovevo essere molto più responsabile di lui, io avevo molto da
perdere, quindi gli rispondevo a tono ma solo quando ero sicura di poterlo fare e questa
cosa lo divertiva:un caffè, una chiacchiera, una battuta sessista solo per farmi infuriare,ci
sapeva davvero fare e stavo vivendo qualcosa di così eccitante come non capitava da mesi.
Il venerdì mattina, quinto e ultimo giorno di prova, ero quasi delusa dal fatto che tutto stava
per finire. Lui era diventato di colpo più freddo e distante, ed io scioccamente ci ero rimasta
male, chi sa cosa pretendevo da un ragazzotto di appena 32 anni ed io una Donna di 43!
Sbrigai tutte le mie pratiche più urgenti, quelle in scadenza e mi rassegnai all'ennesimo
venerdì sera di straordinario per fare un favore ad una collega con il figlio malato,del resto i
miei quel week end erano con il padre. Mano a mano l'ufficio si svuotó, salutammo con un
grosso in bocca al lupo tutti i ragazzi in prova, e con un po di amarezza salutai anche lui che
dopo avermi rivolto uno dei suoi soliti sorrisi accattivanti, salutó gli altri e si diresse verso i
bagni,senza salutare me che in fondo avevo il diritto di esprimermi in merito ad una sua
eventuale assunzione. "Che cafone" pensai tra me e me,ma intanto rimasi assorta in un
attimo di pausa a fantasticare su quanti modi mi sarebbe piaciuto essere sua.
Nel piano eravamo rimasti solo io e la vigilanza che faceva ronda ogni 90 minuti,o almeno
era quello che credevo. L'arrivo della guardia giurata mi fece svegliare da quel sogno erotico
ad occhi aperti e ripresi a studiare per cercare una soluzione a quel pasticcio di preventivo che Grazia aveva fatto firmare ad un cliente.Avevo male ai piedi quindi giacevo scalza in
piedi di fronte la scrivania, dando le spalle alla porta perché mi teneva concentrata la poca
luce che filtrava dalla finestra puntata sul mio viso.Di colpo imprecai, non vedevo nessuna
possibile via di fuga e dal nervoso lanciai in aria due o tre fogli e mentre il mio respiro
tornava sereno, qualcuno da dietro mi mise le mani sui fianchi e mi baciò sul collo. Mi girai di
scatto, impaurita ma ipnotizzata ed era lui, quel bel moraccione che guardava i mie occhi
scuri e cercava di tenermi calma.
Inizió a baciarmi le labbra, poi ancora il collo e poi inizió con decisione a sbottonarmi la
camicetta color pesca che indossavo quel giorno insieme alla gonna nera lunga al ginocchio
e alla lingerie bianca. Lui non parlava, respirava soltanto ed io ero così stupefatta che non
volli rompere il silenzio e lo lasciai semplicemente fare;sentivo il suo sesso gonfiarsi ma non
mi mossi di un millimetro, lo lascia sfilare la camicetta dalla gonna e poi slacciarmi il
reggiseno di pizzo per portare alla luce i mie seni roventi ai quali si avvicinó con la stessa
lingua che poco prima aleggiava nella mia bocca, ma con più ritmo. Mentre continuava a
danzare sui miei capezzoli mi prese di peso e mi adagió sulla scrivania incurante dei
documenti che posavano sotto di me;tiró un po su la gonna, mise una mano tra le mie
gambe e al di sopra dei miei candidi slip inizió a massaggiarmi mentre con l'altra mano
armeggiava con i pantaloni. Si calò giù tutto e mostrò un pene perfettamente eretto che mi
appoggiò all interno della coscia per farmi sentire quanto fosse caldo;si avvicinó al mio
orecchio e disse una delle uniche due frasi che pronunciò quella sera:"lasciati andare"
mentre mi sfila gli slip e con fare deciso mi penetrava a fondo facendomi provare un intenso
piacere misto ad un insolito imbarazzo quando ripensai che ci avevo concepito una delle mie
figlie su quella scrivania. Sorrisi, ma una spinta ancora più forte mi arrivò quasi fino alla
vescica e allora lasciai la testa cadere all Indietro, I capelli avevano ormai perso l
acconciatura, sentivo il suo odore invadermi le narici e ne ero contenta, lo avevo desiderato
per 14 giorni e stava accadendo;ebbi due orgasmi prima che il suo corpo si arrendesse e mi
restituisse tutto il suo piacere sul viso. Lo fece e basta, senza chiedere, si prese tutto quello
che voleva e mi lasciò in quel cubicolo di ufficio sola, nuda, soddisfatta a raccogliere
documenti. Mi baciò la bocca, si rivestì e mi disse:"inizio lunedì, capo".
Ero sorpresa, un mio assistente mi aveva appena scopata. Arrossì. Non accadde mai più

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