Irene, una vera troia

Scritto da , il 2009-05-15, genere etero

Preciso che quanto racconto è realmente accaduto.



Ho avuto una storia di 5 anni con Irene(la chiamerò così), interrotta da entrambi. Siamo nonostante tutto rimasti amici, finché non è accaduto quanto vi racconto.



Un pomeriggio ci vedemmo, dopo aver preso un caffè, le proposi un incontro serale, alludendo ad un incontro amoroso. Credevo di beccare un 2 di picche, mi sbagliavo, acconsentì.



Ci incontrammo, Irene è una ragazza carina, introversa, non è per niente appariscente, ma ha un culo niente male.

Quella sera si presentò vestita in modo al quanto sexy, dopo una passeggiata la portai nel mio ufficio.

Non appena entrati mi propose di giocare al "titolare con la segretaria", la cosa non mi sorprese più di tanto, Irene amava quel genere di giochetti...



Iniziammo a limonare, le infilai la mano sotto il vestito e puntai dritto alla fica, lei iniziò a bagnarsi e a mugolare, prese allora ad accarezzarmi la patta, poi si inginocchiò ed iniziò a spompinarmi...



Le alzai il vestito, la feci sdraiare sulla scrivania ed iniziai a scoparla. La scopai dolcemente, lei iniziò a godere di brutto, i suoi gemiti divennero urla. Mentre eravamo sul più bello le squillò il cellulare, si precipitò in tutta fretta a rispondere. Liquidò la telefonata dicendo "amore sono a letto e non sai quanto mi manchi".



In un primo momento rimasi di stucco, quasi ingelosito. Lei se ne accorse e da gran troia mi disse "mi piace con lui mi diverto, ma il tuo arnese mi fa impazzire, è il doppio del suo", non smise di parlare che cominciò a leccarmelo dalla base alla punta. La situazione si fece calda, mi sentivo super eccitato. Iniziai così ad infilarglielo in bocca con forza, dicendole "prendilo tutto porca, leccalo bene visto che ti piace così tanto", iniziò anche lei ad eccitarsi davvero, cominciò a rispondere "si sono la tua porca, fammi godere, fammi tutto quello che vuoi...".



Finito il pompino la misi a pecorina, iniziai a leccarle il culo, capii che le piaceva, le misi un dito in bocca e poi con gran forza lo infilai nel culo.



"ooohh, siiiiii", "ti faccio male?" le chiesi, "no, è una sensazione di dolore e piacere, continuaaa".



Iniziai così ad infilarglielo sempre più forte, finché non mi disse "pensi di andare avanti molto con quel dito? dai sbattimelo dentro, lo voglio nel culo".



Le portai il cazzo vicino le labbra, "lubrificalo un pò ora, sai come fare no? certo che lo sai troia", "vedi come sono brava", iniziò a leccarlo e a sputarlo guardandomi dritto negli occhi.



Tornai dietro di lei e lo infilai nel culo, a fatica si apriva.

Iniziai ad incularla piano, ma godeva già alla grande. "Oh si, come mi inculi, sii così, fammi sentire tutto il tuo cazzo", "ti piace prenderlo nel culo? sei una gran porca lo sai?", "si si, sono la tua zoccola, si sbattimi così, non fermarti, fammi sentire quanto sei maschio!".


Cominciai ad incularla con gran forza, con una mano le tenevo i fianchi e con l’altra le tiravo i capelli gridandole mille porcate. Irene iniziò a gridarmi "dai porco sfondami il culo, fammi tornare a casa a gambe aperte, così Fabio si perderà col suo cazzino..." a quelle parole la libido schizzò alle stelle, "certo vacca, il suo cazzo non lo sentirai nemmeno, sei tutta sfondata, hai il culo rotto ormai". "Si sento che me lo hai rotto, continua così, siii aah, si come mi sfondi", il culo era divenuto rosso fuoco, Irene inizio ad urlare, "siii, aaaah che cazzo che hai, così, sbatti la tua vacca".



Stavo venendo, le tirai i capelli, lei si inarcò, le schizzai un infinita di sborra lungo la schiena, sentii il suo corpo vibrare, una gran scopata.


Ho scopato con Irene per diversi mesi, ogni volta che il suo ragazzo lavorava di notte, finché una sera dopo averla fottuta in macchina, mi confessò "Sono incinta, questo è il nostro ultimo incontro, il tuo cazzo mi mancherà, già lo so.".


Ogni tanto i nostri sguardi si incrociano, avrei tanta voglia di incularla ancora, il suo bel culo ora è ancora più eccitante, è leggermente ingrassato, mi piacerebbe vederlo sbattere sotto i miei colpi.

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