Una grattatina veloce

Scritto da , il 2021-01-13, genere incesti

Era piena estate.
Una di quelle estati che ti sciolgono per l'eccessiva calura, anche se te ne stavi all'ombra, oppure chiuso in casa con il climatizzatore acceso.
La donna se ne stava semisdraiata sul divano con una grande salvietta sotto di lei per evitare che il sudore bagnasse eccessivamente la stoffa dei cuscini ed un ventaglio in mano per alleviare il suo senso di caldo anche se il climatizzatore era acceso. Si chiamava Roberta, ed aveva 47 anni. E cosa più importante di tutte era incinta, ormai da quasi sette mesi.
Era stata una cosa inaspettata per l'intera famiglia. Roberta all'inizio aveva pensato che le fosse terminato definitivamente il ciclo, entrando in menopausa, ma invece, dopo alcune settimane aveva iniziato a sospettare che non era propriamente così.
I suoi primi dubbi le vennero quando, all'improvviso, da un giorno all'altro, gli odori forti le davano fastidio. E poi, quei capezzoli così turgidi e sensibili… che al minimo sfregamento le si gonfiavano dispettosi…
Per non parlare poi del ventre…
Mentre faceva la doccia, le era capitato di avvertire una certa durezza nella parte bassa del ventre, che le sporgeva. Ventre che aveva sempre avuto piatto e tonico.
Così, si fece coraggio, e andò in farmacia a comprare un test di gravidanza.
Decise di non aspettare a farlo. Tornò rapidamente a casa e andò dritta in bagno. Bastarono poche gocce di pipì, per confermare i suoi dubbi.
Roberta non era in menopausa; era incinta di quindici settimane.
Passato lo shock iniziale, fece rapidamente dei calcoli. Tre mesi prima, lei, suo marito Andrea (51 anni) ed il loro figlio Riccardo (18 anni), erano andati tutti in vacanza in montagna. Avevano preso l'occasione al volo, perché un collega del marito, aveva offerto loro la seconda casa che possedevano in una rinomata città vacanziera, ad un esiguo affitto, per due settimane. Il collega del marito aveva scelto altre mete, per le vacanze invernali.
Così, fatte rapidamente le valigie, erano partiti pochi giorni prima di Natale ed erano tornati il giorno prima dell'Epifania, per evitare il traffico del rientro.
E mentre erano là, Roberta ed Andrea, avevano approfittato dell'occasione per festeggiare il loro ventesimo anniversario di matrimonio, dandoci dentro con grandiose scopate in ogni momento possibile. Non tenendo conto che il corpo di Roberta funzionava ancora alla grande.
Visto l'età, Roberta pensava di essere al sicuro, che ormai il suo fisico si stava lentamente addormentando. Il ciclo le era già saltato, qualche volta, e riteneva che ormai non potesse accadere più una cosa simile. Dopotutto aveva già 47 anni, e non era così improbabile che una donna della sua età fosse in menopausa.
Così, Roberta ed Andrea, avevano passato le due settimane a scopare ogni giorno. Ops, ogni notte.
Le prime settimane, Roberta, non aveva dato peso alla cosa, ritenendo che fossero proprio i principali sintomi della menopausa, ma quando si aggiunsero altri disturbi (gli odori, la tensione al ventre ed al seno) avevano fatto scoprire la verità alla donna.
Ed ora, a 47 anni suonati, se ne stava distesa lunga e tirata sul divano a sopportare la possente ondata di caldo estiva.
Roberta non riusciva nemmeno più a sopportare di sentirsi i vestiti addosso. Se ne stava tutto il giorno in reggiseno e mutandine, implorando che quel maledetto caldo passasse in fretta.
— Mamma, hai visto per caso il mio cellulare in giro? — chiese la voce del figlio Riccardo dalla camera.
— No, tesoro… Hai provato a vedere in cucina o in bagno?
— Ah, no. Ora controllo.
