Il mio papà 9° - 🤰Un seme nutriente per la creatura che porto in grembo.

Scritto da , il 2022-07-18, genere incesti

Dopo avermi deposta sul lettone con la delicatezza che gli era consueta, mio padre mi aveva sfilato la minigonna e la t-shirt lasciandomi completamente nuda alla meraviglia dei suoi occhi.

Come mia abitudine, non indossavo mai il reggiseno giacché le mie tette erano "di marmo" come diceva mio padre mentre le mutandine o il perizoma l'indossavo solo quando non ero in compagnia di mio padre giacché, che fossimo fuori insieme o a casa, volevo sempre essere pronta in caso si scatenasse una voglia urgente mia o sua.

Non era raro infatti che durante un giro al supermercato o a fare shopping che mi venisse voglia del suo cazzo e d'altra parte, tra noi vi era un tale feeling che capivamo subito le voglie l'uno dell'altra.

Capitava così che mi facessi chiavare nei bagni del centro commerciale o nel camerino mentre provavo un capo d'abbigliamento.

Un giorno d'estate in cui ci eravamo attardato in un supermercato, eravamo andati per un veloce hamburger in un Mc Donald ed essendo il locale completamente vuoto, mi ero tolta lo sfizio di inginocchiarmi sotto il tavolo per farglielo rizzare con un pompino concluso poi nel cesso con una veloce chiavata in piedi in cui mi ero anche tolta lo sfizio di uscire e camminare tra la gente con un filo di sborra che mi colava tra le cosce.

La sola cosa che mi aveva impedito di godere appieno di quella trasgressione, era il fatto che non volendo esporci o destare scandalo, avevamo camminato stando vicini ma fingendo di non conoscerci.

Tante volte ovviamente, avevamo scopato in macchina cercando degli spazi anche in pieno traffico.

I pompini non si contavano!

Naturalmente, la cosa risultava assai più facile quando lo andavo a trovare nel suo ufficio per impalarmi mentre lui era seduto sulla sua sua poltrona davanti alla scrivania.

Quella stessa tecnica la usavamo a casa quando c'era la mamma ed io fingendo di fare una ricerca per i miei studi, mi infilzavo sedendomi su di lui malamente coperta dalla minigonna.

La stessa cosa avevo fatto quando ero corsa da lui in ufficio (in anticipo ed all'insaputa della mamma) per comunicargli che ero gravida di un suo bambino.

In quel caso però, avevo chiuso la porta dall'interno e mi ero accovacciata frontalmente su di lui ed in quelle postura, mi ero tolta la camicetta e mentre lo cavalcavo lo baciavo sulla bocca o gli offrivo i capezzoli da succhiare sino a che, dopo avermi regalato due orgasmi in rapida successione, non mi aveva riempita con una incredibile sborrata che ero stata costretta ad arginare infilandomi un Tampax.

Ecco, distesa sul suo talamo coniugale (Nostro nido d'amore) ero completamente nuda davanti a mio padre!

Ero nuda, abbandonata e completamente disponibile davanti all'uomo che amavo più di ogni altra cosa al mondo ed al quale avrei dato un figlio!

Lui faceva sempre così in quelle circostanze.

Prima di lasciarsi andare nel crescendo della sua passione, gli piaceva perdersi con gli occhi, la mente e l'olfatto sulle forme del mio corpo, sulle fattezze del mio viso ed il desiderio che sprizzava dai miei occhi, dalla mia bocca tumida, dal lieve tremore che precedeva l'attesa ed il profumo della mia pelle che "Mi ottenebra la mente" diceva.

Poi si era chinato su di me e mi aveva offerto le labbra e la lingua in un bacio umido, profondo e appassionato.

Dopo essersi saziato alle risposte della mia voluttuosa bocca, mi si era inginocchiato tra le gambe e dopo avermi sollevato il bacino aveva cominciato a leccarmi la fica procurandomi scosse di piacere simili allo scalpitare di una giumenta.

Mi succhiava tra le grandi e piccole labbra come fossero valve di quelle ostriche che avevamo gustato poco prima.

Mi leccava e mordeva la clitoride facendomi sciogliere come una sorgente mentre spasmi di piacere mi facevano contorcere tra le sue mani.

Quando poi, era sceso con la lingua più in basso, oltre il perineo sino al mio fiore più segreto che a nessuno avevo mai permesso di dischiudere, avevo gridato:

-Si.. si.. siiii papà.. ti voglio.. ti voglio.. mettimelo dentro.. inculami.. incula la tua bambina come solo tu hai fatto sino ad oggi!-

Per tutta risposta mio padre che sino a quel momento era rimasto completamente vestito, si era aperto la patta dei pantaloni e con un movimento repentino mi aveva infilato la fica col suo nerbo durissimo.

Poi, mentre mi faceva impazzire di piacere con le sue potenti spinte pelviche, avvicinandosi ansimante al mio orecchio, mi aveva detto:

-Amore.. abbiamo tutta la notte davanti a noi per quello ma adesso voglio scaldare col mio seme la creature che hai in grembo che, come dice tua madre, irrorata di sborra, cresce più forte, più sana e più intelligente e tu, ne sei la prova vivente.-

-Papà!-

Ero stata capace solamente di rispondere.

-Amore di papà, adesso diamo forza alla nostra creatura e poi, andiamo in bagno e come sempre facciamo un bel clistere per ripulirti le visceri prima di farmi godere nel tuo fiore segreto.-

Come spesso accadeva, mio padre aveva ragione.

La sodomia era una pratica che lui amava molto e che spesso gli avevo visto fare con la mamma "Ma è una cosa troppo bella e nobile per rovinarla con la presenza di disgustose eiezioni appartenenti al mondo delle bestie piuttosto che a quello dell'amore e della lussuria" mi aveva detto la prima volta che mi aveva inculata sverginandomi l'ano dopo avermi fatto un profondo, delizioso, rilassante e profumato clistere.

-Dio papà come mi fai godere.. aaaa.. uuuu.. godo.. godo.. godi anche tu papaaa.. godi.. godiiii.. sborro.. sborro.. sborrooooo....-

-Dio mio papà.. con queste sborrate, se sarà un maschietto, sarà un vero Maciste col genio di Einstein e se invece sarà femmina, somiglierà alla Marilyn col genio della Montalcini.-

-Amore di papà, dimentichi che in ogni caso, avrà la voglia trasgressiva della Moana Pozzi della quale tu sei la potenziale erede!-

-Ti amo papà!-

-Ti amo cucciola!-

La notte era ancora lunga e già pregustavo le delizie di quel clistere afrodisiaco ed emolliente ed i piaceri di cui sarebbe stato foriero.

Mancava ancora poco più di una settimana al giorno del mio matrimonio e prima di allora come promesso alla mia mamma, al mio papà ed allo stesso zio, dovevo trascorrere almeno una notte tra le sue forti braccia ed alle prese con la sua poderosa mazza che avevo appena appena assaggiato sino a quel momento.

segue



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