Quella notte con mia sorella minore
di
Carraway
genere
incesti
Tranquilli, faccio solo una premessa poi mi tolgo di torno: tempo fa scrissi il mio ultimo racconto, essendo effettivamente l’ultimo che avevo reperito, ma a quanto pare rovistando in quella vecchia soffitta sono entrato in possesso di uno nuovo, spero di riuscire a trasmetterlo come avrebbe fatto il protagonista diretto di questa storia.
Tempo fa scrissi alcuni racconti sotto lo pseudonimo di Nick Carraway, ma siccome ho perso la mail, dovrò cambiare nome.
In questo racconto la parte erotica verrà un po’ meno, lo confesso, sacrificata in favore della narrativa. Ma non è compito mio travisare quanto ho ritrovato in questo racconto, bensì riportarlo esattamente come accadde, molti anni fa.
Jennifer si volta, dandomi le spalle: “questa è l’idea più idiotica che qualcuno potrebbe avere! Perché mi tocca dividere il letto con te!?”
Io alzo gli occhi: “credimi, non è una gioia nemmeno per me, rischio di cadere da un momento all’altro qui, e il tuo letto non è nemmeno così comodo.”
Lei si volta: “beh, puoi sempre dormire sul pavimento.”
Io non rispondo. L’idea di dividere il letto con Jenny è strana, voglio dire è successo altre volte, ma altre volte significa anni e anni fa quando eravamo entrambi piccoli e di sicuro più uniti che adesso.
Eppure nonostante stia cercando di non pensarci, il suo letto è effettivamente comodo, le lenzuola profumano di ammorbidente. Il cuscino invece è pregno del profumo del balsamo che usa per i capelli, i suoi setosi capelli neri che al momento sono l’unica di lei che riesco a vedere che è totalmente sepolta dalle coperte.
Jennifer si avvicina leggermente sempre dandomi la schiena: “non posso credere che dovremo stare in questa situazione ancora per chissà quanto, e poi perché mamma non poteva metterti a dormire sul divano?! Penso quasi che l’abbia fatto apposta, per darmi noia, probabilmente per quella volta che-”
“Vuoi stare zitta!? Non riesco nemmeno a prendere sonno con te che parli a vanvera!”
Lei si volta completamente: “Oh vuoi prendere sonno!? E allora perché non te ne vai di sotto a dormire sul divano!?”
“Sei idiota o cosa?! Stanno dando il colore in soggiorno, e il divano è tutto coperto da quei teli di plastica.”
Il suo viso praticamente si colora di rosso: “E allora dormi sul pavimento o sul balcone o dove cazzo ti pare!”
“Perché invece tu non te stai zitta e mi lasci dormire!?”
“Perché non sei andato a scroccare casa a una delle tue squinzie dell’università eh!? Scommetto che adesso ti staresti divertendo un mondo, senza bisticciare con me nel MIO letto!”
Alzo gli occhi: “E adesso questo cosa centra?”
Lei alza le spalle: “oh niente, assolutamente niente, fai finta di non avermi completamente ignorata per tutto l’anno! Scommetto che eri troppo impegnato a perdere tempo con quelle zoccole dell’università, ho visto che mettevi sempre storie di te che uscivi con loro e altre cazzate!”
“E questo cosa vorrebbe dire!?”
“Vorrebbe dire che se avevi tutto il tempo per per loro, perché non potevi averlo per rispondere ai miei messaggi o chiamarmi almeno una volta!?”
La sua voce trema leggermente, come se si stesse trattenendo dal piangere. Il mio stomaco si contorce, non mi ero mai reso conto di come lei avesse subito quelle cose.
Un tuono squarcia il silenzio e Jenny sobbalza.
Si volta verso la finestra: “Grandioso, adesso si è pure messo a piovere!” Si volta di nuovo, dandomi le spalle: “vaffanculo..”
So bene quanto lei detesti i temporali, e il fatto di aver gridato tutte quelle cose deve averla resa ancora più arrabbiata.
“Ehm, Jenny..”
Lei non si muove: “fa silenzio.”
