La mammina della mia fidanzata - cap. 2

Scritto da , il 2021-11-13, genere dominazione

Rimasi con i boxer e scalzo. Neanche provai a dormire, ero troppo eccitato. Ripercorsi a ritroso il corridoio e mi fermai davanti alla porta socchiusa di Cinzia.
La spinsi, non cigolò. La luce della luna penetrava da una grande finestra e si riversava sul letto illuminandolo perfettamente. La scena era incredibile, come in un film. Ero paralizzato.
Cinzia era nuda, sopra le lenzuola, un po’ contorta e piegata sul lato sinistro, con una mano tra le cosce che si muoveva lentamente e l’altra sul seno che lo stropicciava dolcemente, il lungo collo da cigno riverso indietro, la gola bianca scoperta e deliziosa, il sorriso sulle labbra. Si stava masturbando e stava godendo, a tratti si sentiva un flebile mugolio. Era una signora anche quando si masturbava.
Non capivo se si era accorta della mia presenza, gli occhi erano socchiusi, ma continuò come se nulla fosse. Allargò le cosce e vidi la sua mano accarezzare dolcemente il clitoride e poi scendere più giù, le dita si immersero tra le grandi labbra. La fica brillava di ciprigna, l’odore muschiato arrivava fino alle mie narici. Lei mugolò ancora soddisfatta ed estrasse le dita scintillanti dalla fica per portarsele alla bocca. Le succhiò, continuava a mugolare piano, tra un sospiro e l’altro, mentre il seno si gonfiava e i capezzoli rossi si inturgidivano.
Poi la mano ridiscese giù, l’indice ed il medio si spinsero in basso sui lati del clitoride lentamente e poi ritornarono in su delicatamente mentre lei gemeva con la bocca socchiusa quasi silenziosamente.
Stavolta sapevo cosa fare e ne ero cosciente. Certo, mi guidava più il cazzo che il cervello, ma non si trattava più di un raptus. La volevo.
Mi avvicinai al letto e mi sedetti sul bordo, le presi la mano che si era portata alle labbra e le succhiai le dita, non parlavo. Fu lei – sei il diavolo, erano due anni che non mi toccavo, da quando… -
- sssss – sibilai chinandomi sul suo seno per succhiarle i capezzoli, quello che più di tutto mi stava facendo perdere il lume della ragione, più del suo meraviglioso corpo, era il suo profumo.
- Sei fidanzato con mia figlia… bastardo. – Ma intanto premeva sulla mia nuca con le mani.
Non avevo bisogno di incoraggiamento, i suoi capezzoli si ingrossarono e diventarono duri tra le mie labbra, li succhiai e li morsi, lei gorgogliò e si agitò freneticamente.
Scesi sul suo morbido corpo, la leccai dalla piega del seno all’ombelico e poi ancora più giù. Il bacino era un’anfora spettacolare, la sua pelle era calda, bollente, i fianchi si agitavano e le cosce si allargarono. Mi immersi tra le sue gambe e le succhiai l’anima. Lei non stava ferma, non ci riusciva, quando la mia lingua la penetrò colava come un fiume in piena e sentendo la lingua dentro spinse il bacino in avanti e si mosse come una indemoniata. Ora i suoi movimenti non erano più lenti e controllati, ma convulsi e scomposti. Quando le succhiai il clitoride strinse le cosce sulla mia testa e mi sentii quasi soffocare.
- Dentro, entrami dentro bastardo. – Era diventato il mio secondo nome, bastardo. Entrare dentro la brava mammina della mia fidanzata era quello che desideravo, se lei avesse smesso di soffocarmi tra le sue cosce di burro. La dovetti mordere sul bottoncino perché mi lasciasse andare. Quando lo fece singhiozzò e non capii se quel morsetto le era piaciuto, ma immagino di sì perché prima di aprire completamente le gambe si inarcò sulla schiena e strusciò la fica sulle mie labbra mugolando come una gatta.
- Fottimi bastardo! –
Sembrava una cosa urgente, ma prima non potei fare a meno di regalarle un lungo succhiotto nell’interno della coscia destra. La vidi tremare le venne la pelle d’oca.
- Sfondami bastardo! –
Entrai dentro di lei come un siluro, il mio cazzo scivolò facile facile e la sentii sospirare soddisfatta e spingere il bacino in avanti, poi accavallò le gambe sulla mia schiena e non mi lasciò andare prima di aver avuto tre lunghi orgasmi mentre sbatteva i suoi piccoli pugni sulle mie spalle. Mi liberò solo dopo averla riempita e averle dato il quarto orgasmo. Ero sfinito, mi abbandonai sul letto di fianco a lei e cercai di riprendere fiato, mi diede qualche minuto di tregua, poi mi monto come un cavallo e ricominciò la giostra, era scatenata.
La cosa non mi dispiaceva anch’io avevo voglia ed era bellissima mentre mi montava, le sue tette ballavano sopra i miei occhi e il suo viso, con gli occhi chiusi, era stravolto, ma mi spaventava la sua voglia. Va bene, erano due anni che non scopava, ma non poteva recuperare tutto in una notte. Era quello che aveva in mente, mi tenne sveglio fino all’alba, poi si addormentò come un sasso ed io per qualche minuto la guardai mentre dormiva con il sorriso sulle labbra, nell’interno delle cosce aveva un bel segno rosso con la forma delle mie labbra.

Alle sei del mattino la lasciai e ritornai in camera mia.
Quando mi svegliai, era ormai mezzogiorno, feci una doccia nel bagno adiacente alla camera, indossai i pantaloni e le scarpe e andai in cucina.
Trovai madre e figlia che stavano facendo colazione, anche loro si dovevano essere alzati da poco. – Buongiorno – dissi cercando di essere naturale. Cinzia rispose sorridente, era imbarazzata, ma lo nascose bene, Eva invece mi attirò a sé e mi baciò – buongiorno amore mio, hai dormito bene? –
Per quanto tosto e con la faccia di bronzo… mi trovai ad essere a mia volta imbarazzato e lo nascosi baciandola e sviando il discorso – e tu? –
- Mamma – esordì Eva, - io e Luigi siamo fidanzati da qualche mese, lui vive con altri studenti in un appartamento… Non potrebbe venire a stare qui? –
E sì, probabilmente il diavolo guidava la mente di Eva, d’altra parte il suo nome era tutto un programma, era tutto scritto.
Stavolta la mamma non cedette, almeno non al primo tentativo, resistette. – Da qualche mese? – esclamò. – Ma ti pare il caso? Hai appena compiuto diciotto anni! –
Non potevo e non volevo entrare in quella discussione, ma l’idea di dormire sotto lo stesso tetto con mamma e figlia mi attirava da morire.
- Senti mammina, - rispose Eva con voce falsamente innocente ed infantile, - io, anche se non mi credi, sono ancora vergine e Luigi, mi rispetta, quindi, anche se viene a vivere qui, non cambia niente fino a quando non decido io. Vero Luigi? –
Stavolta arrossii e quasi senza voce risposi. – Sì. –
Cinzia guardò torva entrambi, era facile, per me immaginare, cosa le stesse passando per la testa “Certo rispetta te perché si fotte me, questo bastardo del tuo fidanzato.”
Poi sorprendendomi, ma neanche tanto, rispose – va bene, c’è tanto posto in questa casa, se lui lo desidera… -
Eva era raggiante – certo che lo desidera. Vero Luigi? –
Non avrei mai detto di no, - ma siete sicure? –
- Sì – rispose Eva e la partita finì lì.



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