La storia di Erica parte 5

Scritto da , il 2022-08-03, genere sadomaso

Una mattina, qualche tempo dopo nessuno viene ad aprirmi per iniziare la giornata. Non so cosa pensare e vedo il sole farsi via via più alto… non so cosa pensare. Sarà quasi mezzogiorno quando vedo aprirsi la porta e vedo due uomini portare nella cella affianco alla mia una ragazza bellissima, svenuta e ammanettata. Non faccio in tempo ad aprire bocca per chiedere cosa stia succedendo, che i due uomini aprono la porta e mi tirano fuori per i capelli. Vengo portata con il guinzaglio al collo e le mani legate dietro la schiena nell'ufficio del capo.
Vengo fatta mettere in ginocchio davanti alla sua scrivania e mi viene detto di aspettare.

L'altro
Guardo il terrore comparire nei suoi occhi quando le dico che è stata retrocessa. Lo so che sono volubile e incostante, ma è così: dopo tutto sono io il capo. Le spiego che da quel momento in avanti sarà sostituita dalla nuova arrivata e che lei dovrà occuparsi di altro. Si mette a piangere, allora la tiro con forza per il guinzaglio e inizio a schiaffeggiarla finché non si calma. Mi guarda con i suoi occhi di ghiaccio e piange in silenzio. Le spiego che ho ricevuto un'offerta che non ho potuto rifiutare. La faccio sistemare nella sua nuova postazione: sotto alla mia scrivania c'è un gancio fatto mettere appositamente per le mie schiave. La scrivania è chiusa sul davanti, così loro sono nascoste alla vista e possono fare il loro lavoro di bocca indisturbate. Attacco il suo guinzaglio al gancio della sua nuova cuccia e mi siedo alla scrivania, pronto a iniziare un'altra giornata di duro lavoro.

Lei
Mi trovo così inginocchiata tra le sue gambe, con le mani ammanettate dietro la schiena e con il collo stretto in un collare. Il mio compito sarà quello di stare accucciata ai suoi piedi come una cagna e fargli un pompino tutte le volte che lo desidera, nascosta nello spazio stretto sotto alla sua scrivania. Ogni tanto allunga le mani per tormentarmi i seni nudi.
Quando vedo che schiocca le dita e si abbassa la zip dei pantaloni, so che è il segnale. Ogni volta cerco di spostarmi per mettere la testa in mezzo alle sue gambe ma senza poter usare le braccia spesso sono in difficoltà. Se vede che tardo si innervosisce, strattona il guinzaglio e mi strizza le tette fino a farmi male. Alla fine riesco sempre a prendere il suo grosso cazzo in bocca e inizio a lavorarlo.
Ci metto tutto il mio impegno ogni volta che mi chiede di fargli un pompino perché spero che ci ripensi e mi faccia tornare a lavorare come prima. Due volte al giorno viene a prendermi un uomo per portarmi a mangiare e a fare i bisogni, come una cagna qualsiasi.

A nessuno è permesso scoparmi o anche solo toccarmi e visto che non lo fa nemmeno più il mio padrone, inizio a diventare irrequieta. Ormai sono passati mesi dall'ultima volta che mi hanno dato piacere. Sono in astinenza. Quando si alza dalla postazione e sento che si sbatte la nuova ragazza, il desiderio si fa quasi insopportabile. Sento lei che mugola di piacere, imbavagliata e prigioniera delle violenze del mio padrone.
Un giorno che mi sembra di non riuscire a resistere e cerco di masturbarmi senza successo. Sento la ragazza fare un pompino al socio del mio capo, che invece sta prendendola da dietro e la voglia sale così tanto che cerco di strusciare la mia vagina contro il pavimento, contro la scrivania. Avere le mani bloccate dietro la schiena rende tutto più difficile. Voglio godere, non ce la faccio più. Cerco di stimolare i miei capezzoli con le pareti della scrivania e con il pavimento. Sento la mia vagina grondare, disperata, eccitata.
E poi lo vedo: dalla borsa della palestra del mio padrone spunta un dildo nero e affusolato. Ai piedi della scrivania, a pochi centimetri da me, c'è la mia salvezza. Mi faccio quasi soffocare dal collare mentre mi allungo per prenderlo con le gambe, ma dopo pochi tentativi riesco a farlo rotolare sotto al tavolo, nel mio angolino. La ragazza è ancora sodomizzata dal mio capo e le sue urla di piacere sono soffocate dal pompino che è costretta a fare. La mia voglia è al limite e con un autocontrollo che non so da dove sia uscito, aspetto che tutti siano andati alla festa pianificata per quella sera, lasciandomi sola nella mia cuccia. "Alle cagne non è permesso partecipare alle mie serate".

