Una vita, una storia - la via della cintura

Scritto da , il 2022-03-15, genere dominazione

La prima settimana scorse via abbastanza leggera. Ero riuscito ad ottenere il telecommuting con estrema facilità, anche perché il mio ruolo non richiedeva la presenza sul posto di lavoro e godevo della totale fiducia da parte dell'azienda. Salvo rarissimi casi, sarei rimasto sempre a casa.
- Quindi ci saranno solo i miei vestiti da lavare - aveva sintetizzato Silvia appena ricevuta la notizia - tu non avrai bisogno di indossarne quasi mai. Giusto quando avremo ospiti, o che ne so, operai in casa
- Finché terrai segreta la mia condizione si. Un domani poi deciderai se cambiare
- non credi che sarebbe un po' troppo?
- Ora si, ma più che altro non mi piacerebbe mettere in imbarazzo persone inconsapevoli
- quello sicuramente
- però in fondo mi piacerebbe far sapere a tutti il mio ruolo, e il tuo
- un passo alla volta, ok? Fammi abituare a questa cosa. Ancora non so se mi piacerà
- tutto il tempo che vuoi. Io non penso di scappare
In quei primi giorni mi capitó spesso di pensare "chissà cosa penserebbe questo cliente che sono al telefono con lui nudo, perché ho chiesto alla mia donna di diventare il suo schiavo". Soprattutto quando dal telefono uscivano voci femminili. Mi eccitava l'idea che lo sapessero, anche se non ne avrei mai fatto parola con nessuno. Confessai a Silvia che mi era capitato anche di giocare da solo, senza arrivare a venire, e lei non fu contentissima della cosa
- Non mi sembra corretto che tu cerchi di darti soddisfazione autonomamente. Sappi che apprezzo il fatto che abbia voluto dirmelo spontaneamente. Ma se devi restare nudo in casa per rendere manifesta laa tua sottomissione, devi trovare il modo di evitare i tuoi giochetti
- Hai ragione. Ma sono seduto alla scrivania e le mani vanno a finire lá...
- non deve succedere. Non posso legarti le mani dietro la schiena, ma devi trovare un modo per impedirti di pasticciati in mia assenza, o senza il mio consenso.
- vediamo cosa c'è in rete?
Dopo la cena ci stendemmo sul divano. Lei con gli occhi su un episodio di una serie, io con il tablet a cercare una soluzione al nuovo problema che si era creato
- ecco qui,potrei mettere una cintura di castità
Distolse gli occhi dal tv e si fissò sulla mia erezione
- possibile che ti arrapi così? Sei osceno - rise del mio accenno di imbarazzo - non coprirti, lascia pure tutto in vista e dimmi. Non le portavano le donne?
- ci sono anche da uomo
- hai la mia attenzione
Le mostrai alcuni modelli di gabbiette da cazzo, così le chiamó lei, e rise ad ogni nuova versione.
- secondo te quale sarebbe meglio?
- non saprei davvero, una per l'altra mi sembrano tutte efficaci. Di plastica più leggere, di metallo più igieniche, secondo me. Più che altro bisogna capire quale sia più sicura.
- ok, gira un po' sui forum e scopri di piu
Verso mezzanotte trovai quello che faceva per me, ma costava una mezza fortuna, oltre a soluzioni più abbordabili
- qui c'è un sito dove la fanno su misura
- interessante
- si, però bisogna viaggiare fino da loro, e farsi prendere le misure. Garantiscono che non c'è verso di uscirne senza chiave, ma è il massimo del comfort e può essere tenuta per anni senza doverla togliere
- non penso di lasciarti dentro una gabbia per anni, amore. finiresti per farla esplodere
- scema. E poi costa una barca di soldi, guarda anche tu
Lesse con attenzione tutte le informazioni, poi mi passò il tablet
- ok, scrivigli e prenota per prima possibile. Andiamo insieme, ovviamente
- va bene
- e visto che mi hai tenuto quel coso davanti duro per tutta la sera, credo che dovresti darmi un po' di sollievo
Feci per allungarmi su di lei ma mi fermó immediatamente
- prima con la bocca, amore
La mano che avevo sulla testa mi guidò fra le cosce di Silvia, che si stava liberando dei leggings e dello slip. La trovai umida, segno che il telefilm non aveva avuto la sua piena attenzione. Mentre la leccavo infilai le mani sotto la t-shirt per giocare con i seni come piaceva a lei, e non ci volle moltissimo per sentirla venire. Fu la prima volta che mi schiacció la testa contro il suo pube, raccogliendo le ginocchia al petto. Alzai gli occhi verso i suoi, ma il suo viso mi era nascosto. I suoi addominali erano e la schiena formava un arco che le lasciava solo le spalle a contatto del divano. I suoi gemiti avevano un che di spasmodico, e continuai fino a quando le sue dita fra i miei capelli si strinsero per farmi sollevare.