Il figlio attraversò rapidamente il salone per andare in cucina, ma tornò poco dopo.
— No, non c'è. Uff… chissà dove l'ho lasciato…
— Sei sempre il solito, tesoro… Un giorno perderai la testa, e tu te ne andrai in giro ugualmente a chiedere dove sia il resto del tuo corpo!
Riccardo ridacchiò. Sapeva che la madre aveva ragione. Non che fosse proprio sbadato, il ragazzo, ma a volte aveva proprio la testa tra le nuvole.
Riccardo si avvicinò alla madre, ancora sdraiata sul divano.
— Come va, mamma. Ti serve qualcosa?
Il ragazzo aveva sempre un occhio di riguardo per la madre.
— Se mi porti un bicchiere d'acqua fresca mi faresti davvero un gran favore, tesoro mio…
— Solo quello?
— Sì, tesoro. Non mi serve altro.
Riccardo ritornò in cucina, prese la bottiglia d'acqua che tenevano sempre in frigo, ne versò un po' in un grosso bicchiere, ci aggiunse un paio di cubetti di ghiaccio e qualche goccia di limone. Una volta pronto, tornò dalla madre.
— Ecco, mamma — disse allungando il bicchiere.
Roberta si mise a sedere e si bevve metà del suo contenuto. Poi appoggiò il bicchiere sul tavolino accanto al divano e ritornò a sdraiarsi.
Riccardo le si sedette accanto, accarezzando dolcemente il ventre gonfio della madre.
— Chissà che caldo deve sentire anche lei… — disse sovrappensiero.
Sapevano già che era una bimba ed avevano già scelto anche il nome. Si sarebbe chiamata Martina.
— Oh, tesoro… lei sta benissimo con questo caldo… Sono io che non lo sopporto!
Riccardo sorrise alla madre sofferente.
— Forza, mamma… Il meteo dice che sarà così ancora per due giorni soltanto, e poi rinfrescherà.
— Sì… farà una pioggerella scarna che non farà altro che far aumentare l'umidità. E allora sarà ancora peggio! E poi… c'è questo…
Roberta si interruppe bruscamente.
— Che hai mamma? Stai male? Devo chiamare papà? — chiese Riccardo angosciato.
Roberta accarezzò lentamente la mano del figlio ancora poggiata sul suo pancione.
— No, tesoro, sto bene. È solo che ho un po'… — ma non continuò.
— Un po'…? — chiese Riccardo, incoraggiando la madre a continuare.
— No, non è niente, tesoro. Non puoi farci niente. Dovrò aspettare quando tornerà tuo padre.
— E dai, mamma! Se hai qualche fastidio, perché non mi dici che hai? Magari posso aiutarti io.
Roberta avvampò imbarazzata.
— No! — urlò, di primo istinto. — Non è niente. Davvero… nulla che tu debba preoccuparti — aggiunse in tono più dolce.
— Mamma… perché non mi dici che hai?
La donna era sempre più imbarazzata.
— È che… ho… un po' di prurito…
— Tutto qua!? Fai tante storie per un po' di prurito? Dimmi dove grattarti, mamma…
Roberta ridacchiò.
— Tesoro, non è certo un prurito che puoi alleviare tu…
— Ma… perché non posso farlo…
Finalmente Riccardo capì che genere di prurito avesse la madre.
— Oh…
— Già. È proprio lì che sento il bisogno… — disse Roberta quando capì che anche il figlio era venuto a capo della questione.
Riccardo stava zitto, guardando intensamente la madre. Stava pensando se l'idea che gli era venuta fosse poi così tremenda da esprimere.
Riccardo non era un ragazzo inesperto. Aveva già avuto le sue avventure, aveva baciato decine di ragazze, e alcune di esse gli avevano pure fatto una sega o un pompino, aveva già fatto sesso con la sua ragazza (usando il preservativo, come si era raccomandato suo padre). Insomma, sapeva cosa era lecito fare e cosa non gli era permesso.