Aspetto di sentire che vadano tutti via e cerco di penetrarmi con il grosso dildo. "Ci devo riuscire" mi dico con i nervi a fior di pelle, bagnata fradicia. Alla fine riesco a incastrarlo tra le caviglie e a infilarlo nella mia fica bagnata sedendomici sopra. È un cazzo di gomma enorme. Mi masturbo con più forza che posso perché è da tanto che aspetto. Voglio godere e l'orgasmo arriva potente e travolgente. Urlo e godo e urlo, finché non mi addormento esausta, appoggiata al muro, con il cazzo di gomma ancora nella vagina, bagnato dei miei liquidi.
Riesco a mantenere nascosta la mia fonte di piacere per un po' di giorni finché non vengo scoperta una sera dalla donna delle pulizie. Dopo un tempo che mi è sembrato interminabile, arriva il mio padrone. È arrabbiatissimo.. mi sgancia dalla scrivania e mi tira fuori per i capelli. Non mi ricordo di essere stata violentata mai con così tanta forza. Mi ha infilato il suo grosso uccello nel culo ed è andato avanti finché non l'ho supplicato piangendo di scoparmi, perché non ce la facevo a stare senza per così tanto tempo.
Finito di sfondarmi il culo, mi fa frustare dal suo uomo. Scariche di dolore sulla vagina, sui seni, sul sedere e sulla schiena. "Sei buona solo come troia da monta" mi diceva mentre urlavo per le frustate "non sei altro che una cagna schifosa, farò in modo che tu ce l'abbia scritto in faccia quanto sei sporca".

Penso di morire quando sento la mia punizione: per un mese verrò stimolata senza raggiungere mai l'orgasmo. Vengo sistemata nella sala delle feste, su una tavola di legno. Una volta al giorno, dopo cena, vengo masturbata con un vibratore il tempo necessario per far bagnare il mio sesso e per far inturgidire i miei capezzoli. Dopo due settimane, i miei seni sono così vogliosi e duri che mi sembra di impazzire. Purtroppo per me, scopro che quella sera il mio aguzzino ha organizzato una delle sue serate speciali: un'asta, per vendere tutte le sue prede più recenti al miglior offerente sul mercato. Per l'occasione i miei grossi seni sono stati strizzati da due corde, che ne esaltano il volume, e mi viene chiusa la bocca con un bavaglio fatto a regola d'arte. I miei capezzoli hanno attaccati i morsetti e le mie caviglie sono legate strette alle mie mani. Mi ritrovo così oscenamente esposta alla mercé degli ospiti, che hanno però l'ordine di non farmi godere, dato che sono in punizione.
Non riesco a vedere lo svolgersi dell'asta, ma sento le urla degli uomini arrapati e sudati che lottano per avere le migliori. Di tanto in tanto, qualcuno viene per masturbarmi o per leccarmi la vagina, ma sapendo che sono stata una "cagna sporca e disobbediente" mi lascia lì nella disperazione più totale. Gemo e mi contorco senza risultato. Guardo supplicando con gli occhi ogni uomo che mi passa accanto sperando che metta fine alla mia agonia. Non so come, arriva la fine della serata. Il tavolo è bagnato, tanto grondante è la mia figa.
Vengo lasciata qui, per il resto dei giorni della mia punizione. Nessuno si dà la pena di slegarmi e rimango in questa posizione scomoda e con i miei grossi seni resi terribilmente più sensibili. Supplico chi mi porta da mangiare, approfittando di avere la bocca aperta, di avere pietà di me e scoparmi a dovere. Nessuno mi sfiora. Qualche sadico soffia sul mio clitoride dritto e sensibile. Gliultimi giorni, quando vengono a stimolarmi, urlo attraverso il bavaglio. Li supplico di non toccarmi perché ogni volta è una tortura. Non escono che lamenti confusi dalla mia bocca, perché il nastro la tiene ben sigillata. L'ultimo giorno che sento accendersi il vibratore attaccato al mio clitoride, scoppio a piangere e urlo disperata. La mia figa esplode e colano immediatamente i liquidi copiosi. Sento che forse ce la faccio, forse ce la faccio a raggiungere l'orgasmo. Sto iniziando a godere, sento contrarsi il mio ventre. Inizio a respirare più a fondo, a gemere, a contorcermi…come promesso, il vibratore si spegne lasciandomi disperata e ansimante proprio sul più bello.

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