Mi avvicino a lei e faccio per toccarle la spalla: “senti io.. io non volevo che.. che reagissi così.”
Un nuovo tuono.
Jenny seppellisce la testa sotto il cuscino: “è tardi per chiedere scusa adesso.. sei stato uno stronzo..”
“Io non.. non sapevo che tu la pensavi così, credevo che non ti importasse, in realtà.”
Lei tira fuori la testa da sotto il cuscino, adesso lo vedo: sta piangendo, il suo viso è rosso e segnato dalle lacrime.
“Tu mi prendi pure per il culo!? Perché ti scrivevo se non mi interessava!? Perché perdevo tempo!?”
Un altro tuono.
Jenny si copre le orecchie: “fanculo! Odio i temporali!”
Le appoggio le mani sulle spalle, Jenny si dimena: “non toccarmi, stronzo!”
La abbraccio, tenendola stretta al petto, nonostante sia piccola ha parecchia energia per divincolarsi.
“Ho detto lasciami, bastardo! Non fare finta che te ne freghi qualcosa, torna dalle tue troiette dell’università!”
Finalmente la bacio, premo forte le mie labbra sulle sue. Le sue labbra sono calde e morbide, inumidite dalle lacrime che ormai bagnano tutto il suo viso, e comunque nonostante quello non riesce proprio a non essere bellissima. Il mio corpo viene scosso da una vampata di calore mentre le mie braccia si stringono attorno alla sua vita, e il suo dolce profumo penetra a fondo nelle mie narici.
Jenny rimane immobile per diversi istanti prima di spingere contro il mio petto: “che cazzo fai!? Sei un pervertito!” Nuove lacrime sgorgano dai suoi occhi unendosi alle vecchie.
“Lasciami! Lasciami, bastardo! Lo dico alla mamma!” Riesce a divincolarsi dalle mie braccia e salta giù dal letto. Indossa solo una larga t-shirt e le sue belle gambe sono completamente esposte mentre corre verso la porta.
“Mamm-”
Con un balzo sono dietro di lei e la tengo ferma, la mia mano sopra la sua bocca per impedirle di gridare, mentre le sussurro all’orecchio: “Non vai da nessuna parte.. Jenny..”
Tempo fa scrissi alcuni racconti sotto lo pseudonimo di Nick Carraway, ma siccome ho perso la mail, dovrò cambiare nome.
In questo racconto la parte erotica verrà un po’ meno, lo confesso, sacrificata in favore della narrativa. Ma non è compito mio travisare quanto ho ritrovato in questo racconto, bensì riportarlo esattamente come accadde, molti anni fa.
Jennifer si volta, dandomi le spalle: “questa è l’idea più idiotica che qualcuno potrebbe avere! Perché mi tocca dividere il letto con te!?”
Io alzo gli occhi: “credimi, non è una gioia nemmeno per me, rischio di cadere da un momento all’altro qui, e il tuo letto non è nemmeno così comodo.”
Lei si volta: “beh, puoi sempre dormire sul pavimento.”
Io non rispondo. L’idea di dividere il letto con Jenny è strana, voglio dire è successo altre volte, ma altre volte significa anni e anni fa quando eravamo entrambi piccoli e di sicuro più uniti che adesso.
Eppure nonostante stia cercando di non pensarci, il suo letto è effettivamente comodo, le lenzuola profumano di ammorbidente. Il cuscino invece è pregno del profumo del balsamo che usa per i capelli, i suoi setosi capelli neri che al momento sono l’unica di lei che riesco a vedere che è totalmente sepolta dalle coperte.
Jennifer si avvicina leggermente sempre dandomi la schiena: “non posso credere che dovremo stare in questa situazione ancora per chissà quanto, e poi perché mamma non poteva metterti a dormire sul divano?! Penso quasi che l’abbia fatto apposta, per darmi noia, probabilmente per quella volta che-”
“Vuoi stare zitta!? Non riesco nemmeno a prendere sonno con te che parli a vanvera!”
