La disavventura di un'elfa

Scritto da , il 2020-11-28, genere orge

Vi narrerò di me, Agiph, sono un'elfa, per la verità una mezz'elfa, mio padre secoli ha avuto una avventura con una umana e dalla loro unione sono nata io. Questa mia natura mi rende più bassa dei normali elfi ma ugualmente bella come loro, anzi, sono più formosa di una tipica elfa, normalmente più filiformi. La mia parte umana poi mi rende più passionale del resto degli elfi, più severi e impassibili.
Per il mio seno prosperoso sono più goffa delle altre elfe quando andiamo a caccia, e per questo mi prendono in giro; io però non me la prendo, lo so che sono invidiose perché la mia bellezza mi ha sempre permesso di avere tutti i maschi che volevo.
Come ho detto prima a caccia sono una frana e questa disavventura parte proprio da qui.

Era uscita poco dopo l'alba con altre cacciatrici, avevo appena puntato un giovane cervo ed avevo già teso l'arco quando dal fitto della foresta apparvero un gruppo di orchi. Le altre cacciatrici lanciarono un grido e fuggirono veloci ma io ero più lenta e rimasi indietro, nella corsa inciampai e caddi, nel rimettermi in piedi a quel punto un grosso orco era già sopra di me e non ebbi la prontezza di difendermi dal suo colpo di mazza in testa. Svenni.

Mi trascinavano verso il loro covo, ogni tanto sentivo frammenti di conversazioni ma il colpo in testa mi faceva tornare di nuovo nell'oblio. In quei pochi momenti semi-lucidi li sentivo dire qualcosa tipo -ci divertiremo con lei-, -prima tocca al padrone!- sentivo le loro mani sporche e callose su di me ma mai dentro. Non osavano. Credo però si masturbassero guardandomi, il sentivo.

Quando ripresi i sensi ero davanti al loro capo, scoprii il suo nome, Hokkor. Ero legata mani e piedi con robuste corde, avevo le mie vesti addosso ma mi avevano rimosso l'armatura.
Hokkor mi parlò, mi interrogò per cercare di scoprire l'ubicazione del palazzo degli elfi ma non parlai.
Le mie risposte sprezzanti stavano per procurarmi le percosse dei suoi sottoposti ma il signore degli orchi li fulminò con lo sguardo, diceva di non voler "rovinarmi".
Sembrava diverso dagli altri orchi, più... signorile; anche l'abbigliamento era più curato.
L'aspetto era quello di un tipico orco: alto il doppio di me, pelle verdognola folti peli su braccia e petto ma aveva i capelli più curati e l'addome più snello rispetto agli altri.
Eppure il lui c'era la stessa bestialità degli altri, e stavo per provarla.
Dopo le mie continue provocazioni alle sue domande, mi appese per la corda su un gancio, fece uscire le guardie, mi guardò negli occhi un paio di secondi (appesa in quel modo ero alla sua altezza) mi afferrò per il collo, pensai stesse per strozzarmi, invece fece scendere la mano, e mi strappò le vesti dal colletto con un singolo strattone.
I miei seni liberi ondeggiarono, lui li prese, le sue mani gigantesche riuscivano ad afferrarle completamente. Sentivo la sua morsa sul mio petto, mi faceva male ma scoprii un nuovo piacere.
La sua lingua leccava i miei capezzoli che diventarono turgidi in un momento.
Allora mi sollevò dal gancio e mi gettò a terra, mi girai, e mi si parò davanti una vista che non avrei mai dimenticato: il poderoso membro di Hokkor si ergeva dritto davanti a me, grande quasi quanto il mio braccio.
L'orco si era disfatto dei vestiti di pelliccia che portava ed era deciso a estorcermi le informazioni in altro modo, ma la mia reazione lo sorprese: la vista di quel cazzo abnorme non mi fece capire più nulla e persi ogni inibizione, lo afferrai come potevo e cominciai a leccare quell'asta poderosa per tutta la sua lunghezza non risparmiando nemmeno le palle. Quanto puzzavano, ma non riuscivo a staccare la lingua dal suo cazzo, cercai di metterlo in bocca e spompinarlo ma a stento riuscì a farmi entrare in bocca la cappella e poco più.
Ora lui era in mia balìa e dopo qualche minuto venne copiosamente. La sua sborra mi riempì la bocca e quasi soffocavo, allontanai la testa ma continuava a spruzzarmi addosso, la mia faccia, la mia testa e tutto il petto erano ricoperte del suo seme, bianco, denso (più di quello degli elfi).

Ero ancora a terra che recuperavo la lucidità dopo quel raptus erotico che mi ha preso, Hokkor si accasciò sul suo trono facendo riposare il suo cazzone non più eretto ma ancora gigantesco e gocciolante.
Con un grido fece entrare un gruppo di 6 orchi per fare di me il loro giocattolo sessuale. Lui sarebbe rimasto ad assistere.
Gli orchi si denudarono, mi tolsero gli ultimi stracci che mi rimanevano addosso e cominciarono a penetrarmi in ogni buco.
I loro membri erano certo più grossi di quelli di qualsiasi elfo, anche tra i più dotati che abbia sperimentato, ma quello di Hokkor era di certo più maestoso degli altri, inoltre aveva un fascino bestiale che non vi saprei spiegare.
Quel gruppo di orchi continuava a sbattermi e inondarmi di sperma, io godevo e godevo, ma alla vista di Hokkor che mi fissava, cercai di non darlo a vedere per fargli dispetto, credo che la cosa lo eccitasse.
Dopo quasi un'ora il gruppo di orchi esaurì la propria carica, io ero a terra, dolorante per quei grossi membri e immersa letteralmente in una pozzanghera biancastra e appiccicosa.
Hokkor allora si alzò, prese una coppa grossa quanto il suo pugno, la riempì della sborra rimasta per terra, mi afferrò dalle guance, mi disse -Apri- aprii la bocca e mi fece bere tutto quel liquido in un solo sorso.

A quel punto mi fece trasportare in una cella, nuda e appiccicosa così com'ero. Dopo qualche ora entrarono un paio di orchi con un secchio d'acqua e delle spugne per pulirmi per bene, dopodiché se ne andarono lasciandomi una coperta.
Dopo qualche minuto apparve Hokkor, era nudo, mi accorsi del suo fisico possente ed atletico, diverso dall'aspetto muscoloso ma non tonico degli altri della sua specie.
A quella vista mi alzai dalla mia branda, mi tolsi la coperta di pelliccia e rimasi nuda anche io.
A quel punto ci abbandonammo alla passione, lui mi penetrò con la sua grossa verga più in profondità che potesse e questa volta non trattenni i miei gemiti come prima, godevo come mai in vita mia e volevo che lui lo sentisse, così gridavo di piacere e lui lo stesso con ringhi quasi animaleschi, andammo avanti per tutta la notte e lo lasciai venire più volte dentro di me.

Dopo quella sera lasciai quella cella e Hokkor mi concesse la libertà, ma decisi di rimanere al suo fianco, non avrei più rinunciato alla passione che ho sempre cercato.

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