Giocare con culetto e figa 3 (continua)

Scritto da , il 2021-05-04, genere fisting

In quella penombra vi era solamente il piacere, un piacere appiccicoso, come il nostro sudore che imperlava i nostri corpi nudi.

Quanto avrei voluto non avere la cintura di castità, ma me l’ero messa e non potevo far niente ora.

Cercavo di strofinarmi anch’io nelle parti intime, per me c’era solo il contatto con il freddo metallo.

Ma per ora mi bastava.

Il piacere raggiunse anche me, fu un piacere esclusivamente di testa, per quello che le stavo facendo.

E se per lei fu un processo lento, che si alimentava momento dopo momento, per me fu come la folgore che spacca la quercia e mi lasciò ansimante, quasi svenuta.

Ora le mie mani erano ambedue dentro di lei.

Io appoggiai la testa sul suo ventre,

Ansimavamo tutte e due, eravamo come infoiate, pazze nella nostra ricerca della lussuria.

Rimanemmo così per qualche minuto, lei si rilasciò. Le sue gambe cedettero.

Si mollò le mani dalle sue ginocchia e la sentii sfiorare la mia testa calva, quasi a muto ringraziamento per quello che le avevo fatto provare.

Rimanemmo immobili, qualche bisbiglio, parole incomprensibili.

La mia lingua corse sul suo ventre, giocai con il suo ombellico, vi affondai la lingua quasi volendole fare solletico.

Era sudata, sapeva di femmina, di selvatico, il suo sudore era forte.

Mi chiesi come doveva essere il mio sudore in quel momento, ma fu solo un attimo, non mi interessava, quella donna mi piaceva e mi piaceva farla impazzire.

Ora era toccato a me, ma sapevo che alla prima occasione lei avrebbe fatto lo stesso e mi avrebbe fatto diventare matta.

I pantaloncini nero lucido che portavo mi chiudevano perfettamente, e oltre a quei pantaloni di plastica ultra aderenti, Natalia aveva voluto farmi indossare anche la cintura di castità.

Non mi potevo toccare e nemmeno cercare di strofinarmi con un dito infilato nell’intercapedine della cintura.

Quei pantaloni mi sigillavano.

Oltretutto mi aveva messo un impacco sul culo in modo che si lenisse e guarisse.

Dovevo indossare la coda tra le labbra della vagina, anzi me la dovevano infilare e ci doveva stare così, non la dovevo togliere, né dovevo lamentarmi del fastidio, anche considerando la cura che la mia compagna di box mi aveva fatto dopo che io avevo passato una notte nel farmi inculare e chiavare su quel tavolo alla vista di tutti.

Ci addormentammo così, abbracciate.

CONTINUA ...

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