Lei si volta completamente: “Oh vuoi prendere sonno!? E allora perché non te ne vai di sotto a dormire sul divano!?”
“Sei idiota o cosa?! Stanno dando il colore in soggiorno, e il divano è tutto coperto da quei teli di plastica.”
Il suo viso praticamente si colora di rosso: “E allora dormi sul pavimento o sul balcone o dove cazzo ti pare!”
“Perché invece tu non te stai zitta e mi lasci dormire!?”
“Perché non sei andato a scroccare casa a una delle tue squinzie dell’università eh!? Scommetto che adesso ti staresti divertendo un mondo, senza bisticciare con me nel MIO letto!”
Alzo gli occhi: “E adesso questo cosa centra?”
Lei alza le spalle: “oh niente, assolutamente niente, fai finta di non avermi completamente ignorata per tutto l’anno! Scommetto che eri troppo impegnato a perdere tempo con quelle zoccole dell’università, ho visto che mettevi sempre storie di te che uscivi con loro e altre cazzate!”
“E questo cosa vorrebbe dire!?”
“Vorrebbe dire che se avevi tutto il tempo per per loro, perché non potevi averlo per rispondere ai miei messaggi o chiamarmi almeno una volta!?”
La sua voce trema leggermente, come se si stesse trattenendo dal piangere. Il mio stomaco si contorce, non mi ero mai reso conto di come lei avesse subito quelle cose.
Un tuono squarcia il silenzio e Jenny sobbalza.
Si volta verso la finestra: “Grandioso, adesso si è pure messo a piovere!” Si volta di nuovo, dandomi le spalle: “vaffanculo..”
So bene quanto lei detesti i temporali, e il fatto di aver gridato tutte quelle cose deve averla resa ancora più arrabbiata.
“Ehm, Jenny..”
Lei non si muove: “fa silenzio.”
Mi avvicino a lei e faccio per toccarle la spalla: “senti io.. io non volevo che.. che reagissi così.”
Un nuovo tuono.
Jenny seppellisce la testa sotto il cuscino: “è tardi per chiedere scusa adesso.. sei stato uno stronzo..”
“Io non.. non sapevo che tu la pensavi così, credevo che non ti importasse, in realtà.”
Lei tira fuori la testa da sotto il cuscino, adesso lo vedo: sta piangendo, il suo viso è rosso e segnato dalle lacrime.
“Tu mi prendi pure per il culo!? Perché ti scrivevo se non mi interessava!? Perché perdevo tempo!?”
Un altro tuono.
Jenny si copre le orecchie: “fanculo! Odio i temporali!”
Le appoggio le mani sulle spalle, Jenny si dimena: “non toccarmi, stronzo!”
La abbraccio, tenendola stretta al petto, nonostante sia piccola ha parecchia energia per divincolarsi.
“Ho detto lasciami, bastardo! Non fare finta che te ne freghi qualcosa, torna dalle tue troiette dell’università!”
Finalmente la bacio, premo forte le mie labbra sulle sue. Le sue labbra sono calde e morbide, inumidite dalle lacrime che ormai bagnano tutto il suo viso, e comunque nonostante quello non riesce proprio a non essere bellissima. Il mio corpo viene scosso da una vampata di calore mentre le mie braccia si stringono attorno alla sua vita, e il suo dolce profumo penetra a fondo nelle mie narici.
Jenny rimane immobile per diversi istanti prima di spingere contro il mio petto: “che cazzo fai!? Sei un pervertito!” Nuove lacrime sgorgano dai suoi occhi unendosi alle vecchie.
“Lasciami! Lasciami, bastardo! Lo dico alla mamma!” Riesce a divincolarsi dalle mie braccia e salta giù dal letto. Indossa solo una larga t-shirt e le sue belle gambe sono completamente esposte mentre corre verso la porta.
“Mamm-”
Con un balzo sono dietro di lei e la tengo ferma, la mia mano sopra la sua bocca per impedirle di gridare, mentre le sussurro all’orecchio: “Non vai da nessuna parte.. Jenny..”
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Commenti dei lettori al racconto erotico