Il commerciailsta

Scritto da , il 2021-10-18, genere etero

La sua testa era china sulle cartelle. Fra computer, scartoffie, dichiarazione dei redditi, modelli vari, la sua testa stava fumando.

Commercialista di uno studio avviato (il suo). Affascinante. Relativamente giovane. Single non per mancanza di donne ma più per il caso, il destino. Qualche storia importante. La testa forse un po' troppo nel lavoro. Un commercialista tutto d'un pezzo. Anche abile nella sua missione. Ma corretto e sicuramente onesto.

Quando entrò quella signora, aveva ancora troppo la testa nelle sue carte. La vide però bella, piena di charme, elegante. Era la prima volta che la vedeva e si domandò subito fra se e se cosa l'avesse spinta nel suo studio. Notò però subito l'incredibile compostezza dei movimenti e la capacità di essere donna in maniera misurata ma profondamente sensuale.

Il commercialista non era il classico uomo "basta che respiri". Forse proprio perché non aveva mai avuto problemi né di qualità né di quantità. Ma una donna doveva catturarlo, emanare qualcosa di inspiegabile ma anche di sofisticato. Non stava pensando assolutamente a lei in termini di preda. L'idea non l'aveva neppure sfiorato. Ma mentre quella femmina metteva un passo dopo l'altro nel suo studio ed il suo odore si spargeva nella stanza, si accorse che le pratiche e le scartoffie erano già lontane dalla mente e che quella eleganza non poteva essergli indifferente.

"Piacere, benvenuta nel mio studio" Il commercialista non parlava mai per secondi fini e la sua gentilezza era sempre spontanea in rispetto di qualsiasi donna si presentasse. Questo lo rendeva ancora più affascinante.

"Grazie, buongiorno" con grazia sottile e luminosa "Sono qua per una consulenza, di questi tempi il commercialista è sempre necessario".

"Grazie. Sono a completa disposizione, mi illustri le sue necessità". Detto con garbo ed in maniera così pura ed innocente che avrebbe ammaliato qualsiasi donna con la sua sincerità.

"Guardi. Io guadagno circa 35.000 euro, 40.000 euro al mese".

Il commercialista stava bevendo nel frattempo un sorso d'acqua. Capitava spesso quando c'era qualcosa che lo muoveva ad interesse. A queste parole l'acqua si blocco istantaneamente in gola. Faceva piacere anche a lui un buon cliente. Pensò subito che lei potesse lavorare nella meccanica. Oppure no. Forse probabilmente un notaio. Un notaio donna l'avrebbe affascinato e lui non aveva clienti notaio. Oppure un consulente aziendale.

"In nero". Precisò lei con charme, decisione, una sottile malizia sul viso.

Quell'acqua non solo si blocco nuovamente, ma stava anche per strozzarsi in gola. Anche al più onesto dei commercialisti faceva piacere trattare quella massa di nero. Eh si. Uno stato barbaro e disordinato che chiedeva alla sua categoria sacrifici di notti insonni, conteggi assurdi, leggi, leggine, anche al più probo, accendeva in quella parte del cervello un desiderio di rivincita o quanto meno di sottile godimento. Ma subito il suo io cosciente e garbato lo riportò alla situazione. Eh no. Notaio non poteva essere. Quelli guadagnano tanto ma non in nero. E se fosse stata droga ? Lui era assolutamente contrario ad ogni crimine ed aveva più volte rifiutato clienti anche per il sospetto che fossero implicati in affari non più che puliti.

La donna, prendendo un deciso respiro e concentrandosi, inizio a raccontare la sua storia.