E quello che gli era appena venuto in mente non era proprio una cosa normale da proporre alla propria madre.
Roberta si accorse del suo sguardo pensieroso.
— Che ti prende, tesoro? Sei tu, ora, a stare male?
Riccardo fece un profondo respiro e si decise.
— Posso farlo io, mamma… Se per te non è un problema…
Roberta sbiancò, prima di tutto, inorridita dalla proposta che gli stava facendo suo figlio. Poi però, intervenne qualcos'altro.
Fece un sorriso sghembo al figlio.
— Ehi, tu… non penserai davvero di poter fare una cosa del genere a tua madre, eh?
Riccardo sorrise sornione.
— Beh, insomma… se ti può aiutare… che male c'è? E poi… te l'ho solo proposto… mica ti sto violentando…
Roberta accarezzò ancora la mano del figlio posata sul ventre.
— Lo so, tesoro… e apprezzo enormemente la tua premura… ma è una cosa che non si può fare. Tu sei mio figlio e non posso fare sesso con te.
— E perché, scusa? Io lo faccio solo per aiutarti…
— Non si può fare comunque, tesoro…
In quel momento, Roberta sentì qualcosa vibrarle sotto il sedere.
— Credo di aver trovato il tuo telefono, tesoro… Mi ci sono proprio seduta sopra… — disse la donna infilando la mano per togliere il fastidioso oggetto.
Ma non riusciva a toccarlo. Il telefono si era incastrato in punto che avrebbe dovuto alzarsi in piedi per riuscire a prenderlo.
— Lascia, mamma… ci penso io… — disse il ragazzo infilando la mano tra i cuscini del divano e l'asciugamano.
Riccardo stava rovistando alla cieca, non sapendo esattamente dove si trovasse.
Roberta prese a lamentarsi e a gemere, ed allora Riccardo si fermò timoroso.
— Mamma… non riesco a trovarlo. Devi proprio spostarti.
— Uhm… — gemette Roberta ad occhi chiusi.
— Mamma…?
— Uhm… sì, tesoro… — gemendo ancora.
— Stai godendo, mamma?
— Uhm… oh…
E Roberta spalancò gli occhi imbarazzata.
Riccardo, allora, ricominciò a muovere la sua mano tra i cuscini sperando, un po' di ritrovare il cellulare, un po' sperando di sentire ancora quei gemiti nascere dalle labbra della madre.
— Oh… uhm… — ricominciò Roberta, socchiudendo gli occhi per il sollievo che la mano del figlio le stava dando, anche se non era nel punto in cui avvertiva il prurito.
Roberta si stava godendo l'involontario massaggio del figlio sulla sua schiena sofferente. Quello era un altro dei fastidi che la donna provava. Il peso del ventre ingrossato sbilanciava la sua postura, quando era in piedi, che gravava sulle vertebre. Era anche per quel motivo che stava spesso sdraiata sul divano.
Riccardo invertì rapidamente la posizione delle mani. In quel modo, poté inginocchiarsi sul tappeto. La mano libera, prese ad andare a zonzo per il ventre ingrossato, carezzando dolcemente la sua curva. Lentamente, senza smettere con l'altra di massaggiarle la schiena, scese sempre più verso le sue mutandine.
Roberta era pienamente consapevole di quello che stava accadendo, ma non riusciva a smettere di godere del tocco del figlio. Non voleva interromperlo, anche se sapeva quello che stava per fare.
Si mordicchiò il labbro, pur di non gemere ad alta voce.
Riccardo infilò le sue dita nelle mutandine della madre. Ne toccò il vello pubico, scoprendo che era corto ed ispido. Scese un poco più giù, fino ad arrivare a toccare le parti più intime.
Roberta emise un gemito soddisfatto.
Riccardo prese coraggio ed infilò due dita nella fessura della madre.
Roberta gemette ancora di più, ma non fermò il figlio.