- Ora tocca a te - e si sollevò perché la prendessi da dietro
- io vorrei vederti, baciarti
- oggi no. Non mi hai detto che gli schiavi non possono baciare le padrone? Servimi come voglio io
Mi inginocchiai dietro di lei sorridendo
- impari presto vedo
- già. Ora fammi venire ancora prima di farlo tu
Non sarebbe stato facile perchè ero estremamente eccitato e perché non facevamo sesso da qualche giorno, ma riuscii a controllarmi e a darle ancora piacere
- sai cosa non ti ho mai chiesto ma avrei sempre voluto fare?
- dimmi
- farai qualsiasi cosa ti chieda
- sono il tuo schiavo...si
Rallentai i miei movimenti per non esplodere
- dopo voglio che mi lecchi ancora. Che mi pulisca da tutto
Un po' forte come richiesta, ma non potevo comunque tirarmi indietro
- va bene, lo farò
L'idea di doverla ripulire dal mio sperma aumentava la mia eccitazione, ma ero certo che dopo l'orgasmo non sarei stato così entusiasta. Però subito dopo essere venuto mi sfilai e mi stesi con la testa sotto la sua figa, leccando a lungo e ammirando il corpo di Silvia, che ora era in ginocchio sopra di me. Si era tolta la t-shirt e mi guardava con un sorriso sornione accarezzandosi le tettine da adolescente
- anche a questo potrei abituarmi...sei bravo a obbedire
Continuai a leccarla fino a quando si alzò senza una parola per andare a farsi una doccia. Sentii l'acqua scrosciare e pensai di andare ad aiutarla. Lei fu leggermente sorpresa nel vedermi entrare
- pensavo di lavarti la schiena...
- questa volta ok. Per le prossime aspetta che ti chiami io, va bene?
La sua risposta stupì un po' me, ma pensai che stava entrando molto bene nel suo ruolo. Forse fin troppo.

L'artigiano delle cinture ci contattò il giorno dopo, e d'accordo con lei, con cui ero in contatto in chat, fissai l'appuntamento per il sabato successivo. Con il pagamento di un piccolo extra, dal lunedì seguente il mio cazzo sarebbe diventato una proprietà di Silvia, perchè avrebbe lavorato solo per noi per tutto il weekend
- contento?
- sì. Tu?
- di più. Finalmente potrò stare tranquilla
- non lo sei?
- sei ancora pericoloso...
- puoi sempre punirmi, addestrarmi...
- farò anche quello, stai tranquillo, per ora ti lascio gustare gli ultimi giorni di libertà . Poi sarai una cosa mia. E smetterai di sbattermi in faccia il tuo cazzo duro ogni volta che parliamo di sesso. Credo che ogni erezione dopo sarà piuttosto dolorosa
- temo anche io, sempre che riesca ad averne
Viaggiammo in aereo fino alla città dove aveva sede l'artigiano. Entrando nel laboratorio trovammo una ragazza molto carina che da dietro un computer parlava con quello che sembrava il titolare. Entrambi sorrisero cordialmente dandoci il benvenuto. Io, pensando al motivo per cui eravamo lì, fui abbastanza imbarazzato, e Silvia indovinando i miei pensieri strozzó un risolino che le morì in gola, ma non prima che io, e probabilmente loro lo sentissero. La ragazza era la figlia del tizio, e si occupava della progettazione e della realizzazione dei pezzi, ci spiegó. In pratica avrebbe avuto in mano il mio corso, anche se solo come simulacro di resina o gesso.
- Se ti spogli cominciamo subito
- qui, adesso?