"Sono un puttana, si mi definisco in questo modo". E mentre pronunciava quelle parole sembrava la più raffinata e casta fra le donne e questo non la rendeva meno femmina. "Prostituta lo considero un termine ipocrita, legale. Meretrice mi ricorda l'antica Roma. Troia, se permette lo considero offensivo e di solito rivolto da voi uomini a donne non professioniste. Bagascia, lasciamo stare. Escort ? Non è cambiando nome che si cambia il giudizio della gente. Una di quelle, lo usavano mia mamma e mia nonna. Ecco. Puttana mi sembra il termine che più si addice alla mia professione. Senza ipocrisia. Decisione. Pane al pane, vino al vino.".

Il commercialista non si stupì. Non era mai andato con una donna a pagamento. Non lo considerava immorale per lei. Ma lo considerava profondamente disdicevole per se stessi. Per il lui. Approfittare di un bisogno, di una condizione di necessità di una donna, in cambio di denaro lo considerava sporco e non onorevole. Non pensava che il denaro potesse aprire tutte le porte. E nel caso il denaro avesse quella facoltà, e lui bene lo sapeva, non era lui che muoveva quella chiave.

In realtà non si stupì, perché più del contenuto che comunque ben stava afferrando, il nostro commercialista stava già perdendosi nel suono di quelle parole. Stava ascoltando quei suoni come si potesse ascoltare la decantazione dei versi di Dante. Quelle stesse parole entravano nelle sue orecchie come il canto delle sirene con Ulisse ed i suoi.

Si ritrovò, mentre lei parlava, a guardarla nella sua interezza. Ad osservare quella femmina (perché lui la considerava tale), quel corpo e quelle labbra affascinanti mentre parlava. Il suo cervello si spaccò in due fazioni contrapposte. La prima parte che vedeva la lei donna, affascinante, molto figa. La seconda parte che non poteva dimenticare che lei era un puttana. Che vendeva il suo corpo per denaro ed andava con uomini i più diversi, alti, bassi, magri, grassi. E tutto solo per denaro. E qui non si trattava di necessità della donna.

Lei si accorse di un attimo di distrazione nel suo sguardo. E non poté notare quegli occhi profondi, buoni ma non ingenui. Potenti, ma non arroganti. "Sa, con tutte queste notizie di questo o quello che devono pagare il fisco, vorrei analizzare la mia posizione fiscale per capire se è tutto in regola". Lei incalzò guardandolo molto intensamente.

Lui si alzò, più per celare il crescente imbarazzo che non per reale necessità. Andò fra i vari codici fiscali che tanto amava ed anche odiava. Ne prese uno preciso. Con un gesto netto lo aprì.

"Un attimo che controllo una cosa". La guardò per giustificare il tempo che passava. Sfogliò le pagine. E mentalmente ad ogni foglio "P P PU PU" ma no cosa sto facendo "T T T T TR TRO". Ancora che sono ammattito ? Niente. Si accorse improvvisamente che stava cercando il nulla e solo per sfuggire all'imbarazzo.

Tornò in se. Nel suo cervello, sentimenti contrastanti stavano facendo guerra all'ultimo sangue. Da una parte chi se ne fregava totalmente di tutto e di tutti e vedeva solo una femmina raffinatissima e bellissima e dall'altra invece quella parte che vedeva quel corpo preso da qualche porco e che non poteva dimenticare il lavoro di lei e le sue sconvenienze.

Il commercialista si risiedette. "Devo un attimo studiare la sua situazione. Francamente è un caso un po' anomalo. Devo documentarmi. Ho un cliente, fa l'idraulico, ed accumula molto nero. Nulla di paragonabile al suo caso. Tale Aldo. Ma si parla di cifre molto più basse. Inoltre la figura professionale ai fini del fisco è totalmente diversa. Qua non possiamo neanche aprire una partita IVA".

Mentre parlava la intollerabile guerra continuava e stava avvenendo proprio nella sua testa. D'improvviso entrò nel suo cervello, pura immaginazione, la scena di lei che si alzava, si toglieva le mutandine, si metteva a cavalcioni, lui seduto ed iniziava a leccare l'orecchio. E mentre vedeva questa scena nella sua immaginazione, completamente dissociato nel mondo reale, parlava della situazione fiscale di lei e della Partita Iva.