Riccardo muoveva dentro e fuori le due dita dalla fessura della madre, lentamente, facendola godere di brividi. Inaspettatamente, Roberta inarcò la schiena. Riccardo, allora, sfilò la mano da sotto la madre, per toccarle il seno gonfio. Spostò con attenzione i pizzi del reggiseno ed espose il grosso capezzolo. Riccardo lo toccò delicatamente, senza smettere di muovere la mano che era infilata dentro le sue mutandine.
Secondo il ragazzo era proprio un bel capezzolo. Grosso quanto una fragola e scuro come certe ciliege. Non resistette alla tentazione di assaggiarlo. Lentamente si curvò su di esso e lo prese tra le labbra.
Riccardo iniziò a succhiarlo, ed un denso fiotto gli riempì la bocca. Era dolce e pastoso, con un sapore piuttosto strano. Sapeva che non poteva essere il latte, ma si prese un appunto mentale di chiedere spiegazioni alla madre.
Roberta gemeva, ormai impazzita dal godimento procurato dalle dita del figlio dentro la sua vagina e dalla sua bocca sul suo seno.
Riccardo intensificò il movimento della mano poiché capì che stava per avere un orgasmo.
Poco dopo, infatti, Roberta strinse la mano del figlio tra le cosce, mentre il suo orgasmo esplodeva incontrollato.
Riccardo avvertì che le sue dita stavano venendo strette nella morsa delle contrazioni dell'orgasmo e le spinse ancora più in profondità.
Roberta urlò e inondò le dita del figlio con i suoi fluidi.
Riccardo lasciò il tempo alla madre di recuperare le forze, poi si spostò sul fondo del divano, le sfilò le mutandine, accostò le labbra alla vagina della madre e prese a leccare i fluidi che lentamente colavano da essa.
Ciò provocò nella madre ancora degli spasmi. Riccardo sollevò gli occhi, ma il ventre teso impediva la vista del volto della madre. Solo in quel momento di decise.
Riccardo spostò la gamba alla madre, facendole posare il piede a terra, si abbassò rapidamente i pantaloncini e gli slip che indossava, ed accostò il pene eretto all'ingresso della vagina.
— Questo è l'amore che sento per te, mamma… e per la mia sorellina…
Detto questo si spinse dentro la madre.
Riccardo prese a spingere il suo membro dentro e fuori con regolarità, senza esagerare nelle spinte. Non sapeva se poteva far del male alla madre o alla bambina, e quindi preferiva non correre rischi.
Tra l'altro, il ragazzo, anche se giovane, era ben messo. Il suo pene aveva un diametro di più di 4 cm per una lunghezza di 17 cm. La sua ragazza apprezzava grandemente le sue dimensioni. E, ovviamente, Riccardo era fiero della sua "attrezzatura".
Roberta gemeva soddisfatta dall'azione del membro del figlio dentro la sua vagina. Se lo sentiva "giusto" sia come larghezza che come lunghezza.
— Oh… tesoro… che meraviglia… sei stupendo, amore… continua così… sì…
Riccardo sorrise, anche se la madre non poteva vederlo perché teneva gli occhi chiusi.
— Oh… che bravo che sei… sì, amore della mamma… continua… sto per godere ancora…
Anche Riccardo stava per venire. Poteva già percepire le contrazioni dei testicoli, pronti ad esplodere.
— Sì… ci sono, amore… sì…
E la madre venne, inondando il membro del figlio che ancora si muoveva nella sua vagina.
Riccardo, con gli ultimi sforzi, e riuscendo a stento a muoversi nella morsa delle carni della madre, diede le ultime spinte, ed anche lui godette. Eiaculò nella vagina della madre, sicuro che non ci sarebbero state conseguenze.
Roberta era stremata dalla situazione, dal caldo, dall'orgasmo che aveva appena avuto.
Quando si rese conto di quello che aveva fatto, si mise a piangere.
Riccardo si sfilò rapido e le si sedette accanto.
— Mamma… che hai? Ti ho fatto male?