- si, più tempo abbiamo per il lavoro e meglio verrà. Non preoccupatevi per lei, è una vera professionista dietro quel faccino
- una domanda. Lui potrebbe essere legato per tutto il tempo che vi serve per le misure?
Mi voltai verso Silvia che aveva appena chiesto al tizio quella cosa
L'artigiano guardó la figlia, che sollevando leggermente le spalle assentì
- per noi va bene. Pensa lei a legarlo? L'importante è che sia in piedi. Andiamo di là, vado a cercare delle corde
Ci spostammo in una sala più piccola con una scrivania addossata al muro in un angolo. Mi guardai intorno e vidi il punto dove probabilmente sarei stato esposto alla vista di Silvia e degli altri due. La costruzione risaliva forse al primo novecento, e c'erano alcune colonnine di metallo in stile liberty che facevano molto bell'epoque, in mezzo alle quali avrei potuto essere bloccato in qualsiasi posizione
- se intanto vuoi svestirti - mi intimó Silvia con una certa sollecitudine, fingendo di ignorare la mia inquietudine. Mi spogliai completamente, pensando a quella situazione come a una visita medica, e cercai di pensare a qualsiasi cosa potesse aiutarmi a non farmi partire un'erezione che sentii di non poter fermare a lungo. La ragazza stava avviando il PC, ed il padre torno con varie corde che gli pendevano dalle braccia
- dove devo atfaccarle, signora?
- sarà lei che deve lavorare, cosa mi consiglia?
- li andrá bene - rispose indicando con un sollevamento del mento il punto che avevo pensato io
- vai, aiutalo a mettere le corde alle colonne
- forse è meglio se prima me le leghi ai polsi, e poi mi tirate in posizione
Silvia soppesò per un momento le mie parole e poi assentì sorridendo
- sempre pieno di belle idee il mio schiavetto - disse con un tono divertito - annodati le corde ai polsi, alle caviglie penseró io
Obbedii, cercando di fare dei nodi che mi permettessero di sopportare la legatura a lungo senza stringersi sui polsi per il peso delle braccia e quando fui pronto mi misi fra le colonne, lasciando che le mie braccia venissero sollevate e immobilizzate. Mentre l'artigiano completava l'opera facendomi allargare le caviglie osservai Silvia, che con le braccia sui fianchi osservava la scena divertita e compiaciuta
- bello, vero?
Non sapevo se la domanda che Silvia aveva buttato attendesse una risposta da me, visto che pronunciandola era rivolta verso di me, o ad uno degli altri occupanti.
Non sapendo come rispondere, abbozzai semplicemente un sorriso, mentre l'artigiano finiva il lavoro in silenzio. La figlia si voltò un attimo nella mia direzione, e tornando con il viso verso il monitor confermó
- lei è una donna fortunata. Non sono tanti gli uomini che accettano di fare una cosa così per la loro compagna
- infatti lui è unico. Come i vostri pezzi
La serie di misurazioni fu estenuante e meticolosa, ma alla fine di quelle due ore avevano tutti i dati per produrre la mia prigione personale
- noi avremmo finito, ci mettiamo subito al lavoro di là. Vuole che lo liberi o...le serve un po' di tempo?
- ci penso io
- non vi disturberemo. Potete stare finché volete
- e noi non disturberemo voi
L'uomo e la figlia ci lasciarono soli, e Silvia si avvicinò a me con la faccia del gatto che ha intrappolato il topo
- bene bene bene...piaciuta la sorpresa?
- eccitante quanto imbarazzante. Ti è piaciuto vedermi così inerme?
- devo dire di sì. Eri un oggetto di mia proprietà, come una statua che viene restaurata. ho adorato ogni momento di questa tua sottomissione. Grazie - mi baciò profondamente, dando il via all'eccitazione che avevo tenuto a bada fino a quel momento - ora però dovrò pensare a come punirti per tutti i pensieri che hai avuto per la sventolona...
- ammetterai che sono stato bravissimo però...e l'idea è stata tua. Penso che avere la cintura addosso da lunedì sarà una punizione anche per cose che non ho nemmeno pensato.
- forse sì, forze no... Vedremo, vedremo, vedremo. Che faccio, ti slego o ti scopo?
- sei tu la padrona

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