Lei si mise a ridere fragorosamente. "Ahahahah, a si. Quel tale Aldo. Mi pare di sapere chi è. Ahahahaha. E soprattutto perché non ha tanto nero da parte. So io che fine fa tutto quel nero." Lei accavallo le gambe con un gesto che stillava sensualità come un alambicco della grappa più rara.

Lui sempre più in imbarazzo fra pudore e scene di sesso nella testa. Mentre lei pronunciava la parola nero, d'istinto gli venne da pensare se poi il pelo di lei fosse veramente nero, biondo o castano. Di nuovo quel gesto di lei che si toglieva le mutandine davanti a lui. Ormai il suo cervello era alla boxe pura. SI sentiva un pugile suonato da quella donna e le due parti stavano facendo come Rocky in uno qualsiasi dei suoi film.

Fu lei a risolvere la situazione. "Guardi non ho fretta. Studi pure la mia situazione con calma. Va bene se torno fra due settimane ? Devo firmarle qualcosa per il conferimento di incarico ? Ci tengo che sia svolto scrupolosamente."

Il commercialista, seduto e rilassatosi a quelle parole, riuscì solo a rispondere "Può tornare il 15 alle 16. Vedrò di studiare attentamente la situazione e darle una risposta che sia ben documentata".

Mentre lui pronunciava queste parole guardando l'agenda, lei si alzò e con un gesto rapido si accovacciò alle sue gambe. Non sapeva neanche lei la ragione di quel gesto. Sicuramente non era denaro in quel frangente che la mosse con desiderio. Di fronte alle gambe di lui si sentì come poche volte nella sua vita eccitata. Viva. Desiderosa.

Nel cervello di lui, non sto a dirvi quale parte era stramazzata a terra e quale aveva vinto. Avrete ben intuito la cosa. Voleva fermarla, sia per rispetto del suo lavoro, sia per rispetto di lei. Ma ormai anche lui era completamente andato.

Quando la sua mano entrò nei suoi pantaloni slacciando la cerniera, lui e lei volevano la stessa cosa. Senza esitazioni. Senza dubbi.

Lei aprì la cerniera ed iniziò il più bel pompino della sua carriera. E guarda un po' lo stava facendo per il proprio di piacere e non per quello di uno di quei suoi clienti. Ed infatti mentre lo faceva non poté che infilare una mano nelle sue mutandine e darsi piacere perché lo voleva.

Il commercialista vedeva in lei solo quella donna che effettivamente lei era e lei lo percepiva e per questo trasmetteva ancora più passione. E, da seria professionista, ci sapeva fare per piacere o per lavoro.

Il commercialista venne copiosamente. Ma era soprattutto lei che si sentì per la prima volta nella sua vita donna e non strumento. Questa cosa la fece godere come mai aveva goduto. Si sentiva donna e femmina e questo le diede una scossa incredibile.

Lei si staccò da lui e si alzò. Lo guardò in maniera molto profonda ed intanto passava la lingua da lato a lato della sua bellissima bocca, per togliere ogni residuo di lui. Non per pulirsi di lui. Ma per gustarne appieno ogni singolo dono del suo amante. E mentre lo faceva il suo guardo era la malizia fatta persona. Ma anche la gioia fatta persona.

Lui si riprese da una esperienza sicuramente molto forte. Era emozionato, euforico. L'imbarazzo fece pronunciare una frase fuori luogo che se non fosse stata pronunciata con il candore. l'innocenza e la sincerità di Cucciolo che parla a Biancaneve sarebbe risultata offensiva : "Mi spiace ma non ho 2.000 euro in contanti" detto rovistandosi con le mani fra la camicia e la giacca.

Lei scoppio in una fragorosa risata. Di affetto, piacere, comprensione. "Non si preoccupi, avrò molto bisogno delle sue consulenze nei prossimi mesi".

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