Per tutta risposta, Roberta si disperò ancora di più.
— Non dovevo farlo! — continuava a ripetere la donna.
Riccardo, non sicuro di come comportarsi, prese ad accarezzare dolcemente il volto della madre.
— Mamma… mi dici che hai? — chiese preoccupato.
Roberta decise di farsi coraggio e spiegare la situazione.
— Quello che abbiamo fatto è contro la legge, tesoro… C'è un motivo se i genitori non posso fare sesso con i figli… Anche se è stato bello, non è una cosa che deve accadere. E il motivo è che madri e figli non devono procreare insieme.
Riccardo guardò sbalordito la mamma.
— Ma… mamma… tu… tu sei già incinta! Non credo che possa rimanere incinta ancora! — rispose Riccardo in tono leggero, con il sorriso sulle labbra.
La donna scoppiò a ridere perché in fondo il figlio aveva ragione.
Roberta si asciugò le ultime lacrime.
— Non temere, mamma. Lo so che è una cosa che non si potrebbe fare. Ma non preoccuparti. L'ho fatto solo perché ti voglio bene, e non voglio che alla mia sorellina venga qualche strana voglia perché non sei stata soddisfatta al momento opportuno.
Roberta scoppiò a ridere nuovamente.
— Quello… non è… vero… È… solo… una… diceria — rispose la madre che ancora stava ridendo.
Riccardo sollevò le spalle.
— Fa niente, mamma… Se ti viene voglia ancora di una grattatina veloce… non hai che da chiedere…
E Roberta si mise a ridere fino alle lacrime.
Poi Riccardo si alzò in piedi, si tirò su pantaloncini e slip, e tornò nella sua stanza, dimenticandosi completamente del cellulare.
Ritornò dopo cinque minuti. Riccardo trovò la madre addormentata ed il cellulare sul tavolino.
Quando accese lo schermo per vedere i messaggi che gli erano arrivati, rimase sorpreso nel vedere lo schermo riempito dall'immagine di una fica da cui stava colando dello sperma.
Riccardo riconobbe lo sfondo dell'asciugamento steso sotto la madre.
Il giovane sollevò lo sguardo verso la madre addormentata, si avvicinò e le posò un delicato bacio sulle labbra.
— Grazie, mamma… — sussurrò sulle sue labbra.

Settimane dopo, dopo che Roberta partorì la bambina, la donna entrò davvero in menopausa.
Ma Riccardo aveva preso gusto a scopare una fica nuda. Era riuscito a convincere la sua ragazza che le sensazioni che avrebbe provato sarebbero state molto più nitide, coinvolgenti ed appaganti.
Deborah, la sua ragazza, constatò che era davvero la verità, ma che il rischio di una gravidanza era davvero elevata.
— E che male c'è, amore! Non ci amiamo, forse?
— E se non dovesse funzionare, tra di noi? Che ne sarà del nostro bambino?
— Beh, amore… se tra di noi non dovesse funzionare, me lo prenderò io. Ci penserò io a crescerlo. C'è già la mia sorellina, che ha tre mesi. Un bambino in più non farà differenza.
— D'accordo, mi hai convinto. Continueremo a scopare come abbiamo fatto l'ultima volta, e accetterò tutto quello che mi darai. Tanto so già che non sarò in grado di negarti nulla, amore…

Un mese dopo Deborah era incinta e nacque un maschietto.
Le cose tra loro due funzionarono alla grande, ed una volta terminata la scuola si sposarono. La ragazza si trasferì nella grande casa dei genitori di Riccardo e continuarono a vivere lì per il resto della loro vita.
Riccardo ingravidò più volte sua moglie, anche se aveva il sospetto che suo padre ci aveva messo il becco, pardon, il cazzo, e che uno dei figli potesse essere suo fratello e non suo figlio.
A lui non importava più di tanto. Amava i suoi genitori, amava sua moglie, amava i suoi figli, anche se forse non era il padre di tutte le sue creature.

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